Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio

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sabato 30 maggio 2015

A proposito di certi neofascisti che picchettano le presentazioni di libri (forse in attesa di bruciarli)

La mini-tournée in Abruzzo e Molise è stata un bagno di affetto, come accade sempre quando ci si reca in quelle regioni speciali, ospiti dei Gruppi meravigliosi e altrettanto speciali di Amnesty International. In questo caso, quello di Teramo e quello di Campobasso.
La presentazione di Teramo è stata resa interessante da un ulteriore motivo, oltre ai soliti, mai scontati e sempre piacevoli. Dopo tanto tempo, infatti, mi è capitato di tornare “in contatto” con l’estrema destra italiana. Due figuri hanno picchettato l’intera presentazione di Teramo, facendo confusamente avanti e dietro tra la libreria e la strada, con l’evidente scopo di continuare a non capire nulla. Dovendo picchettare, tanto valeva provare almeno a stare dentro per capirci qualcosa. Ma forse proprio lì sta il problema. Non per niente, fascismo e nazismo si sono segnalati alla Storia, tra le altre cose, per le censure e per i roghi dei libri.
Uno dei due figuri si esprimeva esclusivamente o quasi attraverso strani ghigni. L’altro, che aveva esordito in mezzo alla strada, prima che cominciasse l’incontro, con un maldestro “Viva Mladic, è un eroe, peccato che non c’ho una bomboletta per scriverlo…”, si esprimeva in privato solo attraverso confusi slogan, conditi da espressioni tradizionali per l’estrema destra nazionale, del tipo “i balcanici sono tutti barbari, sono tutte tribù”, “gli italiani quando sono stati lì (ovvero durante la sanguinosa presenza nazifascista durante la seconda guerra mondiale, N.d.A.) hanno solo portato ordine e civiltà”, “il camerata Milosevic era un eroe e i serbi sono vittime del capitalismo americano” e stronzate di simile tenore, in un miscuglio confuso di filo-serbismo estremista (e infatti gli estremisti serbi sono e si comportano come nazisti), anti-imperialismo, neofascismo e chissà cos’altro ancora.
Alla fine della presentazione, una volta avviato il dibattito, i due figuri sono scomparsi, per poi ricomparire nottetempo via facebook (sulla pagina aperta da Amnesty Teramo per promuovere l’iniziativa), con copia e incolla deliranti che rileggono in chiave demenzial-terroristica la Storia.
Inutile perdere tempo con tanti commenti: chi era manganellatore negli anni Venti e Trenta, chi ha approvato le Leggi Razziali nel 1938, chi ha trascinato l’Italia e il mondo in una guerra che è costata almeno 50 milioni di vite, chi ha voluto e realizzato Auschwitz e la Shoah, negli ultimi settant’anni non è cambiato. Questa gente è rimasta vigliacca e manganellatrice, ovvero fascista, che è il perfetto sinonimo.
Ritrovarsi ogni tanto questa marmaglia tra i piedi fa comunque bene, non è affatto un male. Ricorda, a tutti, che bisogna continuare a tenere gli occhi aperti. Perché non è finita. E proprio questi sono gli anni – anni di crisi, di egoismo, di pancia che brontola, di gente che va in giro con strane felpe addosso – in cui chi s’è nascosto nei letamai della storia sta riuscendo fuori, rigurgitato, tornando a far echeggiare passi di stivali e slogan razzisti e ignoranti nelle nostre strade e nelle nostre vite.
Ricordiamoci che gli ultimi settant’anni hanno rimosso in parte i sacrifici dei nostri Partigiani, che a costo della loro vita ci hanno reso quella libertà che la mediocre corona italiana e quella peste letale chiamata fascismo ci avevano strappato a manganellate. Ricordiamoci che la testa non va mai piegata, perché la nostra omertà di oggi potrebbe voler dire precipitare di nuovo nell’orrore domani o domani l’altro.
C’è tanto lavoro da fare: meglio rimboccarsi ancor di più le maniche, visto che troppi governi, negli ultimi anni, hanno abdicato ai loro compiti costituzionali e troppi capi dello Stato hanno, negli anni, ridotto il solco tra chi combatteva per la Libertà e chi s’era alleato coi nazisti.