lunedì 11 luglio 2011

11 Luglio, abbiamo ricordato il genocidio di Srebrenica alla Camera dei Deputati

Questa mattina, 11 luglio 2011, dalle 11,00 alle 13,30 ci siamo riuniti nella Sala del Mappamondo della Camera dei Deputati per rievocare, nel sedicesimo anniversario, il genocidio di Srebrenica. Eravamo un centinaio di persone, tra relatori e pubblico, e la giornata è stata enormemente ricca di spunti, di riflessioni, di proposte. Ospite d'onore era Carla Del Ponte, donna di grande forza, profonda onestà e altissimi ideali, oltre che simpaticissima commensale all'ora del pranzo.
Pubblico qui di seguito il mio intervento introduttivo, in qualità di moderatore della giornata.
Un ringraziamento speciale va a Enisa Bukvic, all'om. Ando Di Biagio e al suo staff, fondamentali per la riuscita della giornata.

INIZIO DELLA GIORNATA CON UNA LETTURA.

Nela Lučić, ottima attrice bosniaca,
ha letto con partecipazione un drammatico brano tratto dal libro di
Carla Del Ponte dal titolo LA CACCIA. Io e i criminali di guerra.

Dopo questa toccante lettura, in avvio dei lavori invito tutti i presenti a osservare un minuto di silenzio in ricordo delle vittime del genocidio di Srebrenica, trascorso il quale proseguiremo con i molti e importanti interventi in calendario.

MINUTO DI SILENZIO

Buon giorno a tutti voi, mi chiamo Luca Leone e ho il compito e il piacere di moderare questa importante giornata di ricordo delle vittime del genocidio di Srebrenica.

Visti i tempi stretti e gli importanti ospiti oggi presenti, mi limiterò a un breve intervento introduttivo e a chiamare di volta in volta gli ospiti in scaletta, di cui a breve fornirò una panoramica.

Come testé anticipato, siamo riuniti questa mattina, lunedì 11 luglio 2011, nello splendido scenario della Sala del Mappamondo della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana, nell’anno dei festeggiamenti per il 150° anniversario della Repubblica, per ricordare le vittime del genocidio di Srebrenica e fare il punto della situazione in materia di giustizia sedici anni dopo il compimento del primo genocidio mai verificatosi in Europa dalla Shoah.

L’incontro odierno è organizzato dalla Camera dei Deputati in collaborazione con l’Università degli Studi Roma Tre, l’Associazione Spes Lazio – acronimo che sta per Centro di Servizio per il Volontariato – e la comunità bosniaca in Italia, di cui sono presenti molti rappresentanti, che quest’anno hanno preferito limitarsi ad ascoltare per fare poi domande alla fine, se avremo tempo.

Prima di cedere la parola agli ospiti odierni, vorrei solo ricordare che il genocidio di Srebrenica è stato commesso tra l’11 e il 21 luglio 1995 dall’esercito serbo bosniaco guidato dal generale Ratko Mladic e dal suo vice, generale Radislav Krstic, otre che dai paramilitari serbi guidati da famigerati mercenari quali, ad esempio, il purtroppo ben noto Arkan.

A Srebrenica c’era un contingente di circa 400 caschi blu olandesi dell’Onu – guidati dal colonnello Ton Kerremans – rimasto spettatore dell’orrore.

Al termine del genocidio, verificatosi dopo tre anni e mezzo circa di assedio della città, hanno perso la vita un numero ancora imprecisato di cittadini bosniaci musulmani, in quasi totalità maschi, di età compresa tra 12 e 72 anni.

I dati iniziali della Croce rossa internazionale parlavano di circa 7.500 vittime, ma oggi è stata già superata quota 8.500 vittime certe mentre i familiari dei morti di Srebrenica sostengono – lo fanno dall’inizio – che manchino 10.701 loro cari all’appello.

D’altronde, molte fosse comuni secondarie e terziarie continuano a essere rinvenute anno dopo anno. Nella sola Kamenica, non lontano da Srebrenica, ne sono state trovate fin qui ben 13, la più grande delle quali con quasi 1.200 tra corpi interi e parti di corpi al suo interno.

Quello di Srebrenica è stato definito per la prima volta GENOCIDIO – parola che ancora oggi in molti faticano, purtroppo, a usare, cercando sinonimi inappropriati – nell’aprile 2004, in occasione del processo di appello contro il generale Krstic.

Il principio è stato ribadito il 26 febbraio 2007 dalla Corte internazionale di giustizia dell’Aja.

Quest’oggi, 11 luglio, a Srebrenica, o meglio nel Memoriale di Potocari, quest’ultimo ex sobborgo industriale della cittadina, stanno per essere sepolti i resti di altre circa 700 persone riconosciute grazie all’esame del Dna. Oggi più di 4.000 persone riposano a Potocari dopo essersi riappropriate del loro nome, ma non siamo neppure a metà del lavoro.

Anche perché, è bene ricordarlo, ancora oggi a Srebrenica come nella Republika Srpska di Bosnia come nella Repubblica di Serbia, girano liberamente il grosso dei massacratori, degli stupratori, dei torturatori di Srebrenica. E sono impuniti.

Vale la pena aggiungere che lo scorso 26 maggio, dopo quasi sedici anni di latitanza, è stato finalmente arrestato Ratko Mladic, che va così a raggiungere all’Aja Radovan Karadzic, ex presidente dell’autoproclamata Repubblica Serba di Bosnia consegnato da Belgrado nell’agosto del 2008.

L’arresto di Mladic ha avuto anche una sgradevole “coda” italiana: Mladic, accusato dal Tpi di genocidio, di crimini di guerra e di crimini contro l'umanità, è stato definito dall’europarlamentare leghista Mario Borghezio un “patriota”, con Borghezio ad auspicare molti Mladic padani, che per l’europarlamentare rappresenterebbero solo “grasso che cola”. Ma con Mladic, in Bosnia, è colato solo sangue, come sanno bene i bosniaci oggi qui presenti. E quel sangue dovrebbe essere rispettato.

In conclusione, va ricordato che il 15 gennaio 2009 il Parlamento Europeo ha approvato la risoluzione denominata P6-TA (2009) 0028 Srebrenica con la quale il Parlamento Europeo chiede ai governi europei e dei Balcani Occidentali di riconoscere ufficialmente il giorno 11 luglio come la Giornata della Memoria del Genocidio di Srebrenica.

Ancora una volta, la comunità bosniaca, e con essa molti molti italiani, chiede al Parlamento italiano di adottare la risoluzione del Parlamento Europeo e di indire anche in Italia, come già successo altrove, la Giornata della Memoria del Genocidio di Srebrenica.

Ciò rapidamente detto, vado ora a presentare gli ospiti di questa giornata. Prima ancora, tuttavia, è un onore e un piacere poter leggere la lettera di saluti fattaci pervenire dal presidente della Camera dei Deputati, on. Gianfranco Fini.

LETTERA

Ascolteremo nell’ordine che segue i brevi saluti di:

Aldo Di Biagio, parlamentare del gruppo di Futuro e Libertà, esperto di Balcani e da anni vicino alle rievocazioni del genocidio proposte dalla comunità bosniaca in Italia;

Tatyana Kuzik, consigliere aggiunto per l’Europa Orientale del Comune di Roma, attivissima nell’organizzazione delle precedenti rievocazioni del genocidio;

Renzo Razzano, presidente del Centro di Servizio per il Volontariato del Lazio;

Roberto Reggi, sindaco di Piacenza, da anni vicino alla comunità bosniaca locale;

Ado Hasanović, regista del film documentario L’ANGELO DI SREBRENICA, di cui, dopo un suo breve saluto, vedremo un significativo contributo di circa sei minuti, solo musica e immagini. Ado è originario di Srebrenica, che ha lasciato nel 1993 all’età di soli sei anni, in pieno assedio. Oggi vive e lavora a Sarajevo.

Faranno seguito ai saluti i brevi interventi di:

Riccardo Migliori, parlamentare del Popolo delle Libertà, nonché Presidente della Delegazione Italiana presso l’Assemblea dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE);

Enisa Bukvic, che ci leggerà la lettera di saluti inviataci dalla vice presidente del Senato, Emma Bonino;

Francesco Guida, Preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Roma Tre e Presidente dell’Associazione Italiana di Studi del Sud-Est Europeo.

In chiusura di lavori, l’atteso intervento di:

Carla Del Ponte, magistrata svizzera, dal 1999 al 2007 Procuratore Capo del Tribunale Penale Internazionale per la ex Jugoslavia, dal gennaio 2008 al febbraio 2011 ambasciatore della Confederazione Elvetica in Argentina.

Tutti ci adopereremo affinché rimanga del tempo per brevi e pacati interventi o domande del pubblico.

Andiamo a cominciare con il saluto dell’on. Aldo Di Biagio, dopo il quale chiamerò Tatyana Kuzik.

Buon lavoro.