Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio

Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio
Il nuovo libro di Luca Leone, nelle librerie e negli store online. Compralo su www.infinitoedizioni.it

venerdì 28 febbraio 2014

"Come stai?": ecco il gioco degli autori della Infinito edizioni

Sui social network è stato condiviso un post molto brillante, frutto del genio letterario di Umberto Eco. Nel suo libro Il secondo diario minimo, capitolo V, il lettore si imbatte in un lunghissimo elenco di rappresentanti della cultura mondiale. L’autore si è divertito ad immaginare la loro risposta alla semplice domanda “Come stai?”, in maniera pertinente e accattivante a seconda del loro pensiero, della loro storia, della loro opera più famosa. Anche noi ci siamo cimentati in questo gioco di corrispondenze e rimandi letterari con gli autori della casa editrice Infinito edizioni. Alcuni sono dei grandi classici, altri sono in prossima uscita e li troverete presto in libreria e sul nostro sito.
Buon divertimento! Fatelo anche voi con i vostri autori preferiti!

"Come stai?"

Andrea Camilleri: Un po’ sgualcito. (A. Camilleri, Questo mondo un po’ sgualcito)
Erri De Luca: Dalle stelle alle stalle (E. De Luca, Il cielo in una stalla)
Franco Battiato: Mi è andata di traverso l’oliva con la salumeria dentro (F. Battiato, G. Coco, Sowa Rigpa. La scienza della guarigione per una alimentazione consapevole)

Il futuro dell'editoria? Ne parlo anche io in questo bel pezzo per l'ANSA di Francesco De Filippo

Vi segnalo questo bel pezzo di Francesco De Filippo, dedicato al futuro del libro cartaceo e alle prospettive del digitale, in cui ci sono anche alcuni miei virgolettati.
L'articolo è rintracciabile a questo indirizzo: http://ansa.it/web/notizie/rubriche/cultura/2014/02/27/Editori-Viva-carta-libro-finira-_10152655.html o, più semplicemente, facendo clik qui.
Buona lettura!

Bosnia, nel regno senza regole dei tycoon

Un interessante articolo di Italintermedia segnala come ormai siano un numero compreso tra 85 e 90 i milionari (in euro, non certo in marchi convertibili) di cittadinanza bosniaca con un capitale personale di almeno trenta milioni di euro. Il numero dei tycoon bosniaci è aumentato di una ventina di unità nel corso del 2013 e la somma delle ricchezze di costoro si aggirerebbe intorno ai 6,5 miliardi di euro.
La presenza di un rilevante numero di ricchi in Bosnia Erzegovina non è una novità. Si sa da anni che dallo sfaldamento della Jugoslavia socialista sono usciti circa 500 milionari (in euro), una buona metà dei quali risiede in Croazia, mentre gli altri sono sparpagliati negli altri Paesi della regione, a cominciare dalla Serbia e dalla Bosnia. Di questo e di molto e approfonditamente altro ho raccontato in “Bosnia Express”. Quel che va ulteriormente sottolineato è quanto segue:

giovedì 27 febbraio 2014

Bosnia, qualche aggiornamento sulle mine anti-persona

È uscito qualche giorno fa un rapporto del Centro per l’Azione contro le Mine della Bosnia Erzegovina (Mine Action Centre BiH) che fa il riassunto sulla patologia d’origine esclusivamente umana chiamata mine anti-persona (c’è ancora chi, erroneamente, le continua a chiamare mine anti-uomo, facendo razzismo di genere anche nella tragedia).
Facciamo un breve punto della situazione, usando le cifre a nostra disposizione.

In ricordo di Angelo Lallo

Trovare parole per provare a raccontare Angelo è impossibile.
Angelo era un uomo straordinario. Ma non basta questa parola a descriverlo.
Con il dolore nel cuore, è arduo provare a scendere dal concetto generale al particolare.
Dentro la parola “straordinario” c’è tanto, probabilmente molto di più di quanto tutti noi insieme possiamo aver capito di quest’uomo riservato, a volte schivo, animato da una forza interiore e da una motivazione rare, indomabili.

venerdì 21 febbraio 2014

Sabato 22 febbraio l'ultimo saluto ad Angelo Lallo

Si svolgeranno sabato 22 febbraio, alle 15,00, le esequie dello storico e scrittore Angelo Lallo, spentosi a causa di un infarto lo scorso 19 febbraio a Portogruaro.
Chi avrà modo di rivolgere ad Angelo l'ultimo saluto potrà farlo nella sua Portogruaro, presso la chiesa parrocchiale Beata Maria Vergine, via Alessandro Manzoni 13.
Inizialmente si credeva che le esequie dovessero svolgersi la prossima settimana, poi è stata presa la decisione di anticiparle a sabato 22 per permettere alle tante persone giunte a Portogruaro da fuori, in particolare dalla natia Puglia, di poter rincasare nel fine settimana.
I famigliari di Angelo, che hanno sopportato con encomiabile forza e amore la scomparsa improvvisa del loro caro, saranno lieti di incontrare in chiesa chi vorrà tributare allo scrittore l'ultimo saluto.
Ai famigliari di Angelo e in particolare alla moglie Lucia e ai figli Alex e Ivan, va tutto l'affetto e il sostegno. Sarà ora loro compito, e compito degli amici più fidati, custodire gli studi di Angelo e fare in modo che la fretta con cui la vita sembra volersi far vivere nell'epoca presente non cancelli il lavoro immenso di ricerca svolto da Angelo Lallo in un'esistenza dedicata all'analisi profonda dei più complessi fatti storici e dei più oscuri comportamenti umani.
Il percorso di Angelo è stato da sempre improntato all'umiltà e alla devozione alla razionalità e all'analisi delle vicende umane. Angelo non ha avuto una vita facile. S'è laureato, come si suol dire, tardi, perché ha dovuto spendere la sua gioventù in fabbrica, in Germania, da italiano migrante e soggetto al razzismo e agli sberleffi che la società teutonica mai ha risparmiato ai migranti italiani, greci, turchi, balcanici. La sua testardaggine e la profonda umiltà gli hanno permesso, oltre al duro lavoro, di giungere, una volta rientrato in Italia, prima alla laurea, poi all'insegnamento. Contemporaneamente c'è l'avvicinamento al mondo dei manicomi per scrivere la sua tesi di laurea, quindi all'universo di Basaglia e dei basagliani, infine gli esordi come scrittore e l'innamoramento per i Balcani, in particolare per la Bosnia, che sempre è rimasta nel cuore di Angelo.
Angelo ci mancherà ma la sua opera, il suo studio, il suo lavoro, resteranno a indicare, a chi lo vorrà, la via.

mercoledì 19 febbraio 2014

L’improvvisa scomparsa di Angelo Lallo, amico, grande storico, scrittore impegnato e sociale

Cari amici,
ho appeso da pochi minuti che quest’oggi, 19 febbraio 2014, intorno alle 13,30, un Amico vero è venuto a mancare nella sua Portogruaro. Parlo di Angelo Lallo, Uomo di specchiata moralità e onestà intellettuale, storico pignolo e severo con se stesso, ricercatore puro, ottima penna e persona su cui poter sempre contare, in qualsiasi momento, qualunque vento tirasse “là fuori”.
Angelo era uno scrittore impegnato e appassionato. Stavamo lavorando insieme, gomito a gomito, a quella che Lui sentiva come la sua opera più importante, la sua sfida più importante, un libro incredibile sugli ospedali psichiatrici giudiziari, i famigerati opg, una denuncia storicamente documentata e mirabilmente raccontata. “Mala Dies. L’inferno degli ospedali psichiatrici giudiziari e delle istituzioni totali in Italia” s’intitola il libro.

giovedì 13 febbraio 2014

Bosnia: “Non c’è la neve, avete rubato anche quella”

L’inverno stranamente mite anche nei Balcani ha ispirato uno striscione significativo, esposto ieri da un paio di centinaia di manifestanti a Sarajevo, sotto la pioggia: “Non c’è la neve, avete rubato anche quella”, c’era scritto, a sintetizzare lo stato d’animo dei cittadini della Bosnia Erzergovina nei confronti dei politici nazionali e locali, accusati di aver intascato il possibile e l’impossibile negli ultimi vent’anni, invece di provare a fare gli interessi di un Paese mantenuto in condizioni orribili di povertà. È, con parole sue, quel che sempre ieri ha dichiarato anche il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu, il primo dei rappresentanti di Paesi stranieri giunto a Sarajevo per spingere “le forze politiche bosniache ad adoperarsi per un efficace funzionamento del Paese” ma anche per dare un’occhiata allo stato dei molti investimenti turchi in Bosnia e che nessuno li danneggiasse.
Intanto, sempre all’impronta della moderazione, in molte città bosniache continuano le manifestazioni di protesta contro la corruzione politica e la povertà in cui langue la Bosnia, mentre va facendosi strada in molte località un esperimento molto interessante chiamato “assemblee dei cittadini”. Queste ultime sono vere e proprie assemblee pubbliche aperte a tutti, nelle quali si discutono problemi comuni, si cerca di trovare una soluzione per una guida tecnica e non politica delle città e dei cantoni e si fa la lista delle collusioni tra politica, criminalità, business e magistratura, denunciando le operazioni economiche illegali, gli arricchimenti criminali e le privatizzazioni sospette del fior fiore delle imprese nazionali, tra quelle scampate alla guerra del 1992-1995.

martedì 11 febbraio 2014

Bosnia, i nazionalisti vogliono trasformare la protesta di piazza in scontro etnico

Le proteste di piazza – anche violente, purtroppo – che la scorsa settimana hanno scosso la Bosnia Erzegovina sono state, come c’era da temere, oggetto di inevitabili strumentalizzazioni da parte dell’estremismo politico serbo, serbo-bosniaco e croato. Così, mentre i cittadini, arrabbiati contro i politici corrotti e inetti e per il gravissimo livello della disoccupazione (che ormai oscilla tra il 45 e il 50 per cento della popolazione attiva) scendevano in piazza per rivendicare i loro diritti, chiedere le dimissioni dell’intera classe politica ed elezioni anticipate, i tromboni della propaganda ultranazionalista si mettevano immediatamente in funzione per ricominciare a suonare la marcia funebre di stupidità e ignoranza grassa che tanti morti e tanta distruzione ha provocato nella ex Jugoslavia negli anni Novanta dello scorso secolo.

“Sapevamo che qualcosa doveva succedere, ma quello che non ci aspettavamo è la violenza delle proteste che si è manifestata il secondo giorno, mercoledì scorso. – mi ha detto una fonte molto bene informata di Tuzla, città epicentro delle proteste – Per fortuna i giovani, i più numerosi ad aver partecipato alle proteste, ben presto hanno capito quello che è successo e immediatamente si sono attivati per riparare e ripulire ciò che è stato danneggiato”.

La Serbia spaccata in due solidarizza con le proteste in Bosnia (e acclama Mladić...)

Sulla scia delle manifestazioni di pretesta contro la corruzione politica e la crescente disoccupazione – e dei relativi incidenti con oltre duecento feriti e ingenti danni a numerosi edifici governativi e amministrativi – svoltesi in una trentina di città bosniache la scorsa settimana, ieri è andata in scena a Belgrado, capitale della Serbia, una piccola e curiosa manifestazione di una cinquantina di cittadini, in buona parte giovani, a sostegno della sollevazione popolare in Bosnia. Tra gli slogan scanditi dai manifestanti, diversi inneggiavano alla lotta comune dei popoli slavi contro i governi corrotti e protestavano contro “l’Unione europea dei regimi dei tycoon”, che nei Balcani hanno la faccia e il nome degli oltre cinquecento miliardari arricchitisi improvvisamente con la guerra degli anni Novanta e la disgregazione della Jugoslavia.

lunedì 10 febbraio 2014

Bosnia, proteste di piazza contro i politici sopite, per ora

Sta conoscendo una sosta l’ondata di proteste di piazza che da mercoledì 5 a sabato 8 febbraio ha scosso una trentina di città in Bosnia Erzegovina, tra cui Sarajevo, Mostar, Tuzla, Zenica e Bihać.
Le proteste, esplose a Tuzla, si sono rapidamente diffuse in molte altre località bosniaco erzegovesi e hanno visto a più riprese confrontarsi civili e polizia, con un bilancio di oltre 200 feriti.
Ragione delle proteste sono la corruzione e il nepotismo politico oltre alla fortissima disoccupazione, che ha recentemente toccato il 49 per cento della popolazione attiva, attestandosi oggi attorno a uno stimato 45 per cento. La Bosnia, che mai ha concluso, dopo quasi vent’anni, la sua transizione da una condizione di guerra a una di pace, è considerata da anni uno dei Paesi più poveri e politicamente più corrotti d’Europa. Val la pena rimarcarlo poiché non vi sono elementi di conflitto interetnico negli scontri verificatisi la scorsa settimana, che sono giunti all’estremo di appiccare incendi ad alcuni palazzi del potere, sia a Tuzla sia a Sarajevo.
Se ogni forma di violenza – sia da parte della popolazione che protesta sia da parte delle forze dell’ordine, che non hanno esitato a usare manganelli e cannoni ad acqua – deve essere fermamente condannata, la tensione sociale era palpabile nell’aria in Bosnia ormai da mesi e la vera ragione dell’esplosione di rabbia della scorsa settimana è dovuta alla sfacciata e onnipotente corruzione che caratterizza il comportamento e gli atti di buona parte della classe politica bosniaco erzegovese, a tutti i livelli, sia amministrativi che governativo e parlamentare. È, questa, una cosa che personalmente denuncio da anni e che è parte fondamentale del mio “Bosnia Express”.

Premio Barbara Fabiani per la storia sociale, al via la terza edizione

La casa editrice Infinito edizioni con il patrocinio di

Società italiana delle Storiche, Associazione Italiana di Storia Orale,
Associazione culturale Vita Romana (fondata da Barbara Fabiani)
Noidonne, Golem Informazione, Circolo culturale “Il nome della Rosa”,
A Nord Est di Che, Eidos, Isri-Cisl,
Associazione per la comunicazione e l’incontro dei popoli Macondo

 presenta la III° edizione
del PREMIO BARBARA FABIANI PER LA STORIA SOCIALE

Il Premio Barbara Fabiani per la Storia Sociale nasce in memoria della scrittrice, giornalista e studiosa di scienze sociali Barbara Fabiani, scomparsa il 14 dicembre 2011 all’età di 43 anni.
Il Premio nasce con il fine di indagare e raccontare l’evoluzione delle questioni di genere e, più in generale, dei rapporti affettivi e familiari nell’esperienza delle persone e nel corso della storia. Obiettivo del Premio è di valorizzare ogni anno un’opera divulgativa in materia – scelta tra quante saranno inviate al vaglio della Giuria, presieduta dal professor Carmine Russo – così da mantenere alta l’attenzione sugli studi sociali e, al contempo, costituire una biblioteca divulgativa di alto spessore letterario e sociale in materia.

venerdì 7 febbraio 2014

Corea del Nord, intervista a Riccardo Noury (Amnesty International)

A soli 30 anni è il più giovane capo di stato al mondo. Due lauree, conosce almeno quattro lingue ed è stato educato in un importante istituto svizzero. Premesse che ci fanno pensare a un colto, razionale e illuminato statista del presente e soprattutto del futuro. Un moderato, perfino un democratico cristiano, come ha sostenuto un noto senatore italiano. Eppure, a fine 2013, la stessa persona avrebbe pronunciato queste parole davanti alla sua nazione: «Lo scorso anno abbiamo intrapreso azioni risolutive per eliminare una fazione di feccia dal nostro partito e questa epurazione dagli elementi antirivoluzionari lo ha rafforzato».
Stiamo parlando di Kim Jong-un, attuale leader della Corea del Nord, che distribuisce atrocità alla popolazione coreana da due anni, dopo la morte del padre Kim Jong-il, avvenuta nel dicembre del 2011. Il nuovo rampollo della dinastia dei Kim mostra  mani macchiate di sangue, anche del suo stesso sangue: ha assassinato lo zio Jang Song-thaek con l’accusa di aver tentato un colpo di stato. L’uccisione dovrebbe essere avvenuta per fucilazione, ma non ci sono testimonianze e, nell’ultimo mese, una notizia ha popolato la stampa internazionale: Jang Song-thaek e tutta la sua famiglia sarebbero stati sbranati da 120 cani, seguendo il “quan jue” coreano.