Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio

Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio
Il nuovo libro di Luca Leone, nelle librerie e negli store online. Compralo su www.infinitoedizioni.it

venerdì 27 novembre 2015

Per "Srebrenica" oggi Lanciano, poi Roseto e Pavia

SREBRENICA. LA GIUSTIZIA NEGATA continua la sua marcia.
oggi, venerdì 27 novembre, sono a LANCIANO, Libreria D’Ovidio, Corso Trento e Trieste 44, ore 21,00; modera Carlo Spera;
Domani, sabato 28 novembre, sono a ROSETO DEGLI ABRUZZILibreria La cura, Via T. Latini, ore 18,00; modera Roberto Di Giovannantonio.
Domenica 29 novembre infine sono a PAVIA, Sala della Formazione del Centro Servizi di Volontariato (CSV) di Pavia nell’ambito del Festival dei diritti, via Bernardo da Pavia, ore 18,00; organizza l’associazione Il Giardino delle Rose Blu in collaborazione con l’associazione Amici della Mongolfiera.
A dicembre io e Riccardo saremo insieme alla Libreria Arcadia, a Roma. Poi io sarò da solo a Nocera Inferiore e Riccardo andrà a Montebelluna.
Come sempre, vi aspettiamo!
Dal 29 aprile abbiamo presentato il libro 38 volte: Ancona, Attigliano-Guardea (Terni), Bologna, Cagliari (2), Campobasso, Cava de’ Tirreni (SA), Chiari (Bs), Collecchio (PR), Cuneo, Desenzano del Garda (BS), Faenza (2), Fano, Fiorano (MO), Firenze, Giavera del Montello (TV), Guastalla (RE), Lacchiarella (MI), Lecce, Lecco, Macerata, Monteleone di Roncofreddo (FC), Nuoro, Padova, Ponte Samoggia (BO), Ravenna (2), Rosolina Mare (RO), San Benedetto del Tronto, Sassari (2), Teramo, Todi, Torino, Trento, Treviso, Venezia.

mercoledì 25 novembre 2015

25 novembre, Hatiđa lancia un messaggio a nome di tutte le donne

C'è una donna cui voglio un bene particolare, intenso e non descrivibile. Una donna che sento sorella, madre, amica. Si chiama Hatiđa Mehmedović, musulmana bosniaca, presidente delle Madri di Srebrenica e Žepa, sopravvissuta al genocidio che ha decimato la popolazione della sua città, Srebrenica, e a un reiterato tentativo di violenza da parte di un paramilitare serbo. Deve la sua vita a un militare serbo-bosniaco, uno dei pochi tra i suoi che il 12 luglio 1995 non s'è voluto piegare alla logica del devastiamo tutto e facciamolo subito.
Ho incontrato pochissimi giorni fa, di nuovo, Hatiđa a Srebrenica. Ci siamo lungamente abbracciati, con la gioia di ritrovarci. Una musulmana bosniaca che ha perso tutto e un agnostico italiano che da allora cerca di fare qualche passo con lei sulla strada lunga e difficile della memoria e della giustizia.
Ci siamo resi conto che, in tutti questi anni (ci conosciamo dal 2000), non ci siamo mai fatti scattare una foto insieme. E allora eccola qua, la foto. Hatiđa ha incontrato, con la consueta dolcezza e pazienza, un gruppo di persone che ho avuto il piacere di accompagnare a Srebrenica. Ci ha raccontato come sono andate le cose, ha detto che è preoccupatissima per il terrorismo di matrice islamica che sta insanguinando il mondo e ha fatto un'affermazione fondamentale: "Anche se ora, in questo momento, potessi avere tra le mie mani coloro che hanno ucciso mio marito, i miei figli e tutti i miei cari, in quel luglio maledetto a Srebrenica, non li ucciderei e non vorrei mai e poi mai vendetta nei loro confronti. Io tutto quello che chiedo è giustizia. E con me lo chiedono migliaia e migliaia di vedove e di orfane di Srebrenica".
Questo è l'insegnamento di saggezza di Hatiđa, che credo vada diffuso in una giornata simbolica come questa. Ma ricordiamoci che il 25 novembre non è solo oggi, è tutto l'anno. Per Hatiđa e per qualsiasi altra donna nel mondo. Diversamente, staremmo solo facendo - come troppo spesso accade - solo falsa e inutile retorica. Ci comporteremmo, insomma, non da esseri umani ma da politici...

"Srebrenica. La giustizia negata" riprende la marcia!

Dopo la pausa bosniaca e croata, conclusa or ora, SREBRENICA. LA GIUSTIZIA NEGATA e tutto il resto della produzione bosniaca tornano in tour per le ultime date prima del meritato riposo di fine anno. Da domani a domenica io e Riccardo Noury saremo disgiuntamente in ben cinque città. Vediamo quali:
- giovedì 26 novembre, TRENTO, Sala Aurora di Palazzo Trentini, via Manci 27, ore 17.30; intervengono Riccardo Noury (portavoce di Amnesty  International Italia), Lorenzo Ferrari (Amnesty International, gruppo di Trento), Raffaele Crocco (giornalista e ideatore dell'Atlante delle guerre e dei conflitti).
Queste invece sono tutte di mia competenza:
- giovedì 26 novembre, SAN BENEDETTO DEL TRONTO, Liceo scientifico statale “B. Rosetti”, viale De Gasperi 141, ore 15,00;
- venerdì 27 novembre, LANCIANO, Libreria D’Ovidio, Corso Trento e Trieste 44, ore 21,00; modera Carlo Spera;
- sabato 28 novembre, ROSETO DEGLI ABRUZZI, Libreria La cura, Via T. Latini, ore 18,00; modera Roberto Di Giovannantonio.
- domenica 29 novembre, PAVIA, Sala della Formazione del Centro Servizi di Volontariato (CSV) di Pavia nell’ambito del Festival dei diritti, via Bernardo da Pavia, ore 18,00; organizza l’associazione Il Giardino delle Rose Blu in collaborazione con l’associazione Amici della Mongolfiera.
A dicembre saremo insieme alla Libreria Arcadia, a Roma. Poi io sarò da solo a Nocera Inferiore e Riccardo andrà a Montebelluna.
Come sempre, vi aspettiamo!
Dal 29 aprile abbiamo presentato il libro 36 volte: Ancona, Attigliano-Guardea (Terni), Bologna, Cagliari (2), Campobasso, Cava de’ Tirreni (SA), Chiari (Bs), Collecchio (PR), Cuneo, Desenzano del Garda (BS), Faenza (2), Fano, Fiorano (MO), Firenze, Giavera del Montello (TV), Guastalla (RE), Lacchiarella (MI), Lecce, Lecco, Macerata, Monteleone di Roncofreddo (FC), Nuoro, Padova, Ponte Samoggia (BO), Ravenna (2), Rosolina Mare (RO), Sassari (2), Teramo, Todi, Torino, Treviso, Venezia.

Zagabria e quel libraio fuori dalla storia (o forse troppo dentro...)

Un libraio nel centro di Zagabria, a non più di trecento metri dalla cattedrale, espone tra gli altri, questa mattina, questi due libri in vetrina. Il maestro e l'allievo uno accanto all'altro, potremmo dire.
Succede nella cattolicissima Croazia, Stato confessionale nato per mano di un manipolo di militari, di mafiosi e di preti con alta benedizione vaticana. Qui i conti non sono stati mai fatti e non sarebbe male se l'Unione europea alzasse un pochino di più la palpebra sonnolenta sugli sviluppi politici di un Paese che sembra ancora vivere un passato purtroppo tutt'altro che remoto. Ma noi italiani, in effetti, non siamo molto meglio: a poche settimane dal Natale le nostre edicole, anche nell'Emilia rossa che rossa non è più da tempo, espongono in vendita calendari con sopra Mussolini, uno dei quattro signori neri del male, coi i sopraesposti Hitler e Pavelić e insieme a Dragoljub Mihajlović, l'unto del nazismo in chiave serba, il četnico sterminatore. Forse sarebbe il caso di prendersi qualche minuto per riflettere e per provare a capire dove sta andando l'Europa, di questi tempi. Certe strade non hanno uscita, avremmo dovuto impararlo da tempo. Invece...

martedì 24 novembre 2015

Guber a Srebrenica, le terme della speranza e della discordia


Come potete vedere dalle immagini, sono in corso, anche se con lentezza balcanica, i lavori per la costruzione delle nuove strutture ricettive delle storiche terme Guber, quelle che prima della guerra del 1992-1995 richiamavano a Srebrenica/Argentaria migliaia e migliaia di turisti da tutta la Jugoslavia e dall'interno Est europeo.
Nella seconda foto potete vedere il progetto che dovrà essere eseguito e che permetterà - almeno si spera - di creare nuova occupazione e nuove speranze a Srebrenica.
Nelle foto a seguire potete vedere due delle fonti che prossimamente saranno collegate a condotte per permettere al pubblico di curarsi all'interno delle strutture in fase di realizzazione.
Questo, al momento, è però soprattutto un auspicio. Perché, nonostante le parole concilianti del governo serbo di Srebrenica, quelle del governo serbo-bosniaco restano molto dure, come lo sono i fatti. Alla fine dell'estate del 2016 le terme Guber dovrebbero tornare infatti all'antico splendore. Ma una serie di cause legali in corso tra la nuova proprietà e il governo di Banja Luka tengono tutti col fiato sospeso. Perché il presidente serbo-bosniaco Milorad Dodik non ha affatto torto quando dice che la giustizia, a Sarajevo, è in mano ai nazionalisti musulmani. Dovrebbe però  ricordare che a Banja Luka e in tutta la Repubblica serba di Bosnia è lui, e sono i nazionalisti come lui, a dettare legge. La loro legge.

Vedremo. Intanto, però, se vi capita di andare a Srebrenica sappiate che potete fare una scarpinata in salita di un'oretta in un bosco bellissimo e quasi fatato per poi entrare nel cantiere termale e usare l'acqua. Ammesso che sappiate dove si trovi la fonte per gli occhi, quella per la sinusite, quella per curare l'anemia, quella per la pelle, quella per la bellezza...

lunedì 23 novembre 2015

Faruk, l'uomo delle terrecotte e della speranza


Faruk sta lavorando alla sua postazione. La cantina di casa è un ottimo posto per dare libero sfogo all'arte attraverso la dolcezza e la sicurezza della manualità. Da 250 anni la sua famiglia produce terrecotte, sempre e rigorosamente a mano. Per far girare sul piatto la materia da plasmare - terra della montagna e acqua - usa una cinghia collegata al piatto e a un motore di lavatrice. Pochi minuti e il capolavoro è fatto. Poi un mese ad asciugare prima d'infilare tutto nel forno fatto a mano con i mattoni refrattari.
Faruk ha due figli che fanno lo stesso suo lavoro. Il più giovane sogna di aprire una bottega artigiana in Germania. Il ragazzo è in gamba, speriamo ce la faccia. Sempre più ragazzi bosniaci lasciano il Paese col sogno della Germania nel cuore. Tanti vanno a fare gli infermieri, di cui Berlino ha gran fame. Non pochi si affidano ad agenzie interinali: belle proposte economiche sul contratto scritto in bosniaco, condizioni capestro sul secondo, scritto in tedesco, che annulla il primo.
Comunque vada, per il ragazzo le braccia e la cantina di Faruk saranno sempre aperte. L'uomo è rude, ma sotto la scorza ha un amore sconfinato.
Gente come Faruk rappresenta una speranza per il futuro della Bosnia Erzegovina. Gente come Faruk meriterebbe le copertine dei magazine e le prime pagine dei giornali. Quelli come Faruk sono persone vere, altro che storie!

martedì 17 novembre 2015

Dal 16 al 19 novembre ospite di Giorgio Gizzi su Radio Libri

Da ieri, e fino a giovedì 19 incluso, Radio Libri (www.radiolibri.it), la prima Web radio dedicata al mondo dei libri, sta trasmettendo un'intervista fattami da Giorgio Gizzi, che non fatico a definire uno dei più competenti, sensibili e preparati librai italiani. L'intervista va in onda a rotazione ogni tre ore nell'ambito della rubrica condotta da Giorgio, "L'editore al centro", in onda a partire dalle 4,30 del mattino, 24 ore al giorno. Al termine della rotazione delle quattro puntate dell'intervista, la stessa in formato integrale sarà ascoltabile tramite il podcast.
Inutile dire che l'esperimento di Radio Libri è preziosissimo. La nuova emittente sarà presentata ufficialmente al pubblico in occasione di Più libri più liberi, a Roma, dal 4 all'8 dicembre, Palazzo dei Congressi dell'Eur. Nel frattempo, migliaia di persone al giorno ascoltano la radio via Web e partecipano in prima persona a un esperimento davvero importante, cui auguro ogni fortuna e una crescita costante e continua. Grazie Radio Libri!

sabato 14 novembre 2015

Parigi, 13 novembre 2015…

Non mi capitava da anni di trascorrere l’intera notte davanti alla televisione per seguire un avvenimento come quello consumatosi ieri nella tarda serata a Parigi. Lo sbigottimento cresceva ora dopo ora, come anche due certezze: che nel teatro Bataclan sarebbe stato fatto uno scempio orribile, e che i miei colleghi televisivi non agognavano altro, perché il giornalista intriso di adrenalina si sa comportare peggio di un terrorista.
Non è la prima volta che il terrorismo islamico – quello che io chiamo il nazismo islamico – attacca l’Europa. Tutti hanno ricordato ancora Parigi, il Charlie, a inizio 2015, ma non dimentichiamo ciò che fu fatto a Madrid, ad esempio.
In questi casi, credo, è meglio riflettere. Evitare di uscire con titoli di giornale come “Bastardi islamici”, che è non solo folle, ma anche deontologicamente inaccettabile. Ma è partendo da certi atteggiamenti che dobbiamo fare uno sforzo per capire due cose, facendoci un esame di coscienza.
La prima: i terroristi islamici non rappresentano il mondo musulmano, ma solo se stessi. Sono un manipolo di mercenari e di reietti della società, ottimi pagatori quando comprano armi e munizioni, almeno 1.500 dei quali cresciuti nelle periferie parigine, andati ad addestrarsi e a subire l’indottrinamento dell’Isis in Siria o in Iraq, e poi tornati come cellule dormienti. Un governo come quello francese, dei servizi segreti come quelli francesi, dovrebbero saperlo e approntare le necessarie contromisure. Invece sono state ammazzate 128 persone innocenti… in nome di un Dio che con quegli atti non c’entra assolutamente nulla. Io resto sempre dell’avviso che avesse ragione Karl Marx e che la religione sia – inopportunamente confusa con la fede – una sovrastruttura utile per indottrinare e per manovrare le masse, in particolare le parti meno acculturate di quelle. Credo che anche Papa Francesco sia un po’ marxista, anche se non lo può dire. E credo che tutti dovremmo rileggere Marx, per provare a interpretare la realtà che viviamo sotto una lente diversa, ormai da molti erroneamente ritenuta inusuale e inattuale.
La seconda: oggi siamo tutti francesi, ieri sera e per tutta la notte mi sono sentito empaticamente in modo completo e assoluto dalla parte delle vittime, dei parenti, del popolo francese. Per tanti, tantissimi italiani è stato così. Ed è profondamente giusto. Quando ci furono gli attentati ferroviari di Madrid, e quando le Torri Gemelle vennero buttate giù portandosi dietro e dentro circa tremila innocenti, tutti siamo stati dalla parte di quei popoli, di cui siamo e vogliamo essere fratelli. Ma non dobbiamo dimenticare che, volenti o nolenti, siamo fratelli anche dei siriani, che da quasi cinque anni subiscono un destino orribile; siamo fratelli delle donne e dei bambini kurdi, davanti ai cui occhi le bestie dell’Isis massacrano gli uomini per poi vendere madri e figli nei mercati degli schiavi; siamo fratelli dei tanti civili iracheni ammazzati dalla marmaglia estremista islamica; siamo fratelli delle vittime civili ammazzate a mucchi dagli estremisti terroristi e assassini di Boko Haram, e di tutte le vittime civili innocenti di ogni conflitto. Questo per dire che non dobbiamo solo commuoverci per fatti mostruosi che ci toccano in quanto europei, bianchi e cristiani, ma dobbiamo sentirci colpiti e parte in causa per ogni sciagura che riguardi civili inermi, indipendentemente dal loro colore della pelle, dalla loro religione, dalla loro appartenenza etnica o culturale o sessuale. Non possiamo sentirci pietosi solo verso coloro che ci sono simpatici o che sentiamo uguali. La pietà non conosce differenze, così come l’empatia. Piangiamo le vittime di Parigi, perché è giusto. Ma, con loro, piangiamo anche tutte le altre che sono state ammazzate o violate prima di loro. Perché altrimenti non ci riapproprieremo mai e poi mai della nostra umanità. Perché sennò non saremo uomini e donne, ma saremo uomini e donne razzisti. Anche nella pietà.

venerdì 13 novembre 2015

Domenica 15 novembre ospite di Scrittorincittà, Cuneo

Con immenso piacere, domenica 15 novembre sarò ospite della XVII edizione di "Scrittorincittà", storico festival letterario della città di Cuneo. Gli organizzatori mi hanno detto qualche giorno fa che l'incontro al quale parteciperemo io e la collega Christiana Ruggeri, moderati dal collega giornalista Gianfranco Maggi, è stato uno di quelli i cui biglietti d'ingresso sono andati esauriti per primi. Il posto è la sala polivalente Cdt, enorme sala dove già in passato ho avuto il piacere di partecipare a un paio di incontri cuneesi in un contesto diverso. E devo dire che fa impressione pensare che così tante persone abbiano deciso di pagare un biglietto per venire a sentire anche me. Una bella sensazione davvero.
Qui di seguito gli estremi dell'incontro cuneese e di quelli a seguire, fino alla metà di dicembre. Poi si ricomincia nel 2016. Da ora in poi io e Riccardo Noury parteciperemo insieme a un solo incontro, quello del 3 dicembre a Roma. Per il resto, Riccardo parteciperà da solo agli incontri di Firenze, Trento e Montebelluno, io a Cuneo, San Benedetto, Lanciano, Roseto, Pavia e Nocera Inferiore (qui ancora non sappiamo se gli incontri saranno uno o due).
Novembre:
- domenica 15 novembre, CUNEO, Scrittorincittà, sala polivalente Cdt, ore 15,00, con Christiana Ruggeri, autrice per Giunti di “Dall’inferno non si ritorna”; modera Gianfranco Maggi (www.scrittorincitta.it);

giovedì 12 novembre 2015

Il premier serbo Vučić torna a Srebrenica con 5 milioni e una corona di fiori

Aleksandar Vučić, il primo ministro nazionalista serbo, è arrivato ieri a Srebrenica per la conferenza di due giorni sullo sviluppo della città e ha portato con sé la promessa di versamento di 5 milioni di euro e una corona di fiori. Il denaro è solo una prima trance dei circa 30 milioni di euro che Belgrado deve da anni a Srebrenica per l’allagamento di ampie porzioni del territorio sotto l’amministrazione della città al fine di creare un bacino idrico a vantaggio della confinante Serbia. I fiori sono invece stati deposti nel memoriale di Potočari per rendere omaggio alle 10.701 vittime del genocidio consumato da serbo-bosniaci e serbi nel luglio del 1995, ma che per Belgrado sono “solo” circa 7.000. “Per quanto mi riguarda non mi sono mai preoccupato di esprimere pubblicamente la mia opinione su quanto è accaduto a Srebrenica. Ma il modo in cui inchino il capo davanti alle vittime dimostra il rispetto che ho per loro”, ha affermato Vučić. Dicendo, di fatto, ben poco, perché ancora una volta ha evitato accuratamente di pronunciare quella che per i nazionalisti serbi (e non solo per loro, basti pensare ai turchi di “re” Erdogan) è una parola tabù, che va troppo in profondità nella loro coscienza, ovvero “genocidio”.
Con Vučić ha partecipato alla piccola cerimonia anche Bakir Izetbegović, presidente musulmano bosniaco della presidenza tripartita bosniaca, uno dei maggiori responsabili politici del disastro politico, economico e sociale in cui versa la Bosnia Erzegovina in questo tormentato e interminabile dopo-guerra. Ma fin qui, probabilmente, le povere vittime di Srebrenica avranno anche portato la necessaria pazienza. Certo che si siano rivoltate nella loro piccola bara di legno verde sapendo che della delegazione di politici in visita mediatica a Potočari facevano parte anche i due signori del negazionismo serbo-bosniaco, ovvero il pachidermico presidente miliardario Milorad Dodik e il suo fedele paggio, la prima ministra serbo-bosniaca Željka Cvijanović, che tuttavia qualche idea di fare le scarpe a Dodik la accarezza da tempo, pur non avendone ancora i numeri (e la forza).
Oggi si conclude la due giorni di conferenza per lo sviluppo di Srebrenica. Poi tornerà l’oblio?

mercoledì 11 novembre 2015

Zelenkovac, Bosnia Erzegovina: un luogo, un progetto, una speranza

Quest'oggi a Napoli, alla presenza dei tre autori (Daniele Canepa, Luca Fiorato e Michele Giuseppone) e grazie all'invito di Amnesty Internetional, abbiamo presentato in anteprima il documentario ZELENKOVAC. UN'ALTRA BOSNIA ERZEGOVINA. Personalmente non c'ero, ma Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International, presente, mi ha raccontato che ci sono stati tanti, tantissimi applausi.
Napoli è stata una delle fondamentali tappe di avvicinamento a una data importante, gennaio, che vedrà uscire con il logo Infinito edizioni il cofanetto con libro + DVD dal titolo, appunto, ZELENKOVAC. UN'ALTRA BOSNIA ERZEGOVINA.
Per me la gioia è doppia perché di questo progetto sono anche protagonista, visto che appaio ripetutamente nel film, nel quale mi occupo di (provare a) spiegare la realtà politica ed economica del Paese, e che una parte del libro è dedicata alla versione integrale dell'intervista che ho rilasciato qualche mese fa ai tre autori, esattamente pochissimi giorni prima del Natale 2014.
Il progetto è bellissimo, come lo è il sogno che c'è dietro all'eco-villaggio di Zelenkovac. Speriamo che trovi l'attenzione del pubblico. Ma Zelenkovac è davvero un punto di svolta, per tante ragioni.
Segnalo, nel film, la presenza del sognatore-fondatore di Zelenkovac, il pittore Borislav “Boro” Janković, e di Riccardo Noury. Da gennaio in libreria, forse da dicembre (se riusciamo a completare in tempo il lavoro) in anteprima sul sito www.infinitoedizioni.it!

A Formigine sabato parliamo di Chernobyl: testi e immagini trent’anni dopo

 All’una e 26 minuti della notte del 26 aprile 1986 la centrale nucleare di Chernobyl, costituita da quattro reattori realizzati tra gli Anni ‘70 e ’80, esplode lanciando nell’atmosfera venti milioni di Curie di materiali radioattivi. La nube tossica raggiunge dapprima i Paesi scandinavi, poi il resto dell’Europa, con il governo ucraino che comunica solo con colpevole ritardo l’immane tragedia verificatasi a Pripyat, dove vivevano circa cinquantamila persone. Che cosa ne è, oggi, di Chernobyl?
“Tutto intorno a noi è foresta. La selva che stiamo attraversando nelle immediate vicinanze della centrale è chiamata Red Forest: era una pineta grande come una nostra media città, situata nell'area compresa in un raggio di dieci chilometri del sito nucleare di Chernobyl, che in seguito all’incidente subì un fallout radioattivo fino a 4,81 GBq/m² che la fece dapprima virare verso il colore rosso. quindi morire. Tuttavia, grazie all'assenza di qualsiasi attività umana l'area della foresta rossa è oggi diventata una vera e propria oasi ecologica e un rifugio unico per la fauna selvatica. Stiamo tagliando un deserto, un rigoglioso deserto verde. Un’enorme e tranquilla campagna dove la natura è esplosa negli anni. Ogni tanto incrociamo una strada, un piccolo paese. Le vie sono vuote, i vetri rotti, le case abbandonate. Tutto intorno a noi è disseminato di cartelli nell’erba che indicano un’elevata presenza di radiazioni”.
Il libro CHERNOBYL. SCATTI DALL'INFERNO viene presentato sabato 14 novembre alle 18,00 presso il Cea, Centro di Educazione Ambientale “Il Picchio” del Comune di Formigine, via S. Antonio 4. Partecipano l’Assessore all’Ambiente Giorgia Bartoli e Paolo Fontana. Dialoga con l’autore Pierluigi Senatore.

“Il barbiere zoppo. 1969, una ragazza e la scoperta della Resistenza”, una intensa recensione

Abbiamo ricevuto un testo molto bello dedicato al libro di Gino Marchitelli dal titolo “Il barbiere zoppo”, scritta  da  Laura Tussi e Fabrizio Cracolici, dell’ANPI Nova Milanese (Monza e Brianza).

Un romanzo avvincente, ricco di pathos  e  intensità emotiva, “Il barbiere zoppo: 1969, una ragazza e la scoperta della Resistenza” di Gino Marchitelli, svela fondamentali verità sul ventennio e sugli orrori del regime nazifascista, attraverso gli occhi veri, puri e ingenui di ragazze e ragazzi in dialogo tra generazioni.
Siamo nel 1969.
Lidia, una giovane del sud, scoprirà il valore della libertà, della lotta partigiana e dei movimenti pacifisti, politici e sociali degli anni della contestazione, attraverso l'esperienza di un viaggio iniziatico dalla Puglia a Braccano, un remoto paesino delle Marche. L'incontro con il vecchio Aurelio conduce Lidia verso una nuova vita e un'altra storia.
Grazie ad Aurelio, sopravvissuto ai campi di sterminio, a un diario scritto tra il 1937 e il 1944, all'incontro con un gruppo di giovani, alla musica e alla conoscenza dell'amore, la vita di Lidia cambierà per sempre. Questo romanzo è scritto con l'intento di esorcizzare l'enorme ignoranza che permea il nostro dilaniato Paese su tutte le abominevoli vicende compiute dai soldati italiani e dal fascismo nelle colonie e nelle guerre imposte prepotentemente dalla follia di conquista del duce, dal regime e dalla borghesia asservita alla dittatura per bieco interesse economico. Il nostro Paese non potrà mai essere libero e democratico se non ammette e non fa i conti con la propria storia e se non insegna alle nuove generazioni la verità degli eventi.

martedì 10 novembre 2015

Summit Ue-Africa a Malta, Amnesty International: “Sono operazioni di controllo delle frontiere, non chiamatele cooperazione”

In vista del “Summit sull’immigrazione” tra i leader dell’Unione europea e i capi di stato africani, in programma a Malta l’11 e il 12 novembre, Amnesty International ha messo in guardia i partecipanti sui pericoli posti da accordi sulla gestione delle frontiere e dell’immigrazione che non includano garanzie sui diritti umani. 
Il Summit dovrebbe concludersi con una dichiarazione congiunta relativa al salvataggio di vite umane, alla protezione dei rifugiati, allo sviluppo, all’immigrazione legale e al movimento delle persone. 
Finora però, sottolinea Amnesty International, la risposta dell’Unione europea e dei suoi stati membri all’afflusso di migranti e rifugiati si è basata sulla priorità di tenerli fuori, ostacolando il loro arrivo e facilitando il loro rimpatrio, senza che venisse presa alcuna misura degna di nota per favorire il movimento e mettere a disposizione dei rifugiati percorsi sicuri e legali. È difficilmente immaginabile che il Summit di Malta cambi le cose, così come quello immediatamente successivo dei leader europei. 
“Gli annunci relativi agli impegni in favore dei diritti umani che il Summit di Malta dovrebbe assumere resteranno parole vuote se non verrà deciso l’incremento dei posti disponibili per il reinsediamento e non verranno affermate rigorose garanzie per i diritti umani in ogni eventuale accordo sulla gestione delle frontiere e dell’immigrazione” – ha dichiarato Iverna McGowan, direttrice ad interim dell’ufficio di Amnesty International presso le Istituzioni europee. 
“Dal programma e dalla bozza di dichiarazione del Summit di Malta mancano proposte chiare e concrete su percorsi sicuri e legali, mentre gli accordi bilaterali che si profilano dietro le quinte rischiano di avere un impatto profondamente negativo sui diritti umani. La mancanza di trasparenza su molti di questi accordi è già un segnale allarmante” – ha sottolineato McGowan. 
Nell’ultimo decennio l’Unione europea e i suoi stati membri hanno intrapreso accordi di cooperazione con i paesi vicini e quelli africani, con l’obiettivo di rafforzare i controlli alla frontiera e facilitare il rimpatrio dei migranti. Alcuni di questi accordi hanno causato arresti arbitrari, maltrattamenti e casi di refoulement di migranti e richiedenti asilo nei paesi beneficiari della cooperazione.

Il Ponte di Mostar...

Il giorno dopo l'anniversario dell'abbattimento del ponte di Mostar da parte di qualche fascista cattolico croato, mi sembra utile spendere qualche parola con santa calma.
Siccome però quest'anno non voglio essere io a parlare, lascio la parola a uno dei fascisti cattolici croati che nel 1993 parteciparono all'abbattimento dello Stari Most, e ne gioirono.
Si chiama Dubravko e vi propongo un pezzetto del suo monologo pubblicato ne I BASTARDI DI SARAJEVO. Da leggere con calma, rilassati, senza correre. Proviamo, che ne dite?


Zenica, da qualche parte in città, maggio

 – “Di tutto ciò che l’uomo, spinto dal suo istinto vitale, costruisce ed erige, nulla è più bello e più prezioso per me dei ponti. I ponti sono più importanti delle case, più sacri perché più utili dei templi. Appartengono a tutti e sono uguali per tutti, sempre costruiti sensatamente nel punto in cui s’incrocia la maggior parte delle necessità umane, più duraturi di tutte le altre costruzioni, mai asserviti al segreto o al malvagio”. Bello, eh? Poi continua così, ascolta: “I grandi ponti di pietra, grigi ed erosi dal vento e dalle piogge, spesso sgretolati nei loro angoli acuminati, testimoni delle epoche passate, in cui si viveva, si pensava e si costruiva in modo differente: nelle loro giunture e nelle loro invisibili fessure cresce l’erba sottile e gli uccelli fanno il nido”. Questa parte mi fa venire sempre la pelle d’oca. Notevole, no? E ancora… aspetta che mi concentri… ah, sì: “I sottili ponti di ferro, tesi come filo da una sponda all’altra, che vibrano ed echeggiano con ogni treno che li percorre, come se aspettassero ancora la loro forma e perfezione finale. La bellezza delle loro linee si svelerà del tutto solo agli occhi dei nostri nipoti. I ponti di legno all’entrata delle cittadine bosniache le cui travi traballano e risuonano sotto gli zoccoli dei cavalli, come le lamine di uno xilofono. E, infine, quei minuscoli ponti sulle montagne, spesso solo e unico grande tronco ovale, massimo due, inchiodati uno accanto all’altro, gettati sopra qualche ruscello montano che senza di loro sarebbe invalicabile…”.
Poi continua ancora.
Ti piace? Sai chi ho citato a memoria?
Dai, almeno muovi la testa avanti e dietro per dire di sì, a destra e a sinistra per dire di no… neanche quello? Eppure hai gli occhi aperti… ma sei vivo? Mi pare di sì… vivo e cosciente, direi…
Chi l’avrebbe mai detto… un omone come te… così attivo! Così perspicace…! E così pesante, aggiungerei…
Come cambiano le cose, vero?
Cambiano anche le prospettive, in questo momento. Almeno le tue… o no?
Dai, te lo dico… ho citato Ivo Andrić. I ponti, una cosa di inizio anni Sessanta del Novecento, pubblicata nei Racconti di Bosnia… non che vada pazzo per Andrić, eh… precisiamo. Poi lui era di Travnik… bella città, mica no… la nostra antica capitale… o forse dovrei dire la vostra…? Ma io sono di Mostar, e quelli di Travnik mi stanno un po’ lì… abbi pazienza… e poi ormai sparare alla memoria del povero Andrić è diventato sport nazionale… quindi…
Eh già… tu hai scritto di Mostar, amico mio? Durante la guerra, intendo… Chissà cosa avrebbe tirato fuori, Andrić, se ci fosse stato…! Ci sarebbe stato da ridere. Io c’ero, sai? Me lo ricordo come fosse oggi: 9 novembre 1993. Boom! E il ponte non c’è più. E Predrag Matvejević e tutti questi intellettualoni… pare che abbiano scritto, e scritto, e scritto… e che sarà mai stato? Il ponte turco prima c’era, un attimo dopo, diradatasi la polvere e spentasi l’eco del boato, non c’era più.

venerdì 6 novembre 2015

Bosnia, l’imam salafita Bosnić condannato a sette anni: “Reclutava uomini per l’Is”

Una corte bosniaca ha condannato in primo grado a sette anni di reclusione l’imam salafita bosniaco Husein Bosnić (questo il suo vero nome, al quale ha aggiunto il soprannome con cui è conosciuto negli ambienti estremistici islamici, ovvero Bilal). Per la giustizia bosniaca Bosnić, classe 1972, nato nella Bosnia nord-occidentale ma cresciuto in Germania, “tra il 2013 e il 2014, approfittando della sua posizione di autorità religiosa, ha coscientemente reclutato uomini e organizzato un gruppo terroristico”.
Arrestato nel settembre del 2014, Bosnić era sospettato di agire come reclutatore per lo Stato islamico (Is), per il quale inviava volontari a combattere tra le file dei terroristi sia in Siria sia in Iraq. Poco prima d’essere tratto in arresto, aveva compiuto un giro nei Paesi scandinavi per finanziare la sua attività. Da uno di questi finanziatori avrebbe ricevuto una somma di centomila dollari.
La difesa di Bosnić ha parlato di un “processo politico” e ha annunciato ricorso in appello.

Fine settimana bresciano tra Desenzano e Rassegna della Microeditoria di Chiari

Mi aspetta un bel fine settimana lungo nel bresciano, tra laghi e rassegne del libro. Niente vacanze, ma tanto lavoro, che è sempre il benvenuto, soprattutto quando si tratta di incontrare persone e confrontarsi.
Se siete nei paraggi, allora, mi permetto di invitarvi agli appuntamenti come da locandine qui sotto.
Oggi, venerdì 6 novembre, sono a DESENZANO SUL GARDA (BS), presso la Libreria Castelli Podavini, via Roma 20, alle 21,00, per presentare SREBRENICA. I GIORNI DELLA VERGOGNA; organizza il Gruppo locale di Amnesty International; interviene Simone Rizza (Amnesty International Lombardia); modera Veronica Zubani (Amnesty International Brescia).
Domani, sabato 7 novembre, si apre la tredicesima edizione della Rassegna della Microeditoria di Chiari, oramai un appuntamento fondamentale e imperdibile nel panorama editoriale italiano, al quale partecipiamo credo dalla sua quarta edizione, nel bellissimo scenario di Villa Mazzotti.
Sarò lì due giorni, al pianterreno, accanto al tavolino di Amnesty International, con il nostro stand: porto con me un'ottantina di libri, ovvero tutte le ultime nuove uscite, i classici e qualcos'altro. Sconti, ottimi libri e chiacchierata assicurati!
Nel contesto della Rassegna presentiamo, quest'anno, due libri.
Domenica 8 novembre, alle 16,00, presentiamo SREBRENICA. I GIORNI DELLA VERGOGNA, scritto da me e da Riccardo Noury. Con me interviene Simone Rizza (Amnesty International Lombardia) e modera Veronica Zubani (Amnesty International Brescia).



Sempre domenica 8 novembre, ma alle 16,30, presentiamo FINALMENTE HO PERSO TUTTO, libro autobiografico del grande chitarrista bresciano Giulio Tampalini. Con lui il coautore, Marcello Tellini, e la fedele chitarra di Giulio, per un'ora magica insieme attraverso la musica classica italiana e internazionale.
Poiché il mio incontro durerò mezz'ora, niente di più facile che seguirli, in fila, tutti e due!
Vi aspettiamo!

giovedì 5 novembre 2015

Srebrenica, fine settimana di presentazioni tra Desenzano, Lecce e Chiari

Fine settimana da "separati" per i due autori di SREBRENICA. LA GIUSTIZIA NEGATA.
Riccardo Noury sarà, infatti, sabato 7 a Lecce, in compagnia del nostro Pierfrancesco Curzi, fresco autore di IN BOSNIA; io sarò domani, venerdì 6, a Desenzano sul Garda, e domenica 8 presenterò a Chiari, nell'ambito della Fiera della Microeditoria.
Siete tutti invitati, vi aspettiamo!
Novembre:
- venerdì 6 novembre, DESENZANO SUL GARDA (BS), Libreria Castelli Podavini, via Roma 20; ore 21,00; organizza il Gruppo locale di Amnesty International; interviene Simone Rizza (Amnesty International Lombardia); modera Veronica Zubani (Amnesty International Brescia);
- sabato 7 novembre, LECCE, quarta edizione della rassegna “Conversazioni sul futuro”, Libreria Ergot, ore 17,30; organizza l’associazione Diffondere Idee di Valore; in definizione; modera Raffaele Gorgoni;
- domenica 8 novembre, CHIARI (BS), Fiera della Microeditoria, ore 16,00; interviene Simone Rizza (Amnesty International Lombardia); modera Veronica Zubani (Amnesty International Brescia);
- domenica 15 novembre, CUNEO, Scrittorincittà, ore 15,00, con Christiana Ruggeri, autrice per Giunti di Dall’inferno non si ritorna, in definizione (www.scrittorincitta.it);

Sei nuovissimi e-book Infinito edizioni in tutti gli store on line!

Continua ad arricchirsi la proposta di titoli non solo in cartaceo ma anche in epub e mobi del catalogo Infinito edizioni.
 
In questi giorni le novità che abbiamo inserito hanno toccato la Bosnia con IN BOSNIA di Pierfrancesco Curzi,










i miti nel cielo con Daniele Scaglione e LE STORIE CHE COSTELLANO IL CIELO,










la musica sottile di Susanna Parigi e Andrea Pedrinelli con IL SUONO E L'INVISIBILE










e la musica impetuosa e gioiosa di Giulio Tampalini con Marcello Tellini in FINALMENTE HO PERSO TUTTO,










e un po' di narrativa con il nuovo libro di Riccardo Grassi IL FRUSCIO LIEVE DELLA GIOIA.










Last but not least, da Sarajevo, in inglese, l'interessantissimo lavoro della giornalista Eldina Pleho, dal titolo e sottotitolo EUROPEAN UNION: ISSUES OF SERBIA, KOSOVO AND BOSNIA AND HERZEGOVINA. OBJECTIVES OF ENTERING THE EUROPEAN UNION, CURRENT POSSIBILITIES AND PERSPECTIVES.






Vi aspettiamo sul sito Infinito edizioni e sui migliori store on line nazionali e internazionali!

Salaam. Primi passi verso la lingua araba

Infinito edizioni in libreria con il nuovo libro
Di Hisam Jamil Allawi e Rita Degli Alberi
Un manuale base di introduzione alla lingua araba

Un prezioso manuale base per iniziare a conoscere, mantenere o anche riprendere rapidamente elementi chiave per un’efficacie introduzione alla lingua araba. Il libro, con eserciziario a fronte per ogni lezione, è frutto di un certosino lavoro sul campo con classi di studenti italiani desiderosi d’imparare a parlare la lingua araba.
Oggi l’arabo è parlato in ventidue Stati (membri della Lega araba) oltre che in altri Paesi non arabi ma musulmani, come Afghanistan, Indonesia, Malesia e altri ancora. La conoscenza di questa lingua è fondamentale non solo per lavorare e viaggiare, ma anche per comprendere meglio i processi di rivolgimento sociale e politico in corso in molti di quei Paesi.

mercoledì 4 novembre 2015

Srebrenica, svolta sui lavori alle terme Guber?

Fonti giornalistiche bosniache danno come certo che si sarebbe arrivati a un punto di svolta per la conclusione degli infiniti lavori di rifacimento delle storiche terme Guber di Srebrenica.
Radojica Ratkovac, l’uomo che alcuni anni fa ha acquistato i resti delle terme – gravemente danneggiate come il resto della città dai barbari devastatori di Ratko Mladić – assicura che entro la fine di maggio del 2016, o al massimo per l’inizio di giugno, saranno completati il bar e il ristorante. Entro luglio dovrebbe toccare all’albergo, che dovrebbe poter ospitare, a lavori finiti, fino a 200 persone. Il 2016 potrebbe dunque essere, 24 anni dopo, l’anno della riapertura delle terme, con relativa creazione di posti di lavoro e di qualche chance per la città, nonostante l’assoluta opposizione degli ultranazionalisti della Repubblica serba di Bosnia al potere a Banja Luka, che da sempre avversano questo progetto e qualsiasi altra iniziativa che possa portare al riscatto economico e civile di Srebrenica.
Una volta riaperte le terme, sarà anche risistemato il sentiero pedonale e la strada carrozzabile per arrivare fino alle terme. Inoltre dovrebbero essere rimossi e interrati i cavi dell’alta tensione, per preservare il colpo d’occhio paesaggistico.
Alla prima conferenza d’investimento e sviluppo di Srebrenica, che si svolgerà i prossimi 11 e 12 novembre, si parlerà anche delle terme Guber. Chissà quali saranno le posizioni di Belgrado e di Banja Luka in proposito…

Finalmente ho perso tutto!

Infinito edizioni segnala il nuovo libro
Finalmente ho perso tutto
(€ 13 – pag. 128)
Di Giulio Tampalini con Marcello Tellini
Prefazione di Angelo Gilardino - introduzione di Filippo Michelangeli
Postfazione di Omar Pedrini
con interventi del Lama Konchog Oser e di Andrea Materzanini
Dal calcio al Conservatorio: un eclettico e vulcanico chitarrista classico
Giulio Tampalini è oggi uno dei più grandi, conosciuti e carismatici chitarristi classici europei. Vincitore del Premio delle Arti e della Cultura (2014), oltre 25 dischi solistici all’attivo, un sorriso magnetico, una tecnica unica, una cattedra al Conservatorio e l’onore di aver suonato per il Papa in Vaticano. I concerti di Tampalini sono sempre tutti esauriti, la sua musica affascina e fa sognare. Ma dietro alla chitarra, in pochi conoscono l’uomo. Questo libro ne traccia con leggerezza il percorso di vita e professionale, da quando la chitarra era un sogno e Giulio era una promessa del calcio giovanile italiano, conteso da Brescia e Cremonese e con un futuro che sembrava già scritto…
“Leggere questo libro assomiglierà a compiere un viaggio in auto o in aereo con l’artista sempre disposto a parlare con voi, e con lo sguardo rivolto al prossimo concerto. Sorvegliando l’orizzonte, vi darà tutto quello che ha”. (Angelo Gilardino)
“Il controllo tecnico di Giulio, l’eccezionale potenza sonora, l’infinita gamma di sfumature timbriche e agogiche che riesce a estrarre dalla chitarra lo rendono oggi uno dei maggiori virtuosi sulla scena internazionale. E un esempio prezioso per le nuove generazioni”. (Filippo Michelangeli)
“L’energia di Giulio Tampalini è rock infuocato lungo tutto l’arco appassionato di questo libro, qualunque cosa egli stia pensando, suonando o facendo in quel momento”. (Omar Pedrini)

lunedì 2 novembre 2015

11-12 novembre, una nuova possibilità per Srebrenica?

Ricevo da Tuzlanska Amica e volentieri pubblico.
La prima conferenza d' investimento e sviluppo, dal titolo “Prospettive e possibilità di sviluppo del Comune di Srebrenica”, che si terrà ‘'11 e il 12 novembre prossimi, rappresenta una nuova possibilità per Srebrenica.  Si aspettano circa 200 partecipanti, dei 350 che sono stati invitati. L’obiettivo della Conferenza è risolvere la questione del risarcimento del terreno allagato dalla centrale idroelettrica di Bajina Bašta, che la Serbia non paga da 25 anni (deve infatti a Srebrenica più di 20 milioni di euro) e quella delle terme Guber, di importanza vitale per Srebrenica. Queste ultime durante la guerra sono state devastate; cinque anni fa era iniziata la ricostruzione come anche l’edificazione di nuovi stabilimenti ma tutto è stato presto bloccato su decisione del governo della Republika Srpska di Bosnia.  I processi giudiziari per la  concessione sono ancora in corso.
Hanno confermato la loro presenza alla conferenza il primo ministro della Serbia, Aleksandar Vučić, i presidenti della Slovenia Borut Pahor, della Macedonia  George Ivanov, del Montenegro Filip Vujanović, tutti e tre i membri della presidenza della Bosnia Erzegovina e i leader delle due entità, oltre a molti altri ancora.
Ci si aspetta molto dalla conferenza. Alcuni risultati sono già visibili anche prima del suo inizio: sono stati finalmente sistemate  le fonti dell’acqua termale, che rappresentano il simbolo di Srebrenica.