Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio

Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio
Il nuovo libro di Luca Leone, nelle librerie e negli store online. Compralo su www.infinitoedizioni.it

mercoledì 30 luglio 2014

Petizione: “Riforma ONU: Abolizione diritto di veto che blocca l'azione di fronte alle crisi umanitarie, vedi Genocidio in Rwanda ieri e a Gaza oggi”

Sono tra i primi firmatari di questa petizione che chiede l'urgente riforma delle Nazioni Unite. Qualora foste interessati a firmarla, potete farlo a questo link:
http://www.change.org/it/petizioni/ban-ki-moon-stati-membri-onu-consiglio-di-sicurezza-onu-riforma-onu-abolizione-diritto-di-veto-che-bloccano-l-azione-fronte-alle-crisi-umanitarie-vedi-genocidio-rwanda-ieri-e-gaza-oggi

Il testo della petizione: 

"L’ONU è disarmata di fronte alle crisi per via del potere di veto dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza: a dispetto delle lacrime e delle emozioni mostrate negli ultimi giorni in Consiglio di Sicurezza, tra Ucraina, Siria e Gaza, il Palazzo di Vetro non riesce a incidere sui destini del mondo. Il New York Times offre la sua spiegazione: “Non è perché le grandi potenze si disinteressano delle crisi, è perché se ne interessano troppo”.

martedì 29 luglio 2014

Alla Festa dell’Est, un articolo sull'Osservatorio Balcani e Caucaso

Ho scritto questo articoletto per gli amici genovesi dell'associazione Gulash, promotori della bella Festa dell'Est, a Sestri Ponente. L'articolo completo è reperibile a questo link: http://www.balcanicaucaso.org/aree/Italia/Alla-Festa-dell-Est

Il Mar Tirreno è destinato a non poter mai incontrare l’Adriatico? Genova è poi così lontana dai Balcani e dall’Europa orientale?
Fino a pochi giorni fa anche il più pessimista tra i genovesi – e non solo – avrebbe forse risposto affermativamente a queste due domande. Da questo bizzoso e fresco luglio, tuttavia, si ha la certezza che le cose non stanno più così.

Fermare le stragi di bambini e civili è possibile: petizione a Matteo Renzi

FERMARE LE STRAGI DI BAMBINI E CIVILI È POSSIBILE,
MA OCCORRE CHIEDERE GIUSTIZIA.
UNA PETIZIONE CHIEDE A MATTEO RENZI DI FARE LA SUA PARTE

Matteo Renzi, nella sua qualità di presidente del Consiglio dei ministri italiano e di presidente del Consiglio dei ministri europeo per il secondo semestre del 2014, può fare molto per fermare le stragi di civili che si stanno compiendo in Palestina, in Siria e in altre terre dilaniate da conflitti. Può, ad esempio, convocare immediatamente i diplomatici di questi Paesi e chiedere loro conto di quel che si sta facendo per assicurare alla giustizia i responsabili delle uccisioni deliberate e indiscriminate di civili.

giovedì 24 luglio 2014

Genocidio di Srebrenica e sentenza dell'Aja, segnalazione di un buon articolo

Michela Mosconi ha scritto per l'agenzia di stampa Sir uno dei pezzi più chiari usciti in lingua italiana sulla sentenza di condanna emessa da un Tribunale civile dell'Aja ai danni dello Stato olandese a proposito delle responsabilità dei caschi blu olandesi nel genocidio di Srebrenica, nel luglio 1995. Per leggere l'articolo, fate clik qui.

martedì 22 luglio 2014

Bosnia, oggi e domani vi aspetto a Genova

Per chi vive in zona o si trova a passare nei paraggi, ecco gli appuntamenti di oggi e domani, mercoledì 23 luglio, a Genova:
- martedì 22 luglio, GENOVA Sestri Ponente, Alla Festa dell’Est, Palazzo Fieschi, sede del Municipio Medio Ponente, via Sestri 34: “In Bosnia Erzegovina, a Tuzla, c’e la Casa degli Angeli”. È in realtà un memoriale dedicato ai martiri della guerra di Bosnia: tutti musulmani, vittime della pulizia etnica che solo nella zona di Srebrenica fece 10mila morti. Racconto di parole e immagini di Tarcisio Mazzeo in dialogo con Luca Leone, uno dei massimi esperti di Balcani in Italia e autore di Srebrenica, I giorni della vergogna (Infinito Edizioni), ore 18,15;
- martedì 22 luglio, GENOVA Sestri Ponente, Alla Festa dell’Est, Villa Rossi; Luca Leone, giornalista e fondatore di Infinito Edizioni, intervista Michele Giuseppone, Luca Marinari, Davide Castagnola, autori della mostra “Bosnia: tre storie per raccontare una terra” e del documentario “Zelenkovac Documentary” (https://www.facebook.com/ZelenkovacDocumentary?fref=ts), di cui lo stesso Luca Leone è protagonista; ore 20,30;
- mercoledì 23 luglio, GENOVA Sestri Ponente, Alla Festa dell’Est, Villa Rossi; “Bosnia oggi. Conversazione per conoscere e amare una terra”. Le pagine di “Bosnia Express” di Luca Leone saranno lo stimolo per un viaggio dell’autore insieme a Silvio Ziliotto, Presidente di IPSIA Milano (Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli) per raccontare storie di persone che desiderano rialzarsi, anche dopo l’ultima alluvione; ore 18,00.
Vi aspetto.

“Palestina, Rwanda, Srebrenica: lettera aperta al Presidente del Consiglio Matteo Renzi”: siamo a 3.510 firme

Siamo a quota 3.510 firme nella petizione dal titolo Palestina, Rwanda, Srebrenica: lettera aperta al Presidente del Consiglio Matteo Renzi”.
Per partecipare e apporre la vostra firma, potete fare riferimento al link seguente: https://www.change.org/petitions/palestina-rwanda-srebrenica-appello-per-la-giustizia-internazionale
Buona firma.

Bosnia, nuovo attacco di Dodik: “Republica Srpska indipendente”

Nuova “sparata” del due volte primo ministro e attualmente presidente dell’Entità denominata Repubblica serba di Bosnia (Rs), il milionario ultranazionalista Milorad Dodik: “Il mio programma politico prevede il rafforzamento dell’autonomia della Republika Srpska, fino al raggiungimento dell’indipendenza”, ha detto il leader populista in un’intervista rilasciata al quotidiano serbo Blic. “Credo che gli eventi in Crimea, con il referendum, siano stati un buon esempio che potrebbe essere seguito”, ha aggiunto Dodik, da anni amico intimo del presidente russo Vladimir Putin, tacendo sul fatto che il referendum nella Crimea orientale è stato illegale e s’è tenuto in un clima di conflitto bellico e che al momento la regione separatista ucraina è attraversata da pericolosi venti di guerra e di fatto è stata occupata militarmente da Mosca. Un atto di fede verso Putin e una piccola sfida alla Nato e agli Stati Uniti: così potremmo etichettare queste dichiarazioni di Dodik, se non fosse chiaro che alimentare il fuoco del separatismo e delle differenze nazionali in Bosnia, in questo momento, è tremendamente pericoloso.

lunedì 21 luglio 2014

Bosnia e Srebrenica, martedì e mercoledì a Genova

Per chi vive in zona o si trova a passare nei paraggi, ecco gli appuntamenti di martedì e mercoledì a Genova:
- martedì 22 luglio, GENOVA Sestri Ponente, Alla Festa dell’Est, Palazzo Fieschi, sede del Municipio Medio Ponente, via Sestri 34: “In Bosnia Erzegovina, a Tuzla, c’e la Casa degli Angeli”. È in realtà un memoriale dedicato ai martiri della guerra di Bosnia: tutti musulmani, vittime della pulizia etnica che solo nella zona di Srebrenica fece 10mila morti. Racconto di parole e immagini di Tarcisio Mazzeo in dialogo con Luca Leone, uno dei massimi esperti di Balcani in Italia e autore di Srebrenica, I giorni della vergogna (Infinito Edizioni), ore 18,15;
- martedì 22 luglio, GENOVA Sestri Ponente, Alla Festa dell’Est, Villa Rossi; Luca Leone, giornalista e fondatore di Infinito Edizioni, intervista Michele Giuseppone, Luca Marinari, Davide Castagnola, autori della mostra “Bosnia: tre storie per raccontare una terra” e del documentario “Zelenkovac Documentary” (https://www.facebook.com/ZelenkovacDocumentary?fref=ts), di cui lo stesso Luca Leone è protagonista; ore 20,30;
- mercoledì 23 luglio, GENOVA Sestri Ponente, Alla Festa dell’Est, Villa Rossi; “Bosnia oggi. Conversazione per conoscere e amare una terra”. Le pagine di “Bosnia Express” di Luca Leone saranno lo stimolo per un viaggio dell’autore insieme a Silvio Ziliotto, Presidente di IPSIA Milano (Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli) per raccontare storie di persone che desiderano rialzarsi, anche dopo l’ultima alluvione; ore 18,00.
Vi aspetto.

Bosnia, ancora funerali, questa volta a Kozarac

Si sono svolti domenica 20 luglio i funerali di 283 cittadini bosniaci appartenenti al gruppo nazionale musulmano e di uno appartenente al gruppo cattolico, assassinati intorno alla metà del 1992 dai soldati del gruppo nazionale serbo-bosniaco nella cittadina di Kozarac, in quella che oggi è Repubblica serba di Bosnia (Rs). La località si trova a metà strada tra due luoghi ben più famosi, in cui tra il 1991 e il 1995 si sono svolte molte mattanze di musulmani bosniaci, ovvero tra Prijedor e Omarska (dove era stato costruito l’omonimo campo di prigionia e di tortura).
Lacrime e commozione della locale piccola comunità musulmana bosniaca hanno salutato l’inumazione dei resti delle 284 vittime della pulizia etnica serbo-bosniaca. I resti erano stati ritrovati recentemente in una fossa comune rinvenuta nella zona.

Infinito edizioni – nuovo in libreria "Il sogno dell’eterna giovinezza"

Infinito edizioni – nuovo in libreria
Il sogno dell’eterna giovinezza
(pag. 208 - € 15,00)
Di Enzo Barnabà
“Si. Può. Fare!!”. Il sogno dell’eterna giovinezza del dottor Serge Voronoff

“Si. Può. Fare!!”. La celebre esclamazione del dottor Frederick von Frankenstein Jr., tratta dal conosciutissimo film del regista Mel Brooks, si addice perfettamente a Serge Voronoff, protagonista del libro Il sogno dell’eterna giovinezza, firmato dal noto scrittore e storico Enzo Barnabà, già autore per Infinito edizioni de “Morte agli Italiani!” e “Il partigiano di piazza dei Martiri”.
Serge Voronoff, però, non è un personaggio di fantasia.
Chirurgo di fama mondiale e noto personaggio pubblico degli Anni ‘20 e ‘30 del Novecento, Voronoff, ebreo russo naturalizzato francese, ha avuto l’ardire di tentare strade inesplorate della medicina, ispirando molti scrittori del tempo, come Arthur Conan Doyle, Michail Bulgakov e Italo Svevo.

venerdì 18 luglio 2014

Firmabile su change.org la petizione "Palestina, Rwanda, Srebrenica: lettera aperta al Presidente del Consiglio Matteo Renzi"


Carissimi,
da questo momento la petizione dal titolo “Palestina, Rwanda, Srebrenica: lettera aperta al Presidente del Consiglio Matteo Renzi” è pubblicata sulla piattaforma di change.org.
Collegandovi facilmente e comodamente all’indirizzo qui sotto – cosa che vi invitiamo caldamente a fare – potrete apporre la vostra firma e partecipare a quella che per noi è una fondamentale e irrinunciabile attività di politica attiva. Grazie, buona firma.
Il link per firmare la petizione:

Palestina, Rwanda, Srebrenica: lettera aperta al Presidente del Consiglio Matteo Renzi

Gentile Presidente Renzi,
nel Suo discorso post primarie del dicembre 2013 Lei ha ricordato le tragedie del Rwanda e di Srebrenica. Ne fui colpito, positivamente, perché  finalmente un politico italiano dava importanza a quei fatti sempre lasciati ai margini delle cronache. Ma ricordare quelle tragedie ha delle conseguenze, quale il riconoscere il valore della giustizia. Per noi italiani, la giustizia internazionale è davvero molto importante. È stato il nostro Paese, nel 1998, a ospitare la convenzione per l'istituzione della Corte penale internazionale. In quell'occasione fu ribadito che nulla, neppure durante una guerra, può giustificare l'uccisione deliberata o indiscriminata di civili. Anche per questo motivo, credo Lei debba impegnarsi per riaffermare la giustizia internazionale. Le chiedo quindi se ha intenzione di convocare i rappresentanti diplomatici di Israele, Palestina e Siria, e chieder loro cosa stanno facendo per portare di fronte alla giustizia i responsabili di bombardamenti che hanno causato la morte di donne, bambini, malati. E, in mancanza di risposte convincenti, Le chiedo se è disposto a trarne le conseguenze politiche, cioè a protestare con decisione, richiamando – laddove ci sono – i nostri ambasciatori ed espellendo i rappresentanti di Paesi che non intendono perseguire i responsabili di crimini odiosi come l'uccisione di bambini. Può darsi che Lei non sia d'accordo, può darsi che, come tanti rappresentanti del governo italiano che l'hanno preceduta, Lei ritenga che la diplomazia debba muoversi in altri modi. Nel caso, però, La pregherei di evitare in futuro di riferirsi ancora alle vicende del Rwanda e di Srebrenica. Perché prima di condannare il solito immobilismo delle Nazioni Unite, credo sarebbe opportuno pensare alle proprie responsabilità.

Questa lettera aperta può essere sottoscritta con nome, cognome e qualifica attraverso facebook. I firmatari saranno aggiunti alla lista in ordine cronologico.

1. Daniele Scaglione, scrittore
2. Ascanio Celestini, attore
3. Luca Leone, scrittore
4. Laura Caputo, giornalista
5. Maria Cecilia Castagna, editore
6. Laura Silvia Battaglia, giornalista
7. Isa Ferraguti, già senatrice X Legislatura
8. Enzo Barnabà, scrittore
9. Nadia Ravioli, cittadina
10. Silvia Gaiba, architetto del Ministero Beni Culturali e Ambientali
11. Rocco Cipriano, grafico
12. Marco Mainardi, giornalista
13. Gioacchino Allasia, maestro di Shiatsu e Craniosacrale
14. Michela Iorio, giornalista
15. Roberto Di Giovanbattista, operatore culturale
16. Sandro Ferri, editore
17. Silvia Fabbi, giornalista
18. Stefano Landucci, consigliere comunale di Pisa
19. Maria Frega, sociologa
20. Massimo Ceresa, scrittore
21. Françoise Kankindi, presidente di Bene Rwanda
22. Maurizio Dell’Orso, promotore culturale
23. Stefania Sarallo, giornalista
24. Ada Scalchi, ex sindaco di Albano Laziale (RM)
25. Silvia Cavicchioli, storica
26. Edoardo Montenegro, blogger
27. Giovanni Verga, giornalista
28. Elisabetta Falcioni, editor
29. Matteo Pagliani, cooperante

giovedì 17 luglio 2014

Srebrenica, il podcast di "Tutta la città ne parla" dedicato alla sentenza di condanna dello Stato olandese

Per chi avesse piacere ad ascoltare la puntata odierna di "Tutta la città ne parla", Radio Tre Rai, facendo clik qui è possibile accedere al podcast. La puntata di oggi era dedicata alla sentenza di condanna dello Stato olandese emessa ieri da un tribunale civile dell'Aja, in Olanda, in riferimento alle responsabilità dei caschi blu olandesi nel genocidio di Srebrenica. Alla puntata ho avuto il piacere di partecipare anche io. Il mio piccolo contributo è dopo quello del collega Massimo Riva. Buon ascolto.

Srebrenica, 19 anni dopo – pensieri per l’anniversario: Paolo Pignocchi

Non c’è più tempo per ricordare, per cercare di tornare indietro nel tempo e cancellare quello che è successo a Srebrenica; nei giorni del ricordo abbiamo quasi pensato, facendola rivivere, che ancora si potesse fare qualcosa. No, ora dobbiamo riportarla nel nostro cuore e vivere accanto a quella colpa, alla nostra colpa, e a quelle vittime. È trascorso un altro 11 luglio, veloce, tristemente uguale agli altri diciotto; oggi non c’è più tempo per ricordare la Bosnia e Srebrenica, con lei, ritorna in bacheca. Il tempo dei media, dove tre o quattro giorni sono il tempo di una notizia, ha plasmato anche i nostri ricordi, la loro durata. Quanto tempo, invece, servirebbe per capire, elaborare un lutto, perché tutto non debba ripetersi. Forse una vita non basterebbe.

mercoledì 16 luglio 2014

22-23 luglio, due giorni e tre incontri a Genova Sestri Ponente

Sta per cominciare un'intensa due giorni a Genova Sestri Ponente, i prossimi 22 e 23 luglio, nell'ambito della manifestazione denominata ALLA FIERA DELL'EST, le cui finestre sul mondo sono  www.allafestadellest.it e www.facebook.com/allafestadellest
Se vivete in zona o passate nei paraggi, vi aspetto per le tre iniziative qui sotto, descritte direttamente dagli organizzatori:
- martedì 22 luglio, GENOVA Sestri Ponente, Alla Fiera dell’Est, Villa Rossi (o altro luogo, al momento in fase di determinazione): “In Bosnia Erzegovina, a Tuzla, c’e la Casa degli Angeli”. È in realtà un memoriale dedicato ai martiri della guerra di Bosnia: tutti musulmani, vittime della pulizia etnica che solo nella zona di Srebrenica fece 10mila morti. Racconto di parole e immagini di Tarcisio Mazzeo in dialogo con Luca Leone, uno dei massimi esperti di Balcani in Italia e autore di Srebrenica, I giorni della vergogna (Infinito Edizioni), ore 18,30;
- martedì 22 luglio, GENOVA Sestri Ponente, Alla Fiera dell’Est, Villa Rossi; Luca Leone, giornalista e fondatore di Infinito Edizioni, intervista Michele Giuseppone, Luca Marinari, Davide Castagnola, autori della mostra “Bosnia: tre storie per raccontare una terra” e del documentario “Zelenkovac Documentary” (https://www.facebook.com/ZelenkovacDocumentary?fref=ts), di cui lo stesso Luca Leone è protagonista; ore 20,30;
- mercoledì 23 luglio, GENOVA Sestri Ponente, Alla Fiera dell’Est, Villa Rossi; “Bosnia oggi. Conversazione per conoscere e amare una terra”. Le pagine di “Bosnia Express” di Luca Leone saranno lo stimolo per un viaggio dell’autore insieme a Silvio Ziliotto, Presidente di IPSIA Milano (Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli) per raccontare storie di persone che desiderano rialzarsi, anche dopo l’ultima alluvione; ore 18,00.
Ci vediamo a Genova!

Srebrenica, Corte dell’Aja condanna lo Stato olandese per la morte di alcune centinaia di bosniaci musulmani

Una sentenza emessa da un Tribunale civile olandese dell’Aja questa mattina ha riconosciuto lo Stato olandese responsabile per la morte a Srebrenica, nel luglio del 1995, di alcune centinaia di cittadini bosniaci appartenenti al gruppo nazionale musulmano. La questione non è semplice e alcuni giornali italiani che hanno dato la notizia hanno, proprio per questo, fatto non poca confusione. Proviamo a chiarire gli estremi della vicenda.

Srebrenica, 19 anni dopo – pensieri per l’anniversario: Ado Hasanović

Lo ammetto: per me è più facile girare un film su Srebrenica che non parlarne o raccontare come sono riuscito a sopravvivere. Le parole sono inutili, l’immagine qui accanto, che ho chiesto di pubblicare, dice molto di più, soprattutto quando si è in una foresta di lapidi bianche presso il centro memoriale di Potočari.

Bratunac-Srebrenica, 1992: granate, la fame, la sete, incendi, morti per strada, gente che urla, piange, corre urlando; disorientamento, impotenza, ricerca, esecuzione...
Avevo sei anni, siamo fuggiti da casa nostra per salvarci. A un certo punto, mentre eravamo nascosti in un bosco, sul lato opposto odiamo una grande esplosione. Papà dice: “Era la nostra macchina, l’esplosione veniva da dove l’avevo nascosto”. Guardare quel fuoco a distanza mi ha reso molto triste: in macchina era rimasto il mio giocattolo preferito. Come può un bambino di sei anni descrivere il suo dolore per aver perso una parte così importante della propria vita, della propria infanzia?

martedì 15 luglio 2014

Brasile 2014, se la Corea del Nord è in finale col Portogallo


Un milione e mezzo di visualizzazioni in pochi giorni per un video caricato su Youtube e attribuito alla tv di regime nordcoreana (fai clik qui per visualizzarlo). La Corea del Nord viene indicata come finalista ai mondiali in Brasile assieme al Portogallo, dopo aver sconfitto il Giappone per 7-0, Stati Uniti per 4-0 e Cina per 2-0.
Se ne è parlato in migliaia di blog, e tutte le testate giornalistiche, almeno in rete, ne hanno dato spazio. Chi dice che è un falso, chi dice che è vero. I più lo ritengono, se non altro, plausibile.

Vi spiego perché questo video è un falso, realizzato in tutta probabilità in Corea del Sud.
1. Il video dura 60 secondi. Appare come l’estratto di un TG flash in perfetto stile occidentale. Non ci sono TG flash in Corea del Nord. Non ci sono notizie, più che altro. Solo propaganda. La propaganda è martellante, lenta, prolissa.
Sessanta secondi, e non di più, è invece il tempo perfetto per un video che su youtube vuole fare milioni di visualizzazioni.

Srebrenica, 19 anni dopo – pensieri per l’anniversario: Giuseppina Muscas

Immagina una cittadina in mezzo alle montagne e ai fiumi.
Immagina la tua vita di tutti i giorni, tranquilla, fatta di quei gesti che la quotidianità rende quasi automatici, ma che ti danno sicurezza: una vita contadina o da commerciante o da ciò che vuoi.
Immagina la tua famiglia: tu, tuo marito, tuo figlio di 14 anni, tua figlia di 16.
Pensi già a quando i ragazzi diverranno grandi, al corredo di tua figlia, alla nuora che ti capiterà, e anche al prossimo ramadan da organizzare perché voi siete musulmani, dei bravi musulmani che abitano vicino a bravi cristiani. Due religioni diverse, ma una sola comunità.
Immagina che improvvisamente, per ragioni che non conosci o non capisci, ti ritrovi nel caos più assoluto.
Tu eri troppo presa dalla tua vita così impegnata da non renderti conto, se non troppo tardi, che il vicino di casa che t’aiutava a tagliare la legna era diventato il nemico più pericoloso.
Oppure sì, te ne eri accorta, ma ti ripetevi che i morti trovati per strada, le notizie della tv, non sarebbero arrivati fino a te, tu non avevi mai fatto nulla di male, non c’entravi nulla con tutto questo.
Poi, un giorno, l’assedio.

lunedì 14 luglio 2014

Srebrenica, 19 anni dopo – pensieri per l’anniversario: Carla Del Ponte

Sulla piena responsabilità di Ratko Mladić nel genocidio di Srebrenica non ci sono attenuanti, ma il processo contro l’ex generale potrà fare luce sulla verità e chiarire eventuali corresponsabilità di quella che è e rimarrà per sempre una delle pagine più drammatiche dei fatti criminali nella moderna e democratica Europa. Giustizia per le vittime, i sopravvissuti e ancora, come a Norimberga, perché non si ripeta mai più, never again.


Carla Del Ponte
Magistrato, diplomatico,
ex Procuratore Capo del Tribunale per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia

domenica 13 luglio 2014

Srebrenica, il piccolo Senad e le canaglie che l’hanno ammazzato

Erano definiti “terroristi” i musulmani bosniaci rastrellati, torturati e ammazzati in massa tra l’11 e il 16 luglio 1995 da Ratko Mladić e dai suoi assassini in divisa dell’esercito serbo-bosniaco o paramilitare. Questi “terroristi” – gente che per quattro anni aveva resistito agli attacchi dei veri terroristi, ovvero gli ultranazionalisti (leggasi nazisti) agli ordini di Mladić e di Radovan Karadžić – avevano età compresa tra i 12 e i 76 anni.
Ebbene, diciannove anni dopo il genocidio, tra i 175 corpi sepolti nel memoriale di Potočari lo scorso 11 luglio c’erano anche quindici “terroristi” minorenni, il più giovane dei quali aveva compiuto quattordici anni. Si chiamava Senad Beganović. Il conflitto del 1992-1995 per lui è cominciato quando aveva dieci anni, è finito quando ne aveva compiuti quattordici e la prima peluria stava cominciando ad affiorare sul suo viso di bambino di guerra denutrito e spaventato. Oggi avrebbe 32 anni, quindi sarebbe ancora un ragazzo, almeno in termini italici.
Ci sono voluti diciannove anni per recuperare le ossa di Senad dalle quattro fosse comuni in cui il suo corpo era stato sparpagliato dagli “eroi” serbo-bosniaci di Mladić. Perché queste carogne per una minoranza non sparuta di serbo-bosniaci e di serbi sono, in effetti, “eroi”, e senza virgolette, e non, per l’appunto, carogne e assassini di bambini.
Qualcuno diciannove anni dopo potrà chiedersi: perché il corpo di Senad era in quattro fosse comuni?

Srebrenica, 19 anni dopo – pensieri per l’anniversario: Paolo Rumiz

Sono passati tanti anni ormai, ma non uno dei problemi della guerra del 1992-1995 è stato risolto. Il potenziale incendiario dell’area è rimasto intatto. Ma il peggio è che non abbiamo risposto a nessuna delle domande scomode sulle nostre responsabilità in quel conflitto nel cortile di casa nostra. Srebrenica è il monumento a questa rimozione interessata. Perché la Nato non è intervenuta? Perché le Nazioni Unite sono scomparse dalla zona di operazioni? A cosa è servito riedificare in pompa magna Srebrenica e ricostruire il ponte di Mostar se i Balcani sono scomparsi dalle agende della politica? Che speranza possiamo promettere a questa gente se non riusciamo a punire i colpevoli? Che democrazia, che sviluppo può rinascere in assenza di giustizia?

Paolo Rumiz

Giornalista e scrittore

sabato 12 luglio 2014

Srebrenica: migliaia a Potočari, nessuno sui media

Migliaia di persone presenti ieri a Potočari per l’annuale rievocazione del genocidio di Srebrenica. Lacrime, 175 piccoli feretri verdi sepolti, polizia, telecamere, le parole del calciatore della nazionale bosniaca e del Manchester City Edin Džeko postate sul suo account twitter: “Non dimenticare mai Srebrenica! Mai!”.
Per queste poche cose sarà ricordato il diciannovesimo anniversario del genocidio di Srebrenica, oltre che per il totale silenzio dei media italiani, e di molti stranieri. Bastano diciannove anni per cancellare il ricordo del primo genocidio dei nostri tempi in Europa dopo la Shoah. Da sottolineare il grande lavoro di comunicazione svolto, come sempre, da Amnesty International, tra le poche voci al mondo a ricordare e ad essere vicina ai famigliari delle circa 10.700 vittime musulmane bosniache – in gran parte uomini tra i 12 e i 76 anni – sterminate dalla ferocia dei soldati serbo-bosniaci comandati da Ratko Mladić e dei paramilitari serbi armati e inviati dal governo allora guidato da Slobodan Milošević.

Srebrenica, 19 anni dopo – pensieri per l’anniversario: Paolo Bergamaschi

Sento ancora i giorni di Srebrenica sulla mia pelle. Per me è impossibile dimenticare quei tragici momenti. Pochi giorni prima ci aveva lasciato Alexander Langer che in parlamento aveva inutilmente cercato di smuovere l'Unione europea dall'inerzia esasperante nei confronti del dramma bosniaco. Quando cadde Srebrenica, però, nessuno si rese immediatamente conto del destino dei suoi abitanti. Le immagini di Mladić  con la resa del contingente olandese della Nazioni Unite che sulla carta avrebbe dovuto proteggere l'enclave avevano causato sconcerto, rabbia e vergogna ma non facevano presagire quello che è poi diventato il più grande crimine contro l'umanità sul suolo europeo dopo la seconda guerra mondiale. Solo qualche mese dopo cominciarono ad emergere le prime testimonianze sull'eliminazione premeditata della popolazione maschile della città. Ricordo come fosse oggi, durante una cena di lavoro a Sarajevo, l'ambasciatore svizzero che riportava il racconto di un testimone sulle squadre della morte serbo-bosniache che aspettavano con le armi spianate nei boschi sulle alture circostanti i gruppi di profughi sulla strada per Tuzla per compiere il massacro pianificato da tempo con la connivenza imbelle di tutta la comunità internazionale.  Sono poi tornato a Srebrenica in occasione del decennale di quello che il diritto internazionale ha qualificato come genocidio. Eravamo decine di migliaia nel cimitero di Potočari  a commemorare gli scomparsi e a presenziare alla cerimonia funebre delle salme che continuavano ad essere recuperate ed identificate dalle fosse comuni. Troppo tardi. Che almeno quei morti possano prevenire altri crimini contro l'umanità.

Paolo Bergamaschi
consigliere presso la commissione Esteri del Parlamento europeo,
musicista, scrittore

venerdì 11 luglio 2014

Srebrenica, 19 anni dopo – pensieri per l’anniversario: Luca Leone

Il ricordo della mia prima volta a Srebrenica è legato a un viaggio in taxi da Tuzla, cominciato al mattino presto, in compagnia di un’interprete diventata poi amica, Emira (oggi splendida mamma), e di un tassista alquanto preoccupato, direi terrorizzato. Erano tempi in cui a Srebrenica non c’erano ancora quasi musulmani – avrebbero cominciato a rientrare negli anni successivi, per quanto questo rientro abbia riguardato soprattutto donne, coraggiose e vedove – la poca gente a una certa ora non girava più per le strade e in circolazione c’erano preoccupanti ceffi armati.
Da allora non so più quante volte sono tornato a Srebrenica. Almeno una volta l’anno, ogni anno. Spesso di più. In estate capita d’incontrare gruppi, gente allegra, curiosa, a volte interessata a tornare, magari l’anno dopo, per fare qualcosa. Per chi è rientrato, questo è importante. Sapere di non essere stati cancellati, rimossi, masticati e digeriti dalla grande e antropofaga macchina dei media: questo chiedono, desiderano, vogliono le donne di Srebrenica, queste donne meravigliosamente forti e tragicamente segnate dalla perdita violenta di tutto ciò che di più caro avevano al mondo. Figli, nipoti, mariti, fratelli, i genitori per le più giovani.
Negli occhi di queste donne ritrovo, ogni volta, un dolore viscoso, un lacerante urlo silenzioso di disperazione, che implode loro nell’anima, devastandole ogni giorno di più, ogni giorno che il destino permette loro di riaprire gli occhi, al mattino.

giovedì 10 luglio 2014

Palestina, Israele e certe immense responsabilità

Abu Mazen (Mahmud Abbas) ha immense responsabilità. Yasser Arafat ha avuto immense responsabilità. L'Anp e al Fatah hanno immense responsabilità. Benjamin Netanyahu e Simon Peres hanno immense responsabilità. I coloni israeliani - sempre affamati di nuove terre da strappare con la forza ai palestinesi (guarda caso, sempre le terre migliori) - hanno immense responsabilità. Stati Uniti, Egitto, Arabia Saudita, Iran, Siria, Iraq, gli Hezbollah libanesi, Francia, Gran Bretagna e Russia hanno immense responsabilità. La lobby ebraica statunitense ha immense responsabilità. L'Onu ha immense responsabilità. Il cerchiobottismo ipocrita dei nostri politici ha immense responsabilità. Tutti noi abbiamo immense responsabilità. Ma nessuno pagherà mai. Nessun tribunale mai giudicherà nessuno. Perché a nessuno fa comodo. Chi ammazza bambini innocenti, tuttavia - e bambini sono tutti coloro che hanno meno di 18 anni, senza distinzione di nazionalità, religione, colore etc. - non solo ha immense responsabilità, ma non dovrebbe girare libero per il mondo. E' il caso dei criminali che hanno assassinato i tre ragazzi israeliani; è il caso di Benjamin Netanyahu e Simon Peres, che ha recentemente persino piantato un ulivo di pace con papa Francesco, e oggi si rende corresponsabile di stragi e minaccia invasioni. Questa gente, indipendentemente da qualunque appartenenza, non dovrebbe poter girare libera per il mondo, e continuare a uccidere impunemente. Per questo servirebbero i tribunali internazionali. Per questo i tribunali internazionali non esistono. E per questo Abu Mazen (Mahmud Abbas) ha immense responsabilità. L'Anp e al Fatah hanno immense responsabilità. Benjamin Netanyahu e Simon Peres hanno immense responsabilità. I coloni israeliani hanno immense responsabilità. Stati Uniti, Egitto, Arabia Saudita, Iran, Siria, Iraq, gli Hezbollah libanesi, Francia, Gran Bretagna e Russia hanno immense responsabilità. L'Onu ha immense responsabilità. Il cerchiobottismo ipocrita dei nostri politici ha immense responsabilità.Tutti noi abbiamo immense responsabilità. Ma nessuno pagherà mai.

Srebrenica, 19 anni dopo – pensieri per l’anniversario: Gian Matteo Apuzzo

Viaggiando per i Balcani ci si rende conto che Srebrenica è un luogo dove bisogna volerci arrivare, non è un punto di passaggio. È un punto di arrivo. Così come fisicamente, anche mentalmente a Srebrenica bisogna arrivarci, e una volta arrivati, è difficile tornare indietro. È come una sospensione della storia, della memoria, un luogo non-luogo di ciò che è stato e ciò che è ancora la recente storia dei Balcani. Ho sempre pensato che i luoghi come Srebrenica vanno abitati, fisicamente e mentalmente, perché da lì invece occorre ripartire, sapendo che le memorie non si cancellano. La pace ha bisogno del rispetto delle memorie ma anche ugualmente di parole di futuro, sapendo che la guerra nei vari luoghi dei Balcani ha confuso e confonde ancora vittime e carnefici. Anche noi europei siamo stati allo stesso tempo vittime e carnefici di Srebrenica: carnefici quelli che hanno permesso che succedesse, sia fisicamente presenti lì nei giorni della tragedia, sia a distanza nell’indifferenza politico-istituzionale; vittime quelli che vedevano e vedono i Balcani come una parte di Europa e Srebrenica come una ferita per l’Europa tutta. Siamo tutti coinvolti ora come allora, facciamo quindi che non sia sempre degli altri la responsabilità del passato e anche quella  della costruzione di futuro.

Gian Matteo Apuzzo
Scrittore, sociologo, docente universitario 

mercoledì 9 luglio 2014

Srebrenica, l’11 luglio saranno 175 le bare verdi sepolte

Sono 175 le bare verdi che il prossimo 11 luglio 2014 saranno sepolte nel memoriale di Potočari, località a circa cinque chilometri da Srebrenica in cui sorge il memoriale dedicato alle vittime del genocidio di Srebrenica, che tra l’11 e il 16 luglio 1995 ha visto torturare e uccidere 10.701 musulmani bosniaci a opera dei serbo-bosniaci comandati da Ratko Mladić e della soldataglia paramilitare serba. Le vittime sono state poi inumate in fosse comuni primarie, secondarie e terziarie.
Il prossimo 11 luglio, diciannovesimo anniversario del genocidio di Srebrenica, tra i 175 sepolti vi saranno anche i resti di tredici minori, d’età compresa tra i 14 e i 17 anni. I genocidi guidati da Mladić assassinarono, infatti, maschi musulmani bosniaci d’età compresa tra 12 e 76 anni, oltre a un piccolo numero di giovani donne, molte delle quali violentate prima d’essere uccise e gettate nelle fosse comuni.
Con la cerimonia d’inumazione del prossimo 11 luglio salirà a 6.066 il numero delle vittime del genocidio recuperate dalle fosse comuni, rese alle famiglie e inumate a Potočari. Il lavoro da fare è ancora molto. Intanto, giustizia mai è stata fatta per questo atroce crimine.

Srebrenica, 19 anni dopo – pensieri per l’anniversario: Eldina Pleho

Quando penso a Srebrenica, mi viene in mente un’estate di circa 25 anni fa. Penso al tempo che ho trascorso con mio nonno, l’odore dei funghi che raccoglievamo insieme. Mio nonno li vendeva e mi aveva comprato un ombrello rosso per andarci a scuola; mi aveva detto che l’estate dopo avremmo lavorato ancora di più e mi avrebbe comprato una borsa rossa. Ma quell’estate non c’è stata.

Eldina Pleho
giornalista

martedì 8 luglio 2014

Srebrenica, 19 anni dopo – pensieri per l’anniversario: Irfanka Pašagić

I politici della Repubblica serba di Bosnia, i maestri, le famiglie, tutti negano le stragi, l’evidenza della guerra di conquista, gli stupri etnici, il genocidio di Srebrenica. Le nuove generazioni vengono cresciute nell’ignoranza di quel che è accaduto, nel mito della Grande Serbia e nell’odio per l’altro. Non è giusto né per i ragazzi né per la nostra società, che tanto ha sofferto e soffre.

Irfanka Pašagić
Presidente di Tuzlanka Amica

lunedì 7 luglio 2014

Srebrenica, 19 anni dopo – pensieri per l’anniversario: Matteo Pagliani/Adottando Onlus


Srebrenica, per la storia, è un piccolo punto sulla mappa della ex-Jugoslavia. Un angolo di Balcani dove, tra l'11 ed il 16 luglio 1995, le milizie serbo-bosniache di Ratko Mladić  massacrarono tra le 8 e le 10mila persone, tutti i maschi musulmani catturati dopo la caduta di quella piccola enclave. In quella cittadina avevano vissuto, isolate dal mondo e in condizioni di totale privazione, assediate per tre anni, quasi 40.000 persone, in maggioranza profughi giunti da altri villaggi caduti nelle mani dei serbo-bosniaci.
Tutti i miei ricordi legati a Srebrenica, belli o brutti, assomigliano a foto in bianco e nero. La distesa di lapidi a perdita d'occhio, l'infinito elenco di nomi incisi nella pietra al memoriale di Potočari. Le centinaia di sacchi, pieni di resti umani, allineati e catalogati al centro di identificazione di Tuzla. Un pomeriggio di luglio del 2009 in cui, da un bar di Srebrenica, assisto alla grottesca parata dei nazionalisti serbi in città: fischi, sputi, insulti dalle porte e dalle finestre, la polizia (serba) che li difende, quasi li scorta e allora penso "questo Paese non cambierà mai, è tutta fatica sprecata". Ma pochi giorni dopo i bambini di Osatica si riprendono le vie del centro con un'allegra e carnevalesca sfilata in maschera, strappano sorrisi ai negozianti che escono sulle porte, va di nuovo tutto bene.
A Srebrenica incontro per la prima volta un fuoristrada di Tuzlanska Amika, poi conosco la sua fondatrice  Irfanka Pasagic e l'associazione Adottando, che da Bologna collabora con Tuzlanska Amica: io e Giorgia adottiamo a distanza Bojan, un bimbo serbo di Srebrenica, nato come i suoi tre fratelli nel campo profughi Baratova: la dimostrazione vivente che a Srebrenica, come nel resto della Bosnia-Erzegovina, hanno perso tutti.
L'ultima foto in bianco e nero ritrae un'altra giornata caldissima, forse d'agosto, in cui passo davanti al memoriale di Potočari  con Giorgia, la nostra bimba Guo e un ragazzo bosniaco. Sta guidando lui la macchina e all'improvviso abbassa completamente il volume della radio, un gesto che da allora faccio sempre anch'io, in segno di rispetto, quando transito davanti a quel luogo. Lui continua a guidare e guarda fisso avanti, sembra un po' smarrito. A pranzo, poi, ci spiega che sarebbe già qualcosa, per lui, se i suoi genitori fossero sepolti lì: almeno ci sarebbe una tomba su cui piangerli. E allora capisco la fatica enorme dei sopravvissuti: nati in un Paese che non esiste più, incapaci di comprendere eppure obbligati a provarci continuamente, col dubbio perenne che se, semplicemente, non fossero mai esistiti forse il resto del mondo si sentirebbe più leggero, sollevato da un'enorme e giustificatissimo senso di colpa.

Matteo Pagliani
(Associazione Adottando Onlus - Bologna)

domenica 6 luglio 2014

Srebrenica, 19 anni dopo – pensieri per l’anniversario: Gianluca Paciucci


È un mastino senza denti ad assalire da dentro i nostri corpi gonfi di cattiva memoria e di pessimo oblio. Fa finta di far paura e di inchiodarci alle nostre responsabilità: poi prova a mordere, non riesce a farlo e scatta l’autoassoluzione.
Viviamo in nodi che stringono l’Europa senza soffocarla: nodi d’oggi, che si chiamano Aleppo e Odessa, nodi d’appena ieri, come Srebrenica. Guerre dette etniche, ma che sono solo scontri accaniti per la terra e per un dio, ovvero scontri tra comunità e soldati contro civili. Islamofobia militante nel sud-est della Bosnia, con la Serbia appena al di là del fiume, la morbida Drina che è anche un fiume di cadaveri, genocidio e inondazioni. La civiltà cristiana con il volto di Mladić voleva proteggerci dall’islam, come autorevolmente spiegò l’europarlamentare Borghezio alla notizia dell’arresto del militare serbo: “…i patrioti sono patrioti e per me Mladić è un patriota. Quelle che gli rivolgono sono accuse politiche. Sarebbe bene fare un processo equo, ma del Tribunale dell’Aja ho una fiducia di poco superiore allo zero. I Serbi avrebbero potuto fermare l’avanzata islamica in Europa, ma non li hanno lasciati fare. E sto parlando di tutti i Serbi, compreso Mladić. Io comunque andrò certamente a trovarlo, ovunque si troverà…”. Come provò a proteggerci? Uccidendo migliaia di maschi musulmani tra l’11 e il 16 luglio del 1995, dopo averli separati dal resto della loro gente, gente minacciata, terrorizzata, stuprata. Come ci protegge Borghezio?
Il mastino sdentato e canuto che è la nostra coscienza prova a ricordarcelo almeno una volta all’anno, quando si approssima la ricorrenza dell’11 luglio, ma salgono fuori solo balbuzie di guaiti: e così tocca persino coccolarlo, il povero mastino, e che va bene così, e farlo accucciare ai piedi del letto o forse sulla copertina fina d’estate. Questa è la coscienza dell’Europa unita, dei caschi blu, dei mediatori internazionali, e di noi votanti. Ora jihadisti sbarcano sulle coste italiane, portando da noi la guerra santa: almeno così sostiene il quotidiano ufficiale del partito che ha mandato Borghezio a Strasburgo. I jihadisti arrivano da Aleppo, ma a più forza ancora e da più tempo vengono da Srebrenica: sono gli uccisi di Srebrenica e di Potočari a sbarcare qui (quelli che non rimuoiono affogati), tutti vecchietti o giovanissimi manovali del terrore, vero?, non ricomposti, non riaggregati. Sbarcano corpi smembrati che s’aggirano per le nostre città, rifornendo di denti spezzati il mastino delle nostre coscienze affinché provi ad azzannarci sul serio scavandoci un morso nel cuore del petto. Solo chi questo morso lo aveva da prima, già da tempo viaggiava  per le strade di Bosnia senza esitare un attimo. La guerra in casa, scrisse Luca Rastello, nel più bel libro pubblicato da un europeo sui crimini degli anni Novanta nei Balcani occidentali. Loro in noi.
Eppure lontanissime sono Srebrenica, Aleppo, Bengasi, Kabul e Odessa. Partecipiamo a riti e a cerimonie, senza scalfire né la morte del passato né quella del presente. Essa (ma se fosse un maschio?) risorge dalle fosse comuni, ora rivoltate dalle piogge devastatrici di metà maggio che hanno portato ovunque mine antiuomo e ossa. Alle donne e uomini della Bosnia Erzegovina ora spetta l’ennesima ricostruzione: le case di molti ritornati a Srebrenica sono state spazzate via dalla furia delle acque. Forse ce la faranno ancora, nel nome di chi non c’è più e guardando con rabbia e pietà persino al muso del mastino.

Gianluca Paciucci
scrittore e poeta

sabato 5 luglio 2014

Srebrenica, 19 anni dopo – pensieri per l’anniversario: Giacomo Scattolini

Le immagini della caduta di Srebrenica, in quel luglio 1995, le ho ancora davanti. Nitide. Chiare. Come se fosse un fatto recente, di qualche settimana fa. I miliziani che la facevano da padrone, le colonne di profughi che arrivavano a Tuzla in fuga da Srebrenica. La quasi totale assenza di uomini lasciava presagire il peggio. Ricordo la donna che a pochi chilometri da Tuzla, dalla salvezza, decise di farla finita appendendosi ad un albero con una corda. Capii che la guerra era alla fine. Srebrenica era stata “svenduta” sull'altare della real-politik. Nella pace prossima ventura che si andava a firmare non c'era spazio per Srebrenica e Zepa. Peccato che Srebrenica fosse abitata da persone, esseri umani. Tutti facemmo finta di non vedere. Tutti. Il governo di Sarajevo non vide, lo stesso il governo di Belgrado e quello fantoccio di Pale, l'Onu non vide, le cancellerie della cosiddetta “Comunità Internazionale” e, forse, anche noi facemmo finta di non vedere che la “normalizzazione del territorio”, come la definì Bill Clinton, sarebbe passata per il più grande massacro in Europa dalla seconda guerra mondiale. Non vedemmo neanche un altro più grande massacro, quello del Rwanda, dove furono uccise quasi un milione di persone nell'indifferenza totale di tutti. Quindi come potevamo accorgerci di ottomila persone trucidate nel cuore dell'Europa a pochi passi da noi? Sono passati 19 anni da quei massacri. Oramai è lavoro per storici, non per me che mi sono occupato in quegli anni di portare aiuti umanitari o di informazione o di entrambe le cose, come spesso mi era capitato di fare. Non ho mai nominato in questo pezzo chi erano le “etnie” in guerra. Termine fra l'altro abusato ed errato per classificare quella guerra, ma ho parlato di persone che sono state vittime di altre persone. Non era una guerra etnica ma nazionalista! Dovremmo imparare a capire che il nazionalismo è il vero nemico da battere. Fino a quando divideremo le persone su base “nazionale” e si continuerà a pensare che il sangue che scorre nelle mie vene è “superiore” a quello che scorre nelle vene del mio vicino e che il mio dolore è più forte del tuo dolore, Srebrenica non sarà servita a nessuno e non servirà, purtroppo, neanche ricordarla.

Giacomo Scattolini
Fotografo e scrittore

venerdì 4 luglio 2014

Srebrenica, 19 anni dopo – pensieri per l’anniversario: Stefania Sarallo/Confronti

«Adesso vi portiamo in un posto speciale». Con questa promessa, complici e visibilmente orgogliose delle bellezze del nostro Paese, ci dirigemmo verso il colle  Aventino in compagnia delle nostre amiche bosniache della Cooperativa Potočnica*, S. e N. La primavera era alle porte, ma aveva da poco piovuto e un venticello fresco trasportava,  insieme all’odore inebriante della terra bagnata, l’intenso profumo degli aranci in fiori. Quando Roma si aprì imponente sotto di noi, i loro sguardi si accesero. L’emozione prese il sopravvento e fu facile anche per loro lasciarsi travolgere dall’entusiasmo. Fu un roteare di risate contagiose e un po’ “bambine”. Nicoletta si sbracciava, desiderosa di mostrare loro tutto ciò che lo sguardo era in grado di afferrare. Fu a quel punto che, inaspettatamente, S. incupita in volto disse: «È tutto così bello qui, ma quando verrete in Bosnia noi potremo mostrarvi solo pietre e le tombe dei nostri cari… ». Non è così, cara amica. Il tuo Paese ha molto da mostrare non solo a noi, ma al mondo intero: il coraggio con il quale continuate a r-esistere e a fare Memoria, la solidarietà che vuole andare oltre quei confini definiti a tavolino, il lavoro attraverso il quale la terra martoriata tornerà fertile. Ciò che state coltivando oggi darà frutti ai vostri figli e nipoti. Continuiamo insieme a lavorare e a credere che quel futuro sarà possibile.

* Potočnica è il nome di una cooperativa agricola femminile che ha sede a Potočari, la frazione di Srebrenica dove sorge il Memoriale delle vittime del genocidio dell’11 luglio 1995. In bosniaco Potočnica denomina una pianta, il Myosotis, in italiano il “nontiscordardime”

Stefania Sarallo 
Giornalista della testata Confronti

giovedì 3 luglio 2014

Srebrenica, 19 anni dopo – pensieri per l’anniversario: Tullio Bugari

Quel giorno di luglio mi trovavo in un'assolata e pigra Ancona, di mare e di vacanza. Allora non c'era il web ma le notizie rimbalzavano ugualmente veloci, qualcosa avevo letto e capito, seguivo già con attenzione le vicende di quella guerra e mi feci subito un'idea dell'enormità che stava accadendo, sentendomi addosso un senso d'impotenza totale. Divenne questo l'argomento a pranzo, in una trattoria del centro, tra "compagni", in quegli anni in cui tutto era diventato "ex", dal comunismo, alla Jugoslavia, al blocco sovietico e un po' anche a molti di noi stessi. Il massacro di cui giungeva notizia sembrava così grande da non essere creduto, così non mancò nemmeno qualcuno, forse "più nostalgico" di altri, definì il tutto "propaganda capitalista" per mettere in cattiva luce gli ultimi difensori del socialismo, identificati in quel caso con il governo di Milosevic e i suoi alleati. Mi rendo conto che questo tipo di discussioni  dopo quasi vent'anni sembrano altrettanto irreali. Non so perché in genere di fronte a queste stragi, il mio primo pensiero va sempre all'incredulità, e di conseguenza all'indifferenza e superficialità di chi ascolta. Certo, la propaganda esiste davvero e ogni notizia va vagliata, ma, appunto, vagliata e non accettata per fede o respinta con pregiudizio. Mi vengono in mente, ad esempio, i tanti che muoiono in barca nel Mediterraneo, tra l'indifferenza e il pregiudizio dei molti, che non ne vogliono sapere di quel dramma. Ma potrei citare anche le tante guerre odierne, nel mediterraneo. Srebrenica è questo buco nero delle nostre contraddizioni e delle nostre impotenze. Impotenza nel non renderci abbastanza autonomi e critici di fronte alle vere propagande, quelle dei nazionalismi e dei razzismi, che non si limitano a inventare un singolo fatto ma cambiano nel tempo, lentamente ma in modo duraturo, i nostri linguaggi e il modo di vedere la realtà, distorcendo noi stessi le notizia quando ci arrivano. In guerra e nelle stragi di questo tipo, di solito è anche la nostra ragione critica che muore. Mi viene in mente questo su Srebrenica.

Tullio Bugari
Scrittore, sindacalista

mercoledì 2 luglio 2014

Srebrenica, 19 anni dopo – pensieri per l’anniversario: Enisa Bukvić

Credo che ricordare il genocidio di Srebrenica, l’11 luglio di ogni anno, sia molto importante sia per poter esprimere e curare dolori e traumi sia come monito, affinché non accada mai più. La comunità internazionale, inoltre, ha tante responsabilità, che non vanno sottaciute, come tantissime sono le responsabilità della Serbia e della Repubblica serba di Bosnia. In Europa vanno in giro dicendo di non conoscere la guerra da ormai sessant’anni. Non è vero. La Bosnia Erzegovina e Srebrenica sono in Europa. Il genocidio di Srebrenica si è verificato in Europa, dopo i tanti “mai più” che hanno fatto seguito alle atrocità della seconda guerra mondiale.

Enisa Bukvić


Scrittrice, attivista per i diritti umani

martedì 1 luglio 2014

Srebrenica, 19 anni dopo – pensieri per l’anniversario: Francesca Solinas


Corri, corri lungo la Drina
Drina blu
Drina bianca
Drina verde
Drina che divise le terre della paura
Drina che unì due terre allo specchio
Bambino sulla riva della Drina
Bambino senza nome
Bambino che non era nessuno ed eravamo tutti
Tu guardavi oltre il fiume
Sole sul bambino, sole sulla Drina
Tra le foglie, tra le sponde del fiume blu, luce.
Corri, corri lungo la Drina,
corre la Drina, corre tra i monti accanto a un bianco pendio.
Una farfalla gialla sul marmo bianco,
sul bianco pendio del silenzio.

Francesca Solinas
, partecipante alla gita scolastica con il liceo classico Minghetti di Bologna dopo la visita al memoriale di
Potočari

Bosnia, aperte le iscrizioni per la Settimana Internazionale della Memoria

Ricevo dalla Fondazione Langer e volentieri pubblico.

Siamo giunti all'ottava edizione della Settimana Internazionale della Memoria, che in questi anni si e sempre più configurata come una “cornice di garanzia” entro la quale si sono sviluppate le attività del gruppo Adopt Srebrenica, rivolte al tentativo di ricostruire il tessuto connettivo di una comunità devastata della guerra degli anni Novanta. Anche quest'anno sono previste attività e incontri di conoscenza del contesto bosniaco e della memoria recente (Centro di Identificazione di Tuzla, Tunnel di Sarajevo, Museo della Resistenza di Sarajevo, luoghi di interesse storico nelle citta toccate dalla Settimana Internazionale) unitamente ad attività di approfondimento mirate a favorire il dialogo tra gruppi nazionali e la riflessione
partecipata sul recente passato.
Sono aperte le iscrizioni alla VIII edizione della Settimana Internazionale della Memoria.