Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio

Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio
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venerdì 20 ottobre 2017

Processo Mladić, possibile sentenza di primo grado il 22 novembre

I giudici del Tribunale penale internazionale per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia (Tpi) potrebbero emettere il prossimo 22 novembre la sentenza di primo grado nell’ambito del processo per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità istruito contro l’ex capo di stato maggiore serbo-bosniaco, l’ex generale Ratko Mladić. Ne ha dato notizia lo stesso Tpi.
Per Mladić, 74 anni – da molti ribattezzato “il boia di Srebrenica” o “Il macellaio di Srebrenica” –, la Procura generale del Tpi ha chiesto la condanna all’ergastolo.
Qualunque sia la sentenza di primo grado, è quasi certo che il processo contro Mladić non si concluderà prima della sentenza di appello.
La latitanza di Mladić, protetta sia da elementi interni alle istituzioni serbe che serbo-bosniache, si è protratta fino al 26 maggio 2011, quando è stato arrestato e successivamente estradato a L’Aja. Il processo è cominciato un anno dopo.

venerdì 13 ottobre 2017

1-5 novembre: Prijedor, Doboj, Brčko, Vukovar, Jasenovac



Motori quasi caldi e gruppo quasi pronto per il viaggio dell'1-5 novembre 2017 a Prijedor, Doboj, Brčko, Vukovar, Jasenovac. E altro ancora, dalla piega molto interessante che sta prendendo l'organizzazione. Ma per ora meglio non scoprire le carte. Con me e Stefano Donà questa volta c'è Silvio Ziliotto, grande amico e traduttore. Incontreremo persone, vedremo luoghi, conosceremo associazioni e alcune pagine della storia europea del Novecento fin qui molto poco narrate. Al momento abbiamo ancora solo 6-7 posti liberi. Se ci fossero persone interessate a venire a fare quest'esperienza, i contatti sono sul volantino presente in questa pagina. Buon fine settimana. 

giovedì 12 ottobre 2017

Cinque bambini, un arco e un assassino…: la fotografia dell'Italia di oggi e di domani?

Oggi in pausa pranzo me ne stavo tranquillo e sereno al campo di tiro con l’arco. Tranquillo e sereno si fa per dire, perché domenica c’è l’esordio stagionale indoor e l’arco, quando tra infortuni e trasferte di lavoro non ti alleni da mesi, ti presenta sempre il conto. Un conto molto salato.
Comunque, me ne stavo lì, sotto al tunnel, a provare a scoccare dai 18 metri qualche freccia decente, quando d’improvviso sento un rumore sordo alla mia sinistra. Stavo per tirare, quindi provo a non farci caso, ma il risultato è un inevitabile 5. Che diavolo succede? Do un’occhiata fuori e vedo che, affacciati alla ringhiera sul muretto che divide il campo di tiro con l’arco dalla scuola materna, c’è un gruppetto di cinque bambini appesi all’ombreggiante.
Spesso a pranzo è così, quindi non ci faccio caso e vado avanti. O, almeno, ci provo. Dopo poco un altro rumore sordo, poi ancora. Stanno tirando verso il tunnel – e verso di me, che me ne sto là dentro – sassi e bastoni. Sono tentato d’uscire ma decido di lasciar correre, certo che le maestre interverranno. Come non detto. Non solo i cinque continuano con il lancio di sassi e bastoni, ma uno di loro urla contro di me una parola terribile: “Assassino”. In vita mia me ne hanno dette un po’ di tutti i colori, visto anche il lavoro che faccio, ma “assassino” è la prima volta. Mi ha fatto malissimo. Ho provato ad andare avanti, confidando nell’intervento delle maestre, ma il linciaggio è continuato, e alla voce del primo bimbetto via via se ne sono aggiunte un’altra, poi una seconda, infine una terza: “Assassino”, gridavano a un certo punto in quattro. E poi, con grida sempre più selvagge, il capobranco: “Muori!”. Solo una vocina fuori dal coro diceva, flebile: “Non è vero, non è un assassino, lui tira solo con l’arco…”.
Misura colma: ho posato l’arco, le frecce e sono uscito fuori. Due gesti repentini: stop ai cinque che tentavano la fuga, secco invito a una delle due maestre – la più giovane – di avvicinarsi, mentre le più anziana si allontanava. Ho fatto il mio discorsetto, ho spiegato una serie di cose che credo fondamentali, anche a uso e consumo della deludente maestra, e me ne sono tornato nel tunnel, ma ormai le frecce andavano per conto loro e l’unica opzione possibile era tornarsene al lavoro, amareggiato.
Mi sono posto delle domande. Mi sono chiesto quanto violente possano essere le parole del padre di quel bambinetto, la sera a casa o nei fine settimana, per spingere un’anima ancora comunque candida ad andare in giro a dire certe cose. Con chi ce l’avrà mai quell’uomo? Chi sono gli assassini? Chi vorrebbe veder morire?
Ma la cosa più sorprendente è stata, attraverso quei cinque bimbetti e la loro insegnante, trovarsi impotente – ma fino a un certo punto – di fronte alla fotografia dell’Italia di oggi e di domani. Il 20 per cento di facinorosi e forcaioli; il 60 per cento di massa grigia, pavida, vigliacca, omertosa, pronta a schierarsi un po’ alla volta con chi strilla di più, senza chiedere ragioni; un 20 per cento di società civile che prova a usare l’arma della ragione e del dialogo, inevitabilmente inascoltata. E le istituzioni che si voltano dall’altra parte e lasciano stare.
Se questa è la fotografia del nostro Paese oggi e domani – e purtroppo lo è – abbiamo davvero poco di cui stare allegri.
Qualcuno potrà eccepire: non è l’Italia, è tutto il mondo che va così. Beh, ancora peggio, ancora più preoccupante, se ci pensate… c’è da rimboccarsi parecchio le maniche…

mercoledì 11 ottobre 2017

Cadorna sapeva: Caporetto 100 anni dopo


Cadorna e le alte sfere dell’esercito sapevano dello sfondamento. Sapevano, e non hanno agito in conseguenza. Le informazioni, chiare e nitide, erano arrivate da più parti. L’esercito austro-ungarico stava ammassando le sue truppe ormai da più di un mese nei pressi di Tolmino, in faccia a Caporetto, dall’altra parte del confine.
La prima fonte la troviamo nei fatti di Carzano del settembre del ’17. Un maggiore sloveno, tale Ljudevit Pivko, consegnò all’Italia un piano che, se messo in atto, in poche mosse, avrebbe potuto far vincere la guerra all’esercito italiano. Pivko in quel periodo prestava servizio a Carzano, in Valsugana, in quel momento territorio austriaco. Il maggiore rivelò che la strada fino a Trento era libera, che Trento stessa era sguarnita di uomini, che il grosso dell’esercito si stava spostando a est, a Tolmino appunto. L’Austria stava organizzando la madre di tutte le offensive.
Pivko ricevette ascolto e si tentò di attuare il suo piano, ma i fatti di Carzano finirono in tragedia.
Ora, al di là delle motivazioni di quel fallimento, ciò che ci interessa è semplicemente lo strascico che quella storia ha avuto, o meglio, che non ha avuto. Perché anche se quella storia era finita male, a Cadorna rimaneva in mano la grande informazione. Il grosso dell’esercito austriaco era in faccia a Caporetto, pronto a sfondare. Non mancava molto. Tuttavia, il generalissimo rimase immobile.
Non bastasse, ulteriore conferma dello sfondamento arrivò a Cadorna qualche settimana più tardi. A metà ottobre un ufficiale ceco, disertore austriaco, portò l’informazione che un grande contingente germanico si stava organizzando per un massiccio attacco davanti a Tolmino. Dopo qualche giorno, il 21 ottobre, altri due disertori, romeni questa volta, portarono addirittura l’ordine di attacco preciso che l’Austria avrebbe messo in atto.
Alle 2,00 bombe a gas. Alle 6,00 fuoco di distruzione. Alle 8,00 attacco in fondovalle. Alle 15,00 a Caporetto.
E così andarono le cose.
Tutto quello che fece Cadorna, dopo l’ennesima conferma dello sfondamento imminente, fu di inviare la brigata Napoli, la sera precedente al 24 ottobre, in località Foni, esattamente davanti a Tolmino, in direzione Caporetto. Un pugno di uomini ad arginare un esercito. Al mattino, la brigata Napoli non si fece trovare al posto designato. Forse la notizia di quanto stava succedendo era in qualche modo arrivata fino a loro e scelsero di sottrarsi a quel sacrificio inutile. Ma la storia della brigata Napoli in quella notte non è rilevante. La vera questione rimane legata a Cadorna.
Qualsiasi stratega militare, nel mezzo di una guerra tanto maledetta, con un’informazione tanto chiara fra le mani, avrebbe fatto una sola cosa, difficile anche solo da pronunciare, ma unica scelta possibile. L’unico ordine militarmente sensato sarebbe stato quello di bombardare Tolmino con artiglieria pesante, far disperdere l’esercito nemico, rompere gli schieramenti. Lì c’era un formicaio di uomini pronto a riversarsi in Friuli. Le linee di tiro erano facili e le possibilità di riuscita evidenti.
Perché Cadorna non l’ha fatto? Perché non ha agito?
La domanda rimane, e rimarrà, forse per sempre, senza una risposta.

Il racconto dei fatti di Carzano è contenuto nel romanzo Il Battaglione Bosniaco, di Daniele Zanon e Valerio Curcio.
La storia dei disertori romeni e il perché dell’assenza della brigata Napoli a Foni, sono i pilastri del romanzo storico Nina nella Grande Guerra, di Daniele Zanon.

martedì 10 ottobre 2017

10 ottobre, Giornata mondiale contro la pena di morte

Il 10 ottobre è una data importante nell’elenco delle ricorrenze da celebrare perché si ricorda la
Giornata Mondiale contro la pena di morte, che ha iniziato a essere ricordata nel 2003. L'evento venne promosso dalla Coalizione Mondiale Contro la Pena di Morte, che riunisce organizzazioni non governative internazionali, ordini degli avvocati, sindacati e governi locali di tutto il mondo.
Nel nostro Paese l’abolizione della pena di morte era stata prevista già nel 1889 durante il Regno d’Italia, ma la pena capitale fu poi reintrodotta sotto il regime fascista. L’ultima esecuzione avvenne nel 1947, e la pena di morte fu abolita dalla Costituzione nel 1948 e, soltanto nel 1994, anche dal codice militare. Il nostro Paese, comunque, non è il fanalino di coda in Europa: la Città del Vaticano la rimuove dalla Legge fondamentale soltanto nel 2001, mentre la Francia la abolisce nel 1981, ma la esclude esplicitamente dalla Costituzione nei primi mesi del 2007. Il motivo di tale intervento ha lo scopo di rendere più difficile un suo eventuale reinserimento nel codice penale: infatti il leader di estrema destra Jean Marie Le Pen aveva proposto di reintegrarla sia nel 1994, a seguito di gravi fatti di sangue e nel 2004 per gli atti terroristici.
Attualmente la pena capitale è ancora applicata in 57 Paesi al mondo mentre 141 Paesi l’hanno abolita: ci sono diverse associazioni che lottano contro l’abolizione totale, tra le prime Amnesty International, che ha patrocinato il lavoro, composto da un libro e un dvd di e con Marco Cortesi dal titolo L’Esecutore. Ancora sul tema della pena di morte segnaliamo il Rapporto 2016-2017. La situazione dei Diritti Umani nel mondo, in cui Amnesty International documenta la situazione dei diritti umani in 159 Paesi e territori durante il 2016, segnalando gli Stati dove è ancora in vigore o dove è stata recentemente introdotta per punire dei reati. 

Srebrenica: assolto Naser Orić, la dura reazione serba e serbo-bosniaca

Il Tribunale di Sarajevo ha assolto, con non poca sorpresa generale, l’ex comandante paramilitare della difesa di Srebrenica durante l’assedio serbo-bosniaco, il musulmano bosniaco Naser Orić, dall’accusa di crimini di guerra contro civili in merito all’omicidio, nel 1992, di tre civili serbo-bosniaci in tre villaggi siti nei dintorni di Srebrenica. Si tratta dell’ennesima assoluzione inanellata da Orić nell’ambito dei processi intentati ai suoi danni in merito alle violenze perpetrate nel 1992 contro civili serbo-bosniaci da parte di squadre paramilitari musulmano bosniache, dopo che la prima aggressione serbo-bosniaca a Srebrenica era stata respinta e i musulmani bosniaci avevano ripreso il controllo della città, sostenendo un assedio che sarebbe durato fino al luglio del 1995 e si sarebbe concluso con l’omicidio a sangue freddo di 10.701 maschi musulmano bosniaci di età compresa dai 12 ai 76 anni, nella totale indifferenza dei caschi blu olandesi dell’Onu presenti in loco.
Dura la reazione del presidente serbo Aleksandar Vučić, secondo cui “le vite dei serbi evidentemente non valgono quanto quelle degli altri”. Una reazione scomposta e priva di visione da parte di un presunto ultranazionalista “pentito” e passato al campo moderato, che qualcuno già considera un punto di riferimento per la stabilità della martoriata regione balcanica. Alimentare il senso di persecuzione del bacino elettorale nazionalista serbo può essere positivo per il futuro politico di Vučić ma non certo per i già problematici equilibri dell’area. Come al solito distruttiva la reazione del presidente serbo-bosniaco Milorad Dodik, da mesi in difficoltà politica e quindi deciso a entrare a gamba tesa appena possibile pur di recuperare un po’ di credito politico e prolungare la sua permanenza sulla poltrona del potere. Dodik ha invitato tutti i serbi a lasciare le istituzioni statali bosniache, ponendosi di fatto una volta di più in continuità con le decisioni politiche del criminale di guerra Radovan Karadžić, condannato lo scorso anno dal Tribunale de L’Aja a quarant’anni di carcere. Eccessiva anche la reazione delle donne di Srebrenica, che hanno applaudito e abbracciato Orić, che loro considerano un eroe di guerra ma il cui operato – e quello dei suoi luogotenenti – a Srebrenica è ancora oggi pieno d’ombre e meriterebbe un vaglio più approfondito sia da parte della giustizia che da parte degli storici.

In ogni caso – e questo è un dato di fatto – sembra non esserci mai pace in Bosnia né per i vivi né per i morti.

lunedì 9 ottobre 2017

Venezuela, la vicenda del giornalista Roberto Di Matteo

"Adesso che il nostro collega italiano Roberto Di Matteo, è stato rilasciato dalle autorità venezuelane, con lo svizzero Filippo Rossi e quello venezuelano Jesus Medina, tiriamo un sospiro di sollievo”, commenta la nostra autrice, volto del Tg2, Christiana Ruggeri. “La vicenda di Di Matteo è stata seguita dalla Farnesina con grande attenzione, così come dalla FNSI, da Articolo 21 e dal sindacato venezuelano dei cronisti. Il fatto che i tre stessero conducendo un'inchiesta nel carcere di Tocoron, nello Stato di Aragua, dovrebbe però far riflettere sul tracollo di questo Paese. Dove almeno 27 penitenziari su 34 non corrispondono alle normative minime di legge. Dove i cartelli della droga continuano a imperare quasi indisturbati e a esportare all'estero meglio di prima. E dove il regime di Maduro tiene prigionieri ancora tremila tra manifestanti, intellettuali, persone comuni”.
Diventa sempre più attuale, dunque, la denuncia del libro-reportage pubblicato per la nostra casa editrice dalla giornalista Ruggeri dal titolo "I Dannati", sul PGV, nell'Estado Guarico, la prigione gestita dai narcos e da poco parzialmente smantellata, dove per 20 anni è successa l'ecatombe. “Nel carcere di San Juan de Los Morros pochi mesi fa è venuta alla luce una grande fossa comune. I pranes sopravvissuti, i capi narcos, si sono riorganizzati in altri càrcel. E stanno già facendo parlare di loro". 

Il libro:
Titolo: I dannati. Reportage dal carcere venezuelano più pericoloso del mondo
Autrice: Christiana Ruggeri. Prefazione di Riccardo Noury, introduzione di Alessio Scandurra
€ 14,00 – pag. 168
Con il patrocinio di Antigone onlus

domenica 1 ottobre 2017

Infinito edizioni, autunno di fondamentali “conti alla rovescia”

È per noi importante far sapere ai nostri lettori che, oltre alla consueta programmazione letteraria autunnale, la nostra casa editrice sta lavorando a grandi novità. E poiché queste novità si materializzeranno tutte entro la fine del 2017, da ora partono due importanti conti alla rovescia.
Il più e fondamentale countdown è quello che si concluderà esattamente tra 91 giorni, alla fine del 2017, del quale vi racconteremo diffusamente il 31 dicembre, poiché per la nostra casa editrice si tratta di una novità di importanza eccezionale.
Il secondo conto alla rovescia si concluderà invece tra il 21 e il 22 ottobre e rappresenta, dopo un anno di lavoro, un altro fondamentale tassello, che tutti potrete apprezzare facilmente.
A questo si aggiunga che l’8 novembre, tra poco più di un mese, Infinito edizioni compirà tredici anni di vita ed entrerà nel suo quattordicesimo anno con sempre più entusiasmo, mentre va ricordato il recente passaggio (in settembre) della nostra casa editrice con la società di promozione Emme Promozione.
Stiamo facendo grandi sforzi in un Paese che legge sempre meno perché ci crediamo e perché non vogliamo farci travolgere dalla mediocrità, che pare essere diventata il minimo comun denominatore dell’essere italiani, in questi ultimi anni.
Le novità servono a dare una scossa positiva ma anche a dare un esempio, o comunque a provarci: la nostra scelta è da sempre quella di lavorare duro per dare e proporre il meglio, sperando che i nostri sforzi possano contribuire, nonostante tutto, nonostante il totale disinteresse e lo snobismo volgare di tanti politici nazionali e amministratori locali, alla creazione di un Paese migliore. Nonostante tutto, appunto. E senza il timore di andare ed essere controcorrente.

La Corte d’Appello di Brescia “sconta” a vent’anni la condanna di Paraga

Dopo circa tre ore di camera di consiglio, la Corte d’Assise d’Appello del Tribunale di Brescia ha pronunciato una condanna a vent’anni ai danni di Hanefija Prjić, meglio noto come comandante Paraga, il leader paramilitare che il 29 maggio 1993 dette l’ordine di uccidere a sangue freddo sulla via che collega Gornji Vakuf con Travnik, la cosiddetta “strada dei diamanti”, i tre volontari italiani Sergio Lana, Fabio Moreni e Guido Puletti. Alla strage scamparono per miracolo, fuggendo disperatamente nei boschi, altri due nostri connazionali, Agostino Zanotti e Christian Penocchio. Paraga era stato condannato in primo grado all’ergastolo e la procura bresciana aveva chiesto la conferma della condanna anche in appello.
Ora il destino di Paraga è appeso a questioni procedurali e, qualora si decidesse di considerare parte della condanna i 13 anni e quattro mesi già da lui scontati in Bosnia e i due anni di carcerazione già affrontati in Italia dopo l’estradizione dalla Germania, dove il criminale di guerra era stato arrestato, l’uomo che diede l’ordine di giustiziare a sangue freddo gli innocenti volontari italiani potrebbe presto tornare un libero cittadino. Soddisfazione è stata espressa dal legale italiano di Paraga, mentre uno dei sopravvissuti all’esecuzione, Agostino Zanotti, come sempre si è sforzato di trovare il lato positivo nella condanna, seppur grandemente ridotta, esprimendo come sempre la sua fiducia nella legge. Rimangono invece a oggi ancora a piede libero i responsabili materiali dell’eccidio, uno dei quali sarebbe stato individuato ma non arrestato.

mercoledì 27 settembre 2017

Una poesia per Srebrenica

Anna Piccioni, una lettrice appassionata di Bosnia che ho avuto il piacere di incontrare a Trieste in occasione della recente e seguitissima presentazione del libro Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio alla libreria Lovat, mi ha scritto una bella e-mail regalandomi questa poesia. Le ho chiesto di poterla condividere con tutti voi e lei mi ha dato volentieri il suo consenso. Ve la regaliamo, certi che la gradirete:

SREBRENICA

...e la natura attonita
sta a guardare
incredula...
Le stagioni si rincorrono nella loro
bellezza
Gli alberi nascondono e proteggono
le loro creature;
i profumi del sottobosco
si mescolano al dolciastro
odore del sangue...

27-30 settembre, le Quattro giornate di Napoli

Le Quattro giornate di Napoli (27-30 settembre 1943) furono un episodio storico di insurrezione popolare avvenuto nel corso della seconda guerra mondiale tramite il quale, i civili, con l'apporto di militari fedeli al cosiddetto Regno del Sud, riuscirono a liberare la città partenopea dall'occupazione delle forze armate tedesche.
L'avvenimento, che valse alla città di Napoli il conferimento della medaglia d'oro al valor militare, consentì alle forze Alleate di trovare al loro arrivo, il 1º ottobre 1943, una città già libera dall'occupazione nazista, grazie al coraggio e all'eroismo dei suoi abitanti ormai esasperati ed allo stremo per i lunghi anni di guerra. Napoli fu la prima, tra le grandi città europee, ad insorgere con successo contro l'occupazione nazista.
Ripercorriamo insieme a Camillo Albanese, autore del libro dal titolo “Napoli e la seconda guerra mondiale” quei giorni tanto drammatici ed eroici.
«In quei giorni si videro scene drammatiche, interi caseggiati circondati, uomini strappati dalle loro case, ammassati per strada sotto la minaccia dei mitra che ogni tanto facevano sentire la loro sinistra voce per aumentare il terrore e dissuadere i parenti ad avvicinarsi. L’intensificarsi dei rastrellamenti portò in quei giorni a razziare circa ottomila persone, buona parte delle quali furono mandate nel campo di concentramento di Capodimonte, altre consegnate agli uffici di polizia italiani perché venissero accompagnati ai centri di raccolta. Molti commissariati, invece di eseguire l’ordine, lasciarono liberi i malcapitati fornendo loro anche armi. (…)

lunedì 25 settembre 2017

In Bosnia vincono come sempre criminali di guerra e negazionisti

Il Parlamento nazionale bosniaco erzegovese ha respinto le due proposte socialdemocratiche che intendevano negare ai criminali di guerra la possibilità di candidarsi a cariche rappresentative e che puntavano, al contempo, a introdurre il reato di negazionismo del genocidio di Srebrenica, con pene previste tra sei mesi e tre anni di reclusione.
Nel primo caso, il parlamento si è espresso con 16 voti a favore della non candidabilità dei criminali di guerra, con 17 contrari e un astenuto. Nel secondo caso, è finita in perfetta parità, 17 a 17, ciò che ha reso impossibile introdurre nel codice penale il reato di negazione del genocidio.
A fare la differenza sono stati, come facilmente prevedibile, i deputati serbo-bosniaci, che hanno votato in massa contro le due proposte di legge.
I socialdemocratici, incassate le due sconfitte, hanno chiesto All’alto rappresentante della comunità internazionale di “uscire dal letargo” e di adoperarsi per fare in modo che la Bosnia adotti le due proposte di legge e torni a essere presentabile a livello internazionale. Finché questo non dovesse avvenire, continueranno a sedere sui banchi del parlamento sia negazionisti sia politici con le mani sporche di sangue, cosa che di solito coincide. Tutti sanno chi sono, incluso l’Alto rappresentante, ma in quasi cinque lustri nessuno ha pensato di adoperarsi affinché questa vergogna a cielo aperto abbia fine.

venerdì 22 settembre 2017

Corridoi, muri e orizzonti. Viaggio in Bosnia e Croazia, novembre 2017

Cari amici,
il nuovo viaggio che proponiamo con Terre d'Artijanè è una full immersion in una realtà di confine, un luogo e un non-luogo dove la storia è passata e continua a fluire spesso nell’inconsapevolezza dei più.
Vi proponiamo di venire con noi in quel corridoio di terra compreso tra la Serbia, la Croazia e la Bosnia, da Vukovar a Slavonski Brod, calpestando terra di Croazia e di Bosnia e ripercorrendo la storia degli ultimi vent’anni, dalla guerra del 1992-1995 fino ai giorni nostri, in cui quel lembo d’Europa (appena) orientale è diventato luogo di transito per una nuova rotta balcanica di disperati in fuga dalla fame e dalle guerre.
Come nostra consuetudine, porteremo i nostri compagni di viaggio a toccare con mano la storia, il costume, il cibo, il folklore locali, per una full immersion da veri viaggiatori della storia della nostra Europa.
Il viaggio comincia da Giavera del Montello il 1° novembre 2017 e si conclude sempre a Giavera del Montello il 5 novembre 2017.
Tra la partenza e il ritorno, visiteremo e ascolteremo testimonianze in località come Slavonski Brod, Vukovar, Vinkovci, Prijedor. Visiteremo il lembo di terra che qualcuno, nel 1992-1995, considerava il corridoio “naturale” per unire i serbi di Serbia a quelli di Croazia, attraverso il territorio in cui vivevano, insieme agli altri gruppi nazionali, i serbi di Bosnia. La guerra e la pulizia etnica hanno riscritto tutto e queste terre sono rimaste dei lembi lontani dai libri di storia, ma sui quali la storia è stata scritta eccome. E col sangue.
Qui trovare i due lati del pieghevole per avere e chiedere maggiori informazioni e iscrivervi. Al momento i posti disponibili sono solo 22.

La Bosnia tra negazione, elezioni e genocidio

Potrà sembrare incredibile, ma in Bosnia Erzegovina nessuno ha mai pensato di approvare una legge che impedisca di candidarsi ai criminali di guerra. Un vuoto che dura da oltre quattro lustri. Ora finalmente, tra polemiche e stupidità varie, è in corso un dibattito in materia presso la Camera dei rappresentanti, una delle due camere dell’Assemblea parlamentare nazionale, in vista delle elezioni politiche del prossimo anno. Se la proposta passasse, si dovrebbe procedere alla riforma sia della legge elettorale che del codice penale, cose quanto mai auspicabili, seppure con colpevole ritardo. Sempre con immenso ritardo, il Partito socialdemocratico oggi all’opposizione – alla ricerca dei consensi sperperati follemente negli ultimi dieci anni – ha finalmente deciso di presentare un progetto di legge che introduca nel codice penale il reato di negazione del genocidio in riferimento agli orrori di Srebrenica.
Se per la prima riforma è possibile la netta opposizione dei parlamentari serbo-bosniaci, per la seconda proposta è quanto meno scontata e sarebbe sorprendente e quasi sconcertante il contrario…

lunedì 18 settembre 2017

Carzano, 100 anni dopo

Carzano, piccolo comune della provincia di Trento, fu teatro 100 anni fa di un episodio della Grande Guerra sconosciuto ai più. Nella notte del 17 settembre 1917 persero la vita 910 soldati italiani e 316 militari austriaci. La mattina dopo l’esercito austriaco riconquistò il paese. Questo è stato il bilancio del tentativo di diserzione del Battaglione Bosniaco che combatteva per Vienna che, in accordo con lo Stato Maggiore italiano, avrebbe dovuto rompere le difese austriache, conquistare tutta la Val Brenta e straripare fino a Trento.
L’azione, nonostante l’eroismo dei congiurati e di alcuni ufficiali italiani, si tramuta in una rotta del nostro esercito, in un massacro inutile e nella cattura di molti disertori del Battaglione Bosniaco. Un mese dopo, il 24 ottobre, ci sarebbe stata la disfatta di Caporetto. Una pagina vergognosa di storia italiana ignota ai più, raccontata in una ricostruzione storica straordinaria.

Daniele Zanon e Valerio Curcio nel romanzo storico Il Battaglione Bosniaco, ripercorrono quei giorni concitati e per lungo tempo dimenticati.

venerdì 15 settembre 2017

Višegrad. L’odio, la morte, l’oblio – incontro a Trieste – 15 settembre

Višegrad è una cittadina della Bosnia orientale che ha vissuto, a partire dalla primavera del 1992, sotto un regime del terrore e dell’orrore comandato da un gruppo di paramilitari guidato dai cugini Milan e Sredoje Lukić. I due cugini si rendono protagonisti, nel corso dell’estate di 25 anni fa, di una serie di episodi orrendi e tremendi, tra cui ricordiamo dapprima l’uccisione a sangue freddo di sette musulmani-bosniaci i cui cadaveri sono stati gettati nella Drina, poi di aver costretto circa settanta persone – tra cui una neonata di 48 ore di vita – a entrare in un'abitazione di Pionirska ulica nella quale i Lukić lanciano ordigni incendiari uccidendo barbaramente tutti quanti. L’orrore continua con toni di questo genere per tutta l’estate 1992, finché la pulizia etnica ai danni dei musulmani-bosniaci – che costituivano il 63 per cento della popolazione locale – viene portata a termine con operazioni di rastrellamento, deportazioni e omicidi di massa di decine di civili all’interno di case private. Circa tremila persone vengono uccise e fatte scomparire. Solo il 16 settembre del 2005 Sredoje Lukić viene assicurato alla giustizia internazionale; la condanna definitiva arriverà nel dicembre del 2012 per Sredoje Lukić la pena passa dai 30 anni del primo grado a 27 anni, con il dissenso dei giudici Pocar e Liu, mentre per Milan Lukić è stato comminato l’ergastolo.
Višegrad. L’odio, la morte, l’oblio reportage scritto sul campo dal giornalista Luca Leone racconta le vicende, raccoglie le testimonianze di tutte le parti e fa il punto sull’episodio che ha rappresentato la prova generale di ciò che sarebbe accaduto tra il 1992 e il 1995 a Srebrenica, Prijedor, Foča e in altri luoghi passati alla storia per la crudeltà degli eventi verificatisi.

“Venticinque anni di silenzi complici, di rimozione, di inganni e tradimenti. Di quel negazionismo spicciolo che si nutre di ‘letteratura’ cospirazionista e che, per mera affiliazione ideologica, ci spiega ogni tanto con un post tradotto o scritto pure male, che è tutto falso”. (Riccardo Noury)
“Luca Leone questa volta si supera in un libro inchiesta che sa di urla nel silenzio, di disperato tentativo di denuncia; mette in fila nomi e cognomi di chi è stato, di chi ha eseguito, di chi ha stuprato e ucciso, di chi ha deriso, ma anche di chi ha salvato a suo rischio e pericolo in quei giorni, mesi, anni tremendi di morte violenta autorizzata e sdoganata come pratica usuale”. (Silvio Ziliotto)
“Questo libro è importante perché offre una sponda, una voce e – perché no? – una speranza a tutte quelle persone in attesa di giustizia, di un riconoscimento del dolore patito, di pietà umana”. (Marco Travaglini)
“Le ferite che ci portiamo tutti addosso e dentro facilitano non poco il compito di chi vuole dividerci con la propaganda di parte. Viviamo, così, solo da un ciclo di guerra all’altro, mentre quelli sopra stanno bene e noi sotto, purtroppo, subiamo”. (Rato Rajak)


Vi aspetto oggi a Trieste alla libreria Lovat (viale XX settembre 20, c/o stabile Oviesse, 3° piano) alle 18,00. Intervengono Giancarlo Schiavone, Francesco De Filippo e Gianluca Paciucci.



lunedì 11 settembre 2017

Una settimana in viaggio per incontri a Bologna, Trieste e Verbania


Settimana settembrina impegnativa, quella che si apre oggi. Mercoledì sono ospite della Cisl a Bologna, in un incontro di approfondimento del partecipatissimo viaggio bosniaco (90 partecipanti) che intraprenderemo con gli amici di Cisl Emilia-Romagna e Iscos Emilia-Romagna dal 2 al 7 ottobre prossimi. Venerdì 15 sono a Trieste per presentare VIŠEGRAD. L'ODIO, LA MORTE, L'OBLIO e, il giorno dopo, per fare parte della giuria che sceglierà il vincitore del Premio Internazionale Giorgetti, edizione 2017. Neanche il tempo di rientrare alla base che domenica 17 sarò a Verbania, ospite della giornata di chiusura dello splendido Festival LetterAltura.
A seguire, poi, altri incontri, a cominciare da quello del 29 settembre a Reggio Emilia e continuando con ottobre e novembre in località quali Modena, Pistoia e Montebelluna. In arrivo poi, forse, a dicembre, Roma.
Ecco il dettaglio degli incontri e le locandine di Trieste e Verbania:
Mercoledì 13 settembre, BOLOGNA, Sala Biagi della sede della Cisl Regionale, via Milazzo, 16 a, ore 15,00;
Venerdì 15 settembre, TRIESTE, Libreria Lovat, viale XX settembre, 20, presso stabile Oviesse, terzo piano, ore 18,00; intervengono Francesco De Filippo, Gianluca Paciucci e Gianfranco Schiavone;
Domenica 17 settembre, VERBANIA, Festival LetterAltura, teatro Il Maggiore, ore 16,30; modera Roberto Spagnoli (Radio Radicale).

venerdì 8 settembre 2017

A proposito di caste e di baroni

Ieri sera, per gioco, dando un'occhiata alla lista dei docenti in forza alla facoltà di Scienze politiche dell'università La Sapienza di Roma, mi sono ritrovato in una capsula del tempo: nonostante siano passati ventidue anni e qualche mese dal giorno in cui ho avuto la ventura di laurearmi, e nonostante fossero quasi tutti "maturi" o addirittura vecchi già allora, i nomi e i cognomi dei professori sono sempre gli stessi. Tra gli "emeriti" ormai ci saranno dei quasi centenari. E tra gli associati spuntano cognomi del passato, chissà, magari di nipoti, figli o chissà che. Ma no, assolutamente no: il baronato universitario dicono che non sia uno dei tanti mali italiani... magari sono una casta chiusa quasi senza ricambio, anche di sangue...: ma tra loro, per carità, si trovano senz'altro benissimo...

lunedì 4 settembre 2017

Corea del Nord, il Day After

Sono passate poche ore dal lancio della prima bomba a idrogeno da parte della Corea del Nord. Un ordigno dalla forza e dagli effetti spaventosi, circa cinque volte più potente della bomba sganciata dagli Stati Uniti su Nagasaki il 6 agosto del 1945. Il test di ieri ha provocato due scosse di terremoto; la prima, di magnitudo 6,3, e l’altra pari a una magnitudo 4,6, sono state rilevate dal China Earthquake Network Center secondo cui l'ipocentro è stato misurato a «zero chilometri», a conferma della natura artificiale dell'onda sismica.
Si teme l’avvio di un’escalation, con prove di forza da parte del regime nordcoreano e conseguenti reazioni da parte dei confinanti sudcoreani nonché del Giappone e degli Stati Uniti.
In questo clima di trepidante attesa un pensiero non egoista va alla popolazione nordcoreana, imprigionata in una dittatura senza scampo: per questo riportiamo le parole di Alex Zanardi che ha curato la prefazione di “Mass Games. Fuga dalla Corea del Nord” di Daniele Zanon.
Mass Games è un libro bello e coinvolgente. Una storia d’avventura che affronta temi classistici come la sete di libertà, l’amicizia e il coraggio. Può sembrare un racconto da accostare ad altre storie che parlano di regimi inventati e che si snodano attorno a scenari fantasiosi. Se non fosse che Mass Games parla di un Paese che è vero. Se non fosse che la fonte che ha ispirato questo racconto, ha vissuto per anni dentro al regime di Pyongyang. Prima di leggere questa storia, nella mia mente, la Corea del Nord era un luogo estraneo. Mass Games mi ha preso e mi ha portato lì, nella vita dura di una casa di correzione immersa nel nulla, nella bellezza finta di Pyongyang, nelle campagne affamate da una carestia che dura da decenni. Per questioni di sicurezza, l’autore non ha potuto rivelare il nome della sua fonte, né ha potuto scrivere una storia vera. Ma, anche se i personaggi sono di finzione, tutte le descrizioni che vengono fatte della Corea del Nord (la vita del popolo, la miseria, le violazioni dei diritti negli orfanotrofi) sono verità di prima mano raccolte sul campo. Nella storia di fuga intrapresa dai protagonisti, poesia e crudeltà si mescolano. Il racconto si muove velocissimo, è quello che si dice “un romanzo che prende”, e la cosa più apprezzabile è che, pur denunciando le condizioni di vita di un popolo, non imbocca mai le facili scorciatoie del sentimentalismo. Rinunciando a uno sguardo che indugia sul dramma fine a se stesso, Mass Games mantiene una freschezza e una leggerezza narrativa che lo rendono assolutamente godibile. Una di quelle storie che si leggono come bere un bicchier d’acqua. Credo che certi libri abbiano il potere di far entrare nella coscienza collettiva la consapevolezza di un luogo o di una problematica. Mi auguro che questo, non a caso patrocinato da Amnesty International, faccia prendere coscienza delle condizioni di vita del popolo nordcoreano, considerate dalle Nazioni Unite fra le peggiori al mondo.”

Modena, 9 settembre: in viaggio per conoscere, costruire, sopravvivere

Siete tutti invitati sabato 9 settembre a MODENA, piazza Matteotti, Festa  della Cooperazione  Internazionale, ore 18,00: dialogo di Luca Leone con Nico Piro (Rai3), modera Miriam Accardo (TRC); organizza il Gruppo di Modena di Emergency.

venerdì 1 settembre 2017

Iran al pistacchio e la sfida alla California

Bronte a parte, in Italia non abbiamo forse un’idea precisa del mondo incredibile – e del mercato immenso – che gira intorno al pistacchio, questo meraviglioso seme per il palato raccolto dall’albero delle anacardiacee.
Da qualche giorno in Iran è cominciata la raccolta del pistacchio, settore che ormai ha da tempo abbandonato la tradizione famigliare per diventare un immenso business. L’Iran è infatti, a oggi, il principale sfidante della California nella produzione mondiale di pistacchio e, in questa competizione, è abbondantemente in testa, con oltre il 50 per cento della produzione planetaria.
I numeri, come sottolinea l’agenzia di stampa pubblica iraniana Irna (che va ovviamente presa con le dovute cautele), sono impressionanti. Nel 2016 gli alberi iraniani hanno prodotto circa 170.000 tonnellate di pistacchi. La raccolta del 2017, che si protrarrà per quasi tutto settembre, dovrebbe fruttare 235.000 tonnellate. Se lo scorso anno l’export iraniano in materia ha superato le 130.000 tonnellate, per introiti pari a 1,2 miliardi di dollari, nel 2017 è atteso un incremento rispettivamente a 150.000 tonnellate e a 1,5 miliardi di dollari. Tra i principali importatori, tra l’altro, oltre all’Italia ci sono proprio gli Stati Uniti, nonostante la produzione californiana.

E se prima o poi scoppiasse una pace verde al gusto di pistacchio?

giovedì 31 agosto 2017

Trump "il chimico" e i poco appetibili morti asiatici

Dopo l'alluvione in Texas, i 37 morti e il pericolo di inquinamento chimico, Donald The Trump rivedrà la sua politica suicida-omicida sull’ambiente, finendo di spazzare via tutto il (veramente troppo) poco fatto da Barak Obama, o tutto finirà nel dimenticatoio? Gaia, il nostro povero pianeta Terra, gli ha lanciato un avvertimento di non poco conto. Ma a certi livelli sono tutti sordi... hanno le orecchie tappate dai soldi e dai ricatti…

Intanto in Asia, sempre per alluvioni, muoiono a centinaia, almeno 1.200 tra Nepal, India e Bangladesh, con oltre quaranta milioni di persone coinvolte in questa nuova tragedia. Ma l’Asia non fa notizia da noi. Ricordo che ai tempo di Avvenimenti si facevano le riunioni della redazione Esteri con il capo servizio che si domandava se qualche migliaio di morti per caldo in India meritassero una “spalla” o addirittura dovessero finire nella colonna delle “brevi”. Dove immancabilmente finivano i morti dei tanti incidenti ferroviari, a meno che non ci fossero occidentali coinvolti. O, naturalmente, italiani. In quel caso, si faceva e inevitabilmente si fa un’apertura con richiamo in prima pagina. Oltre le cinque vittime nazionali ci può scappare anche il titolo di apertura in prima pagina, se qualche politico quel giorno non ha sparato qualche cazzata di quelle troppo grosse. Così funziona il giornalismo italiano. Un bel mix di razzismo e provincialismo.

Marian, De Andrè, i pregiudizi e quel sei e mezzo

Ieri sera sono riuscito a “staccare” dal lavoro prima delle otto e mi sono concesso una quarantina di minuti di cyclette. Una specie di fioretto prima dell’abbrutimento alimentare serale da stress. Nei dodici chilometri di strada in salita ho fatto girare una compilation a me cara e – come ormai accade a chi comincia a invecchiare – sono partiti i ricordi.
A un certo punto sono inciampato su un ricordo veramente recondito. Anno 1987, liceo classico, tema: qualcosa tipo commenta una canzone che ti ha particolarmente colpito. Pochi mesi prima era uscito un disco a me ancora oggi molto caro, un’opera rock intitolata Afternoons in utopia, scritta dal grande Marian Gold, di cui in Italia conoscevamo l’esistenza forse in sei o settemila. Ma vi assicuro che è un gran disco, fiati inclusi. Il singolo del cd s’intitola Dance with me. Un pezzo per l’epoca sperimentale in cui si fondono molto saggiamente parte elettrica, incluso l’assolo di chitarra iniziale, ed elettronica. Tipo gli Eurythmics, potremmo dire, ma molto di più, con molto più spessore musicale. Io usai il testo di quella canzone per il mio tema. Fin da ragazzino ero fissato col sociale e probabilmente anche per questo sono cresciuto un po’ triste, quindi via a farsi del male con un pezzo che parlava di prostituzione. E tra una strofa e l’altra, riflessioni, numeri, statistiche e tutto un po’.
Pierino, il professore di Italiano, mi diede sei e mezzo. Non perché il tema non andasse. Mi scrisse, infatti, sotto al voto: di più non ti do perché da te mi aspettavo il commento di una canzone di Fabrizio De Andrè. E che c’entra?, pensai io. Mica puoi impormi la musica che voglio ascoltare! Ma per molti adulti era ed è così. Loro non hanno più la forza si sperimentare, di cercare, di sognare, di scartabellare tra le meraviglie e le schifezze della creatività umana e si fermano a quel che hanno conquistato, poco o tanto che sia. Il resto vale niente.

Le tre novità editoriali di settembre 2017

Abbiamo appena mandato in stampa, e caricato nella sezione "In pubblicazione" della casa editrice, le tre novità editoriali Infinito edizioni di settembre 2017.
Speriamo che vi piaceranno!


martedì 29 agosto 2017

Gli appuntamenti autunnali in tutta Italia

Con settembre torno a viaggiare per presentare il nuovo libro e incontrare i lettori (che è la cosa più bella del mondo!). Ecco le nuove date:
SETTEMBRE
Sabato 9 settembre, MODENA, piazza Matteotti, Festa  della Cooperazione  Internazionale, ore 18,00; dialogo con Nico Piro (Rai3), modera Miriam Accardo (TRC); organizza il Gruppo di Modena di Emergency;
Mercoledì 13 settembre, BOLOGNA, Sala Biagi della sede della Cisl Regionale, via Milazzo, 16 a, ore 15,00;
Venerdì 15 settembre, TRIESTE, Libreria Lovat, viale XX settembre, 20, presso stabile Oviesse, terzo piano, ore 18,00; intervengono Francesco De Filippo, Gianluca Paciucci e Gianfranco Schiavone;
Domenica 17 settembre, VERBANIA, Festival LetterAltura, teatro Il Maggiore, ore 16,30; modera Roberto Spagnoli (Radio Radicale).
OTTOBRE
Martedì 10 ottobre, MODENA, Fusi orari, largo Francesco Torti, ore 19,00;
Venerdì 13 ottobre, PISTOIA, Casa Piazzetta, Associazione di Volontariato Arcobaleno (Istituti Raggruppati), Piazzetta S. Stefano 13, in definizione;
NOVEMBRE
Giovedì 23 novembre, MONTEBELLUNA, Biblioteca comunale, in definizione; organizza il Gruppo di Montebelluna di Amnesty International. "Alla vigilia del 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, lo scrittore e giornalista Luca Leone e Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, ricordano le guerre dei Balcani negli anni Novanta e la pressoché totale assenza di giustizia, riparazione e assistenza psico-fisica per le decine di migliaia di ragazze e donne che furono vittime di stupri in quel conflitto al centro dell'Europa".
Ci vediamo!

Venti di guerra e questa strana umanità

Venti di guerra in Asia. Un missile nordcoreano avrebbe sorvolato il Giappone. Tokyo, Corea del Sud e Stati Uniti sarebbero pronti a tutto, prima che il dittatore Kim Jong-Un tiri troppo la corda. Questo è quel che ci raccontano. E non è che abbiamo molti strumenti, almeno per ora, per capire se sia tutto vero o se sotto ci sia altro, magari molto altro. Altri decidono. Noi assistiamo e paghiamo, a vario titolo.
E così, senza che nessuno di noi possa farci assolutamente nulla, a grandi falcate pare che ci si stia avvicinando a un nuovo conflitto in Asia. I grandi esperti di geopolitica scaldano i motori pronti a sparare le solite idiozie e le multinazionali della ricostruzione già gongolano... oppure ci sarà un clamoroso colpo di scena e la nuova "inevitabile" (?) guerra scoppierà in un altro scenario...? In Venezuela? In Libano? In Iran? In Macedonia? In Georgia? Noi non lo possiamo sapere. Noi paghiamo solo le tasse e consumiamo nei grandi centri commerciali quello che gentilmente ci viene detto di consumare per goderci lo spettacolo in prima fila. Ma in ogni caso i grandi esperti gongolano. Quando c'è da raccontare di morte e distruzione facendole apparire come un videogioco, c'è sempre qualcuno che ci guadagna - dalle multinazionali ai mezzi busti televisivi - mentre il grosso degli altri guardano affascinati il ripetersi periodico del pasto del mai sazio mostro che di tanto in tanto fa capolino dentro la storia di questa pazza, stupida, idiota, ingiustificabile, volubile, egoista umanità...

mercoledì 23 agosto 2017

Il massacro di Barimo - Višegrad, agosto 1992

L’estate del 1992 trascorre nel segno di continue violenze a Višegrad e dintorni, nella Bosnia orientale, dove già dalla primavera la popolazione civile musulmano-bosniaca, che rappresenta circa il 64% dei residenti, ha subìto una terribile pulizia etnica a opera delle Aquile bianche, un gruppo paramilitare guidato dai cugini Milan e Sredoje Lukić.
In Višegrad. L’odio, la morte, l’oblio, il giornalista Luca Leone narra quanto accaduto allora narra come “le violenze continuano ininterrotte per tutto il mese di luglio, ma è in agosto che viene perpetrato il massacro di Barimo, dal nome del villaggio popolato quasi solo da donne, bambini e anziani. Le vittime accertate sono ventisei. La più anziana, Hanka Halilović, aveva 92 anni; la più giovane, Fadila Bajrić, ne aveva appena dodici.”
 Višegrad. L’odio, la morte, l’oblio, reportage scritto sul campo dal giornalista Luca Leone racconta le vicende, raccoglie le testimonianze di tutte le parti e fa il punto sull’episodio che ha rappresentato la prova generale di ciò che sarebbe accaduto tra il 1992 e il 1995 a Srebrenica, Prijedor, Foča e in altri luoghi passati alla storia per la crudeltà degli eventi verificatisi.
“Venticinque anni di silenzi complici, di rimozione, di inganni e tradimenti. Di quel negazionismo spicciolo che si nutre di ‘letteratura’ cospirazionista e che, per mera affiliazione ideologica, ci spiega ogni tanto con un post tradotto o scritto pure male, che è tutto falso”. (Riccardo Noury)

Otto anni senza Paolo Vittone

Nella notte di ben otto anni fa si spegneva a Trieste Paolo Vittone, firma storica di Radio Popolare e inviato nei più drammatici conflitti dell'ultimo trentennio, dalla Bosnia al Kosovo all'Iraq, passando per il Nepal. Paolo, minato da un male incurabile dal 2006 - probabilmente un "male professionale" - ha lottato come un leone ma si è alla fine dovuto arrendere di fronte alla malvagità di quella malattia che ne ha minato il corpo ma mai mente e spirito. Otto anni sono volati in un lampo ma ancora ho nelle orecchie il ricordo della sua voce dolorante, la lista degli antidolorifici che era costretto a prendere, il suo disperato grido di aiuto per riuscire a concludere prima della fine, che sapeva imminente, il suo bellissimo libro di viaggio, "La lumaca e il tamburo" (la cui copertina vedete qui accanto), lavoro uscito purtroppo postumo, anche se di poche settimane, il cui titolo è stato un dono di Paolo Rumiz, che è rimasto accanto a Vittone in ospedale fino all'ultimo istante. Paolo Vittone era un grande giornalista e una gran brava persona. Triste è vedere come chi appartenga a queste due categorie di esseri umani venga dimenticato tanto facilmente...

lunedì 7 agosto 2017

Di che "feccia" parlano?

Nel veronese, ieri pomeriggio, due manifesti affissi illegalmente, probabilmente di notte, gridavano in nero: "Fuori la feccia". E a campeggiare su tutto un evidente simbolo fascista.
Un'oretta dopo, in quella silenziosa e incandescente terra compresa tra il mantovano e il modenese, in un campo che sfila sulla destra dell'automobile, una ventina di giovanotti nordafricani e pachistani, nel sole appena velato delle tre di una domenica pomeriggio torrida, chini al suolo raccolgono grondanti prodotti agricoli e li impilano in cassette che probabilmente da questa mattina sono in distribuzione presso mercati e supermercati nazionali e locali.
Da vent'anni, in molte regioni d'Italia, assisto a scene simili. In Sicilia e in Puglia, all'inizio del Duemila, i nuovi schiavi del caporalato venivano pagati al massimo trenta euro a giornata, che cominciava la mattina presto, ben prima del sorgere del sole, e finiva alla sera tardi, senza diritti, senza malattia, senza nulla. In quelle zone, nelle terre in cui i nuovi schiavi raccolgono i prodotti destinati a noi, non passano mai la Guardia di finanza, i sindacati, lo Stato. Lì il silenzio è assoluto. Assordante. La "feccia" è al lavoro per noi, in silenzio. China. Resta però il reale dubbio su chi incarni veramente la feccia: quei lavoratori sfruttati o quei razzisti che di giorno mangiano i frutti del lavoro di quei nuovi schiavi e di notte li vorrebbero deportare come già i loro padri e nonni fecero con oppositori politici, democratici, ebrei, rom e altre persone capaci di libero pensiero?
Facile fare i razzisti e riempirsi la bocca di qualche slogan idiota ma tremendamente efficace nei confronti delle menti piccole quando si vive in un Paese democratico e si ha la pancia piena...

venerdì 14 luglio 2017

18-21 luglio, all’isola d’Elba Festival di libri e mare

Terza edizione di Elba Book Festival  prossima al via: mancano ormai pochi giorni alla sera di martedì 18 luglio quando il centro storico di Rio nell’Elba si animerà con le proposte editoriali di 24 editori indipendenti, tra cui le novità e i classici della nostra casa editrice. Ogni sera, dalle 18,00 a mezzanotte, fino al 21 luglio, un’occasione per curiosare tra gli stand e incontrare i nostri lettori in vacanza e chi vive all’Elba tutto l’anno. Vi aspettiamo!

Belgrado, niente processo per otto poliziotti: uccisero 1.313 civili a Srebrenica

Annullato. Questa la decisione presa dalla Corte d’appello di Belgrado in riferimento al processo istituito da un tribunale penale di primo grado serbo per l’assassinio di 1.313 civili musulmano-bosniaci perpetrato a Srebrenica da un gruppo di otto paramilitari serbi, tutti ex agenti di polizia, il cui leader era l’ex poliziotto Nedeljko Milidragović, noto anche col nome di Neđo il macellaio. L’eccidio è avvenuto dei giorni 13 e 14 luglio nel villaggio di Kravice, nei pressi di Srebrenica. Le vittime erano state ammassate in un capannone e sono state trucidate sparandovi all’interno e gettando tra i corpi bombe a mano. I sopravvissuti sono stati finiti con colpi d’arma da fuoco. Al centro della decisione della Corte d’appello di Belgrado c’è un vizio procedurale, che purtroppo annulla quanto fatto fin qui dall’inizio del 2016: le imputazioni contro gli otto paramilitari sarebbero state sollevate, infatti, quando c’era un vuoto di potere all’interno della Procura per i crimini di guerra: il Procuratore Vladimir Vukčević, infatti, era da poco andato in pensione e al suo posto non era ancora stato nominato il successore, la signora Snežana Stanojković, che arrivò a capo della Procura solo nel maggio del 2016.
Felici gli otto presunti criminali e i loro legali, per tacere degli ultranazionalisti serbi e serbo-bosniaci e processo completamente da rifare. Un vero peccato, anche solo considerando l’impegno a oggi piuttosto lasco della giustizia serba per consegnare alle patrie galere le migliaia di paramilitari che si sono macchiati le mani di sangue sia nella guerra di Bosnia che nei conflitti nella Krajina e nella Slavonia croate e nel Kosovo, a oggi assolutamente liberi.

giovedì 13 luglio 2017

Quando due bambini muoiono e insieme non hanno una settimana di vita…

Nel buio ovattato di una scatola piccola piccola, involucro leggero strappato al corpo di un albero, è partito oggi, in questo luglio afoso e impietoso, per un viaggio senza tempo e senza spazio. Arrivato tre giorni or sono, proveniente da spazi lontani e sconosciuti, il Viaggiatore s’era annunziato al mondo con un flebile vagito, affidandosi a mani umane che nulla hanno potuto. Quest’oggi nugoli di amici sconosciuti lo hanno salutato. È ripartito. Per un nuovo viaggio misterioso, verso luoghi inconoscibili, forse ameni. Forse bui per sempre.
Pensando a questa piccola vita spezzatasi a Baggiovara dopo settantadue ore di stenti e speranze dolorose, la mente ha vagato a più di mille chilometri da qui, a un quarto di secolo fa. A Pionirska ulica lei di ore di vita ne aveva solo 48. L’hanno bruciata viva con la mamma, il papà e un’altra cinquantina di innocenti.
Quali paralleli?
Ambedue hanno potuto godere troppo poco della vita. Ambedue innocenti vittime. Entrambi, forse – e questa è la speranza grande e forse non vana – incapaci di comprendere quanto stesse loro accadendo.
Resta un dolore immenso, perché quando a pagare sono i bambini è impossibile rassegnarsi.
Qui qualcuno ti piangerà per sempre, piccolo sfortunato. Il povero tesoro di Pionirska ulica – che oggi sarebbe una splendida libellula nel pieno della vita – non ha mai avuto neppure quello. Che in ogni caso è troppo poco. Speriamo almeno che le vostre stelle brillino vicine e possiate avere in cielo quegli istanti dolci e felici di gioco che la sorte, per disegno sconosciuti a avari, vi ha voluto negare.
Riposate in pace, se potete.

mercoledì 12 luglio 2017

11 luglio, a Banja Luka va in scena il fallimento (per ora) della manifestazione pro-Mladić

Si è risolta in un nulla di fatto la manifestazione di sostegno al presunto (perché ancora non condannato) criminale di guerra e genocida Ratko Mladić, che si sarebbe dovuta svolgere ieri, 11 luglio, nella capitale amministrativa della Repubblica serba di Bosnia (Rs) Banja Luka. La manifestazione, che si sarebbe dovuta svolgere nelle strade cittadine al grido di “Siamo dalla parte del generale Mladić – Basta menzogne su Srebrenica” e che era stata autorizzata, su richiesta dell’associazione negazionista Zavetnici, dalle autorità serbo-bosniache, è stata rinviata a data da destinarsi a causa della presunta mancanza di un numero sufficiente di poliziotti per garantire la sicurezza in città. Secondo le autorità serbo-bosniache, infatti, il grosso delle forze di polizia l’11 luglio è stato dislocato a Srebrenica e non esistevano le condizioni per mandare in scena la manifestazione di Banja Luka, dove gli organizzatori si aspettavano la partecipazione di un migliaio di negazionisti e di estremisti portati in strada dai partiti ultranazionalisti.
Probabilmente si tratta solo di un rinvio e la manifestazione sarà tirata fuori dal cilindro pieno di menzogne dell’ultranazionalismo serbo-bosniaco appena se ne presenteranno le condizioni, per gettare ad arte altra benzina sul fuoco del disagio sociale e politico che caratterizza ormai da anni le relazioni tra gruppi nazionali in Bosnia Erzegovina.