Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio

Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio
Il nuovo libro di Luca Leone, nelle librerie e negli store online. Compralo su www.infinitoedizioni.it

sabato 27 giugno 2015

Orić, estradizione record dalla Svizzera alla Bosnia

Doveva avere davvero fretta, lo Stato svizzero, di liberarsi della “grana” Naser Orić. Non sono passate infatti neppure 24 ore dalla decisione dell’Ufficio federale di giustizia (Ufg) di Berna di estradare con procedura semplificata il discusso ex comandante civile della difesa di Srebrenica durante la guerra del 1992-1995, che lo stesso è atterrato all’aeroporto internazionale di Sarajevo accolto da politici nazionalisti musulmani par suo.
La Svizzera dunque è voluta rapidamente uscire dall’affaire-Orić, che ora rimane una questione strettamente legata ai rapporti tra Bosnia e Serbia. Probabile che l’unica conseguenza reale per Orić sarà una minor libertà di movimento in Europa.
Orić era stato arrestato lo scorso 10 giugno sul valico franco-svizzero di Thonex-Vallard, in Svizzera, nel Cantone di Ginevra, su mandato di cattura internazionale emesso dalla giustizia serba in riferimento all’uccisione di nove civili serbi avvenuta il 12 luglio 1992 in due villaggi dell’est della Bosnia.
Per chi volesse sapere di più sulla discussa figura di Orić, consiglio il mio SREBRENICA. I GIORNI DELLA VERGOGNA e il nuovissimo SREBRENICA. LA GIUSTIZIA NEGATA, scritto a quattro mani con Riccardo Noury.

venerdì 26 giugno 2015

Tortura, un problema globale. E l’Italia è ancora senza legge

Pubblichiamo il post di Riccardo Noury uscito oggi sul blog del Corriere della Sera Le persone e la dignità dedicato alla Giornata mondiale in memoria delle vittime di tortura
In Messico è il “tehuacanazo”: acqua gassata iniettata nelle narici. In Marocco è il “pollo allo spiedo”: si sospende una persona a testa in più, con ginocchia e polsi legati a un palo. In Nigeria è il “tabay”: rimanere sospesi a un gancio con i gomiti legati dietro la schiena. Nelle Filippine è la “ruota della tortura”: viene fatto ruotare un disco sui cui spicchi sono descritti i metodi di tortura, e si pratica quello su cui si è fermata la lancetta. Se, per esempio, si ferma su “20 secondi di Manny Pacquaio” – pugile di livello mondiale – partono cazzotti per 20 secondi consecutivi.
I torturatori hanno molta fantasia. Sono un’innumerevole moltitudine, considerato che Amnesty International negli ultimi cinque anni ha riscontrato casi di tortura in 141 Paesi: a volte isolati, a volte quotidiani, come in Messico dove nel 2013 sono stati denunciati 1.503 casi; in questo Paese dal 1991 vi sono state solo sette condanne per tortura. O come in Uzbekistan, dove i torturatori non brillano per creatività assassina ma applicano certosinamente supplizi medievali (bastonate, soffocamenti) e scariche elettriche.

Srebrenica, Naser Orić sarà estradato in Bosnia e non in Serbia

Sta per giungere a conclusione l’avventura svizzera di Naser Orić, il discusso ex comandante civile della difesa di Srebrenica durante la guerra del 1992-1995, arrestato il 10 giugno scorso sul valico franco-svizzero di Thonex-Vallard, in Svizzera, nel Cantone di Ginevra, su mandato di cattura internazionale emesso dalla giustizia serba in riferimento all’uccisione di nove civili serbi avvenuta il 12 luglio 1992 in due villaggi dell’est della Bosnia.
L’Ufficio federale di giustizia (Ufg) di Berna ha autorizzato con procedura semplificata l’estradizione di Orić in Bosnia Erzegovina, facendo riferimento a una seconda richiesta di estradizione, successiva a quella di Belgrado, presentata alle autorità elvetiche da Sarajevo, in riferimento a un procedimento per crimini di guerra contro la popolazione aperto ai danni di Orić nel 2009 e mai giunto a sentenza.
La procedura semplificata è stata permessa, come ha spiegato in una nota l’ufficio federale di giustizia, dal fatto che nell’audizione successiva all’arresto Orić si è opposto all’estradizione in Serbia ma ha acconsentito alla richiesta di estradizione bosniaca. Questo ha permesso all’Ufg di autorizzare l’estradizione in Bosnia con procedura semplificata (e con un sospiro di sollievo…), dando priorità alla Bosnia sulla base dei criteri fissati dalla Convenzione europea sull’estradizione. Nello specifico, poiché tutte e due le richieste di estradizione riguardavano fatti commessi in Bosnia Erzegovina, ed essendo Orić cittadino di quello Stato, è stata data precedenza alla richiesta di Sarajevo e con rito semplificato.
Non è stata resa nota la data del trasferimento di Orić in Bosnia per questioni di sicurezza e di rispetto della privacy.
Orić, 48 anni, è un personaggio da sempre molto discusso. Ex guardia del corpo del presidente serbo Slobodan Milošević, allo scoppio del conflitto in Bosnia Erzegovina si mette a capo della difesa di Srebrenica, per quanto non fosse un soldato di professione e la sua figura risultasse non gradita allo Stato maggiore bosniaco di Sarajevo. Considerato un eroe da molte donne di Srebrenica, è stato arrestato nel 2004 ed estradato all’Aja con l’accusa di essere responsabile delle violenze ai danni di civili serbi, e dell’omicidio di molti di loro, nei villaggi intorno a Srebrenica assediata tra il 1992 e il 1993. Condannato a due anni di detenzione dal Tribunale per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia (Tpi) nel 2006, è stato contemporaneamente rilasciato poiché aveva già scontato la pena attraverso lo strumento del carcere preventivo. L’entità della condanna scatenò le ire dell’estrema destra serba, che considerò la pena irrisoria e offensiva. La sentenza del processo d’appello, nel 2008, lo scagionò definitivamente dall’accusa di non aver fatto quanto in suo potere per impedire le uccisioni di civili serbi nell’area intorno a Srebrenica, riabilitandolo.
Per chi volesse sapere di più sulla discussa figura di Orić, consiglio il mio SREBRENICA. I GIORNI DELLA VERGOGNA e il nuovissimo SREBRENICA.LA GIUSTIZIA NEGATA, scritto a quattro mani con Riccardo Noury.

giovedì 25 giugno 2015

Haiti, cinque anni dopo il terremoto: il calvario dei dimenticati


S’intitola così una galleria fotografica pubblicata su Repubblica.it, il cui scopo è mostrare la condizione in cui vivono molti haitiani dopo il terremoto devastante del 12 gennaio 2010. Un sisma di magnitudo 7 della scala Richter che costò oltre 220.000 morti e una distruzione inimmaginabile.
All’indomani del terremoto, gli Stati Uniti del premio Nobel per la pace Barak Obama inviarono 20.000 marines sull’isola, che divenne da allora sostanzialmente, “giardino di casa di Washington” – un giardino di casa militarizzato – e da subito furono gli Usa a gestire, senza mai ascoltare la popolazione locale e i suoi bisogni, i soldi della ricostruzione. Ricostruzione che, in larga parte, non è mai avvenuta.
Questa galleria fotografica, che consigliamo vivamente, ci riporta a quei tempi, che sembrano lontanissimi, ma non lo sono. E, per quanto riguarda la nostra casa editrice, ci riporta a un libro in cui denunciammo sa subito tutto: HAITI, L’INNOCENZA VIOLATA. Beh, se volete davvero saperne di più, non potete esimervi dal leggere quel libro per prendere coscienza dell’ennesima nefandezza ordita ai danni di persone sofferenti, che da quel maledetto 12 gennaio 2010 non hanno mai più smesso di soffrire neppure per un secondo. E non riavranno probabilmente più la loro vita.

Caschi blu e stupri: rapporto Onu su quattro anni di vergogna (2010-2013)


Secondo un rapporto stilato dallo Un Office of Internal Oversight Services delle Nazioni Unite, sarebbero ben 480 i casi di violenza sessuale e di sesso in cambio di favori di cui si sono macchiati i caschi blu dell’Onu nel quadriennio 2010-2013. Il Sudafrica ha il maggior numero di accusati, nove, seguito dall’Uruguay (otto), dalla Nigeria (sette), dal Pakistan (quattro) e dall’India (tre). Tutti Paesi in cerca di visibilità internazionale e di fondi, che risultano infatti tra i principali fornitori di soldati ai contingenti Onu. Basti pensare che la sola India – dove il rapporto ha destato molto scalpore – fornisce circa 7.200 elementi delle sue forze armate alle Nazioni Unite come caschi blu.
La cifra – 480 casi – è molto alta, ma purtroppo è probabile che si tratti solo dalla punta dell’iceberg. Questo per diverse ragioni. Innanzitutto, per la consueta reticenza dei comandi a denunciare abusi e violenze da parte dei loro militari. Poi per la paura che molte vittime hanno di denunciare, per le intimidazioni che le vittime subiscono o per la mancanza di testimoni. Non è difficile pensare, vista la quantità degli scenari di guerra in cui i caschi blu sono purtroppo a oggi attivi, che quella drammatica cifra possa essere moltiplicata per dieci, e forse ci troveremmo davanti ancora a un arrotondamento per difetto.
Non è la prima volta che ci troviamo di fronte a fatti del genere e, purtroppo, non sarà l’ultima. I Balcani e la Somalia, tanto per fare due esempi, ci hanno aperto gli occhi sulla vigliaccheria di tanti caschi blu e su come ci sia molto da cambiare.
Sul dramma dello stupro da parte dei militari ai danni di vittime civili, e in particolare su questi atti odiosi compiuti da soldati uruguayani, consigliamo vivamente la lettura di Anahí del mare, di Anna Milazzo (Infinito edizioni).

Il sorriso di Charlie – Giornata mondiale in memoria delle vittime della tortura


Un estratto da un mio vecchio e caro libro, Uomini e belve.Storie dai Sud del mondo, purtroppo ancora così drammaticamente attuale.
“Charlie ha in testa un vecchio cappello di velluto beige. Sorride. Mostra de­gli splendidi denti bianchi. Grandi. Perfettamente allineati. È arrivato in Italia nel novembre 2002 dopo avere lasciato la Liberia, il suo Paese natale sconvolto dalla guerra. Charlie sorride, dunque. Lo fa affabilmente e stringe con vigore ogni mano che gli viene tesa. La sua voce somiglia a un sussurro, un fioco sof­fio quasi impercettibile. «Sono in Italia – racconta – perché un giorno d’estate del 1999 il National Patriotic Front of Liberia (Npfl) ha deciso che avrei dovuto imbracciare le armi per combattere contro altri liberiani».
«Io – riprende a raccontare Charlie – all’imposizione del National Patriotic Front risposi di no. Che non avrei mai vestito la divisa. Perché sono un paci­fista. E perché non volevo sulla coscienza dei fratelli uccisi dalle mie mani. Il Fronte non reagì bene. Nell’agosto del 1999 mi arrestarono, trascinandomi in carcere. Ho vissuto per tre anni tra quattro luride mura. Fui liberato nell’ago­sto del 2002». Ma Charlie non potrà mai più cancellare quei 36 mesi. «Non c’è stato giorno, non c’è stata ora in cui i miei carcerieri non mi imponessero umiliazioni o in cui non mi infliggessero torture e violenze fisiche e morali d’ogni genere. Ogni giorno – riprende con gli occhi velati d’angoscia – i militari mi costringevano per ore a mettermi accosciato, nella posizione di una rana, e a saltare. E questo finché non si stancavano di ridere e di divertirsi con la mia sofferenza. Spesso mi te­nevano per lungo tempo sospeso da terra, legato per le braccia o per i polsi». Ma la tortura è un’altra cosa. Mi guarda quasi attonito. Ora sembra rianimarsi. Sorride di nuovo «La tortura? Ne vuoi vedere un esempio? – fa con gli occhi lucidi, che rispecchiano il tonfo dell’anima nella palude infestata dei fantasmi dei ricordi – Ecco che cosa vuol dire essere torturati dai militari del Npfl». Avvicina una mano alla bocca. Il sorriso, quel bel sorriso fatto di denti grandi e perfettamente allineati, ora è lì, sul palmo della mano di Charlie, tenuto in­sieme da una placca rosa. «Questa – fa dopo avere rimesso la protesi in bocca – è una delle conseguenze meno spiacevoli che possono capitare a chi viene torturato. Senza contare che ogni volta, dopo essere stato picchiato, nessuno ha mai pensato di portarmi in infermeria per medicarmi le ferite».
Nell’agosto del 2002 venne proclamata un’amnistia. Il Npfl decise di svuo­tare le carceri. Dopo una tragedia lunga tre anni anche Charlie poté tornare a vedere la luce del sole. Ma, per assurdo, la sua vita era a questo punto più in pericolo di prima.”
La testimonianza di Charlie è raccontata in Uomini e belve.Storie dai Sud del mondo di Luca Leone ed è liberamente disponibile per la stampa citando la fonte © Infinito edizioni – 2015.

26 giugno: Giornata mondiale in memoria delle vittime della tortura

"Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamenti o punizioni crudeli, disumani e degradanti recita l’articolo 5 della Dichiarazione universale dei diritti umani sancendo uno dei diritti umani più saldamente protetti dal diritto internazionale. Infatti, oltre a essere affermato nella Dichiarazione universale dei diritti umani e ribadito in strumenti internazionali – come il Patto internazionale per i diritti civili e politici – e regionali, il divieto di tortura viene sancito in una Convenzione ad hoc nel 1984: la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani e degradanti.
Il divieto di tortura è assoluto: questo significa che un pubblico ufficiale o una persona che agisca a titolo ufficiale non possa mai infliggere intenzionalmente dolore o sofferenze gravi a un’altra persona anche in situazioni di emergenza, quali una guerra, una catastrofe naturale o creata dall’uomo.
Nonostante l’obbligo per gli Stati parte della Convenzione di considerare reato la tortura, indagare in modo approfondito e imparziale su qualsiasi denuncia e perseguire i responsabili, la tortura è ancora oggi molto diffusa; negli ultimi cinque anni Amnesty International ha registrato casi di tortura in 141 Paesi al mondo.
“Il 23 giugno il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha rassicurato le forze di polizia che il reato di tortura non è contro di loro”, commenta Riccardo Noury, portavoce della sezione italiana di Amnesty International. “Ma mai nessuna delle organizzazioni per i diritti umani che dal 1989 chiedono che l'Italia si doti di una norma contro la tortura – continua Noury – ha sostenuto che quel reato dovesse essere usato "contro" la polizia. Piuttosto, dovrebbe essere usato per tutelare le persone dalla tortura e dare giustizia alle vittime della tortura.

mercoledì 24 giugno 2015

“Il grande cuore dei bosniaci”: Miralem Pjanić e Srebrenica, vent'anni dopo


Srebrenica, l’11 luglio del 1995. Oltre diecimila maschi tra i 12 e i 76 anni vengono catturati, torturati, uccisi e inumati in fosse di massa. Stesso destino hanno alcune giovani donne abusate dalla soldataglia. Le vittime sono bosniaci musulmani, da oltre tre anni assediati dalle forze ultranazionaliste serbo-bosniache agli ordini di Ratko Mladić e dai paramilitari serbi.
Abbiamo chiesto al calciatore della Nazionale della Bosnia Erzegovina Miralem Pjanić di parlarci dei suoi ricordi di quegli anni.
Quando è scoppiata la guerra in Bosnia avevi due anni, quando è ter­minata ne avevi cinque. Impossibile ricordare direttamente, dunque. Hai trascorso quegli anni, e quelli del dopoguerra, all’estero. Durante la tua crescita, nella tua famiglia, si parlava della guerra? In altre pa­role, quando hai “scoperto” cosa era successo nel tuo Paese durante gli anni della tua infanzia? E che impressione ti ha fatto?
Non ho ricordi della guerra, sono andato via dalla Bosnia nel 1991 e sono tornato per la prima volta nel 1996. Ricordo che i tank a distanza di anni passavano ancora in città per rassicurare la gente… Ero piccolo e impressionato, quando sono cresciuto ho appreso meglio le vicende della storia, è stata una cosa bruttissi­ma, è morta tanta gente. Mi raccontano spesso del genocidio di Srebrenica, una storia molto triste. Un giorno andrò a Srebrenica per vedere e sentire.
Hai giocato con la nazionale Under 18 del Lussemburgo e, in teoria, avresti potuto prendere cittadinanza francese (eri arrivato al Metz an­cora minorenne) e sicuramente saresti diventato una colonna di quella nazionale. Cosa ti ha spinto a giocare nella “tua” nazionale?
È vero, avevo la possibilità di giocare sia per la Francia sia per il Lussemburgo. Ma a spingermi è stato il mio cuore. Sognavo di aiutare il mio Paese a diventare calcisticamente forte come gli altri. Volevo che si parlasse bene della Bosnia. Volevo donare un sorriso alla gente. La gente bosniaca ha sofferto tanto. I calciatori sono amati e ogni volta che vengo chiamato do il massimo per vincere. Penso e spero che i tifosi possano dimenticare per qualche ora i problemi della quotidianità e divertirsi un po’, quando giochiamo.
Della nazionale della Bosnia Erzegovina fanno parte calciatori ap­partenenti alle diverse comunità del Paese. Come sono i rapporti perso­nali? Il tema di una guerra terminata meno di vent’anni fa influisce? Avete mai parlato di Srebrenica?
Lo sport unisce le persone. È così anche da noi, non c’è mai stato nessun problema. Tutti coloro che vengono a giocare per la Bosnia sono i benvenuti. L’unica cosa che conta è che vogliano il bene della Nazionale. Onestamente non parliamo troppo di quello che è accaduto. Ogni tanto ascoltiamo i racconti di qualche giocatore cresciuto in Bosnia durante la guerra. Non deve essere stato facile per loro…

Il testo di Pjanić è raccolto interamente in Srebrenica. La giustizia negata, e può essere liberamente utilizzato dalla stampa a questo link citando la fonte ©Infinito edizioni – 2015. 
Srebrenica. La giustizia negata  è il lavoro di Riccardo Noury e Luca Leone i quali penetrano nel buco nero della guerra e del dopoguerra bosniaco e nel vuoto totale di giustizia che ha seguito il genocidio di Srebrenica, una delle pagine più nere della storia europea del Novecento e sicuramente la peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale.

lunedì 22 giugno 2015

Srebrenica, Mosca in campo contro la risoluzione di Londra per il ventennale del genocidio

La risoluzione presentata dalla Gran Bretagna al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con l’obiettivo di ricordare le vittime del genocidio di Srebrenica e di facilitare la pacificazione nazionale in Bosnia Erzegovina “interpreta gli eventi in una maniera non corretta, anche dal punto di vista legale”: parola di Sergej Lavrov, ministro degli Esteri russo, in occasione di una conferenza stampa congiunta durante il recente “Forum di San Pietroburgo” con il padre-padrone della Repubblica serba di Bosnia, il milionario ultranazionalista Milorad Dodik, che da giorni chiede sostegno e protezione a Mosca contro la proposta di testo londinese, che sarà discussa al Palazzo di Vetro il prossimo 7 luglio. Dalle parole di Lavrov trapela dunque l’idea che l’interpretazione “corretta” del genocidio, per Mosca, sia quella negazionista, in linea con i desiderata ormai ventennali dell’estremismo serbo-bosniaco.
“La proposta di risoluzione è completamente contro i serbi”, ha infatti precisato Lavrov, spazzando via ogni dubbio sulla posizione del governo di Vladimir Putin.
Il ministro degli Esteri russo non ha spiegato se Mosca intenda porre il veto sull’approvazione della risoluzione, ma questo è quanto auspica pubblicamente Dodik, mentre la posizione del governo di Belgrado in proposito è ancora divisa, quindi incerta.
Sembra destino che per le 10.701 vittime di Srebrenica (da vent’anni “spacciate” per 8.500 da una stampa cieca ai documenti e sorda alle testimonianze) e per i circa 30.000 sopravvissuti non debba esservi né pace né giustizia. Almeno secondo la dottrina moscovita, in questo rigurgito violento e riprovevole di guerra fredda che l’Europa – e l’Italia spesso quasi inconsapevolmente, in linea con quel che da sempre siamo – sta vivendo.

Bologna, 24 giugno: "Srebrenica. I giorni della vergogna" in Sala Borsa


Giugno:
- mercoledì 24 giugno, BOLOGNA, Auditorium della Sala Borsa, piazza del Nettuno 3, ore 17,30; modera Matteo Pagliani; organizzano Sala Borsa, TrekkingItalia, Amnesty International Bologna, Donne ANPI, Adottando, Nema problema;
- sabato 27 giugno, PONTE SAMOGGIA, VALSAMOGGIA(BO), Centro Sociale Raimondi, via Sandro Pertini 44, ore 18,00, organizza l’associazione Nema Problema;
- domenica 28 giugno, MONTELEONE DI RONCOFREDDO (FC), piazza Byron, ore 19.30; organizza il Centro per la Pace di Cesena; a seguire, alle 21,30, Roberta Biagiarelli in “A come Srebrenica”.
Luglio:
- domenica 5 luglio, COLLECCHIO (PARMA)Festa Multiculturale, “Srebrenica 20 anni dopo”, presentazione libro “Srebrenica. La giustizia negata” di e con Luca Leone e Riccardo Noury, via le Valli, 2, Collecchio (Parma), ore 21,00; modera Laura Caffagnini; a cura del Gruppo Bosnia di Azione cattolica;
- venerdì 10 luglio, BOLOGNA, Radio Anch’io, in definizione.
- sabato 11 luglio, ANCONA, Festa per la Libertà dei Popoli, Forte Altavilla, palco centrale, ore 19,00; modera Paolo Pignocchi, vicepresidente di Amnesty International; organizzano Amnesty International e Festa per la Libertà dei Popoli;
- giovedì 16 luglio, ROSOLINA MARE (ROVIGO), nell’ambito di “Voci per la libertà - Una canzone per Amnesty”, orario serale, in definizione.

Michele Caricato ospite di Licia Colò: cos’è successo nella puntata?


Lo scorso venerdì sera alle 19,25 Michele Caricato, cinofilo e addestratore canino, autore di Non mi piace stare solo. Come prevenire e affrontare l’ansia da separazione del nostro cane, è stato ospite di Licia Colò nel programma Animali e Animali, in onda su TV2000.
I cani, dal tempo dei tempi, sono i migliori amici dell’uomo, ma – come sottolinea il nostro autore durante la trasmissione – noi padroni ripaghiamo il nostro cane con la stessa moneta? Siamo sicuri di prenderci cura dei nostri pelosi e affettuosi quadrupedi al meglio e di rispettare la loro natura? Sembra scontato, ma dobbiamo ricordarci che il cane non è un essere umano e, per quanto ci voglia bene e sia una creatura intelligente e che può anche salvare la nostra vita in certe occasioni, è un animale con bisogni sia fisiologici che psicologici da rispettare durante la sua “giornata di lavoro”.
Durante la puntata, alla presenza di alcuni addestratori e campioni di Agility o di padroni di cani che hanno vinto tanti concorsi, il nostro autore ha introdotto il concetto di ansia da separazione del nostro cane e di come si può prevenire questo disturbo che provoca tanto dolore e sofferenza ai nostri amici quadrupedi.
In Non mi piace stare solo l’autore spiega alcuni semplici passi per evitare di creare agitazione nel nostro amico a quattro zampe quando noi non ci siamo e illustra, con l’aiuto di tante immagini, alcuni esercizi da eseguire insieme al cane, in modo da creare un’unione unica e salutare, che farà vivere meglio non solo il nostro cane, ma anche noi stessi.
La conduttrice Licia Colò, una delle più note personalità da sempre impegnate nel rispetto di natura e ambiente e amica degli animali, ha presentato il libro di Michele Caricato mostrandolo in primo piano alle telecamere e l’addestratore, per concludere il suo intervento, ha raccontato una delle sue ultime esperienze nella rieducazione di cani con problemi comportamentali.
Va in onda un breve video di un cane-paziente “in cura” da Michele Caricato con un grave problema di fiducia e di approccio alla ciotola del cibo. Grazie ad alcuni esercizi, molto simili ai percorsi di Agility illustrati in diretta durante la puntata, il nostro autore ha abituato il cane ad avvicinarsi al momento della pappa in modo più sereno, riuscendo a sfogare così la sua frustrazione.
Buona visione!

venerdì 19 giugno 2015

Giornata mondiale del rifugiato 2015: da Ventimiglia


Si celebra il 20 giugno la Giornata mondiale del Rifugiato, promossa dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr). Numeri impressionanti sono raccolti nel rapporto stilato dall’Unhcr: 60 milioni di persone, 8,3 milioni più dello scorso anno, 23 milioni più di dieci anni fa. Sono uomini, donne e soprattutto bambini, oltre la metà, i rifugiati, richiedenti asilo, sfollati e apolidi nel mondo nel 2014.
Abbiamo chiesto al nostro autore e storico Enzo Barnabà, che ha sapientemente raccontato di quando i migranti eravamo noi, nelle saline francesi di fine Ottocento in Aigues Mortes, il massacro degli italiani tra pochi giorni in libreria, una breve riflessione.
“Io vivo a Grimaldi a poche centinaia di metri da Ponte San Ludovico, dove la polizia francese sta bloccando i migranti. Voglio riferire un episodio occorsomi qualche giorno fa. Ero davanti alla porta di casa quando, dal sentiero che sale su verso il paese vedo arrivare tre giovani di colore (due ragazzi e una ragazza) che fanno cenno di volermi parlare. Hanno una ventina d'anni e sono probabilmente eritrei. Li aspetto. Quando sono vicini, uno dei ragazzi mi dice "church, church" e, per farmi meglio capire, giunge le mani e fa per inginocchiarsi. Gli faccio cenno che ho capito e gli indico la direzione della chiesetta del paese che si trova a un centinaio di metri. Mi ringraziano chinando il capo e si avviano in quella direzione. Chissà quante volte - dico tra me e me - attraversando il Sahara o il Mediterraneo su incerti barconi, avranno fatto quanto si accingono a fare.
Successivamente, non li ho più visti passare. Probabilmente non sono ritornati sugli scogli della frontiera e hanno continuato il loro cammino prendendo il sentiero che va verso nord e che poi, attraversata la passerella sul torrente, si inerpica verso ponente, sfiora il Passo della Morte e arriva a Garavan, il quartiere di Mentone più vicino all’Italia. È il “Sentiero della Speranza” che da più di un secolo viene percorso da chi spera di trovare al di là della frontiera una vita migliore: antifascisti, ebrei, migranti economici di ogni nazionalità. A decine si contano i decessi di chi ha sbagliato strada ed è precipitato dalle falesie che guardano il mare. L’ultimo italiano si chiamava Mario Trambusti, un giovane panettiere di Bagno a Ripoli. Più fortuna ha avuto Robert Baruch, ebreo meranese, che ha potuto sfuggire alle leggi razziali percorrendo lo stesso cammino e della cui esistenza, giunto a Nizza, si è affrettato, mediante uno schizzo, a informare la propria comunità. Il problema, giunti in Francia, era quello di non essere ricacciati indietro dalla polizia. Lo stesso rischio che hanno corso i tre giovani eritrei”.

Rifugiati, sfollati, richiedenti asilo: una tragedia per 60 milioni di persone

Sono 60 milioni di persone, 8,3 milioni più dello scorso anno, 23 milioni più di dieci anni fa. Questi sono i numeri dei rifugiati, richiedenti asilo, sfollati e apolidi nel mondo nel 2014, secondo il rapporto appena pubblicato dall’Unhcr, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato che cade il 20 giugno.
Non sono mai stati così tanti, e non sono mai state così poche le persone che riescono finalmente a tornare in ciò che rimane della loro casa.
Ogni giorno, nel 2014, un esercito di 42.500 uomini, donne e bambini, la metà del totale, un numero impressionate, è scappato dalla propria casa, ha lasciato la propria terra con un’incertezza sul proprio futuro difficile da immaginare.
"È terrificante – dice l'Alto commissario per i Rifugiati, António Guterres – che
da un lato coloro che fanno scoppiare i conflitti risultano sempre i più impuniti, e dall'altro sembra esserci una totale incapacità da parte della comunità internazionale a lavorare insieme per costruire e mantenere la pace".
"Negli ultimi cinque anni – si legge nel rapporto – sono scoppiati o si sono riaccesi almeno 15 conflitti: otto in Africa (Costa d'Avorio, Repubblica Centrafricana, Libia, Mali, Nigeria, Repubblica democratica del Congo, Sud Sudan e quest'anno Burundi); tre in Medio Oriente (Siria, Iraq e Yemen), uno in Europa (Ucraina) e tre in Asia (Kirghizistan, Myanmar e Pakistan)". Ogni nuova crisi dissemina morti e distruzioni, ma diventa anche una sorgente di esodi forzati che si diffondono nel resto del pianeta.
In tutto il mondo, secondo i calcoli dell’Unhcr, i rifugiati sono 19,5 milioni, gli sfollati interni 38,2 milioni e i richiedenti asilo 1,8 milioni. Nella classifica dei Paesi ospitanti, al primo posto è salita la Turchia con 1,59 milioni di persone, seguita dal Pakistan che accoglie 1,51 milioni di rifugiati e dal Libano che ne ospita 1,15, dall'Iran, dall'Etiopia e dalla Giordania.

Alla luce di queste riflessioni segnaliamo per approfondimenti sul tema la nostra sezione Migranti e, in particolare, questi due titoli:
La trappola. L'odissea dell’emigrazione, il respingimento, la rinascita” di Clariste Soh Moube, una giovane donna, africana, calciatrice che sogna Mbeng, l’Europa. Il racconto di un viaggio che è una vita – settemila chilometri in otto anni. Un percorso lungo e tortuoso nel tempo e nello spazio, aggrappata al football per avvicinare l’Europa. La storia di un inganno, di un sogno – la fortezza Mbeng – che è illusione. E la narrazione di una rinascita, ritornando all'Africa.
A Lampedusa. Affari, malaffari, rivolta e sconfitta dell'isola che voleva diventare la Porta d'Europa” di Fabio Sanfilippo e Alice Scialoja, che spiega come Lampedusa non è, e non è stata, solo l’epicentro degli sbarchi irregolari ma è il simbolo di un’Italia furba seppure dal cuore grande.

Nutrire meglio noi stessi e il pianeta


Infinito edizioni – nuovo in libreria

di Giuseppe Coco
prefazione di Stefano Momentè
introduzione di Annamaria Manzoni

Nutrire meglio noi stessi e il pianeta

Soddisfare la fame è uno dei bisogni primari dell’uomo e scegliere di mangiare in maniera consapevole e non dannosa per gli animali o l’ambiente è un passo successivo che richiede maturazione e consapevolezza.

Padrone, non mi piace stare solo!


Infinito edizioni – nuovo in libreria
di Michele Caricato
prefazione di Lucilio Santoni

Padrone, non mi piace stare solo!

Il cane è il migliore amico dell’uomo da sempre, da quando nella preistoria cani e uomini andavano a caccia insieme e si aiutavano a vicenda per la sopravvivenza quotidiana. Siamo sicuri, però, che anche l’uomo sia il migliore amico del cane e che faccia di tutto perché stia bene?
A prima vista può sembrare così: il nostro amico a quattro zampe è felice quando sta con noi. Ci fa le feste, scodinzola, vuole assolutamente la nostra totale attenzione, ci accompagna volentieri quando passeggiamo, corriamo o andiamo in bici e protegge gli spazi della nostra famiglia, di qualunque taglia o razza stiamo parlando.

giovedì 18 giugno 2015

Per Zuroff, direttore del Centro Wiesenthal, a Srebrenica non vi fu genocidio...

I paragoni tra l’Olocausto e il genocidio di Srebrenica “sono orribili”: parola di Efraim Zuroff, storico di origini statunitensi (classe 1948) e direttore del Centro Wiesenthal di Gerusalemme. In un’intervista rilasciata al quotidiano belgradese Politika, il successore di Simon Wiesenthal è andato persino oltre: “Né il Rwanda né Srebrenica rappresentano uno sterminio di massa su scala industriale”, ha detto Zuroff, che si è spinto, in un passaggio, ad affermare addirittura che “la decisione di definire Srebrenica un genocidio è stata presa per ragioni politiche”.
Dichiarazioni farneticanti che gettano benzina sul fuoco dell’estremismo in salsa balcanica in un passaggio storico e politico delicatissimo per l’area.
Ecco cosa accade quando un nuovo trombone si unisce alla fanfara stonata del negazionismo…

mercoledì 17 giugno 2015

18 giugno, "Srebrenica. La giustizia negata" a Fiorano e a Fano

Giovedì 18 giugno doppio appuntamento con SREBRENICA. LA GIUSTIZIA NEGATA. Io sono a Fiorano (MO), il mio socio Riccardo Noury a Fano.
Ecco qui le locandine delle due iniziative e, a seguire, i prossimi appuntamenti fino all'11 luglio.


- giovedì 18 giugno, FIORANO (MO), BLA Biblioteca, via Silvio Pellico 9, ore 21,00; organizza l’associazione culturale Le Graffette; modera Matteo Pagliani;
- giovedì 18 giugno, FANO, nell’ambito di Passaggi, Festival della saggistica, presso la ex Chiesa San Domenico, ore 21,30. Dialoga con Riccardo Noury, Ennio Remondino;
- mercoledì 24 giugno, BOLOGNA, Auditorium della Sala Borsa, piazza del Nettuno 3, ore 17,30; organizzano Sala Borsa, TrekkingItalia, Amnesty International Bologna, Donne ANPI, Adottando, Nema problema;
- sabato 27 giugno, PONTE SAMOGGIA, VALSAMOGGIA(BO), Centro Sociale Raimondi, via Sandro Pertini 44, ore 18,00, organizza l’associazione Nema Problema;
- domenica 28 giugno, MONTELEONE DI RONCOFREDDO (FC), piazza Byron, ore 19.30; organizza il Centro per la Pace di Cesena; a seguire, alle 21,30, Roberta Biagiarelli in “A come Srebrenica”.
- domenica 5 luglio, COLLECCHIO (PARMA), Festa Multiculturale, “Srebrenica 20 anni dopo”, presentazione libro “Srebrenica. La giustizia negata” di e con Luca Leone e Riccardo Noury, ore 21,00; a cura del Gruppo Bosnia di Azione cattolica;
- sabato 11 luglio, ANCONA, Festa per la Libertà dei Popoli, Forte Altavilla, palco centrale, ore 19,00; modera Paolo Pignocchi, vicepresidente di Amnesty International; organizzano Amnesty International e Festa per la Libertà dei Popoli.
Vi aspettiamo!

"I bastardi di Sarajevo", scrive un lettore milanese

Ricevo via Facebook e molto volentieri pubblico.


Buongiorno Luca, ci siamo conosciuti a San Giuliano Milanese nel febbraio 2015, quando hai presentato il tuo libro "Ibastardi di Sarajevo". Da un po' volevo scriverti, per farti i complimenti per il libro. L’ho letto e mi è piaciuto molto. Un libro duro, tosto, a tratti un po' triste, ma per il semplice fatto che trasuda verità. Non conoscevo bene la vicenda della Bosnia e questo libro mi ha fatto riflettere molto. Prossimamente mi sono promesso di leggere sempre un tuo libro sull'argomento.
Molte cose raccontate nel libro sono veramente dure (tipo la storia degli sniper) e certe scene, come il dialogo finale tra il politico e il Professore, non sembrano così lontane da un certo modo di fare politica in Italia. Il libro parla della Bosnia e di molta sofferenza fra la popolazione, ma anche di buoni esempi. È vero quando dicevi che la Bosnia è donna, perché dal libro, a mio parere, gli esempi migliori vengono dalle donne. Pur essendo ambientato non in Italia, certi problemi raccontati mi sembrano drammaticamente italiani e molto vicini a noi, quindi ti rinnovo i miei umili complimenti.
Cordialmente,
Diego Scanzano

Grazie Diego, grazie a tutti i lettori che scrivono per darmi fondamentali feedback sul mio lavoro.

martedì 16 giugno 2015

"Srebrenica. La giustizia negata" oggi a Lacchiarella (MI)


Le prossime date di giugno:
- martedì 16 giugno, LACCHIARELLA (MI), presso la sala Alpini della Rocca Viscontea, Piazza Risorgimento 1, ore 21,00; modera Silvio Ziliotto; organizzano l'associazione Amici della Mongolfiera per Lu.I.S. e Lacchiarella in movimento, con il patrocinio del Comune di Lacchiarella;
- giovedì 18 giugno, FIORANO (MO), BLA Biblioteca, via Silvio Pellico 9, ore 21,00; organizza l’associazione culturale Le Graffette; modera Matteo Pagliani;
- giovedì 18 giugno, FANO, nell'ambito di Passaggi, Festival della saggistica, presso la ex Chiesa San Domenico, ore 22,00. Dialoga con Riccardo Noury, Ennio Remondino;
- mercoledì 24 giugno, BOLOGNA, Auditorium della Sala Borsa, piazza del Nettuno 3, ore 17,30; organizzano Sala Borsa, TrekkingItalia, Amnesty International Bologna, Donne ANPI, Adottando, Nema problema;
- giovedì 25 giugno, ROMA, Summer School per Operatori di pace, Cittadella della Carità, Via Casilina Vecchia 19; ore 15,00; organizza Caritas Mondialità;
- sabato 27 giugno, PONTE SAMOGGIA - CALCARA (BO), Centro sociale Raimondi, ore 18,00, organizza l’associazione Nema Problema;
- domenica 28 giugno, MONTELEONE DI RONCOFREDDO (FC), piazza Byron, ore 19.30; organizza il Centro per la Pace di Cesena; a seguire, alle 21,30, Roberta Biagiarelli in “A come Srebrenica”.
A seguire, le date di luglio.

Anche Mosca contro la risoluzione di Londra su Srebrenica

Come era scontato che fosse, dopo Belgrado e Banja Luka anche la Russia di Vladimir Putin ha espresso la sua contrarietà alla bozza di risoluzione che la Gran Bretagna intende presentare al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per ricordare le vittime di Srebrenica nel ventennale del genocidio e auspicare la completa pacificazione del Paese balcanico. A detta del presidente della Commissione Esteri del parlamento (Duma) russo, Aleksiej Pushkov, in visita in Serbia, la bozza di risoluzione che dovrebbe essere discussa il prossimo 7 luglio al Palazzo di Vetro di New York è destinata ad arrecare più svantaggi che vantaggi e rischia di mettere contro le popolazioni musulmane e quelle ortodosse locali.
L’altro ieri il padre e padrone della Repubblica serba di Bosnia (Rs), il milionario ultranazionalista Milorad Dodik, aveva espresso totale contrarietà verso l’iniziativa britannica e aveva rimarcato una volta di più che la Bosnia Erzegovina non è nella condizione di continuare sulla strada unitaria decisa dagli Accordi di Dayton, arrivando una volta di più ad auspicare la secessione dell’Entità, fortemente voluta da Mosca in questa triste epoca di rigurgiti di nazionalismi e negazionismi e di rinnovata guerra fredda.
Ogni commento è superfluo. Russia, Serbia e Repubblica serba di Bosnia non volendo condannare il genocidio si schierano apertamente al fianco di chi lo ha perpetrato, dunque si pongono al di fuori della stessa comunità internazionale e del diritto internazionale. Chi più soffre questa situazione sono, una volta di più, le superstiti di Srebrenica, dove tra l’11 e il 16 luglio 1995 furono massacrate 10.701 persone, tutti civili e quasi tutti maschi di età compresa tra i 12 e i 76 anni. Chi più se ne avvantaggia sono gli estremisti, non solo quelli dell’universo ortodosso, ben rappresentati dagli attuali governi russo, serbo e serbo-bosniaco, ma anche quelli del mondo islamico, turchi e sauditi in testa, che approfitteranno di questa ingiustificabile alzata di scudi russo-serba. È un preciso disegno, questo, non qualcosa di lasciato al caso. Su questo non vi sono più dubbi. Ed è stato reso possibile dal pressappochismo e dalla superficialità con cui l’Unione europea e i nostri mediocri rappresentanti hanno, in questi ultimi vent’anni, trattato la tragedia bosniaca.

lunedì 15 giugno 2015

“Srebrenica. La giustizia negata”, "un libro importante e unico"

Dieci anni dopo, SREBRENICA. I GIORNI DELLA VERGOGNA continua a essere, con mia grande soddisfazione, un testo di riferimento per lettori di ogni età ed estrazione. Oltre diecimila persone lo hanno acquistato e molte di più lo hanno letto. È una grande gioia, e lo è soprattutto in riferimento al fatto che quel lavoro aveva e ha lo scopo di gettare finalmente un po’ di luce su quanto accaduto a Srebrenica nel luglio del 1995 e che la sua attualità è determinata dall’ondata di negazionismo e di revisionismo che normalmente e squallidamente precede ogni anniversario del genocidio di Srebrenica. È questo il momento in cui, infatti, i criminali che hanno commesso quel genocidio, i loro accoliti, i fiancheggiatori e tutto il popolo degli estremisti ignoranti pasciuti a slogan elementari ma a effetto, tirano fuori il peggio di sé per negare ciò che non può essere negato.
Mi fa piacere allora pubblicare la mail di questa lettrice, perché vuol dire che il lavoro di chi, come me, vuole fare testimonianza e memoria, non è inutile, ma solo tanto lungo e paziente.

Ciao Luca,
volevo ringraziarti per aver scritto SREBRENICA. I GIORNI DELLA VERGOGNA. L’ho trovato un libro davvero importante, e unico. 
Oltre a confermare le tue grandi doti di illustrazione dei fatti, l’ho trovato uno dei pochi e rarissimi libri davvero esaustivi riguardo Srebrenica, che raccontino i fatti in modo veritiero e non di parte,
e trasmette poi tutta la tua passione e il legame che provi nei confronti di questo tema e delle persone che sono state coinvolte, purtroppo, in questa tragedia, coinvolgendo anche il lettore.
Ho avuto un sobbalzo quando hai menzionato la storia dell'olandese tornato a vivere a Srebrenica, in quanto proprio l'anno scorso (nella tavola calda vicino al minimarket nel centro della cittadina) credo di aver fatto la sua conoscenza. I miei compagni di viaggio negavano che potesse essere uno di QUEGLI olandesi, ma ora ne ho avuto quasi la conferma e rimango ancora più sbalordita/interdetta dalla sua scelta.
Con grande stima e affetto, ti ringrazio ancora di cuore.
A presto.
Giulia Pasqualin

venerdì 12 giugno 2015

Fine settimana a Giavera del Montello, poi Lacchiarella, Fiorano e Fano per "Srebrenica. La giustizia negata"

Giorni pieni per SREBRENICA. LA GIUSTIZIA NEGATA. Tra il 13 e il 18 giugno saremo a Giavera del Montello, vicino Treviso, a Lacchiarella (Milano), Fiorano e Fano. Poi si continua senza sosta fino all'11 luglio.
- sabato 13-domenica 14 giugno, GIAVERA DEL MONTELLO (TREVISO), Villa Wassermann, Festival delle culture, XX edizione dedicata ai “Venti di dialogo… camminando sul filo”, ore 17.00; partecipano Luca Leone, Riccardo Noury, Mario Boccia, Kanita Fočak.
A Giavera del Montello rimarrò anche domenica con uno stand ad hoc con pressoché tutta la nostra collana Orienti e una selezione delle altre collane.
 - martedì 16 giugno, LACCHIARELLA (MI), presso la sala Alpini della Rocca Viscontea, Piazza Risorgimento 1, ore 21,00; modera Silvio Ziliotto; organizzano l'associazione Amici della Mongolfiera per Lu.I.S. e Lacchiarella in movimento, con il patrocinio del Comune di Lacchiarella.


Srebrenica, la risoluzione velenosa che rischia di far litigare Londra e Belgrado

Da alcuni giorni negli ambienti del Palazzo di Vetro di New York sta girando la bozza di un testo di risoluzione sul genocidio di Srebrenica che la Gran Bretagna vorrebbe sottoporre all’approvazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in vista della ricorrenza del ventesimo anniversario del genocidio compiuto nell’ex enclave dell’Onu tra l’11 e il 15 luglio 1995 dalle forze armate serbo-bosniache e dai paramilitari serbi, costato la vita a oltre diecimila persone.
La notizia ha allarmato ad altissimi livelli il governo ultraconservatore serbo, che nella persona del vice primo ministro e ministro degli Esteri Ivica Dačić ha chiesto chiarimenti all’ambasciatore di Londra a Belgrado.
Dal poco che si sa a proposito di questa bozza di risoluzione, si tratterebbe di un testo che dovrebbe rendere omaggio alle vittime del genocidio e incoraggiare passi in avanti verso la riconciliazione, nel nome di un miglior futuro per la Bosnia Erzegovina. L’esatto contenuto del testo della risoluzione sarebbe in queste ore ancora oggetto di negoziato e di cesellamento a New York.
A breve vedremo se il Consiglio di sicurezza avrà il coraggio di esprimere finalmente una posizione in riferimento al genocidio di Srebrenica. A Belgrado fanno finta d’essere preoccupati, ma in realtà dormono sonni relativamente tranquilli perché sanno che zar Putin veglia sui suoi figlioli prediletti.
E a Londra? Vuoi che nel nome dell’ultracentenario idillio anglo-serbo, tra i due governi conservatori possa consumarsi un simile strappo?

giovedì 11 giugno 2015

Srebrenica, Naser Orić arrestato in Svizzera su mandato di cattura serbo

Piccolo giallo internazionale sul valico franco-svizzero di Thonex, in Svizzera, nel Cantone di Ginevra, dove ieri intorno alle 12,30 è stato arrestato dalla locale polizia Naser Orić, ex autoproclamato comandante della difesa di Srebrenica durante la guerra del 1992-1995.
L’arresto di Orić, 48 anni, è stato effettuato su mandato di cattura internazionale emesso dalla giustizia serba in riferimento all’uccisione di nove civili serbi avvenuta il 12 luglio 1992 in due villaggi dell’est della Bosnia. Ne ha dato notizia la radio belgradese B-92.
Orić è un personaggio da sempre molto discusso. Ex guardia del corpo del presidente serbo Slobodan Milošević, allo scoppio del conflitto in Bosnia Erzegovina ritroviamo l’uomo a capo della difesa di Srebrenica, per quanto non fosse un soldato di professione e la sua figura risultasse non gradita allo Stato maggiore bosniaco di Sarajevo. Considerato un eroe da molte donne di Srebrenica, è stato arrestato nel 2004 ed estradato all’Aja con l’accusa di essere responsabile delle violenze ai danni di civili serbi, e dell’omicidio di molti di loro, nei villaggi intorno a Srebrenica assediata tra il 1992 e il 1993. Condannato a due anni di detenzione dal Tribunale per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia (Tpi) nel 2006, è stato contemporaneamente rilasciato poiché aveva già scontato la pena attraverso lo strumento del carcere preventivo. L’entità della condanna scatenò le ire dell’estrema destra serba, che considerò la pena irrisoria e offensiva. La sentenza del processo d’appello, nel 2008, lo scagionò definitivamente dall’accusa di non aver fatto quanto in suo potere per impedire le uccisioni di civili serbi nell’area intorno a Srebrenica, riabilitandolo.
Ieri le associazioni delle donne di Srebrenica hanno protestato per l’arresto, così come alcuni politici musulmani bosniaci. Ora toccherà alla giustizia svizzera determinare se Orić sia estradabile o meno a Belgrado per essere sottoposto a processo. Secondo l’avvocata di Orić, Lejla Čović, l’arresto è infondato poiché il mandato di cattura emesso dalla giustizia serba sarebbe stato revocato dall’Interpol, dunque il fermo dell’uomo sarebbe arbitrario. La vicenda è destinata ad appassionare – e purtroppo a dividere, ancora una volta – l’opinione pubblica serba e bosniaca nelle prossime settimane, forse persino nei prossimi mesi.
Per chi volesse sapere di più sulla discussa figura di Orić, consiglio il mio SREBRENICA. I GIORNI DELLA VERGOGNA e il nuovissimo SREBRENICA. LA GIUSTIZIA NEGATA, scritto a quattro mani con Riccardo Noury.

mercoledì 10 giugno 2015

I volontari del Friuli Venezia Giulia si mobilitano per i migranti

Ricevo e volentieri diffondo, anche per dimostrare che c'è, ed è ben vivo e attivo, un Nord-Est non leghista e ancora dai tratti umani.


Cari amici,
Tenda per la Pace e i Diritti organizza una raccolta di generi di prima necessità per le persone che fuggono dalle guerre e che, attraverso la cosiddetta Balkan Route, arrivano in regione.
Gli aiuti raccolti verranno consegnati ai volontari che nelle diverse province stanno sostenendo i richiedenti asilo non accolti in strutture convenzionate con il Governo.
In questo momento le persone che dormono in strada sono circa 80 a Trieste, 70 a Gorizia, oltre 100 a Udine e, da ieri, il Comune di Romans d'Isonzo ha attivato un campo di accoglienza per circa 40 persone, anche questo spazio è gestito da volontari e il Comune non riceve sostegno dal Governo
Per un FVG accogliente serve l'aiuto di tutti!!!
Diffondete pure
Tenda per la Pace e i Diritti

venerdì 5 giugno 2015

“Srebrenica. La giustizia negata”, un gran bel riscontro da Cuneo


Ricevo da un'affezionata e cara lettrice e con grande piacere pubblico!

Caro Luca,
ho finito di leggere  da mezz'ora il vostro libro e ho sentito il bisogno di scriverti subito, fresca fresca di emozioni...
Neanche a dirlo, anche questo libro mi è piaciuto molto:
- Mi è piaciuta molto la copertina, la sensazione è quella di "inghiottire un vetro rotto", un lento dolore che   penetra nella carne pensando a tutte queste persone uccise, trucidate, violate nei loro poveri resti con  lo spostamento in fosse comuni secondarie e terziarie, ma è la storia di Srebrenica, non ci sono parole o fotografie “carine” per descrivere un genocidio.
- Mi è piaciuta la scelta della struttura “a dialogo”  tra te e Noury.
- Mi sono piaciuti gli argomenti trattati, una serie di  approfondimenti importanti, come quando avete parlato del tribunale dell'Aja e altri approfondimenti “dovuti” e di cui tutti noi che amiamo la Bosnia e i suoi abitanti sentivamo veramente la necessità, come l'uso della parola genocidio per Srebrenica, il pericoloso messaggio di impunità per i carnefici, il puntualizzare i fatti realmente accaduti quando  pseudo giornalisti si schierano tra i negazionisti, gli spunti importanti sull’islamismo.
- Mi sono piaciute le citazioni delle associazioni e di coloro che hanno fatto e stanno facendo la differenza in uno stato allo sbando, non bisogna mai stancarsi di citarli come puntualmente fai tu.
È un libro emozionante che ti coinvolge dalle prime righe, meno di due giorni per leggerlo.
È anche un libro duro, ma non ci sono alternative...
Tutti dovrebbero leggerlo, è un libro che non può mancare nella propria libreria.
Bravi, bravi veramente, sarà sicuramente un libro che consiglierò agli amici più cari.
Un abbraccio, a presto!
Sabrina Micalizzi
Cuneo

giovedì 4 giugno 2015

“La pace sia con voi”: la visita di papa Francesco a Sarajevo


È la riconciliazione il tema centrale del viaggio che porterà sabato 6 giugno papa Francesco a Sarajevo, cuore e capitale della Bosnia Erzegovina ferita nell’animo dalla guerra successiva alla dissoluzione della ex Jugoslavia.
Riconciliazione, normalità e futuro sono i desideri delle donne e degli uomini di Sarajevo che sulla loro pelle hanno pagato le conseguenze di una guerra con un assedio di oltre 1.350 giorni, 44 mesi, e che a vent’anni dal silenzio delle armi fanno ogni giorno i conti con quelli che sono, a livello nazionale e internazionale, I bastardi di Sarajevo. Il romanzo di Luca Leone presenta una città diversa da quella che vedono i turisti, una città animata da protagonisti spregiudicati e da vittime che soffrono in silenzio, giovani che manifestano per il loro futuro e un anziano e saggio Professore. Ognuno di loro ci porta nel suo cuore e ci fa conoscere i suoi Bastardi di Sarajevo.
“Papa Francesco, con il suo messaggio di pace, va a infilarsi in un ginepraio politico tra i più fitti e pericolosi che ci siano in Europa. – è il commento di Leone – È indubbio il coraggio del Pontefice ed è evidente come quello che arriva dal Vaticano sia un importante messaggio di pace e di riconciliazione. Sarebbe potuto arrivare prima, ma si sa che purtroppo la diplomazia segue i suoi canali. Piuttosto preme sottolineare come, al di là del viaggio apostolico di papa Francesco, molto altro bolla in pentola, per quanto nelle ultime settimane abbiamo assistito a una vera e propria corsa al diniego. Gli argomenti all’ordine del giorno della diplomazia vaticana sono parecchi: la richiesta di terza Entità da parte della componente nazionale croato-bosniaca, il che la porterebbe a separarsi dalla componente musulmana, rendendo ancora più ingovernabile il Paese transgenico inventato di sana pianta a Dayton nel novembre 1995; le infiltrazioni crescenti e preoccupanti del mondo turco e saudita – dunque del sunnismo – nell’Entità della Federazione di Bosnia Erzegovina, e di quello russo ortodosso nell’Entità della Repubblica serba di Bosnia; la questione scottante del luna park della fede denominato Muđugorje e dei pessimi rapporti tra i locali francescani e la curia di Mostar, elementi che creano grande disagio in Vaticano e hanno più volte indotto a serie riflessioni papa Francesco (che, non a caso, più volte riferendosi a Muđugorje ha parlato di ‘Madonna postina’). Queste sono tutte questioni aperte che la diplomazia vaticana affronterà nelle stanze del potere sarajevese, mentre il Papa incontrerà la gente per la strada. Qualsiasi decisione sarà presa, il timore è che non sarà in linea con il tratto rivoluzionario di questo Papa coraggioso. È un rischio serio. Staremo a vedere. Quel che posso testimoniare in prima persona, essendo da poco rientrato da Sarajevo, è che i bosniaci hanno paura. Temono che a Sarajevo possa accadere qualcosa a questo bravo Papa e pregano ogni giorno affinché non accada. Speriamo che Francesco torni vivo e vegeto da Sarajevo e che la sua visita possa finalmente sbloccare un Paese vittima della corruzione più estrema e diffusa. Sul primo punto non ho dubbi. Sul secondo, onestamente, ne nutro molti…”, conclude l’autore, tra gli altri libri, de I bastardi di Sarajevo.

mercoledì 3 giugno 2015

“Ragazzi con la bandana”, anteprima-record a Roma per i ragazzi oncologici e il loro diritto allo studio

Bella risposta di pubblico e di partecipazione all'anteprima della presentazione del nostro nuovo libro dal titolo RAGAZZI CON LA BANDANA, firmato da Daniela Di Fiore e da Roberto Ormanni.
Tante persone si sono date appuntamento a Roma, al Policlinico Gemelli, domenica 31 maggio per incontrare gli autori e affrontare insieme uno dei tanti temi sensibili di cui l’Italia e gli italiani troppo spesso si dimenticano: i ragazzi oncologici e il loro sacrosanto e inalienabile diritto allo studio.
Fondamentale e insostituibile è stato, nell’occasione, il lavoro dell’A.G.O.P., cui si somma la generosità dei moltissimi convenuti, tanto è vero che sono state vendute ben 200 copie del libro!
La nostra casa editrice devolve per il grande lavoro dell’A.G.O.P. 5 euro per ogni copia venduta in presentazione, quindi siamo fieri di aver potuto partecipare attivamente a una incontro che era, al contempo, anche l’inizio di una vitale campagna di finanziamento per le insostituibili attività degli amici dell’A.G.O.P.
Per gli amici di Napoli segnaliamo che martedì 9 giugno replichiamo la presentazione di RAGAZZICON LA BANDANA presso Palazzo San Teodoro, Riviera di Chiaja 281, alle 18,00. Partecipano Daniela Di Fiore e Roberto Ormanni, modera Enzo Colimoro, letture a cura di Marianna Liguori.