Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio

Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio
Il nuovo libro di Luca Leone, nelle librerie e negli store online. Compralo su www.infinitoedizioni.it

mercoledì 30 marzo 2011

Ultime puntate a Tv2000 per Bosnia Express, poi si torna (quasi moderatamente...) "on the road"

Carissimi,
i prossimi saranno gli ultimi due giorni della bellissima e interessante esperienza che sto conducendo sotto la sapiente guida di Maurizio Di Schino, ottimo e ispirato conduttore per Tv2000 di "Mentre".
Alla fine di questa settimana in video sarò chiamato a mettere qualcosa per iscritto - idee, riflessioni, un ricordo, vediamo... - e, sperando di trovare l'ispirazione, mi auguro di riuscire a regalare anche ai miei pochi ma assidui e sinceri lettori del blog e della pagina facebook qualcosa di accettabile. Sono abituato a mettermi costantemente in discussione, sia per ragioni caratteriali sia perché so che si può fare sempre qualcosa di meglio e di più, per rispetto verso chi ha la pazienza e la dolcezza di leggere.
Vi ricordo che "Mentre" va in onda anche in streaming su www.mentre.tv2000.it e che la trasmissione - con collegamenti via skype da ogni parte del mondo - va in diretta dal lunedì al venerdì dalle 15,00 alle 16,00.

Per quanto riguarda le presentazioni di BOSNIA EXPRESS e altri eventi, vi ricordo:

Aprile 2011:
- venerdì 8 aprile, VILLA DI SERIO (BG), presso la Sala della comunità della Biblioteca, ore 20,45; organizza l’Associazione Solidarietà 1991 onlus;
- sabato 9 aprile, MESTRE (VE), nell'ambito di "Buongiorno Bosnia", presso la Biblioteca Civica di mestre, via Miranese, 56, alle ore 17,00. Dialogano con l'autore Gianfranco Bettin, Assessore alle Politiche giovanili e pace del Comune di Venezia; Marino Vocci, Fondazione Alexander Langer Stiftung Bolzano e video intervento di Jovan Diviak, autore di Sarajevo mon amour. Accompagnamento di musica balcanica e klezmer: Pietro Pontini, violino e tromba; Veronica Canale, fisarmonica e voce. Mostra fotografica di Giacomo Cosua, Dal viaggio di conoscenza a Tuzla, Sarajevo e Srebrenica.

Maggio 2011:
- da giovedì 12 a lunedì 16 maggio sarò continuativamente (direi fino a consunzione...) allo stand Infinito edizioni in occasione del Salone internazionale del libro di Torino (secondo padiglione, stand M05, esattamente davanti all'entrata: VI ASPETTIAMO CON SORPRESE E ANTEPRIME NOTEVOLISSIME!));
- martedì 17 maggio, TORINO, data in definizione, organizza Amnesty International Torino;
- mercoledì 18 maggio, AOSTA, data in definizione, organizza Amnesty International Torino.

Altre date in preparazione.

E tra una data e l'altra si torna in Bosnia... Ho un conto in sospeso con pita, cevapi e baklava e vorrei risolvere la questione quanto prima...

Dal 30 settembre 2010 a oggi abbiamo presentato il libro 34 volte, ed esattamente a: Albano Laziale (RM), Ancona, Bari, Bologna, Catania, Cerignola (Fg), Cisliano (MI), Corato (Ba), Firenze, Giulianova, Lecce, Massafra (Ta), Milano, Modena, Molfetta (Ba), Muro Leccese (Le), Padova, Palermo, Parma, Pisa, Roma (7 volte), San Benedetto del Tronto, San Pietro Vernotico (Br), Saronno (VA), Sedriano (MI), Taranto, Tarquinia (VT), Vittorio Veneto.

Per proporre nuove presentazioni:
direzione.editoriale@infinitoedizioni.it
info@infinitoedizioni.it
lu.ne@libero.it
facebook: Luca Leone

martedì 29 marzo 2011

“Monnezza”, ovvero sulla suggestione dell’uomo che affonda nelle sue deiezioni mentre politici e camorristi ridono – intervista a Francesco De Filippo


Nato a Napoli nel 1960, Francesco De Filippo è giornalista, scrittore e uomo d’alti ideali e profonda umanità, che ha fatto dell’impegno civile parte irrinunciabile del suo stare al mondo. MONNEZZA (Infinito edizioni, novembre 2010) ne è la dimostrazione evidente. Definito da Andrea Camilleri "una divertentissima e amara metafora sulla vicenda della monnezza che da fenomeno reale si trasforma addirittura in una metafisica della condizione umana”, questo libro, giunto alla terza edizione, è la cronaca acre vergata con dolore e al contempo punte di grande ironia e comicità da un ottimo e raffinato scrittore che racconta la sua città – e l’intera Italia – mentre sprofonda nei rifiuti, respira diossina, si ammala. Spiegando quali sono i meccanismi, drammatici e criminali, che permettono che questo accada ogni giorno sulla pelle dei napoletani perbene. Di tutti gli italiani perbene.
Abbiamo parlato di MONNEZZA con Francesco De Filippo, raccontando non solo il libro ma tracciando i confini – tutt’altro che invisibili – della corruzione, del clientelismo, della vergogna che soggioga un’intera città, una regione, un Paese, agli interessi di pochi corrotti e altrettanti criminali loro accoliti.

Napoli, la Campania, l’interno Meridione, ma in realtà tutto il Paese, sono alle prese con l’allarme immondizia. In determinati momenti sembra quasi che si debba finire tutti per affogare in questa quantità immensa di “monnezza” in cui annaspiamo. Perché questa emergenza e perché questa strana periodicità della crisi?
Soltanto alcune regioni italiane si sono dotate di impianti di smaltimento rifiuti che, dopo la raccolta differenziata, sono in grado di convertire in energia il frutto della combustione dei rifiuti stessi. O, almeno, di distruggere l’immondizia e nel modo meno dannoso possibile. Al contrario, sono la maggior parte quelle regioni che ancora conferiscono in discarica una gran parte di rifiuti solidi, magari in modo indifferenziato: un sistema ormai dall’insostenibile impatto ambientale. È questo che causa la crisi. Se il caso di Napoli è più tragicamente teatrale, quello di Palermo non è meno grave, così come quello di Roma, dove la discarica di Malagrotta è ormai pressoché satura e l’alternativa è l’apertura di un’altra discarica.

La commistione camorra-politica, nel caos campano, è esemplarmente descritta nel tuo splendido libro. Puoi riassumerne i passaggi essenziali per chi ci legge?
Il libro, tengo a precisare, non è un saggio o un’inchiesta giornalistica ma un romanzo, ironico e spiritoso. Ho voluto spiegare come sia possibile che una grande città di cultura, un’antica capitale, una metropoli possa finire materialmente sommersa sotto migliaia e migliaia di tonnellate di “monnezza”. Il libro comincia dunque con la comparsa dei primi insediamenti edilizi abusivi in una zona periferica dove la tolleranza o l’amicizia ha il sopravvento sulle regole. Quando però il fenomeno si allarga, questo buonismo diventa violazione, affarismo; e se ad esso si intrecciano la camorra e la politica, allora si trasforma in prevaricazione e corruzione. Nel libro l’apoteosi si consuma in una sorridente, ipotetica riunione ad altissimo livello locale.

Ma quale camorra è quella che gestisce la crisi rifiuti a Napoli? Una camorra violenta, che spara ai testimoni, o una camorra paragonabile alla nuova mafia, quella dei colletti bianchi, che investe in borsa e frequenta i salotti-bene della Repubblica?
Ritengo che esistano due livelli, collegati tra loro, di criminalità organizzata: la manovalanza e i colletti bianchi; i primi operano nelle strade, i secondi in borsa, negli uffici asettici agli ultimi piani dei grattacieli, nelle sedi deputate alla politica. La manovalanza, opportunamente indirizzata, provoca i disordini sociali, la seconda briga perché in Campania giungano di continuo finanziamenti. Questa è la ragione dell’emergenza: creare le condizioni perché da Roma arrivino fondi per risolvere in qualunque modo e in fretta le proteste di piazza e l’interruzione del prelievo della monnezza. Quando urge fare qualcosa non si va tanto per il sottile: si opera in deroga ai controlli, alle ispezioni, spesso alle regole.

“Monnezza” nasce dopo un lungo viaggio che hai fatto personalmente nel degrado della tua città e della sua periferia. Quali immagini ti sono rimaste più impresse di quel viaggio e come le hai fatte confluire nel tuo lavoro letterario?
Quando in televisione guardiamo i cumuli di immondizia nelle strade ci manca un elemento fondamentale per comprendere questa stato di cose: l’olfatto. Le montagne di sacchetti non sono solo volume, spazio, sono fetore che allontana, che semina nell’aria veleni e sostanze che rendono precaria la situazione igienico-sanitaria. La suggestione dell’uomo che affonda, che viene sommerso dai propri rifiuti, dalle proprie deiezioni è enorme e filosofica. Io ho fatto un lavoro faticoso: tradurre il dolore, l’offesa fisica inflitta agli incolpevoli napoletani perbene in quello spirito distaccato e gommoso tipicamente partenopeo che consente a questo popolo di resistere a qualunque calamità naturale o umana.

Domanda da cento milioni di euro: Napoli in particolare, l’Italia più in generale, usciranno mai dalla crisi-immondizia?
Attenzione: la vicenda napoletana non è un fenomeno localistico. In questa vicenda sono coinvolti tutti: imprenditori settentrionali, politici di vari schieramenti e diverse provenienze geografiche, boiardi e servitori di Stato. Basta guardare cosa sono riuscite a scoperchiare le indagini della magistratura. Una volta tanto voglio ragionare per luoghi comuni, quelli banali e grossolani dei leghisti: mettiamo il caso che davvero il Sud sia soltanto terra agricola di bergamotti e arance e il Nord il polmone industriale del Paese; da dove provengono allora le migliaia di tonnellate di scorie tossiche portate al Meridione? Dove sono gli efficaci controlli del Nord? E dove l’onestà, dove le regole degli alacri industrialotti settentrionali? Quali sono i rapporti di questi con la camorra e le altre organizzazioni criminali?
Si esce dalla crisi soltanto con la realizzazione di un ciclo completo di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi. Cito solo un dato: Copenhagen usufruisce di teleriscaldamento che usa il calore di scarto prodotto dalle centrali elettriche alimentate dai rifiuti. Non da oggi, dal 1984: 27 anni fa!

Vieni da una città che convive quotidianamente con la tragedia dei reati ambientali, in un Paese in cui ne viene compiuto uno in media ogni tre quarti d’ora. Come i reati contro l’ambiente e il paesaggio hanno cambiato il volto di Napoli, con quali conseguenze?
I reati ambientali sono quelli che si vedono meno e creano maggiori danni. Il paesaggio, l’orografia del territorio cambiano poco, o, se ciò avviene, il cambiamento è così lento da non essere visibile a occhio nudo. Chi si accorge, ad esempio, di una collina ricoperta di verde sorta nell’arco di anni in una zona fuori mano di Milano, Roma o Palermo? A New York già decenni fa erano “cresciute” montagne: nulla di naturale, si tratta di strati di rifiuti. Lì come in Italia il fenomeno è uguale. Quando non si sviluppa in altezza, l’immondizia affonda nel terreno per trenta, cinquanta metri. Immensi vasconi scavati nelle periferie in cui si getta di tutto e che, una volta colmi, vengono ricoperti con elementi naturali. Che si tratti di rifiuti normali o di scorie tossiche, in pochi se ne accorgono. Chi tra cinque, dieci anni si ammalerà di tumore o sarà affetto da altre gravi patologie, come ricondurrà il suo male all’essersi cibato – oggi - di alimenti coltivati in prossimità di discariche? All’aver inalato – ieri - diossina sviluppatasi dall’incendio di plastiche o acidi?

Secondo te “mariuoli” e politici incompetenti (quelli competenti li mettiamo d’ufficio tre i “mariuoli”?…) come la prenderebbero se leggessero il tuo libro?
Riderebbero, ma senza quel retrogusto tragico che ha la risata del lettore comune e critico. Riderebbero divertiti. Gli italiani si sono incattiviti e i politici che li rappresentano – tranne pochi esempi – sono animati da una cieca rapacità e da uno spietato individualismo che ricorda lo spirito sbrigativo e feroce dei camorristi. Vuoi che rimangano colpiti dal “leggersi” nelle pagine di un libro? Occorre ben altro per la redenzione.

domenica 27 marzo 2011

Il diritto inalienabile di non essere condizionati fin dalla nascita: intervista a Monica Vincenzi e Luigi Casa per “Alle origini”


Nelle vite degli avi ci sono le radici dei momenti cruciali della nostra esistenza. Conoscerle è fondamentale per liberarsi dai condizionamenti familiari.
Questo il cuore del libro di Monica Vincenzi e Luigi Casa, ALLE ORIGINI (Infinito edizioni, 2011, pagg. 144, € 12,00), di cui parliamo in quest’intervista.

Che cosa c’è “alle origini” di tutti noi? Perché queste origini non vanno sottovalutate?
Alle origini di tutti c’è un complesso di elementi in interazione reciproca: l’eredità genetica e psichica delle generazioni precedenti, in particolare quelle dei genitori e dei nonni; tutto ciò che sta attorno al concepimento, alla vita fetale e all’esperienza della nascita; le esperienze nei primi anni di vita. Le origini non vanno sottovalutate perché ognuno di noi parte da dove si sono fermati i suoi avi anche per quanto riguarda talenti, problematiche, copioni familiari e aspettative non solo dei genitori ma di generazioni precedenti. Non vanno sottovalutate perché le difficoltà non risolte dai nostri antenati possono essere un ostacolo anche per le nostre vite, soprattutto finché non le riconosciamo.

Nel libro esprimete chiaramente il concetto che esiste un condizionamento nelle nostre vite esercitato da chi è vissuto prima di noi. È un concetto affascinante che vi chiedo di spiegare.
I nostri genitori e nonni non sono per noi persone qualunque, ma esseri quasi mitici, almeno nei primi anni della nostra vita (ma anche più avanti), per cui tutto quanto dicano, facciano o pensino è per noi particolarmente significativo, tanto da influenzare parti della nostra personalità. È il concetto di “copione familiare”, che fa riferimento ai condizionamenti più o meno coscienti che vengono trasmessi negli ambienti familiari ai bambini nella prima infanzia, definendo come sia “giusto” o “sbagliato” comportarsi in determinate situazioni e anche il rispetto dei mandati familiari, che sono le regole non scritte di ogni famiglia.

Possiamo provare a fare un esempio partendo dalla vostra esperienza famigliare? Quali sono stati i condizionamenti che avete sentito come imposti e come avete saputo o potuto superarli?
Monica: Nel mio caso, provenendo da un gruppo familiare di origine contadina con un’impostazione fortemente maschilista che ancora non aveva nessun membro con un’istruzione superiore, è stato particolarmente difficile riuscire a sentire il permesso interno di lottare contro questo “copione” che riservava a tutte le donne un ruolo di mogli e madri non istruite. L’istruzione era considerata un lusso per i maschi e un tabù per le femmine. Ancora oggi lotto contro questi condizionamenti, pur conoscendoli molto bene, perché ogni tanto s’inseriscono nei miei pensieri, inquinandoli.
Luigi: Mio padre era medico e professore universitario. Per anni ho usato non appieno i miei talenti per non superarlo, dato che in famiglia sottilmente passava questo concetto: “Difficilmente altri potranno raggiungere simili obiettivi”. Uno degli effetti è stato anche il mio non prendere in considerazione gli studi di medicina. I condizionamenti si superano prima di tutto riconoscendoli, poi lottando per raggiungere, nonostante essi, i nostri desideri e obbiettivi. Quelli personali, non quelli preparati per noi, se non corrispondono alle nostre predisposizioni.

Lo sforzo di superare questi condizionamenti può essere fatto individualmente da ciascuno di noi o abbiamo bisogno di un aiuto esterno?
Ognuno ha il suo modo di evolvere. A nostro parere non è sempre necessario un aiuto esterno, è molto importante prendere coscienza di ciò che è successo nelle generazioni precedenti e il nutrirsi di cose belle e stimolanti, come la cultura in senso lato e tutto ciò che favorisce il pensiero autonomo e creativo, in particolare l’Arte.

Come facciamo a individuare un condizionamento che ci viene dal passato? Ad esempio, portare il nome di un nonno o di un bisnonno è già di per sé, o può essere avvertito come, una forma di condizionamento?
Il nome è uno dei più forti condizionamenti. Ognuno ha diritto a un nome che sia solo suo e non la ripetizione di quello di un antenato, che porta con sé l’intero carico di pregi, difetti e problematiche di questo, nonché l’aspettativa che la vita del discendente prenda una strada simile.

Avere un’umanità migliore dipende anche dal superamento cosciente, in ognuno di noi ma anche in noi intesi come società, dei nostri condizionamenti o non è sufficiente?
Superare i condizionamenti significa evolvere, maturare, crescere. Se tenessimo gli obiettivi raggiunti e i punti di vista dei nostri antenati come modello per la nostra vita e non solo come punto di partenza per un ulteriore cammino, saremmo ancora nelle caverne. Tuttavia questo è solo uno dei tanti aspetti che riguardano la costruzione di un mondo migliore.

Quale effetto ha generato su di voi lo scrivere questo libro e, in particolare, che cosa avete provato quando avete digitato il punto finale?
Questo libro è stato scritto per riuscire ad accettare prove molto difficili della nostra vita senza provare rancore nei confronti di nessuno. L’averlo terminato ci ha dato gioia e desiderio di condividere l’esperienza dell’evoluzione con molte altre persone per spiegare loro che si possono superare anche i momenti più duri della nostra esistenza, vedendoli come occasioni di crescita.

Secondo voi, vale la pena per ognuno di noi, arrivato in una certa fase della propria vita, provare a fare un bilancio per iscritto e vedere come superare certe criticità per gettare, al contempo, una passerella per il futuro?
Vale la pena non solo una volta nella vita ma più volte, evitando di vivere con lo sguardo rivolto al passato o alle problematiche non risolte, ma come occasione per comprenderci sempre più a fondo.

venerdì 25 marzo 2011

Bosnia Express lunedì mattina alla radio e per tutta la settimana in tv

Carissimi,
in attesa che, nelle prossime due-tre settimane si concretizzino un paio di sorprese "balcaniche" non indifferenti - di cui vi racconterò - vi segnalo che lunedì 28 marzo parleremo di BOSNIA EXPRESS a Ecoradio, in diretta con Marco Morosino nel corso della trasmissione "La centesima scimmia". On air dalle 11,20 del mattino, per una ventina di minuti.
Al pomeriggio comincia l'avventura pomeridiana lunga una settimana con Maurizio Di Schino sugli schermi di Tv2000 (e in diretta in streaming su www.mentre.tv2000.it). Il nome della trasmissione è "Mentre" e si va in onda dal lunedì al venerdì dalle 15,00 alle 16,00.
Per quanto riguarda le presentazioni e altri eventi, per ora vi segnalo:

Aprile 2011:
- venerdì 8 aprile, VILLA DI SERIO (BG), presso la Sala della comunità della Biblioteca, ore 20,45; organizza l’Associazione Solidarietà 1991 onlus;
- sabato 9 aprile, VENEZIA, in definizione.

Maggio 2011:
- da giovedì 12 a lunedì 16 maggio sarò continuativamente (direi fino a consunzione...) allo stand Infinito edizioni in occasione del Salone internazionale del libro di Torino (a breve sapremo anche l'ubicazione precisa);
- martedì 17 maggio, TORINO, data in definizione, organizza Amnesty International Torino;
- mercoledì 18 maggio, AOSTA, data in definizione, organizza Amnesty International Torino.

E tra una data e l'altra si torna in Bosnia...

Altre date in preparazione.

Dal 30 settembre 2010 a oggi abbiamo presentato il libro 34 volte, ed esattamente a: Albano Laziale (RM), Ancona, Bari, Bologna, Catania, Cerignola (Fg), Cisliano (MI), Corato (Ba), Firenze, Giulianova, Lecce, Massafra (Ta), Milano, Modena, Molfetta (Ba), Muro Leccese (Le), Padova, Palermo, Parma, Pisa, Roma (7 volte), San Benedetto del Tronto, San Pietro Vernotico (Br), Saronno (VA), Sedriano (MI), Taranto, Tarquinia (VT), Vittorio Veneto.

Per proporre nuove presentazioni:
direzione.editoriale@infinitoedizioni.it
info@infinitoedizioni.it
lu.ne@libero.it
facebook: Luca Leone

venerdì 18 marzo 2011

Bosnia Express riprende la marcia

Buon giorno,
prorio sul punto di uscire per l'appuntamento di oggi, a Roma, aggiorno di gran corsa i prossimi appuntamenti con BOSNIA EXPRESS e con chi l'ha scritto:

Marzo 2011:
- venerdì 18 marzo, ROMA, Museo di Roma in Trastevere - Piazza S. Egidio, 1/b, intervento nell’ambito della manifestazione IO, NOI, LORO, IL DIALOGO MULTICULTURALE, con l’On. Tetyana Kuzyk, Consigliera Aggiunta del Comune di Roma per l’Europa dell’Est, l’On. Aldo Di Biagio, Parlamento della Repubblica; S.E. Amb. Jasna Krivošić-Prpić, Ambasciatore della Bosnia Erzegovina presso la Santa Sede; Igor Komel (Kulturni Dom Gorizia), Enisa Bukvić, scrittrice. Lettura dei testi di Nela Lučić. Mostra dei quadri di Enes Lević, Slavko Medunić, Ruža Gagulić, Loretta Dorbolò, Franco Zerjal, Aleksander Peca. Degustazione di piatti tipici bosniaci. Ore 17,00. Info: Bosna u Srcu: tel. 333.58.71.288 - mail: bosnausrcu@tiscali.it; Infinito edizioni: tel./fax 06.93.16.24.14 - mail: info@infinitoedizioni.it.
- da lunedì 28 marzo a venerdì 1 aprile sarò ospite, per l'intera settimana, della trasmissione "Mentre", di Maurizio Di Schino, su Tv2000 (trasmissione disponibile anche in streaming su www.mentre.tv2000.it), si va in onda dalle 15,00 alle 16,00, tutti i giorni.

Aprile 2011:
- venerdì 8 aprile, VILLA DI SERIO (BG), presso la Sala della comunità della Biblioteca, ore 20,45; organizza l’Associazione Solidarietà 1991 onlus;
- sabato 9 aprile, VENEZIA, data in definizione.

Maggio 2011:
- da giovedì 12 a lunedì 16 maggio sarò continuativamente (direi fino a consunzione...) allo stand Infinito edizioni in occasione del Salone internazionale del libro di Torino (a breve sapremo anche l'ubicazione precisa);
- martedì 17 maggio, TORINO, data in definizione, organizza Amnesty International Torino;
- mercoledì 18 maggio, AOSTA, data in definizione, organizza Amnesty International Torino;

Altre date in preparazione.

Dal 30 settembre 2010 a oggi abbiamo già presentato il libro 33 volte, ed esattamente a: Albano Laziale (RM), Ancona, Bari, Bologna, Catania, Cerignola (Fg), Cisliano (MI), Corato (Ba), Firenze, Giulianova, Lecce, Massafra (Ta), Milano, Modena, Molfetta (Ba), Muro Leccese (Le), Padova, Palermo, Parma, Pisa, Roma (6 volte), San Benedetto del Tronto, San Pietro Vernotico (Br), Saronno (VA), Sedriano (MI), Taranto, Tarquinia (VT), Vittorio Veneto.

Per proporre nuove presentazioni:
direzione.editoriale@infinitoedizioni.it
info@infinitoedizioni.it
lu.ne@libero.it
facebook: Luca Leone

venerdì 11 marzo 2011

Oggi Bosnia Express in diretta su Radio Capodistria, domenica su Rai 3


Buon giorno,
questa mattina, intorno alle 11,45, sono in diretta su Radio Capodistria, ospite della trasmissione di Stefano Lusa. Il collegamento è intorno alle 11,40.
Domenica 13 marzo Bosnia Express va in onda su "Mediterraneo" (Rai 3, ore 11.20) la recensione di BOSNIA EXPRESS. Come immaginerete, è una grande soddisfazione.
Approfitto per ricordarvi le (poche, per ora) nuove presentazioni del libro fissate o in fase di organizzazione:
marzo 2011:
- venerdì 18 marzo, ROMA, Museo di Roma in Trastevere - Piazza S. Egidio, 1/b, intervento nell’ambito della manifestazione IO, NOI, LORO, IL DIALOGO MULTICULTURALE, con l’On. Tetyana Kuzyk, Consigliera Aggiunta del Comune di Roma per l’Europa dell’Est, l’On. Aldo Di Biagio, Parlamento della Repubblica; S.E. Amb. Jasna Krivošić-Prpić, Ambasciatore della Bosnia Erzegovina presso la Santa Sede; Igor Komel (Kulturni Dom Gorizia), Enisa Bukvić, scrittrice. Lettura dei testi di Nela Lučić. Mostra dei quadri di Enes Lević, Slavko Medunić, Ruža Gagulić, Loretta Dorbolò, Franco Zerjal, Aleksander Peca. Degustazione di piatti tipici bosniaci. Ore 17,00. Info: Bosna u Srcu: tel. 333.58.71.288 - mail: bosnausrcu@tiscali.it; Infinito edizioni: tel./fax 06.93.16.24.14 - mail: info@infinitoedizioni.it.

Maggio 2011:
- martedì 17 maggio, TORINO, data in definizione, organizza Amnesty International Torino;
- mercoledì 18 maggio, AOSTA, data in definizione, organizza Amnesty International Torino;

Altre date in preparazione.

Dal 30 settembre 2010 a oggi abbiamo già presentato il libro 33 volte, ed esattamente a: Albano Laziale (RM), Ancona, Bari, Bologna, Catania, Cerignola (Fg), Cisliano (MI), Corato (Ba), Firenze, Giulianova, Lecce, Massafra (Ta), Milano, Modena, Molfetta (Ba), Muro Leccese (Le), Padova, Palermo, Parma, Pisa, Roma (6 volte), San Benedetto del Tronto, San Pietro Vernotico (Br), Saronno (VA), Sedriano (MI), Taranto, Tarquinia (VT), Vittorio Veneto.

Per proporre nuove presentazioni:
direzione.editoriale@infinitoedizioni.it
info@infinitoedizioni.it
lu.ne@libero.it
facebook: Luca Leone

mercoledì 9 marzo 2011

Divjak libero (o quasi), i nuovi media e quel mezzo milione...

È libero da ieri sera l’ex generale dell’esercito bosniaco Jovan Divjak, arrestato giovedì scorso a Vienna in virtù di un mandato d’arresto internazionale spiccato dalla giustizia di Belgrado in seguito a fatti avvenuti nel 1992 a Sarajevo di cui abbiamo dato notizia su queste pagine.
Questo post serve solo a dire ai pochi che non lo sappiano ancora che da ieri sera Divjak è stato scarcerato e ora si trova a Vienna in attesa che la sua posizione venga definita e possa rientrare a Sarajevo. Sembra quindi allontanarsi decisamente l’ipotesi di una sua estradizione a Belgrado, viste anche le dichiarazioni espresse da esponenti del governo viennese.
Questa vicenda è stata una volta di più la prova della potenza dei social network e di internet. Dilagata in poche ore in rete la notizia dell’arresto dell’ex generale, con la conseguenza delle prime manifestazioni di piazza convocate quasi a ridosso del fermo di Divjak, con la stessa velocità la novità del rilascio ha toccato le comunità bosniache diffuse nel mondo intero, rimbalzando ovunque. Personalmente ho saputo del rilascio del generale da un nuovo amico di facebook – che probabilmente leggerà questo post una volta che l’avrò taggato su fb – un italiano che vive a Novi Sad e che ho conosciuto grazie a “Bosnia Express” e che ieri nel tardo pomeriggio, ascoltando un’emittente radiofonica serba che, tra le prime, diffondeva la notizia, si è gentilmente prodigato per inoltrarmi la novità. Poco dopo arrivavano una serie di altre notizie (tutte in netto anticipo rispetto ai media tradizi0onali e “ufficiali”) sia sull’argomento sia su altre questioni, come ad esempio la splendida iniziativa di donare libri alla Vijecnica, la biblioteca universitaria nazionale in ristrutturazione, alla quale aderiremo con entusiasmo.
Questa mattina l’amico Mario Boccia rilanciava la notizia della liberazione di Divjak da Sarajevo chiedendosi, con la sua consueta e inimitabile ironia: “Ma mezzo milione di euro erano indispensabili alle casse dell'Austria?”, perché a tanto è ammontata la cauzione per permettere all’ex generale serbo che difese Sarajevo di lasciare la cella. Mario aveva appreso la notizia dal sito Web del quotidiano Oslobodjenie, giornale che durante la guerra del 1992-1995 non ha lesinato il minimo sacrificio per essere presente, al mattino, nelle mani dei sarajevesi assediati.
Alla mail di Mario faceva seguito la risposta entusiasta di un’altra amica, Nicole Corritore, che di Bosnia, Croazia e Balcani sa più di mezzo mondo messo insieme. E così via, in un crescendo di mail, post, sms, eccetera, a celebrare innanzi tutto la libertà che questi nuovi mezzi di comunicazione riconoscono all’essere umano, che nasce (o vorrebbe farlo) in effetti libero.
Infine, a chiudere (forse) la giornata, il messaggio più inatteso, da Vienna via Sarajevo.
Divjak manda a tutti coloro che hanno firmato o si sono dati da fare per la sua scarcerazione poche righe di saluto, in due lingue, inglese e serbo-croato-bosniaco (tanto per ricordare a chi si sforza di separare le tre “lingue” che in realtà sono una lingua sola proveniente da un’unica radice). Per chi gradirà e per chi non gradirà, le riporto qui sotto. Perché alla fine, almeno io la penso così, non è importante che si concordi per forza sempre e tutti. Importante è che continui a esservi la libertà di esprimersi, e la capacità di farlo con la pacatezza e la dovizia di argomentazioni che sempre si richiederebbero, al di là delle prese di posizione, delle partigianerie, del tifo da stadio e del portafoglio da cui escono i soldi per la pagnotta. Se non ci fosse libertà, d’altronde, neppure i nazionalisti che mandano mail minacciose potrebbero esprimersi, con la simpatia che li contraddistingue e attraverso i soliti slogan vecchi ormai di vent’anni. E farebbero mancare a tutti noi una forte ma poco sapida nota di colore.

Il testo di Divjak:

Association "Education builds Bosnia and Herzegovina" forwards a message of Jovan Divjak to Bosnian-Herzegovinian and world public:

Dear friends,

thanks to you I am encouraged and ready to defend my soldier's honor and my wartime background, personal and overall dignity as well as moral purity of defenders of Bosnia and Herzegovina in 1992-1995. Your solidarity is proof of the willingness of citizens of our country to build a politically and economically sustainable Bosnia and Herzegovina, based on the principles of democracy and fairness. Due to the fact that I can not personally respond to all of you and thank for your support, the message is an expression of my sincere gratitude and deep respect for our common ideals.
Let's go further!
Sincerely,
Jovan Divjak

Ognuno lo interpreti come vuole.
E anche questa è fatta…
Un saluto e alla prossima (speriamo…).

martedì 8 marzo 2011

Poche e brevi riflessioni sull’arresto di Jovan Divjak e sulla Bosnia Erzegovina

L’episodio dell’arresto – avvenuto giovedì 3 marzo all’aeroporto di Vienna su mandato di cattura internazionale spiccato dalle autorità giudiziarie di Belgrado per un discusso fatto di guerra dell’inizio del 1992 – dell’ex generale Jovan Divjak, passato alla storia come il comandante serbo che difese Sarajevo dall’assedio ultranazionalista serbo-bosniaco, ha riportato alla luce, una volta di più, l’interminabile dopoguerra balcanico, un dopoguerra mal gestito dalla comunità internazionale e tremendamente strumentalizzato dai partiti nazionalisti ininterrottamente al potere in Bosnia Erzegovina e apertamente sostenuti da una politica europea sempre più disattenta ai diritti dei popoli e sempre più partecipe a quelli degli uomini d’affari.
La nostra casa editrice ha pubblicato nel 2007 il libro di memorie di Jovan Divjak, “Sarajevo, mon amour”, premiato da un eccellente successo di critica e di pubblico. Anche in quell’occasione, allorché organizzammo un lungo tour di presentazioni, partito da Trieste e terminato a Roma, potemmo sperimentare con mano il contrasto di sentimenti che circonda l’uomo Divjak, osannato come un eroe dai bosniaci e trattato alla stregua di un traditore dal nazionalismo serbo e serbo-bosniaco più radicale e netto. In quell’occasione, improvvisamente svanito l’invito del prestigioso ospite che ci aveva offerto, mesi prima, la sede – nonostante la Digos garantisse a chi scrive l’ordine pubblico e la sicurezza personale dell’ex militare diventato filantropo e fondatore della più nota organizzazione bosniaca attiva nell’aiuto e nel sostegno di minori orfani e bisognosi – si pensò di trasferire con una certa celerità Divjak da Trieste a Teglio Veneto, dove – ospite di un’associazione locale coraggiosa, a differenza di quegli ospiti poco…ospitali… – l’uomo poté riprendersi dall’amarezza di quell’esperienza e tornare a concentrarsi sul lungo giro di presentazioni che lo aspettava. E che andò splendidamente.
Non avevamo mai raccontato pubblicamente l’episodio, ma questo sembra il momento giusto per farlo.
Oggi, allontanatosi lo spettro di una possibile estradizione di Divjak dall’Austria alla Serbia – almeno stando alle dichiarazioni di ieri del ministro viennese degli Esteri, Michael Spindelegger, il quale ha dichiarato che "secondo i nostri esperti di diritto internazionale, un'estradizione di Divjak alla Serbia è impensabile”, e a una comunicazione di Marjana Grandits (Commissione diritti umani del ministero dell’Interno austriaco) giunta attraverso la Fondazione Alexander Langer, secondo cui Divjak è “in gran forma. Legge e scrive molto. È difeso da uno dei migliori avvocati in materia, convinto di riuscire a evitare l’estradizione ma dovrà rimanere in Austria” fino alla conclusione della lunga procedura giudiziaria – per meglio inquadrare l’uomo e non rischiare di restare vittime di strani “profili” letti qua e là nel Web, vale forse la pena citare qualche riga del prologo al libro “Sarajevo, mon amour”, scritta dalla giornalista francese Florence La Bruyère: “Jovan Divjak incarna l’ideale europeista, così brutalmente calpestato nella ex Jugoslavia. Rifiutando una divisione degli uomini e delle terre secondo criteri etnici o razziali, è la pace ch’egli ha voluto difendere, la convivenza tra i popoli, più ancora della loro ‘coesistenza pacifica’. È nel nome di un’autentica concezione della dignità e dei diritti dell’uomo ch’egli ha resistito alle sirene del nazionalismo e ha rischiato la vita per l’idea di un’Europa senza frontiere, all’indomani del crollo del muro di Berlino. Ancora oggi Divjak, che ha lasciato l’esercito e non ha voluto aspirare ad altri incarichi né ottenere il minimo privilegio per il suo passato, vuole essere al servizio della fratellanza e della riconciliazione, e di questo testimonia la sua azione in favore dei giovani. Chi s’aggrappa rabbiosamente a una bandiera e a un’ideologia ha paura di vedere scomparire la sua identità come se temesse di non essere più vergine, notò un giorno il regista Volker Schlöndorff. ‘Ebbene, l’identità non può mai esser persa – aggiunse – poiché viene conquistata un poco ogni giorno a contatto con gli altri, e s’arricchisce della storia, della cultura e della lingua d’ognuno’. Quest’appassionata convinzione è la stessa che anima Jovan Divjak”. E che la nostra casa editrice – avendo conosciuto l’uomo e occupandosi attivamente, tutti i giorni, di pace e di diritti umani nei Balcani, sinceramente gli riconosce, indipendentemente da quel che avvenne a Sarajevo, a Dobrovoljačka ulica, il 3 maggio 1992, quando una colonna dell'esercito jugoslavo (Jna) e gruppi di cittadini e membri del nascente esercito bosniaco si scontrarono, una volta di più dimostrando che in Bosnia già da mesi si combatteva una tragica e sanguinosa guerra. Una guerra non etnica o religiosa, ma di conquista territoriale ed economica, programmata a tavolino come l’odio che venne scientificamente instillato nella gente, e che ancora oggi scorre in troppe vene. E la domanda che tutti dovremmo porci, oggi, è: perché nessuno si adopera per tirare fuori un antidoto, che pure ci sarebbe, e persino a portata di mano?

lunedì 7 marzo 2011

Divjak, "impensabile" l'estradizione in Serbia. Ma intanto meglio firmare una petizione per la sua liberazione


"Secondo i nostri esperti di diritto internazionale, un'estradizione di Divjak alla Serbia è impensabile". Lo ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri austriaco Michael Spindelegger, che si è detto "in costante contatto con il mio omologo bosniaco e ci auguriamo un rapido chiarimento della situazione".
Come noto, l'ex generale bosniaco Jovan Divjak è stato arrestato giovedì scorso all'aeroporto di Vienna in seguito a un mandato di arresto internazionale spiccato dalla giustizia di Belgrado in riferimento a fatti di sangue avvenuti a Sarajevo all'inizio della guerra del 1992-1995, che avrebbero visto Divjak coinvolto in prima persona.
Intanto, in attesa che si faccia chiarezza e che Divjak - che nel dopoguerra ha rifiutato la pensione di militare e ha fondato la più importante ong bosniaca in difesa dei diritti dell'infanzia - torni a casa sua, chi vuole può firmare una petizione on line indirizzata alle autorità austriache, italiane ed europee, per chiedere l'immediata scarcerazione dell'ex generale serbo che difese Sarajevo dall'ultranazionalismo serbo-bosniaco e dai paramilitari serbi (e non solo) nel tremendo conflitto del 1992-1995.
Per firmare la petizione, basta fare clik qui.

sabato 5 marzo 2011

Sull'arresto di Jovan Divjak in Austria

Jovan Divjak, il generale d'origine serba che difese Sarajevo dall'assedio ultranazionalista del 1992-1995, è stato arrestato ieri sera, poco dopo le 21,00, a Vienna. Il generale in pensione dell'esercito bosniaco, oggetto di un mandato di cattura internazionale emesso dalla Serbia, è stato arrestato in quanto considerato da Belgrado responsabile per i fatti della Dobrovoljačka ulica, strada di Sarajevo dove il 3 maggio 1992, nel corso di violenti scontri tra una colonna dell'esercito jugoslavo (Jna) che si stava ritirando e gruppi di cittadini e membri del nascente esercito bosniaco, si registrarono molte vittime. La giustizia serba ritiene Divjak e altre 17 persone responsabili di questi fatti. Uno di loro, l'ex presidente bosniaco Ejup Ganić, è stato arrestato a Londra il 1° marzo 2010 ma la giustizia britannica ha successivamente respinto la richista di estradizione di Belgrado poiché le accuse contro Ganić sono state ritenute dal giudice Timothy Workman “motivate politicamente”.
Al giornalista non resta che annotare i fatti e presentarli. Leggendo sul sito del sempre autorevole "Osservatorio sui Balcani" le reazioni dei lettori all'articolo di Andrea Rossini, collega equilibrato e competente, sorge una poco velata amarezza dettata dalla constatazione che oggi, quindici anni dopo la fine della guerra, sia gli italiani sia i bosniaci di tutte le appartenenze nazionali sia i serbi sembrano incapaci di osservare la tragedia bellica bosniaca e balcanica se non attraverso la lente deformante dell'ideologia preconcetta e del tifo da stadio. A chi fanno bene reazioni del genere? Solo ai nazionalisti delle tre componenti nazionali, una parte dei quali ha le mani sporche del sangue della guerra o deve solo ed esclusivamente alla guerra il suo potere di oggi. E parlo sia di musulmani che di serbi che di cattolici, perché l'osservatore deve far parlare i fatti, non le inclinazioni personali.
Si riuscirà un giorno a evitare il tifo da stadio rileggendo il conflitto balcanico e le sue cause (e le sue conseguenze?). Sta senz'altro ai politici, alla stampa e agli studiosi provare a orientare in modo critico il dibattito, senza scadere nel tifo da curva calcistica (molti criminali non sono stati reclutati proprio lì, prima e durante la guerra?). Il problema è che oggi, almeno in Italia, con i giornalisti e i politicanti che ci ritroviamo è veramente dura...
Il punto su Divjak non è tanto se sia innocente o colpevole, perché a stabilire questo devono concorrere il diritto e il buon senso, che dovrebbero andare di pari passo. Il punto sostanziale è: è competente la giustizia serba, sul caso, o lo è quella bosniaca?
Vienna si trova oggi a decidere questo e a stabilire, di conseguenza, le sorti di un uomo che per una cospicua minoranza della Bosnia è un traditore e per una ancor più cospicua maggioranza è un eroe. Alla fine sarà probabilmente la diplomazia a decidere, come è stata la diplomazia a oggi a ritardare di tredici anni la consegna di Karadzić e di tre lustri quella di Mladić alla giustizia internazionale. Restiamo spettatori interessati e appassionati alla finestra a vedere che cosa deciderà la giustizia viennese e quanto la Bosnia da un lato e la Serbia dall'altro si spenderanno a favore e contro l'uomo e la sua estradizione.
Il punto è, a questo punto: saremo tutti noi capaci di assistere al procedere - si spera - della giustizia, accettandone le talvolta contestabili decisioni, oppure tutto si ridurrà a uno sterile e sciatto tifo da stadio, come spesso accade quando si parla di questioni balcaniche? Io temo che finirà ancora una volta in questo secondo modo, ma senz'altro dipende da ciascuno di noi. Anche perché, indipendentemente da come politicamente la si pensi, altri dovrebbero essere i valori a prevalere in tempo di pace, al di sopra e al di là degli altisonanti toni propagandistici che tanto ricordano invece la guerra.
In bocca al lupo alla giustizia e buona fortuna agli innocenti e a chi è chiamato ad applicare la legge, dunque. Che sappia e possa farlo senza pressioni e senza passioni diverse da quelle che devono animare un giurista indipendente e solido. Sperando che in Austria ve ne siano. E così in Bosnia, in Serbia e in ogni altra parte del mondo.

giovedì 3 marzo 2011

Puglia! Puglia!! Puglia!!! per Bosnia Express

Dopo le due splendide (e, devo dire, meno stancanti di quanto pensassi) presentazioni di Muro Leccese e Lecce, chiudiamo questa sera la parte di "tour" pugliese di BOSNIA EXPRESS nella provincia di Lecce e Brindisi e ci prepariamo alle tre date baresi di domani e sabato.
Intanto posso anticiparvi che probabilmente ci sarà un nuovo appuntamento romano, a marzo, per il libro e, di conseguenza, per il suo autore, e che stiamo programmando grazie alla splendida disponibilità di Amnesty International Piemonte e Valle d'Aosta due o più date nel nord-ovest nei giorni immediatamente successivi alla chiusura del Salone internazionale del libro di Torino (come è facile immaginare, sarò freschissimo e brillante... Ma ce la metterò tutta!).
Che aggiungere? Rientro ora da una bellissima passeggiata per il centro di Lecce con Paola, Luca, Francesca, Francesco, Deborah: guide superbe (innanzitutto l'architetto Luca) che mi hanno fatto conoscere una città semplicemente meravigliosa. Sabato mattina nessuno mi potrà impedire una bella passeggiata barese, una volta recuperate le forze dalla doppia presentazione di domani.
Vi aspetto, intanto, questa sera a San Pietro Vernotico, in effetti non più provincia di Lecce ma veramente a due passi da qui.
Ed ecco il dettaglio dei prossimi appuntamenti con Bosnia Express e con il suo autore (cha ha sulla coscienza una "parmigiana" leccese succulenta ma che sta denotanto una certa recalcitranza a voler essere digerita...):

- giovedì 3 marzo, SAN PIETRO VERNOTICO (BR), La Factory-Circolo Arci, via Lecce 1; ore 19,00; organizza Arci Lecce;
- venerdì 4 marzo, CORATO (Ba), Libreria SECOP Store, via Monte Vodice 6, ore 16:30; organizza Amnesty International Bari, modera Dino Alberto Mangialardi, responsabile del Gruppo Amnesty Bari;
- venerdì 4 marzo, BARI, presso la sede di Amnesty International, via Latilla 13, ore 20,00; organizza Amnesty International Bari, modera Dino Alberto Mangialardi, responsabile del Gruppo Amnesty Bari;
- sabato 5 marzo, MOLFETTA (BA), Libreria Il Ghigno, via Salepico 47, ore 17,00; organizza Amnesty International Bari con il Gruppo Giovani Amnesty International di Bisceglie, modera Dino Alberto Mangialardi, responsabile del Gruppo Amnesty Bari.
- venerdì 18 marzo, ROMA, data in definizione con la comunità bosniaca della capitale;
- 28 marzo-1 aprile, ospite della trasmissione "Mentre", di Maurizio Di Schino, su Tv2000 (trasmissione disponibile anche in streaming su www.mentre.tv2000.it), dalle 15,00 alle 16,00;
- 12-16 maggio, Salone internazionale del libro di Torino, stand Infinito edizioni;
- martedì 17 maggio, TORINO, data in definizione, organizza Amnesty International Piemonte e Valle d'Aosta;
mercoledì 18 maggio, AOSTA, data in definizione, organizza Amnesty International Piemonte e Valle d'Aosta.

Altre date in via di definizione.

Dal 30 settembre 2010 a oggi abbiamo già presentato il libro 29 volte, ed esattamente a: Albano Laziale (RM), Ancona, Bologna, Catania, Cerignola (Fg), Cisliano (MI), Firenze, Giulianova, Lecce, Massafra (Ta), Milano, Modena, Muro Leccese (Le), Padova, Palermo, Parma, Pisa, Roma (6 volte), San Benedetto del Tronto, Saronno (VA), Sedriano (MI), Taranto, Tarquinia (VT), Vittorio Veneto.

Per proporre nuove presentazioni:
direzione.editoriale@infinitoedizioni.it
info@infinitoedizioni.it
lu.ne@libero.it
facebook: Luca Leone

A presto!
:-)