Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio

Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio
Il nuovo libro di Luca Leone, nelle librerie e negli store online. Compralo su www.infinitoedizioni.it

lunedì 27 giugno 2011

Bosnia Express a Milano: 28 giugno 2011

Cari amici,
domani BOSNIA EXPRESS e il suo stremato autore riprendono il viaggio, con tappa nella nuova Milano. Dopo di che, ci rivediamo a luglio sia con BOSNIA EXPRESS che con ENZO.
Ecco i dettagli per domani e per le prossime date:

- martedì 28 giugno, MILANO, Casa della Cultura, via Borgogna 3 (M San Babila), ore 20.30; organizza Amnesty International Milano, partecipano Tatjana Sekulic (Università Milano-Bicocca), Fabio Strazzeri (Gruppo 094 Amnesty). Modera Mirjana Trajkovic. Tema della serata: Ratko Mladc: la strada dal nazionalismo al genocidio.

Luglio 2011:
- lunedì 11 luglio, ROMA, Camera dei deputati, celebrazione in occasione del sedicesimo anniversario del genocidio di Srebrenica. Partecipano, tra gli altri, Carla Del Ponte, sen. Emma Bonino, on. Aldo Di Biagio, prof. Francesco Guida, Enisa Bukvic; ore 11,00 (in attesa di conferma; temo che la giornata sia a inviti ma spero di sapere quanto prima);
- domenica 17 luglio, CUPRA MONTANA (AN), nell’ambito di “Musica distesa”, Comune, in definizione (presentazione di “Enzo”);
- venerdì 22 luglio, NETTUNO (RM), in definizione;
- mercoledì 27 luglio, SAN PIETRO VERNOTICO (BR), Piazza del Popolo, ore 21 00;
- giovedì 28 luglio, TIGGIANO (LE), bosco dei giardini di Palazzo Serafini Sauli, nell’ambito del ciclo del parco delle Arti e della Filosofia, modera Renato Brucoli, con la partecipazione del prof. Attilio Pisanò, orario in definizione;

Agosto 2011:
- martedì 30 agosto, ANCONA, Festival Adriatico Mediterraneo, Palazzo degli Anziani, Piazza Benvenuto Stracca, ore 18,00.


Altre date in preparazione.

Dal 30 settembre 2010 a oggi abbiamo presentato il libro 43 volte, ed esattamente a: Albano Laziale (RM), Ancona, Bari, Bologna, Casalecchio di Reno (BO), Catania, Cerignola (Fg), Cisliano (MI), Corato (Ba), Firenze, Giulianova, Lecce, Massafra (Ta), Milano, Modena (2), Mola di Bari (BA), Molfetta (Ba), Muro Leccese (Le), Padova, Palermo, Parma, Pisa, Pont-Saint-Martin (AO), Roma (7 volte), San Benedetto del Tronto, San Pietro Vernotico (Br), Saronno (VA), Staranzano (GO), Sedriano (MI), Taranto, Tarquinia (VT), Torino, Trieste, Venezia-Mestre, Villa di Serio (BG), Vittorio Veneto.

Per proporre nuove presentazioni:
direzione.editoriale@infinitoedizioni.it
info@infinitoedizioni.it
lu.ne@libero.it
facebook: Luca Leone

Un Canto di Francesco De Filippo sulla "monnezza" di Napoli e su una città che non merita tutto questo


Cari,
ho il piacere immenso di regalarvi questo splendido testo di un caro amico, una persona d'oro. Uno scrittore, Francesco De Filippo, che ha raccontato Napoli e la maledizione dei rifiuti. L’ha fatto con un libro – MONNEZZA – che il Maestro Andrea Camilleri ha definito "una divertentissima e amara metafora sulla vicenda della monnezza che da fenomeno reale si trasforma addirittura in una metafisica della condizione umana".
Oggi, dopo aver raccontato nel suo libro (novembre 2010, giunto alla terza edizione, quest’ultima con postfazione di Gianni Pittella, vice presidente vicario del Parlamento europeo) le dinamiche politiche, affaristiche e malavitose che soggiacciono dietro a uno scandalo vergognoso come quello dei rifiuti di Napoli, De Filippo ci regala un Canto doloroso e pieno d’amore sulla sua Napoli e sulla tragedia che sta vivendo. Un Canto che ci fa piacere condividere con l’intera Italia.

©Infinito edizioni 2011 – Si consente l’uso libero di questo testo citando chiaramente la fonte

AMO NAPOLI
di Francesco De Filippo

Amo Napoli
e la amerei anche se fossi di Milano
di Stoccarda, Anversa o Toronto
di Palermo come di Addis Abeba.

Amo Napoli
perché non amo l’odio che la pervade e la innerva
né quello esogeno, banale nella sua elementarietà
ma ancor più corrosivo

Amo Napoli
e più la odiano gli altri più la amo io
io che non ci vivo, che l’ho maledetta
come un amante tradito ma inevitabilmente innamorato.

Amo questa splendida
folle e anarchica interpunzione
tra Africa ed Europa
tra Oriente e Occidente.
La amo perché non la giustifico:
ne centellino le colpe come colpi di flagello
uno a uno, grani di rosario
ne cantileno l’invocazione dieci cento mille volte
monotona, come ripetitiva è una raffica di kalashnikov.
Non giustifico questi
che hanno strappato i cuori ai bambini
tagliato i piedi ai camminatori e tolto luce agli occhi degli esteti
Né giustifico gli altri
che a questi rapaci hanno fornito rostri e artigli
che hanno succhiato la dignità agli operai
tagliato le produzioni e segati i banchi scolastici.
Chi ha tenuto stretto coi denti
ha dovuto mollare anche mandibola e gengive.
A tutti – questi e gli altri –
che di una dolcezza geografica
hanno fatto Territorio di monnezza.

Oggi questa è terra di guerra
non dichiarata, subdola;
acqua rossa di mattanza
per tonni che lo sforzo di vivere inarca e torce
poderosamente sbattono, con disperata violenza
tuffano le teste nell’acqua che arretra
nelle camere di reti che li consegnano all’aria soffocante;
stentano a morire

Gli altri,
che si pensano come anime salve
e sono invece soltanto in una tonnara più grande.
Quando non riusciranno più a toccarsi e a deambulare
a parlare e fare l’amore
capiranno che per fermare un’infezione
hanno tagliato mani e piedi, lingua e genitali
del proprio corpo.

Corrivo e impotente, soffro.


27 luglio 2011



MONNEZZA è disponibile in libreria, su internet e da oggi in formato ebook direttamente sul nostro sito.

Francesco De Filippo è nato a Napoli nel 1960. Giornalista dell'Agenzia Ansa, è stato corrispondente per Il Sole 24 Ore. All'attività di giornalista associa quella di romanziere e saggista: ha pubblicato cinque libri per Mondadori, Rizzoli, Nutrimenti, l'ultimo dei quali è Quasi uguali (Mondadori, 2009). Da alcuni sono stati tratti spettacoli teatrali. Ha vinto numerosi premi; alcuni suoi libri sono stati pubblicati in Germania, Francia e nella Repubblica Ceca. Per Infinito edizioni ha curato La mia vita dentro. Le memorie di un direttore di carceri (2010, due edizioni) e ha scritto Monnezza (2010, tre edizioni) e, con Andrea Camilleri, Questo mondo un po’ sgualcito (2011).

lunedì 20 giugno 2011

"Bosnia Express" domani a Mola di Bari

Dopo le presentazioni di Trieste e di Staranzano (Gorizia), e dopo il diluvio universale più bora notturna, unito a una clamorosa incomprensione tra organizzatori e amministratori, di Monfalcone, con conseguente rinvio dell'evento, vi aspetto domani al capo opposto d'Italia, in quella Puglia che ormai è una sorta di seconda casa.
Approfittando per ricordarvi l'appuntamento di domani a Mola di Bari, ripropongo la lista delle presentazioni e degli incontri estivi, sperando di fare cosa utile.
Un caro saluto a tutti voi.

Giugno 2011:
- martedì 21 giugno, MOLA DI BARI, Castello Angioino, ore 21,00;
- martedì 28 giugno, MILANO, Casa della Cultura, via Borgogna 3 (M San Babila), ore 20.30; organizza Amnesty International Milano.

Luglio 2011:
- lunedì 11 luglio, ROMA, Camera dei deputati, celebrazione in occasione del sedicesimo anniversario del genocidio di Srebrenica. Partecipano, tra gli altri, Carla Del Ponte, sen. Emma Bonino, on. Aldo Di Biagio, prof. Francesco Guida, Enisa Bukvic; ore 11,00 (in attesa di conferma);
- domenica 17 luglio, CUPRA MONTANA (AN), nell’ambito di “Musica distesa”, Comune, in definizione (presentazione di “Enzo”);
- venerdì 22 luglio, NETTUNO (RM), in definizione;
- mercoledì 27 luglio, SAN PIETRO VERNOTICO (BR), Piazza del Popolo, ore 21 00;
- giovedì 28 luglio, TIGGIANO (LE), bosco dei giardini di Palazzo Serafini Sauli, nell’ambito del ciclo del parco delle Arti e della Filosofia, modera Renato Brucoli, con la partecipazione del prof. Attilio Pisanò, orario in definizione;

Agosto 2011:
- martedì 30 agosto, ANCONA, Festival Adriatico Mediterraneo, Palazzo degli Anziani, Piazza Benvenuto Stracca, ore 18,00.

Altre date in preparazione.
Dal 30 settembre 2010 a oggi abbiamo presentato il libro 42 volte, ed esattamente a: Albano Laziale (RM), Ancona, Bari, Bologna, Casalecchio di Reno (BO), Catania, Cerignola (Fg), Cisliano (MI), Corato (Ba), Firenze, Giulianova, Lecce, Massafra (Ta), Milano, Modena (2), Molfetta (Ba), Muro Leccese (Le), Padova, Palermo, Parma, Pisa, Pont-Saint-Martin (AO), Roma (7 volte), San Benedetto del Tronto, San Pietro Vernotico (Br), Saronno (VA), Staranzano (GO), Sedriano (MI), Taranto, Tarquinia (VT), Torino, Trieste, Venezia-Mestre, Villa di Serio (BG), Vittorio Veneto.

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Giornata mondiale del rifugiato, un pensiero attraverso Paese Sera

Questa mattina Paese Sera mi ha chiesto un contributo per la Giornata mondiale del rifugiato. Ho raccontato in breve di una storia che ho pubblicato su UOMINI E BELVE (Infinito edizioni, 2008). Mi permetto di condividere storia e riflessione finale con voi, sperando di farvi cosa gradita.
Buona lettura

Qualche anno fa mi trovai a condurre ricerche per alcuni reportage sui richiedenti asilo che poi sono confluiti in un libro, Uomini e belve (Infinito edizioni) a cui sono molto affezionato.
Per mesi incontrai, in varie parti d’Italia e d’Europa, persone che mi raccontarono la loro storia. A una in particolare tengo molto, e vorrei provare a raccontarla in poche righe, in questa Giornata mondiale dei rifugiati.
Charlie portava sempre in testa un vecchio cappello di velluto beige. Sempre sorridente, mostrava a tutto il mondo i suoi splendidi denti africani. Grandi come i suoi sogni. Perfettamente allineati. Era arrivato in Italia nel novembre 2002 dopo avere lasciato la Liberia, il suo Paese natale sconvolto dalla guerra. Chiusi in una saletta, sottovoce, quasi che orecchie sbagliate potessero ascoltarci ovunque, mi raccontò la sua storia: «Sono qui perché un giorno d’estate del 1999 il National Patriotic Front of Liberia (Npfl) ha deciso che avrei dovuto imbracciare le armi per combattere contro altri liberiani». Quelli che, partendo dalle zone rurali, tentavano di opporsi al regime sanguinario e corrotto instaurato due anni prima dal presidente Charles Taylor. Si guardava continuamente intorno, Charlie. E abbassava sempre di più la voce, fino a rendere le sue parole un piatto sospiro indistinguibile. «Io – riprese – risposi di no. Che non avrei mai vestito la divisa. Perché sono un pacifista. E perché non volevo sulla coscienza dei fratelli uccisi dalle mie mani. Il Fronte non reagì bene. Nell’agosto del 1999 mi arrestarono, trascinandomi in carcere. Ho vissuto per tre anni tra quattro luride mura. Fui liberato nell’agosto del 2002». Ma Charlie, che al tempo aveva 34 anni e tante ferite insanabili nell’anima, non potrà mai più cancellare quei 36 mesi. «Non c’è stato giorno, non c’è stata ora in cui i miei carcerieri non mi imponessero umiliazioni o in cui non mi infliggessero torture e violenze fisiche e morali d’ogni genere. Ogni giorno – riprese con gli occhi velati d’angoscia – i militari mi costringevano per ore a mettermi accosciato, nella posizione della rana, e a saltare. E questo finché non si stancavano di ridere e di divertirsi con la mia sofferenza. Spesso mi tenevano per lungo tempo sospeso da terra, legato per le braccia o per i polsi». Ma la tortura è un’altra cosa. Mi guardò quasi attonito. Improvvisamente parve rianimarsi. Sorrise di nuovo «La tortura? Ne vuoi vedere un esempio? – fece con gli occhi lucidi, che rispecchiano il tonfo dell’anima nella palude infestata dei fantasmi dei ricordi – Ecco che cosa vuol dire essere torturati». Avvicinò una mano alla bocca. Il sorriso, quel bel sorriso fatto di denti grandi e perfettamente allineati, ora è lì, sul palmo della mano di Charlie, tenuto insieme da una placca rosa. «Questa – mi disse dopo avere rimesso la protesi in bocca – è una delle conseguenze meno spiacevoli che possono capitare a chi viene torturato. Senza contare che ogni volta, dopo essere stato picchiato, nessuno ha mai pensato di portarmi in infermeria per medicarmi le ferite».

Nella Giornata mondiale dei rifugiati credo che la storia di Charlie possa essere non solo tremendamente attuale, ma inchiodi alle sue responsabilità un governo xenofobo come quello italiano e un Paese – l’Italia – impaurito dalle menzogne della propaganda estremistica, che con la politica dei respingimenti indiscriminati ha messo in questi ultimi anni a repentaglio la vita di migliaia e migliaia di esseri umani, tra i quali anche molti uomini e donne (e bambini!) come Charlie. Di questa pagina, un giorno, noi italiani non potremo andare molto orgogliosi.
La storia di Charlie è purtroppo simile a quella di tanti dei circa 44 milioni di rifugiati, richiedenti asilo e sfollati che nel 2010 hanno dovuto lasciare le loro case e i loro Paesi cercando scampo, aiuto e sostegno umano. C’è molto lavoro da fare, nel mondo: a favore delle popolazioni civili oggetto di persecuzioni o colpite da conflitti, contro i governi ricchi che fanno affari con dittature sanguinarie, e su noi stessi. Perché un giorno qualcuno potrebbe respingere noi o i nostri figli, e allora non avremo scuse da accampare, ma solo rimorsi enormi in fondo all’anima.

giovedì 16 giugno 2011

"Bosnia Express" passa domani a Trieste, sabato a Staranzano e Monfalcone

Ciao,
vi ricordo le presentazioni di BOSNIA EXPRESS di domani e dopodomani e, schematicamente, vi presento le nuove date estive in cui presenteremo il libro:

Giugno 2011:
- venerdì 17 giugno, TRIESTE, Festival delle diversità, Parco di San Giovanni, ex ospedale psichiatrico provinciale, - area a fianco della chiesa – nell'ambito del festival "Divercitizen", ore 17,30, con Angelo Lallo, autore de “Il sentiero dei tulipani. Psiconazionalismo in Bosnia Erzegovina”; organizza la Tenda per la Pace e i Diritti;
- sabato 18 giugno, STARANZANO (GO), sala conferenze del Municipio, ore 18,00; organizza la Tenda per la Pace e i Diritti;
- sabato 18 giugno, MONFALCONE, piazza Falcone e Borsellino, ore 20,45; organizza la Tenda per la Pace e i Diritti;
- martedì 21 giugno, MOLA DI BARI, castello angioino, ore 21,00;
- martedì 28 giugno, MILANO, Casa della Cultura, ore 20.30; organizza Amnesty International Milano.

Luglio 2011:
- lunedì 11 luglio, ROMA, Camera dei deputati, celebrazione in occasione del sedicesimo anniversario del genocidio di Srebrenica. Partecipano, tra gli altri, Carla Del Ponte, sen. Emma Bonino, on. Aldo Di Biagio, prof. Francesco Guida, Enisa Bukvic; ore 11,00 (in attesa di conferma);
- venerdì 22 luglio, NETTUNO (RM), in definizione;
- mercoledì 27 luglio, SAN PIETRO VERNOTICO (BR), Piazza del Popolo, ore 21 00;
- giovedì 28 luglio, TIGGIANO (LE), bosco dei giardini di Palazzo Serafini Sauli, nell’ambito del ciclo del parco delle Arti e della Filosofia, modera Renato Brucoli, con la partecipazione del prof. Attilio Pisanò, orario in definizione;

Agosto 2011:
- martedì 30 agosto, ANCONA, Festival Adriatico Mediterraneo, in definizione.

Altre date in preparazione.

Dal 30 settembre 2010 a oggi abbiamo presentato il libro 40 volte, ed esattamente a: Albano Laziale (RM), Ancona, Bari, Bologna, Casalecchio di Reno (BO), Catania, Cerignola (Fg), Cisliano (MI), Corato (Ba), Firenze, Giulianova, Lecce, Massafra (Ta), Milano, Modena (2), Molfetta (Ba), Muro Leccese (Le), Padova, Palermo, Parma, Pisa, Pont-Saint-Martin (AO), Roma (7 volte), San Benedetto del Tronto, San Pietro Vernotico (Br), Saronno (VA), Sedriano (MI), Taranto, Tarquinia (VT), Torino, Venezia-Mestre, Villa di Serio (BG), Vittorio Veneto.

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venerdì 10 giugno 2011

Giugno, "Bosnia Express" torna a sferragliare su e giù per lo stivale

Carissimi,
ecco qui la lista completa e quasi definitiva della presentazioni di BOSNIA EXPRESS di giugno. Come vedete, l'avventura continua e andrà avanti per l'intera estate.
Anticipo che a breve uscirà la terza edizione del libro (la seconda è ormai in esaurimento, anche se tutte le librerie ancora ne hanno) e a ottobre dovrebbe uscire in libreria una sorpresa sempre bosniaca, diciamo una sorta di atto d'amore. Poi nel 2012 il secondo e ultimo atto del progetto avviato con "Bosnia Express", un libro al quale penso da anni e che finalmente è pronto, grazie anche ad alcuni recenti "colpacci" fatti in occasione dell'ultimo viaggio in Bosnia. Ora non resta che trovare il tempo per scrivere...

Giugno 2011:
- venerdì 17 giugno, TRIESTE, Festival delle diversità, Parco di San Giovanni, ex ospedale psichiatrico provinciale, - area a fianco della chiesa – nell'ambito del festival "Divercitizen", ore 17,30, con Angelo Lallo, autore de “Il sentiero dei tulipani. Psiconazionalismo in Bosnia Erzegovina”; organizza la Tenda per la Pace e i Diritti;
- sabato 18 giugno, STARANZANO (GO), sala conferenze del Municipio, ore 18,00; organizza la Tenda per la Pace e i Diritti;
- sabato 18 giugno, MONFALCONE, piazza Falcone e Borsellino, ore 20,45; organizza la Tenda per la Pace e i Diritti;
- martedì 21 giugno, MOLA DI BARI, castello, ore 21,00;
- martedì 28 giugno, MILANO, Casa della Cultura, ore 20.30; organizza Amnesty International Milano.

Luglio 2011:
- lunedì 11 luglio, ROMA, Camera dei deputati, in definizione;
- mercoledì 27 luglio, SAN PIETRO VERNOTICO (BR), Piazza del Popolo, ore 21 00;
- giovedì 28 luglio, TIGGIANO (LE), bosco dei giardini di Palazzo Serafini Sauli, nell’ambito del ciclo del parco delle Arti e della Filosofia, modera Renato Brucoli, con la partecipazione del prof. Attilio Pisanò, orario in definizione.

Altre date in preparazione.

Dal 30 settembre 2010 a oggi abbiamo presentato il libro 40 volte, ed esattamente a: Albano Laziale (RM), Ancona, Bari, Bologna, Casalecchio di Reno (BO), Catania, Cerignola (Fg), Cisliano (MI), Corato (Ba), Firenze, Giulianova, Lecce, Massafra (Ta), Milano, Modena (2), Molfetta (Ba), Muro Leccese (Le), Padova, Palermo, Parma, Pisa, Pont-Saint-Martin (AO), Roma (7 volte), San Benedetto del Tronto, San Pietro Vernotico (Br), Saronno (VA), Sedriano (MI), Taranto, Tarquinia (VT), Torino, Venezia-Mestre, Villa di Serio (BG), Vittorio Veneto.

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giovedì 9 giugno 2011

Borghezio, il suo amico “eroe” Mladic, la negazione del genocidio di Srebrenica e le offese a Garibaldi

Pare che l’onorevole leghista Mario Borghezio, al momento europarlamentare, abbia rilasciato a “La Zanzara” di Radio24 le dichiarazioni che riporto qui sotto, copiate e incollate da una breve news di “TMNews, di cui cito qui sotto i virgolettati attribuiti a Borghezio, integrata con una frase su “Garibaldi che avrebbe rubato”, presa dall’edizione on line di “Leggo”. L’intero intervento, invero alquanto confuso, di Borghezio è disponibile sul podcast di “Radio 24”. Stando a quanto riportato da questa notizia, il leghista avrebbe detto:
“Il genocidio di Srebrenica non c'è stato, è la vulgata che lo sostiene, io a Mladic farei un monumento”.
Poi: “Mladic lo paragonerei a Garibaldi, anche se Mladic non ha mai rubato, Garibaldi invece... Avercene come lui in Padania sarebbe tutto grasso che cola”.
“Gli ottomila morti di Srebrenica? È la vulgata che dice così. In realtà sono molti meno. E il genocidio non c'è stato: principalmente si è trattato di rappresaglie, la maggioranza erano militari”.
Infine: “Io ribadisco che Mladic lo andrò a trovare e vigilerò sulla legalità internazionale”.
Alcune domande e riflessioni per Borghezio, molto sinteticamente. Domande e riflessioni che non avranno risposta, perché i politici non rispondono, al massimo fanno propaganda (in casi come questi, propaganda pericolosa e di pessimo gusto) e poi lasciano che a rispondere e a offendere siano i loro sottopancia.
Borghezio:
1. dove metterebbe il monumento a Mladic e a spese di chi lo farebbe fare?
2. farebbe un monumento al Mladic massacratore di bambini (i terroristi musulmani di Srebrenica avevano dai 12 ai 72 anni, lo sapeva?), a quello assassino di vecchi indifesi o a quello che tollerava lo stupro etnico delle donne musulmane (in Bosnia, durante la guerra, ne sono state stuprate circa 50.000, lo sapeva?);
3. non le viene in mente che forse a qualche decina di milioni di italiani il paragone tra Mladic e Giuseppe Garibaldi potrebbe risultare alquanto offensivo? È vero che lei i voti li prende da quelli che la pensano come lei, perché vi piace fare le cose in famiglia, all’interno del clan, ma questo non la esime dal portare rispetto a chi, pagando le tasse, le ha pagato da parecchi anni a questa parte il suo succulento stipendio di parlamentare prima, di europarlamentare poi, e magari pensa che Garibaldi sia stato un eroe vero, Mladic un criminale di guerra.
4. è sicuro che con tutti questi Mladic padani colerebbe grasso (pensa forse di mettersi a dieta?... Allora, più che uno Mladic le occorrerebbe un paziente personal trainer…) e non sangue? Un solo Mladic ha contribuito molto attivamente a oltre 100.000 morti nel conflitto del 1992-1995 in Bosnia. Lei quanti Mladic pensa sarebbero necessari in “Padania”? E quindi, di conseguenza, a quanti morti?
5. Pensa che, a quel punto, meriterebbe anche lei un bel monumento, magari accanto a quello dedicato a Mladic?
6. Come fa a sostenere che i morti siano stati meno di ottomila (in effetti, sarebbero più di diecimila)? Lei forse era lì presente a contarli, in quei giorni, tra l’11 e il 21 luglio 1995? In caso contrario, se vuole la accompagno a contare le ossa, una per una, visto che io a vedere le fosse comune e i magazzini in cui sono conservate le ossa dei morti di Srebrenica ci sono stato, facendo il mio lavoro bene. Lei c’è stato? Quando? Dove? Con chi?
7. Saluti Mladic, quando lo vede in cella, all’Aja, e gli dica che il mondo spera che gli venga comminato un ergastolo per ogni morto che ha sulla coscienza;
8. infine, quanti tribunali internazionali e indipendenti dovranno ancora dire, prove inconfutabili alla mano, che quello di Srebrenica è stato un genocidio, prima che anche i più cocciuti negazionisti capiscano come sono andate realmente le cose? O per la lega la parola di tutti i tribunali del mondo, quando stabiliscono una verità che non vi garba, vale carta straccia?
Borghezio, io non credo che lei pensi realmente quel che ha detto ma che lo dica perché le fa comodo. Se è un politico di almeno media statura, vada a convincere le mogli, le madri e le figlie delle vittime di Srebrenica che hanno avuto un abbaglio, un’allucinazione, e che i loro cari non sono stati torturati, ammazzati in massa e ficcati in fosse comuni primarie, secondarie e terziarie. Sono donne ormai anziane e la ascolteranno. Magari riuscirà a convincerle… Sa dove si trova Srebrenica? In due giorni può andare, incontrarle, spiegare loro che si sono sbagliate e tornare. Tutto a spese della comunità.

Un’ultima notazione per “Radio 24” e per tutti i colleghi che continuano a dare spazio a gente come Borghezio: conosco perfettamente le logiche televisive e radiofoniche e la necessità di dare spazio a “sparate” e fenomeni da baraccone per fare un po’ di audience. Ma non sarebbe il caso di cominciare a modificare questa politica, almeno quando si vanno a offendere i morti ammazzati in un genocidio?
Col cavolo, colleghi, che “the show must go on”! A volte varrebbe la pena ricordarsi che lo spettacolo può anche essere fermato e ingentilito, e certa gente che invita alla barbafrie gentilmente pregata di scendere. Prima che sia troppo tardi e venga fuori lo Mladic "padano".

Da uno che si sente offeso perché Garibaldi è stato, lui sì, un eroe.

mercoledì 8 giugno 2011

“Chernobyl non era una steppa disabitata, era vita pulsante”: intervista a Massimiliano Squillace su “Chernobyl. Scatti dall’inferno”


“È difficile immaginare di essere così vicini al mostro. Chernobyl è una parola che fa tanta paura, è un nome proprio diventato sentimento comune, spavento. Vedere le foto, leggere la cronaca al dettaglio di chi ha sfidato la propria carne per raccontare, colpisce al cuore”. Nel testo del musicista (Tete de Bois) e pediatra Andrea Satta c’è la drammaticità e l’importanza sociale e civile di CHERNOBYL. SCATTI DALL’INFERNO, il reportage foto-giornalistico di Massimiliano Squillace pubblicato da Infinito edizioni a 25 anni dal tragico incidente nucleare di Chernobyl.
All’una e 26 minuti della notte del 26 aprile 1986 la centrale nucleare di Chernobyl, costituita da quattro reattori realizzati tra gli Anni ‘70 e ’80, esplode lanciando nell’atmosfera venti milioni di Curie di materiali radioattivi. La nube tossica raggiunge dapprima i Paesi scandinavi, poi il resto dell’Europa, con il governo ucraino che comunica solo con colpevole ritardo l’immane tragedia verificatasi a Pripyat, dove vivevano circa cinquantamila persone. Che cosa ne è, oggi, di Chernobyl?
Ne abbiamo parlato con Massimiliano Squillace, autore di questo prezioso volume.

Massimiliano, “Chernobyl. Scatti dall’inferno” nasce da un viaggio nel luogo del fall-out del 1986, allorché l’umanità si trovò a doversi confrontare con la sua impotenza e approssimatività. Ma il viaggio da che cosa parte, a sua volta?
Per lavoro viaggio, giro il mondo e cerco di far nascere qualcosa da ogni luogo che visito, da ogni odore che sento. Mi trovavo in Ucraina per tutt’altro motivo quando all’Università di Kiev ho conosciuto un ragazzo che posso definire senza dubbi un superstite: Vlad, 34 anni, 25 anni fa evacuato dall’area di Chernobyl.
Io sono curioso, chiedo, giro, faccio domande. E quando nel mio interlocutore vedo occhi che vogliono liberarsi non riesco a fermarmi e così è stato con Vlad. Lui aveva così ben stampati nella sua mente i giorni dell'esplosione, e un bisogno così forte di raccontare quella tragedia, che quasi mi ha chiesto lui di andare a sincerarmi di che cosa fosse rimasto a Chernobyl oggi. Non perché non potesse andarci di persona, ma in questo quarto di secolo non ha mai trovato il coraggio, la forza, di tornare a Chernobyl.
In Ucraina c'è una tendenza generale a non parlare del disastro, a dimenticare. Vlad è uno dei pochi che invece si è aperto e mi ha chiesto di vedere, testimoniare, raccontare.


Come descriveresti quel che hai visto?
Il primo impatto è il silenzio. È questo è quello che ho voluto provare a far percepire nel libro. La mia macchina fotografica era in quell’occasione una compatta da 150 euro, io non sono un fotografo professionista, le foto devono raccontare, io non faccio foto belle, faccio foto che respirano.
Poi mi è venuto naturale rivolgere un pensiero ai ragazzi di Kiev che avevo conosciuto la sera prima. Lo racconto nel libro, ragazzi terrorizzati al solo sentire il nome Chernobyl che, come dice Andrea Satta, è diventato sentimento comune, e così mentre il militare mi preparava a entrare nell'area, il mio pensiero era a loro, così vicini e eppure così lontani con la mente e col cuore da quello scempio creato dall'uomo. Per loro non esiste. È tragico.

Se ora avessi davanti a te uno dei “santoni” italiani del “torniamo al nucleare”, di quelli che fanno i conti non con la salute delle persone ma con quella dei profitti (anche dei loro personali, probabilmente), come cercheresti di convincerlo della necessità di abbandonare per sempre l’ipotesi della fissione nucleare per produrre energia in Italia, investendo invece su energie alternative e sulla ricerca scientifica?
Abbassare quella tragedia a mera discussione popolare sul nucleare non era quello che volevo; la mia speranza è che le mie immagini e le parole di vita distrutta da quella centrale parlino più di qualsiasi dibattito da bar o televisivo. Una sola immagine potrebbe bastare a questo scopo: le centinaia di libri nella scuola abbandonata vicino alla centrale.

Perché?
Perché è la parte rimasta più “viva”, pulsante. Nulla più di quei pochi metri può dare l'idea della morte e della distruzione che ha generato l'incidente.

Il disastro di Fukushima, in Giappone, può essere considerato alla stregua di una sorta di promemoria che la natura e il caso ci hanno voluto far ricevere?
Quando in questi giorni sento parlare del Giappone, spesso mi accorgo che chi lo fa usa argomentazioni che tendono a far passare il messaggio per il quale quella, in fin dei conti, non è una centrale che sta dentro casa nostra. Invece quella centrale nucleare, tutte le centrali nucleari, sono dove viviamo noi, vivono con noi. Nel nostro giardino. Questo è quello che Chernobyl e l'area intorno raccontano.

A Chernobyl hai trovato quel che ti aspettavi di trovare oppure hai avuto delle sorprese, delle esperienze inaspettate?
L’errore più grande che facevo prima di vedere l’area era immaginarmi una città triste e figlia del socialismo reale sovietico degli Anni ‘80. Non è così. Chernobyl e Pripyat erano città vive, luoghi vivi. Culturalmente vibranti, con discoteche, centri sociali e culturali, caffè letterari all’aperto. Io sono di Milano, e posso assicurare che l’ultima Milano che ho vissuto è meno viva della Pripyat del 1986. Questo ancor di più mette sulle nostre spalle il macigno nucleare come incognita sul nostro futuro. Chernobyl non era una steppa disabitata: il disastro è accaduto e ha spezzato migliaia di vite vere. Come le nostre.

Ci sono tantissime persone, come racconti nel libro, che tutti i giorni lavorano nei pressi della centrale. Con quali rischi?
Ci sono quasi quattromila persone che ogni giorno lavorane nei pressi della centrale. Il rischio di radiazioni è altissimo, i turni sono da 12 ore al giorno per due settimane, poi si torna a Kiev per altre due settimane. Tutti quelli che lavorano alla centrale portano registratori individuali delle radiazioni appuntati al petto. Questo può far capire il livello di tensione.

Venticinque anni dopo, possiamo fare un bilancio delle vittime di Chernobyl? Penso al racconto che Andrea Satta ha voluto regalare ai lettori come testo di postfazione. Quanti esseri umani ha ucciso Chernobyl?
In Bielorussia e Ucraina furono contaminati direttamente più di 140.000 chilometri quadrati di territorio, un’area grande due volte l’Irlanda, e fu necessaria l’evacuazione di 350.000 persone. A 25 anni di distanza, l’esplosione ha ancora un pesante effetto sulla popolazione e tutt’oggi si registrano nuove vittime ogni anno. Ma la mia etica mi impone di parlare anche della vergognosa abitudine del potere alla menzogna, oggi come ieri. Ieri furono dichiarate morte poco più di 30 persone per Chernobyl, coloro che morirono nell’incendio. Oggi qualcuno in Giappone dichiara che Fukushima non ha fatto vittime “dirette”. Con quelle odiose virgolette che dopo 25 anni tornano a fare capolino parlando di nucleare.

martedì 7 giugno 2011

Referendum sull’acqua, ecco un’ottima ragione per votare dei SI grandi come un acquedotto

Fermo restando che i miei SI al referendum del 12 e 13 giugno saranno quattro, senza ombra di dubbio, mi permetto di sottoporre alla lettura dei miei pochi lettori di questo blog e di Facebook una simpatica lettera standard inviata da Acea ai suoi utenti.
Nel caso specifico, va sottolineato che la persona che ha ricevuto la lettera di cui sotto è perfettamente in regola con i pagamenti e per la fattura in oggetto – pagata con due mesi di ritardo perché la fattura stessa è stata inviata da Acea con due mesi di ritardo – non ha mai ricevuto sollecito di sorta. Come vedrete, il gestore della rete idrica di un comune importante dei Castelli Romani minaccia non solo sanzioni non indifferenti (per una fattura, tra l’altro, di poco più di 100 euro, già regolarmente saldata) ma arriva a minacciare il distacco dell’acqua al cittadino fino alla risoluzione unilaterale del contratto. E ci sono politici che, con la faccia come il sedere, continuano a sostenere che l’acqua resterà sempre e comunque un bene comune e che i privati avrebbero la sola funzione di gestire questo bene comune. Se la gestione avviene come regolamentato dalla lettera qui di seguito, allora forse meglio andare a mettere dei SI enormi sui due referendum del 12 e 13 giugno, fare di tutto affinché si raggiunga il quorum e poi accamparci sotto la finestra del nostro rispettivo sindaco in modo che l’acqua non solo resti un bene comune, ma venga gestita ancora e sempre come un bene comune, evitando di farla finire in mano a certi privati. Senza dimenticare che in un settore come l’acqua è impensabile parlare di concorrenza. Quale concorrenza? Come posso scegliere il gestore da cui comprare la mia acqua se le tubature sono sempre quelle (e fanno, tra l’altro…acqua da tutte le parti? Non prendiamoci in giro. E che il settore pubblico, invece di continuare a sperperare i soldi dei contribuenti, cominci a prendersi le sue responsabilità, garantendo l’acqua come bene comune e inalienabile dell’umanità.

La lettera:

RACCOMANDATA R.R.

Roma,

Oggetto: Sollecito di pagamento per la fornitura idrica.

Si informa che, nonostante i precedenti solleciti, non risultano ancora pervenuti i pagamenti delle fatture elencate in allegato. Qualora, invece, il pagamento sia già stato effettuato voglia considerare nulla tale comunicazione, con invito, tuttavia, a fornirci ugualmente copia della ricevuta, tramite fax al n. 0657996738, indicando nello stesso un recapito telefonico al fine di una corretta e puntuale imputazione de1l’importo sopra indicato.
In difetto, si invita ad eseguirli utilizzando il bollettino allegato entro 20 (Venti) giorni dal ricevimento della presente, saldando anche le ulteriori fatture nel frattempo scadute ed inoltrandoci 1e ricevute quietanzate attraverso le modalità sopra indicate.
I1 protrarsi del mancato pagamento comporterà l‘avvio delle procedure di recupero delle somme dovute tramite la riscossione a mezzo ruolo, disciplinata dalle disposizioni di cui al D.Lgs.13 aprile 1999 n.112 e dal D.P.R. 29.09.1973 n. 602 integrato con i Decreti Legislativi 26 febbraio 1999 n.6 e 17 agosto 1999 n. 326 e loro successive modificazioni, oltre che alla sospensione della fornitura senza ulteriore preavviso, con addebito di Euro 100,00 + IVA per 1'intervento tecnico. Si precisa che in caso di distacco 1'eventuale riattivazione della fornitura, che potrà avvenire solo successivamente a1 pagamento delle fatture insolute, comporterà un ulteriore addebito di Euro 100,00 + IVA per 1'intervento tecnico.
Trascorsi 30 gg. dalla ricezione della presente, in assenza di pagamento, Acea ATO2 SpA procederà alla risoluzione del contratto con conseguente prosieguo delle procedure per il recupero coattivo del credito ed ulteriore aggravio di spese ed interessi legali.
La presente vale come costituzione in mera, ai sensi e per gli effetti di cui all'art. l2l9 del Codice Civile.
Distinti saluti.

IL RESPONSABILE COMMERCIALE

Approfitto per ricordarvi i nuovi appuntamenti con le presentazioni di BOSNIA EXPRESS:

Giugno 2011:
- venerdì 17 giugno, TRIESTE, Festival delle diversità, Parco di San Giovanni, ex ospedale psichiatrico provinciale, lato chiesa, ore 17,30, con Angelo Lallo, autore de “Il sentiero dei tulipani. Psiconazionalismo in Bosnia Erzegovina”;
- sabato 18 giugno, STARANZANO (GO), in definizione;
- martedì 21 giugno, MOLA DI BARI, castello, ore 21,00.

Luglio 2011:
- lunedì 11 luglio, ROMA, in definizione;
- mercoledì 27 luglio, SAN PIETRO VERNOTICO (BR), Piazza del Popolo, ore 21 00;
- giovedì 28 luglio, TIGGIANO (LE), bosco dei giardini di Palazzo Serafini Sauli, nell’ambito del ciclo del parco delle Arti e della Filosofia, modera Renato Brucoli, con la partecipazione del prof. Attilio Pisanò, orario in definizione.

Altre date in preparazione.

Dal 30 settembre 2010 a oggi abbiamo presentato il libro 40 volte, ed esattamente a: Albano Laziale (RM), Ancona, Bari, Bologna, Casalecchio di Reno (BO), Catania, Cerignola (Fg), Cisliano (MI), Corato (Ba), Firenze, Giulianova, Lecce, Massafra (Ta), Milano, Modena (2), Molfetta (Ba), Muro Leccese (Le), Padova, Palermo, Parma, Pisa, Pont-Saint-Martin (AO), Roma (7 volte), San Benedetto del Tronto, San Pietro Vernotico (Br), Saronno (VA), Sedriano (MI), Taranto, Tarquinia (VT), Torino, Venezia-Mestre, Villa di Serio (BG), Vittorio Veneto.
Per proporre nuove presentazioni:
direzione.editoriale@infinitoedizioni.it
info@infinitoedizioni.it
lu.ne@libero.it
facebook: Luca Leone