Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio

Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio
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martedì 28 dicembre 2010

Bosnia Express, un gennaio a... tutto vapore!


Carissimi,
aumentano le presentazioni di gennaio di Bosnia Express.
Nelle ultime ore si è aggiunta una nuova data a Cerignola (Foggia), mentre è arrivata la conferma definitiva di Pisa e stiamo aspettando, a questo punto, solo la sede dell'evento di Parma. E poi vediamo che cosa ci riserverà febbraio in questo splendido giro dell'Italia per parlare di Bosnia.
Ecco le date aggiornate:

Gennaio 2011:
- venerdì 7 gennaio, TARANTO, Libreria Gilgamesh, via Oberdan 35, ore 18,00. Organizza Amnesty International, modera Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia;
- sabato 8 gennaio, MASSAFRA (TA), Teatro comunale, Piazza Garibaldi, ore 18,00. Organizza Amnesty International, modera Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia;
- domenica 9 gennaio, CERIGNOLA (FOGGIA), Ex Opera Pia Monte Fornari, Piazzale San Rocco, ore 19,00; organizza la Circoscrizione Puglia Amnesty International; modera Chiara Sgaramella (Amnesty International Puglia), introduce Francesco Romano (Amnesty International Puglia);
- mercoledì 12 gennaio, ROMA, Libreria L’Argonauta, Via Reggio Emilia, 89, ore 19,00; modera Antonello Sacchetti;
- giovedì 20 gennaio, PADOVA, Sala Polivalente di via S. Maria Assunta 35/A, ore 21,00; con la collaborazione del Consiglio di Quartiere 4 di Padova;
- venerdì 21 gennaio, VITTORIO VENETO, Centro Culturale Parco Fenderl, Ingresso: Via San Gottardo 91 ore 21,00. Organizza Mondo In Cammino Veneto con il con il sostegno della Consulta Dell’associazionismo Culturale Vittoriose. Modera Valentina Barbieri.
- sabato 22 gennaio, PARMA, Centro Samarcanda (laboratorio di dialogo interculturale), via Bandini 6, ore 17,00;
- sabato 29 gennaio, PISA, Sala delle Baleari, Comune di Pisa, ore 17,30;
- domenica 30 gennaio, REGGIO EMILIA, presso l’Associazione Quinta Parete, modera Francesco Zarzana, data in definizione.

Vi aspetto!

Dal 30 settembre 2010 a oggi abbiamo già presentato nell’ordine il libro a: Roma (3 volte), Ancona, San Benedetto del Tronto, Firenze, Milano, Cisliano (MI), Sedriano (MI), Saronno (VA), Albano Laziale (RM), Giulianova, Modena, Palermo, Catania, Tarquinia.
Per proporre nuove presentazioni:
direzione.editoriale@infinitoedizioni.it
info@infinitoedizioni.it
lu.ne@libero.it

venerdì 24 dicembre 2010

Buone feste di Fine Anno


Cari amici,
grazie per tutto il sostegno a Bosnia Express in questi mesi.
In queste poche righe voglio solo rubarvi li tempo per esprimervi riconoscenza, augurarvi serene feste di fine anno e un 2011 se non migliore, almeno meno peggiore di questo 2010, in cui tante volte sia da italiano sia da essere umano mi è sembrato di toccare il fondo e poi essere spinto ancora più in basso.
Vi aspetto fin dai primi di gennaio, in Puglia, per ricominciare l'avventura di Bosnia Express, di cui è da poco disponibile la seconda edizione aggiornata e di cui vi ricordo qui sotto le date fin qui definite per il 2011 o vicine a esserlo.
Buone feste a tutti voi e ai vostri cari.

Gennaio 2011
- venerdì 7 gennaio, TARANTO, Libreria Gilgamesh, via Oberdan 35, ore 18,00. Organizza Amnesty International, modera Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia;
- sabato 8 gennaio, MASSAFRA (TA), Teatro comunale, Piazza Garibaldi, ore 18,00. Organizza Amnesty International, modera Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia;
- mercoledì 12 gennaio, ROMA, Libreria L’Argonauta, Via Reggio Emilia, 89, ore 19,00;
- giovedì 20 gennaio, PADOVA, in definizione;
- venerdì 21 gennaio, VITTORIO VENETO, Centro Culturale Parco Fenderl, Ingresso: Via San Gottardo 91 ore 21,00. Organizza Mondo In Cammino Veneto con il con il sostegno della Consulta Dell’associazionismo Culturale Vittoriose. Modera Valentina Barbieri.
- sabato 22 gennaio, PARMA, in definizione, ore 17,00;
- sabato 29 gennaio, PISA, Sala delle Baleari, Comune di Pisa, ore 17,30;
- domenica 30 gennaio, REGGIO EMILIA, presso l’Associazione Quinta Parete, modera Francesco Zarzana, data in definizione.

Febbraio 2011:
- domenica 20 febbraio, BOLOGNA, mattino, “Verso Dove” per Adottando, evento per festeggiare i dieci anni di vita e attività di Adottando nei Balcani, con Gianluca Borghi e Gianni Sofri, data in definizione.

martedì 21 dicembre 2010

Ma la Caffeina fa davvero così male? Una storia di vizi, amore, amicizia, tradimenti…

La vita di Sara sembra scorrere tranquilla: un matrimonio felice, un lavoro appagante, una madre complice e le amiche più care con le quali scambiare confidenze davanti a fumanti tazzine di caffè. In questa apparente serenità a un tratto qualcosa va in pezzi e, mentre il germe del dubbio e del tradimento si insinua in tutti i suoi rapporti , ecco che la verità si fa strada…
Dice la protagonista del libro, a un certo punto: “Adoro la caffeina. È la droga legale per eccellenza. Mi tiene sveglia, stimola la mia voglia di fare e l’adrenalina ne viene rigorosamente corroborata. Del resto, per una che non ha vizi, cosa volete che sia bere cinque tazzine di caffè al giorno?”.
Da qui parte uno spumeggiante romanzo tutto al femminile che si beve con gusto, come una tazzina di caffè, in cui amicizia, amore e tradimento si intersecano, esattamente come nella vita.
Un’ottima opera prima, questo CAFFEINA, della quale vale la pena parlare con l’autrice, Vera di Donato.

Vera, qual è il motore che spinge a scrivere un romanzo sulle donne, sul loro mondo, sul tradimento?
L’universo femminile da sempre ha suscitato curiosità, timore, ilarità e a volte tenerezza, soprattutto da parte di quel mondo al quale risultiamo un po’ delle sconosciute. L’animo di una donna è considerato dotato di una sensibilità diversa, a tratti eccessiva. Ma mai banale. E da qui la considerazione, squisitamente maschile: “Beato chi le capisce, le donne!”.
E allora chi, meglio di una donna, potrebbe tentare di “illuminare” su questo mondo così vasto e piccante? Un mondo del tutto sconosciuto come è quello della sensibilità, dell’invidia, ma anche dell’ironia tutta appartenente al sesso debole!

Nel libro scrivi che la caffeina, anzi il caffè, è la droga legale per eccellenza. Perché?
La caffeina è il sale della vita, il peperoncino. Aggiunge quel pizzico di intimità e di brivido. È sinonimo del vivere con gusto, apprezzando i più piccoli piaceri. E se ingurgiti sette o otto caffè al giorno nessuno può fartene una colpa….

Qual è la valenza del caffè nel tuo romanzo e nella tua vita?
Il caffè dà sapore alle giornate. Vuoi mettere iniziare un duro giorno di lavoro con una tazzona di caffè nero e bollente, magari solo con una punta di zucchero…? Si dice che il vero caffè vada bevuto amaro per apprezzarne l’aroma. Io sono perfettamente d’accordo. Come Sara, la protagonista del mio libro, non amo la poltiglia dolciastra dei caffè americani e spesso mi godo un vero caffè all’italiana con le amiche. Sedute a un tavolino in un piovoso pomeriggio d’autunno, o davanti a un caffè ghiacciato nella calura estiva, davvero non si immagina quali confidenze possano venir fuori!

Che cosa vedi e trovi, in definitiva, in una tazzina di caffè fumante?
Sinceramente? Una sinfonia inesprimibile di gusti, quasi un orgasmo…

Nel libro ampio spazio è dato alla comunicazione nell’universo femminile. Come avviene questo processo e in che cosa si differenza da quello dell’universo maschile?
Le donne sono un universo da scoprire. Soprattutto per se stesse. La comunicazione al femminile avviene a vari livelli, ammesso che ci si “incontri”. Due amiche vere arrivano a un grado di empatia fuori dal comune. Non è una questione di gusti e interessi simili ma di condivisione. Questo raramente accade per i nostri compagni o amici. L’uomo, come dice Sara, in genere non ama “sporcarsi le mani”. Soprattutto, il livello di trasmissione dei suoi sentimenti avviene in modo diverso. L’uomo gioca, si diverte. Racconta i suoi flirt. Ma raramente dà accesso ai suoi pensieri reconditi. Nemmeno agli amici.

In ogni romanzo c’è una parte importante del mondo dell’autore. Nel tuo caso, dove si ferma la finzione e fino a che punto arriva la realtà?
Sicuramente la parte – per così dire – biografica del libro riguarda l’amicizia. Non c’è un ritratto smaccatamente realistico dei personaggi, ma tutti sono un caleidoscopio di suoni, colori, immagini di persone esistenti. E sono tutti meravigliosamente veri. Non so quanto chi conosco, chi mi è più o meno vicino nel mondo reale e le mie amiche in particolare, leggendo il libro, si siano ritrovate in questo o in quel soggetto. E se dovessi fare un riscontro o attribuire loro dei nomi, farei fatica anch’io. So che il momento in cui finisce la finzione è, come nel libro, quello in cui comincia davvero la vita nell’ironia e nella bellezza della sua tragicità. Non esistono amicizie ideali. Non esistono rapporti ideali. Tutti tradiscono o possono farlo. Spesso la cosa non capita solo perché non si è presentata l’occasione al momento giusto. So che sembra pessimismo, ma la realtà dei fatti mi dà ragione. Sembra retorica, ma l’essere umano è fatto per sbagliare. Solo, non tutti hanno il coraggio di guardarsi allo specchio e ammettere di averlo fatto. Quando si soffre, si pensa sempre di essere stati feriti. Ma fermiamoci un attimo a pensare: noi per prime, cos’abbiamo fatto per impedire che accadesse?

E il tradimento? Che parte ha nel romanzo? E nella tua vita?
Se rispondessi di getto, direi che il tradimento mi fa senso. A livello epidermico, la sola idea di subirlo, ma anche di commetterlo, mi crea prurito! Ragionandoci, dico che è quasi normale. Subirlo, viverlo, conoscerlo attraverso gli altri.
Ma vedo una forte differenza tra due tipi di rapporti. Tradire un amico è – per il mio modo di pensare, per il valore che attribuisco all’amicizia – umano ma più grave. Tradire un compagno – nonostante il rapporto d’amicizia che per me è alla base di una coppia – è brutto, ma solo umano. Non credo siamo fatti per essere monogami, all’interno di qualsiasi rapporto. La differenza sta nel fatto che il vivere sociale ci impone delle regole e a queste supinamente, di solito, ci adattiamo. A volte solo per convenzione, ma spesso per scelta. Fatto sta che qualcuno prima di noi le ha imposte. Per noi occidentali la monogamia è un dato di fatto, come per altri lo è la poligamia. Se riuscissimo a essere più aperti mentalmente, e non considerassimo l’altro una nostra proprietà, vivremmo molto meglio e con meno sensi di colpa quando siamo noi i primi a tradire…

lunedì 20 dicembre 2010

L’opera di Nino Cordio, quando l’occhio assiste “al comporsi della squillante bandiera della natura”


Scrive Andrea Camilleri in uno dei testi introduttivi de L’OCCHIO DI CORDIO, splendida opera a colori curata da Francesco Cordio dedicata al padre, Nino, grande pittore, scultore e incisore siciliano: “Il momento che segue immediatamente la Creazione, quando la giovane terra esplode letteralmente di lussureggiante vegetazione, in un vertiginoso assommarsi di forme e di colori, non lo si può raccontare, lo si può al massimo intuire. Lo si può testimoniare, però, trasmettendo l’istante in cui il verde esita a definirsi definitivamente come tale, in cui il viola cerca di differenziarsi dal blu o dal celeste, in cui il rosso è indeciso se dirsi rosa o marrone. E su tutto ciò, lo stupore, la gioiosa meraviglia di chi sta assistendo, col proprio occhio, al comporsi della squillante bandiera della natura. È questo il senso più nascosto e profondo dell’arte di Cordio e se non ci sono case è solo perché lui non le ha allora viste e se non ci sono figure umane è perché allora ancora non stampavano la loro orma sulla terra”.
Le sensazioni espresse nel suo scritto dal Maestro Camilleri trovano riscontro in questo ottimo libro, che raccoglie le più importanti opere del grande artista siciliano (Santa Ninfa, 1937-Roma, 2000) per la prima volta raccolte in un libro per il grande pubblico, arricchito dalle testimonianze degli amici di una vita, da Camilleri a Sciascia, da Siciliano a Giuffrè, da Guttuso a Levi.
Abbiamo parlato del libro e dell’opera di Nino Cordio con suo figlio Francesco.

Francesco, nascere figli di un grande pittore, incisore e scultore è un’esperienza rara per la maggior parte dell’umanità. Per te è stata la quotidianità. Con quali effetti e conseguenze?
Il confronto è stato sempre un po' difficile. A 13 anni ho smesso del tutto di dipingere e disegnare perché non riuscivo a sostenere una “competizione”. Dopo il liceo, per reazione credo, ho dato sfogo al mio istinto artistico con la recitazione e oggi, con serenità, sono un regista che porta dentro i colori e la magia delle opere che ha imparato a conoscere da bambino.

A dieci anni dalla prematura scomparsa di Nino Cordio, perché l’idea di pubblicare un progetto divulgativo ma al contempo elevato come “L’occhio di Cordio”?
I testi sull'opera di mio padre non erano mai stati raccolti tutti e solo oggi mi sono reso conto che mettendo insieme quelle firme si compila quasi un'antologia della letteratura italiana del Novecento.
Si parte da Carlo Levi per arrivare ad Andrea Camilleri, passando per Sciascia e Siciliano.
I letterati e i poeti erano molto legati alle sue opere e tanti sono diventati suoi amici e collezionisti.
Così è nato questo progetto di libro, che unisce e alterna con grande gusto le foto delle opere con i testi.
Il lavoro l'ho ritenuto doveroso, mi sembrava proprio necessario. Per fare il punto e riepilogare il percorso artistico di mio padre.

A quale dei contributi scritti da grandi autori inseriti nel volume ti senti più legato?
Senz'altro a quello di Andrea Camilleri del 2005, che gli chiesi io stesso in occasione di una importante e completa mostra antologica alla Galleria d'Arte Moderna di Catania. Attraverso uno dei suoi aneddoti Camilleri racconta di come a una mostra aveva avuto la sensazione che le cornici non potessero reggere l'energia esplosiva delle opere che contenevano.

E a chi, tra loro?
Il legame più forte è quello con Daniele Silvestri. È da molti anni che lavoro con lui con la telecamera in giro per il mondo. Ma il rapporto prima che di lavoro è di amicizia, profonda. Come racconta lui nella prefazione al libro, abbiamo condiviso case e viaggi, musica, cibo, impegno politico e sociale. E la sua prefazione ha colto un aspetto delle opere di mio padre che mai era stato individuato con così grande chiarezza e profondità. È riuscito a esprimere in parole “l'emozione sonora” che si prova di fronte ai quadri di mio padre: si ha l'impressione di ascoltare un suono, un rumore di fondo.

Quando si diventa adulti e si scopre di aver condiviso la propria infanzia con nomi come Sciascia, Camilleri, Giuffrè, Siciliano, come ci si sente? Non è come vivere due vite parallele o avere la sensazione di avere vissuto una sorta di fiaba?
Quando si diventa adulti e si scopre di aver frequentato da bambino degli intellettuali come quelli che citi si può solo provare il rimpianto di non aver potuto scambiare con loro qualcosa da adulto. Oggi per me sarebbe senz'altro più piacevole conversare con loro. Ma di ciascuno di loro ho dei ricordi molto belli.

Nino Cordio è anche un Premio a lui dedicato, un Museo, mostre e tante altre attività, delle quali ti fai personalmente carico. Quali sono le prossime iniziative dedicate a Nino Cordio e, invece, quali i progetti professionali di Francesco Cordio?
Ogni anno a fine luglio si assegna a Santa Ninfa, sua città natale in provincia di Trapani, il Premio Nino Cordio. Il premio viene assegnato a personalità del mondo della cultura e dello spettacolo con un forte legame con la Sicilia. Nel 2010 è stato assegnato a Nando Dalla Chiesa; l’anno prima all’attore Luca Zingaretti.
Il museo di Santa Ninfa, aperto tutto l'anno, raccoglie più di duecento opere tra incisioni, sculture, olii e affreschi. Inoltre nel museo è presente una sala per la didattica e la ricostruzione di uno degli studi di mio padre.

E tu?
Io sto lavorando alla scrittura di un paio di film che un giorno un produttore ricco deciderà di produrre... Intanto sono alle prese con il montaggio di un film sui primi quindici anni di carriera di Daniele Silvestri. Ho solo 300 ore di materiale video da rivedere e selezionare.

In una parola, per concludere, come definire “L’occhio di Cordio”?
Il ritratto di un artista raccontato da voci preziose.

mercoledì 15 dicembre 2010

Ciao,
dopo le due belle presentazioni di Catania e Palermo, eccoci pronti per due nuove occasioni d'incontro, con cui chiudere questo bell'autunno di incontri per la promozione di BOSNIA EXPRESS.
A cominciare dai due appuntamenti di Roma (17 dicembre) e Tarquinia (18 dicembre), ecco il calendario aggiornato delle presentazioni fino a fine gennaio 2011, con due nuovi ingressi in fase di definizione (Parma e Pisa).

Dicembre 2010:
- sabato 18 dicembre, TARQUINA (VT), Libreria La Vita Nova, via Giosuè Carducci 8, ore 21,00. Modera Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. Organizza Amnesty International.

Gennaio 2011:
- venerdì 7 gennaio, TARANTO, Libreria Gilgamesh, via Oberdan 35, ore 18,00. Organizza Amnesty International, modera Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia;
- sabato 8 gennaio, MASSAFRA (TA), Teatro comunale, Piazza Garibaldi, ore 18,00. Organizza Amnesty International, modera Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia;
- mercoledì 12 gennaio, ROMA, Libreria L’Argonauta, Via Reggio Emilia, 89, ore 19,00;
- giovedì 20 gennaio, PADOVA, in definizione;
- venerdì 21 gennaio, VITTORIO VENETO, Centro Culturale Parco Fenderl, Ingresso: Via San Gottardo 91 ore 21,00. Organizza Mondo In Cammino Veneto con il con il sostegno della Consulta Dell’associazionismo Culturale Vittoriose. Modera Valentina Barbieri.
- sabato 22 gennaio, PARMA, in definizione;
- sabato 29 gennaio, PISA, in definizione;
- domenica 30 gennaio, REGGIO EMILIA, presso l’Associazione Quinta Parete, modera Francesco Zarzana, data in definizione.

Febbraio 2011:
- domenica 20 febbraio, BOLOGNA, mattino, “Verso Dove” per Adottando, evento per festeggiare i dieci anni di vita e attività di Adottando nei Balcani, con Gianluca Borghi e Gianni Sofri, data in definizione.

Dal 30 settembre 2010 a oggi abbiamo già presentato nell’ordine il libro a: Roma (2 volte), Ancona, San Benedetto del Tronto, Firenze, Milano, Cisliano (MI), Sedriano (MI), Saronno (VA), Albano Laziale (RM), Giulianova, Modena, Palermo, Catania.
Per proporre nuove presentazioni: direzione.editoriale@infinitoedizioni.it
info@infinitoedizioni.it

Grazie!

venerdì 10 dicembre 2010

Dopo la Fiera del libro di Roma, "Bosnia Express" riprende il suo viaggio

Sono stati cinque giorni intensi e ricchi di incontri, quelli della Fiera del libro di Roma (4-8 dicembre). "Bosnia Express" è stato tra i libri più venduti e domenica pomeriggio è addirittura andato esaurito (giuro: non ne avevamoportata una sola copia!). Una bellissima soddisfazione!
Intanto sabato 4 dicembre è andato in onda un mio intervento di cirsa un'ora al Gr Parlamento, ospite del bravissimo Alessandro Forlani. Appena possibile controllerò ma penso che la puntata sia già disponibile in podcast sul sito della Rai (ed esprimo qui solidarietà piena al sacrosanto sciopero odierno dei colleghi).
A breve manderemo in stampa la seconda edizione del libro, giusto il tempo di rimetterci le mani e fare alcuni aggiornamenti, che poi pubblicherò on line sul blog così da non sfavorire assolutamente nessuno.
Nel frattempo sono giunti altri inviti per nuove presentazioni, sebbene al momento io sia terribilmente in ritardo con tutto il lavoro in seguito all'impegno in fiera.
Qui di seguito indico le date definitive e quelle quasi definitive. Aggiornerò l'elenco non appena si definiranno nuove date in altre città.
A questo proposito, poiché riesco solo raramente a leggere l'e-mail indicata dietro al libro (lu.ne@libero.it) e qualche amico che voleva proporre presentazioni o commentare il libro si è un po' lamentato (non a torto), vi ricordo che per contattarmi potete anche scrivermi sul mio profilo facebook (Luca Leone): non potete sbagliare perché, nonostante il mio nome in Italia sia praticamente nome comune di cosa (siamo in migliaia a chiamarci così!), potete riconsocermi dalla copertina di "Bosnia Express", che utilizzo come foto (e così vi risparmio il mio brutto muso).
Grazie a tutti voi.
A presto

Dicembre 2010:
- domenica 12 dicembre, PALERMO, Libreria Kursaal Kalhesa, Foro Umberto I, 21, ore 18,00, a cura del Centro di Documentazione per i Diritti Umani “Peter Benenson” di Amnesty International – Circoscrizione Sicilia. Intervengono, con l’autore: Nicola Grato, Centro di documentazione "Peter Benenson", Amnesty International , Circoscrizione Sicilia; Giuseppe Provenza, componente Coordinamento Europa Amnesty International, Sezione Italiana; coordina Antonella Scandone, giornalista di Repubblica;
- lunedì 13 dicembre, CATANIA, presso i locali della Libreria Romeo Prampolini e dell'Associazione Culturale omonima, via Vittorio Emanuele II, 333, ore 17,00. Intervengono, con l’autore: Anna Maria Belfiore, Referente EDU Gr. Italia 72 Amnesty International; prof.ssa Adriana Cantaro, Convenzione per la pace – Catania;
- venerdì 17 dicembre, ROMA, Biblioteca di Villa Leopardi, via Makallé (entrata nel Parco ma accesso per lavori solo da via Nomentana e via Asmara), nell’ambito della festa bosniaca di fine anno organizzata da Infinito edizioni con la comunità bosniaca di Roma, con musica, cibo tipico, presentazioni, dibattiti, eventi. Appuntamento dalle ore 19,30; modera Enisa Bukvic, ospite Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia;
- sabato 18 dicembre, TARQUINA (VT), Libreria La Vita Nova, via Giosuè Carducci 8, ore 21,00. Modera Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. Organizza Amnesty International.

Gennaio 2011:
- venerdì 7 gennaio, TARANTO, Libreria Gilgamesh, via Oberdan 35, ore 18,00. Organizza Amnesty International, modera Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia;
- sabato 8 gennaio, MASSAFRA (TA), Teatro comunale, Piazza Garibaldi, ore 18,00. Organizza Amnesty International, modera Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia;
- mercoledì 12 gennaio, ROMA, Libreria L’Argonauta, Via Reggio Emilia, 89, ore 19,00;
- giovedì 20 gennaio, PADOVA, in definizione;
- venerdì 21 gennaio, VITTORIO VENETO, Centro Culturale Parco Fenderl, Ingresso: Via San Gottardo 91 ore 21,00. Organizza Mondo In Cammino Veneto con il con il sostegno della Consulta Dell’associazionismo Culturale Vittoriose. Modera Valentina Barbieri.
- sabato 29 gennaio, PISA, in definizione;
- domenica 30 gennaio, REGGIO EMILIA, presso l’Associazione Quinta Parete, modera Francesco Zarzana, data in definizione.

Febbraio 2011:
- domenica 20 febbraio, BOLOGNA, mattino, “Verso Dove” per Adottando, evento per festeggiare i dieci anni di vita e attività di Adottando nei Balcani, con Gianluca Borghi e Gianni Sofri, data in definizione.

Passaporto di servizio: storie di viaggi a Est senza corsie preferenziali

C’è un robusto filo rosso che lega le vicende dei Paesi dell’Europa orientale, balcanica e mediterranea raccontate da Paolo Bergamaschi – consigliere presso la commissione Esteri del Parlamento europeo, musicista, veterinario, viaggiatore – nel suo PASSAPORTO DI SERVIZIO (Infinito edizioni). Un filo rosso che ci permette di conoscere cibo, cultura, costumi, musica, problematiche, sogni dei cittadini di Paesi e luoghi ai confini con l’Unione europea di cui troppo spesso di parla colpevolmente poco, come Macedonia, Kosovo, Cipro Nord, Moldova, Bielorussia, Kazakistan…
Bergamaschi ci racconta qui di questo filo rosso e ci spiega perché, nonostante da anni possa richiedere un passaporto di servizio e viaggiare usando corsie preferenziali, da sempre preferisca e prediliga subire il fastidio delle file e delle dogane cui sono sottoposti tutti i comuni mortali, invece di sorpassare a destra senza mettere la freccia…

Paolo, cominciamo dal titolo di questo ottimo libro: molti lettori ignorano persino l’esistenza del cosiddetto “passaporto di servizio”. Vogliamo spiegare loro di che cosa si tratta e a che cosa serve?
Il passaporto di servizio è un documento di riconoscimento che alcuni Paesi od organismi internazionali rilasciano al personale dei ministeri per agevolare i controlli di frontiera ed evitare le trafile burocratiche del visto e le lungaggini dei controlli doganali. Non ha il valore di un passaporto diplomatico, che viene concesso solo ad ambasciatori e personale di ambasciata e non è riconosciuto da tutti i Paesi terzi. Il parlamento europeo lo rilascia anche ai parlamentari che ne fanno richiesta.

Tu lavori ormai da molti anni per le istituzioni europee e parte della tua esistenza si sviluppa in viaggio, con i mezzi più disparati e in luoghi non di rado difficili da raggiungere. Fai uso di un passaporto di servizio oppure…
Confesso di essere stato più volte tentato di richiedere al ministero degli Esteri italiano un passaporto di servizio. Le prime volte guardavo con invidia i colleghi che potevano sfoggiarne uno. Poi mi sono reso conto che non ne valeva la pena perché anche nelle lunghe file dei controlli di frontiera e nei tempi di attesa si colgono aspetti importanti che ti aiutano a conoscere il Paese che ti appresti a visitare. I miei colleghi sono spesso vittime della sindrome del “mordi e fuggi”, che consiste nello scendere dall’aereo, correre nell’hotel a cinque stelle per deporre i bagagli, partecipare alle riunioni previste e alle cene protocollari, per poi ritornare subito in aeroporto e riprendere il primo aereo disponibile in business class. Cerco, per quanto possibile, di dare alle mie missioni un tempo e uno stile diverso, che mi permettano di condividere e apprezzare le cose che sfuggono negli ambienti piatti e asettici delle istituzioni nazionali e internazionali.

Veniamo al tuo libro. Nelle cui pagine racconti le tue esperienze di lavoro e di viaggio in parecchi Stati dell’Europa orientale e di quella che oggi è l’area post-sovietica. Da cosa nasce l’idea di un libro e quali sono i messaggi alla base del tuo lavoro editoriale?
Penso di essere una persona fortunata e per certi versi privilegiata. Viaggiare è sempre stata la mia passione e viaggiare è diventato il mio lavoro, per di più in condizioni invidiabili. Ho cercato di combinare nei miei racconti di viaggio gli aspetti professionali con quelli culturali. La politica estera è materia spesso noiosa e per certi versi incomprensibile ai non addetti ai lavori. Con questo libro mi sono sforzato di rendere comprensibili a tutti le dinamiche che stanno alla base delle relazioni internazionali e in particolare le politiche dell’Unione europea. Ho pensato, poi, di porre l’attenzione sui Paesi che, pur trovandosi nel vecchio continente, non fanno ancora parte o non faranno mai parte del processo di integrazione europeo perché con loro, più che con altri, siamo chiamati a condividere il nostro futuro.

Chiariamo – forse è meglio – che il tuo non è affatto un libro noioso, di quelli che parlano di politica e si slanciano in formule alchemico-istituzionali ai più incomprensibili. È, il tuo, un libro che palpita di vita. Scrivi, ad esempio, e racconti molto bene, della nascita delle nuove dogane tra i Paesi di quella che era la Jugoslavia e del senso di frustrazione che stanno vivendo da quasi due decenni milioni di persone che, improvvisamente, da jugoslave sono diventate montenegrine, serbe, bosniache, macedoni… Ma non racconti tutto questo standotene comodamente seduto in aereo bensì viaggiando come i cittadini di quei Paesi, sui loro stessi mezzi, affrontando le stesse code, sfidando le medesime difficoltà…
Anche quella del viaggiatore può essere una scelta di vita che si trasforma in condizione esistenziale. Sono ormai quasi vent’anni che viaggio regolarmente nei Balcani. I cambiamenti e gli sconvolgimenti che sono accaduti in questa regione hanno avuto un impatto devastante che si è ripercosso anche nei Paesi dell’Europa occidentale. Futuro comune, futuro diviso o futuro condiviso sono questioni aperte di cui i cittadini europei non sempre sono protagonisti consapevoli anche se si affrontano quotidianamente.

Poi racconti anche di questioni solo apparentemente marginali, ma che in realtà non lo sono affatto. Penso ai funghi ucraini e bielorussi… La scelta tra mangiarli e non mangiarli è tutt’altro che marginale, visti gli effetti di Cernobyl…
Fa comunque parte del bagaglio del viaggiatore informarsi prima di partire e la conoscenza non può limitarsi ad aspetti istituzionali. Nei ristoranti e nei bar degli hotel a cinque stelle offrono ovunque gli stessi menù. Rifuggo la standardizzazione internazionale. Dal basso le cose hanno un aspetto diverso rispetto a quando sono viste dall’alto.

Poi, ancora, parli di cibo locale, di piatti a volte poveri, che non trovano posto sui banchetti che contano, ma il cui sapore sa forse avvicinarti ulteriormente alle persone che ti accingi a conoscere.
Non potendo spesso parlare la lingua locale sono costretto ad adottare altri modi per conoscere meglio la cultura del posto e il cibo è uno di questi. Cerco, inoltre, di evitare le cene ufficiali soffocate dal protocollo e da vicini istituzionali estranei al concetto di convivialità. La vita è altrove; si tratta di trovare le occasioni giuste per coglierla.

La questione greco-macedone è un’altra di quelle vicende di cui nessuno parla, ma che in Europa ha e avrà un peso notevole. Ce la vuoi delineare ad ampi tratti?
C’è un Paese, la Macedonia, dove i cittadini non possono chiamarsi come vogliono perché il vicino ingombrante, la Grecia, reputa che si tratti di un furto di identità. Sembrano cose di un altro mondo o di altre epoche storiche ma purtroppo sono cose che avvengono oggi in un continente che si vanta di essere la patria del diritto e delle libertà fondamentali. La Macedonia, chiamata con l’assurdo acronimo di Fyrom, continua a bussare alle porte dell’Unione europea, che si nega a causa del veto imposto da Atene. Non tutte le colpe, però, sono solo da una parte perché il governo di Skopje, a sua volta, è oggi in mano alla componente più oltranzista del Paese, che ha legato la sua sopravvivenza allo scontro nazional-identitario con la Grecia. Bruxelles assiste impotente sperando che la questione si smorzi nel tempo ma ormai sono vent’anni che dura. Negli ambienti diplomatici si dice che i negoziati sono ben avviati ma sono proprio gli ultimi metri quelli più difficili da percorrere. Ho imparato che nei Balcani anche le cose semplici si complicano. La società civile potrebbe mobilitarsi e giocare un ruolo più efficace ma anche questa è vittima del vortice nazionalista trasformato in ideologia totalizzante.

Poi – e a questo dedichi un intero capitolo – c’è l’affaire cipriota. Con il capitolo dedicato a Cipro Nord ti sposti nel Mediterraneo, lasciando per un istante la rotta orientale, ma racconti questioni da molti ignorate, nel nostro Paese. E descrivi un luogo dalle mille meraviglie turistiche, ma dall’accesso complicatissimo…
La parte settentrionale dell’isola, quella occupata dall’esercito turco nel 1974, è tagliata fuori da tutte le rotte. Formalmente fa parte dell’Unione europea ma qui il diritto comunitario è congelato perché si è insediata la Repubblica di Cipro Nord, riconosciuta solo dalla Turchia. Anche a Cipro l’Unione europea assiste impotente agli sviluppi dopo l’ingresso nelle Ue nel 2004 della Repubblica di Cipro che, di fatto, rappresenta solo la parte greco-cipriota e frappone ostacoli a coloro che vogliono allentare la pressione sulla parte nord. Il processo di pace, intanto, non avanza e la comunità turco-cipriota rimane vittima delle incomprensioni fra Bruxelles e Ankara.

Un uomo che viaggia quanto te come fa a non “abituarsi” a questa dimensione e a farsi ogni volta affascinare da quel che trova o scopre laddove si reca, tanto che si tratti di una prima volta che di un ritorno?
Più che di un atteggiamento da “prima volta tutte le volte che ritorno” è un atteggiamento da “dove ero rimasto”. La visita successiva per me è la continuazione della precedente. C’è un unico filo che lega tutti i miei viaggi e cerco di non perderlo. Negli stessi luoghi ci sono volti famigliari che mi aspettano con cose nuove da raccontare e situazioni diverse da vivere.

Poi c’è una dimensione dello scrittore e funzionario europeo Bergamaschi che probabilmente ti aiuta a non perdere la dimensione del rapporto umano, nei luoghi in cui vieni inviato in missione. Penso alla musica…
Ogni viaggio ha la sua colonna sonora. Tutta la nostra vita ha una colonna sonora. La musica richiama alla memoria certi momenti e certe situazioni che si riflettono anche nelle mie canzoni. Dovunque io vado acquisto cd di musica locale, sia essa etnica, folk, rock, rap, metal, progressive, cantautoriale, tradizionale, che poi ascolto in auto quando faccio la spola ogni mese fra Strasburgo e l’Italia. Anche questo libro ha una sua colonna sonora che andrà in onda nell’ambito della trasmissione Demo, su Radio Rai 1. Con l’aiuto di Michael Pergolani, l’antesignano dei dj italiani, curo una finestra chiamata “musica dell’altro mondo”, dove si potrà ascoltare musica della Bielorussia, dell’Ucraina, della Macedonia, del Kosovo, eccetera, musica che non ha nulla da invidiare a quella che ci viene propinata quotidianamente nei circuiti radiofonici più popolari.

Quanto continuerai ancora a viaggiare?
Di certo fin tanto che lavorerò in Commissione Esteri anche se non è mia intenzione fermarmi in seguito. Come ho detto quella del viaggiatore è ormai divenuta una condizione esistenziale.

E poi?
Perché non ritornare a fare il veterinario, la mia vera professione?

martedì 30 novembre 2010

In Rwanda, dove l’uomo è sceso all’inferno e risalito forse peggiore di prima

RWANDA. ISTRUZIONI PER UN GENOCIDIO è uno dei libri più amati dai lettori italiani (e non solo) interessati alle dinamiche politiche e sociali africane. Già pubblicato in passato con lo stesso titolo, presto esaurito nelle librerie, il volume è stato ripubblicato, con lo stesso titolo, dalla casa editrice Infinito edizioni perché sempre estremamente attenta alle tematiche legate ai diritti civili e ai diritti umani, e alle loro violazioni.
Il libro è scritto da Daniele Scaglione, uno dei principali esperti non solo italiani di Rwanda e di diritti umani, già in passato presidente della sezione italiana di Amnesty International e oggi responsabile per la comunicazione di ActionAid.
Con Scaglione abbiamo parlato del libro, di Rwanda, di diritti umani, di informazione, di giustizia…


Daniele, quando e come ti sei avvicinato per la prima volta al Rwanda?
È stato nel giugno del 2000, quando ho letto del ritrovamento, in pessime condizioni, del generale Romeo Dallaire in un parco di una piccola città canadese. Era il capo dei caschi blu mandati in Rwanda per mantenere la pace, ma che invece assistettero al genocidio. La sua psiche era molto disturbata, e infatti quel giorno lui era finito su una panchina del parco perché aveva mescolato del whisky alle tante medicine che doveva prendere, come parte della sua terapia. La sua vicenda personale ha costituito per me l’aggancio: ho cercato di saperne di più e ho scoperto una storia che meritava di essere raccontata.

Qual è la risposta del pubblico italiano a un argomento duro, arduo come il Rwanda e quali sono le domande più ricorrenti che ti vengono poste?
La reazione più ricorrente è quella di curiosità. Quel genocidio è stato raccontato come un massacro etnico, come il frutto di un odio tribale. Ma quando le persone sentono che invece è stato un eccidio premeditato, ben organizzato, con gravi responsabilità dei governi tanti Paesi occidentali e di importanti dirigenti dell’Onu, restano sorprese, vogliono saperne di più. Le persone interessate a questa vicenda, certo, non sono molte. Però dipende anche da come la raccontiamo: sulla base di quello che ho scritto è stato realizzato un monologo teatrale, che ha girato per l’Italia e ha destato interesse.

Secondo te, durante il genocidio della primavera del 1994 e negli anni a seguire, fino a oggi, la stampa italiana come ha seguito la questione rwandese e come ci ha informato?
In generale male, i giornalisti che hanno fatto un buon lavoro sono pochi, di testate che hanno seguito in modo regolare e chiaro la vicenda non ve ne sono. E se l’interesse è stato scarso ai tempi del genocidio, figuriamoci dopo.

Perché?
Non saprei dire perché ma una cosa è certa: il mondo dell’informazione non si è accorto che quello che è accaduto e che sta accadendo in Rwanda è qualcosa di straordinario, e non soltanto per l’enormità della violenza che vi si è registrata nel 1994, ma anche per quello che è accaduto dopo. Penso al tema della giustizia: praticamente nessun giornale si è accorto che al tribunale internazionale di Arusha s’è fatta la storia. La prima condanna per crimine di genocidio, la prima condanna di un capo di governo, la prima condanna per stupro come arma di genocidio… mi è capitato di leggere alcuni articoli che assegnavano alcuni di questi “primati” al tribunale per la ex Jugoslavia, mentre invece, seppure per pochi mesi, ha “vinto” il Rwanda, ma questo lo dico solo per evidenziare la distrazione dei media. Il Rwanda è arrivato prima di tutti nell’avere un parlamento a maggioranza femminile, ma quanto si è parlato di questo? Al più in qualche trafiletto o in articoli di costume. Insomma, il mondo dell’informazione non si rende conto che, nel bene e nel male, il piccolo Paese africano sembra essere più avanti degli altri, nella storia.

Entrare in contatto con una vicenda come quella del genocidio rwandese comporta delle implicazioni emotive personali enormi. Come riesce, in questi casi, lo scrittore Scaglione a mantenere l’imparzialità e il giusto distacco? Ma poi ha senso parlare di “distacco”, in questi casi?
Chi riesce a mantenere distacco da una storia come quella del genocidio in Rwanda non è un essere umano. Non è possibile, semplicemente. Altro è dire che devi cercare di ricostruire i ruoli e le responsabilità in quello che è accaduto prima, durante e dopo il genocidio. Questo non è facile, certo, ma nemmeno impossibile. Bisogna essere scrupolosi, cercare fonti e conferme su tutto quello che si vuole dire o scrivere. Ma si può fare, su quella storia è stato scritto tanto, ci sono tante testimonianze, documenti, riflessioni. Ci sono organismi seri e autorevoli che monitorano oggi la situazione nel Paese e ai suoi confini. Basta avere la pazienza di andare a vedere cosa scrivono e dicono.

Nel lungo lavoro che ha portato alla genesi di questo libro hai avuto modo di incontrare uno dei protagonisti e, al contempo, delle “vittime” del genocidio. Mi riferisco al generale canadese Romeo Dallaire, nel 1994 a capo dei caschi blu delle Nazioni Unite in Rwanda. Puoi raccontare la parabola umana di Dallaire e la tragedia che un uomo si trova ad affrontare quando si rende conto che il mondo intero, come fu nel caso del Rwanda, non è interessato a prevenire prima, a fermare poi, un genocidio di innocenti?
Dallaire è un figlio della seconda guerra mondiale. Suo padre e suo zio erano due militari canadesi che hanno partecipato allo sbarco in Normandia, tant’è che lui è nato in Olanda e sua madre era un’infermiera olandese. Evitare il ripetersi di una catastrofe come quella della seconda guerra mondiale è stato l’imperativo che ha guidato tutta la sua vita. La sua scelta è stata quella di fare il militare al “servizio della pace”, e dunque ha cercato di entrare nei caschi blu dell’Onu. Così, nel 1993 ha avuto quella che ha definito l’opportunità della sua vita: guidare una missione di pace voluta dalle Nazioni Unite. Arrivato in Rwanda, si è subito reso conto della difficoltà del suo compito. Non si trattava, come gli era stato detto, di guidare una tranquilla transizione verso la pace, ma di evitare un massacro. Pur mettendocela tutta, non c’è riuscito, e questo ha causato il suo tracollo psichico. Per quanto ci provasse, una volta tornato a casa non riusciva a lasciarsi la storia del Rwanda alle spalle. Così, benché fosse poco più che cinquantenne e fosse già un generale a quattro stelle, nel 2000 lasciò l’esercito. Fu in questo momento che toccò il punto più basso, ma fu anche quello in cui cominciò a risalire, affidandosi a cure mediche adeguate che gli hanno consentito di tornare a essere un uomo impegnato in politica – è diventato senatore canadese – e attivissimo nell’impegno per la pace, come divulgatore, conferenziere, consulente.

Che cosa è il Rwanda oggi e come ha potuto almeno in parte risollevarsi dal peso di 800.000 morti?
Il Rwanda è un Paese completamente rinato. Il genocidio lo ha letteralmente devastato, sotto ogni punto di vista: politico, sociale, economico. Oggi il Paese è uno di quelli, tra i cosiddetti in via di sviluppo, che meglio concretizzano il raggiungimento degli obiettivi del millennio, quelli che l’Onu ha definito nel 2000 come risultati irrinunciabili per combattere la povertà. Il Rwanda è uno dei Paesi più avanzati per come concretizza il ruolo delle donne, ed è il primo nella storia dell’umanità ad avere un parlamento a maggioranza femminile. C’è però anche un aspetto negativo, in tutto questo, ed è quello del rispetto dei diritti civili e politici, in particolare della libertà d’espressione. Chi oggi governa il Rwanda, vale a dire Paul Kagame e il suo partito, il Fronte patriottico rwandese, è chi ha fermato il genocidio sconfiggendo gli estremisti che l’avevano pianificato e lo stavano eseguendo. Ma oggi è responsabile, come denunciato da Amnesty International e Human Rights Watch, vale a dire importanti e autorevoli organizzazioni per i diritti umani, di gravi violazioni delle libertà di partecipazione politica, di stampa. È inoltre responsabile, insieme a molti altri – sia Paesi confinanti, sia multinazionali che approfittano della situazione – delle violenze che devastano la vicina regione orientale della Repubblica democratica del Congo. Il Rwanda deve affrontare seriamente queste situazioni.

In quanti rimangono – e in quali condizioni – in carcere per i crimini commessi e come procede il lavoro della giustizia?
La giustizia si è sviluppata lungo due filoni indipendenti. Uno è quello del tribunale internazionale di Arusha, dove sotto processo sono finiti una decina di ministri del governo estremista, a partire dal capo Kambanda, e sindaci, giornalisti, imprenditori, religiosi, esponenti del clan Akazu. Vi è finito l'uomo più potente e responsabile del genocidio, il colonnello Bagosora. Complessivamente non si arriva a cento, ma i condannati sono davvero personaggi di primo piano. Nessun tribunale internazionale ha mai raggiunto risultati tanto eclatanti. Poi c’è la giustizia nazionale, quella che, in un modo senza precedenti, è stata amministrata dal popolo, con i “macaca”, i “prati” dove tradizionalmente i villaggi si riunivano per risolvere le controversie. Questi tribunali hanno consentito di far uscire dal carcere la maggior parte delle oltre centomila persone che erano ancora detenute quasi dieci anni dopo il genocidio. Eppure, le carceri rwandesi all’ottobre 2009 detenevano oltre 62.000 persone, un sovraffollamento spaventoso.

In definitiva secondo te, alla fine – e chissà quando arriverà questa fine e chi sarà a stabilire che è arrivato il momento – le vittime e i loro familiari avranno veramente giustizia o anche il processo di Arusha finirà come quello dell’Aja ai danni dei carnefici della coeva guerra nella ex Jugoslavia, ovvero con un doloroso nulla di fatto dalle chiare implicazioni politiche?
Non temo il nulla di fatto. Delle cose sono successe e stanno ancora succedendo, responsabili di gravi crimini ricevono punizioni severe, anche all’ergastolo. Ma un conto è prendere atto che la giustizia sta procedendo, a livello internazionale e nazionale, altro è valutare se la giustizia sta effettivamente contribuendo a superare le divisioni nel Paese, a ridare serenità ai famigliari delle vittime. La risposta non è affatto semplice. Il tribunale internazionale di Arusha, che pure ha ottenuto gli straordinari risultati richiamati, è visto come qualcosa di lontano, dai rwandesi. E i “gacaca” sono visti con sospetto da tutti: dalle vittime, che hanno visto molti loro carnefici tornare liberi (e molti testimoni sono stati uccisi, per impedire che andassero ai “gacaca” a raccontare quello che sapevano); dalle organizzazioni per i diritti umani che ritengono non vengano rispettati gli standard internazionali… Ma io penso che siano un modo straordinario, unico, per consentire al Paese di fare i conti con il suo terribile passato. Il Rwanda poteva scegliere di lasciare marcire in carcere oltre centomila persone: chi riusciva ad avere un processo bene, gli altri, pazienza. Oppure poteva optare per un’amnistia collettiva: chi ha avuto ha avuto, guardare avanti e scordarsi il passato. Ha scelto invece una terza via, realizzando un precedente assoluto nella storia dell’umanità.

Daniele, in conclusione: tempo fa parlavamo del perché ci sono persone che si interessano di temi come il genocidio in Rwanda, in un mondo come quello attuale che sembra “settato” soprattutto sul disimpegno e sull’egoismo. Ecco: perché un uomo impegnato come te investe anni della sua vita a raccontare del Rwanda, a scriverne? Quale senso scorgi in tutto questo?
Perché il Rwanda parla di noi, della nostra storia recente, del nostro quotidiano. Quella del Rwanda è una vicenda che ci chiama in causa, perché noi europei abbiamo diviso hutu e tutsi, noi occidentali abbiamo venduto le armi a questo Paese, noi italiani abbiamo mandato i nostri soldati migliori in missione a salvare i bianchi e lasciare morire i neri. Noi abbiamo dichiarato “mai più” dopo il genocidio della seconda guerra mondiale, e noi ci siamo voltati dall’altra parte quando il genocidio è accaduto di nuovo. Noi abbiamo costruito una società in cui nessuno si deve sentire responsabile di niente, nemmeno delle peggiori tragedie, e questa è una cosa pericolosissima: se non l’affrontiamo, siamo destinati a vivere nell’insicurezza assoluta.

Quindi continuerai a occuparti di Rwanda?
Quella del Rwanda è una storia incredibile e incredibilmente sconosciuta, ma una volta che la si è lasciata arrivare a noi, non si può più mandarla via, e si sente una grande voglia di raccontarla. Cercherò quindi di continuare a imparare tutte le lezioni che arrivano da questa storia e, per quanto ne sarò capace, cercherò di coinvolgere il più ampio numero di persone.

venerdì 26 novembre 2010

Bosnia Express, le nuove date fino a gennaio

Carissimi,
ecco le nuove date delle presentazioni di Bosnia Express, dal 27 novembre (maltempo permettendo) fino a fine gennaio. Come vedrete, alcune sono ancora in definizione, ma si tratta di date pressoché definitive.

Novembre 2010:
- 27 novembre, MODENA, presso la Sala dell'Oratorio all'interno del Palazzo dei musei in Modena, entrata v.le V. Veneto, 5, ore 11,00. Modera Francesco Zarzana; al pomeriggio, nello stesso luogo, l’autore interviene nel convegno pubblico in occasione dell’Emrdays, a partire dalle ore 17,30, con Giulio Cristoffanini (co-fondatore di Emergency), Federica Franchini (infermiera), dott. Bonini di Porta aperta (Caritas), un responsabile del CTP di Modena e un rappresentante di Medici senza frontiere. Modera la giornalista Mariapia Cavani.

Dicembre 2010:
- domenica 12 dicembre, PALERMO, Libreria Kursaal Kalhesa, Foro Umberto I, 21, ore 18,00, a cura del Centro di Documentazione per i Diritti Umani “Peter Benenson” di Amnesty International – Circoscrizione Sicilia. Intervengono, con l’autore: Nicola Grato, Centro di documentazione "Peter Benenson", Amnesty International , Circoscrizione Sicilia; Giuseppe Provenza, componente Coordinamento Europa Amnesty International, Sezione Italiana; coordina Antonella Scandone, giornalista di Repubblica;
- lunedì 13 dicembre, CATANIA, presso i locali della Libreria Romeo Prampolini e dell'Associazione Culturale omonima, via Vittorio Emanuele II, 333, ore 17,00. Intervengono, con l’autore: Anna Maria Belfiore, Referente EDU Gr. Italia 72 Amnesty International; prof.ssa Adriana Cantaro, Convenzione per la pace – Catania;
- venerdì 17 dicembre, ROMA, Biblioteca di Villa Leopardi, via Makallé (entrata nel Parco ma accesso per lavori solo da via Nomentana e via Asmara), nell’ambito della festa bosniaca di fine anno organizzata da Infinito edizioni con la comunità bosniaca di Roma, con musica, cibo tipico, presentazioni, dibattiti, eventi. Appuntamento dalle ore 19,30; modera Enisa Bukvic, ospite Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia;
- sabato 18 dicembre, TARQUINA (VT), Libreria La Vita Nova, via Giosuè Carducci 8, ore 21,00. Modera Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. Organizza Amnesty International.

Gennaio 2011:
- venerdì 7 gennaio, TARANTO, in definizione. Organizza Amnesty International, modera Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia;
- sabato 8 gennaio, MASSAFRA (TA), Teatro comunale, in definizione. Organizza Amnesty International, modera Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia;
- mercoledì 12 gennaio, ROMA, Libreria L’Argonauta, Via Reggio Emilia, 89, ore 19,00;
- giovedì 20 gennaio, PADOVA, in definizione;
- venerdì 21 gennaio, VITTORIO VENETO, Centro Culturale Parco Fenderl, Ingresso: Via San Gottardo 91 ore 21,00. Organizza Mondo In Cammino Veneto con il con il sostegno della Consulta Dell’associazionismo Culturale Vittoriose. Modera Valentina Barbieri.
- 30 gennaio, REGGIO EMILIA, presso l’Associazione Quinta Parete, modera Francesco Zarzana, data in definizione.

Dal 30 settembre 2010 a oggi abbiamo già presentato il libro a: Roma (2 volte), Ancona, San Benedetto del Tronto, Firenze, Milano, Cisliano (MI), Sedriano (MI), Saronno (VA), Albano Laziale (RM), Giulianova.

mercoledì 24 novembre 2010

A Cadillac, tra “pazzi” inumati in cimiteri fantasma, sindaci amici dell’asfalto e psichiatri d’assalto

Aquitania. Cadillac sur Garonne. Un paese di poco più di duemila anime ospita dagli inizi del Novecento un cimitero in cui riposano quattromila “alienati”, malati di mente, quasi tutti senza identità. La storia del cimitero si intreccia con quelle dell’adiacente ospedale psichiatrico e del castello-prigione e con il triste destino della giovane Marguerite B. e di Osvaldo, fuggito con la famiglia dall’Italia che diventava fascista. Poi, durante la seconda guerra mondiale, quasi 45.000 internati morirono in tutta la Francia sotto il governo filo-nazista di Vichy…
Per la prima volta un libro – IL CIMITERO DEI PAZZI – racconta i misteri del “cimitero dei pazzi”, diventato oggi monumento nazionale francese. Attraverso le sue croci è possibile ricostruire la storia dell’Europa e dei movimenti delle popolazioni del XX secolo.
Ne abbiamo parlato con Francesco Zarzana, autore di quest’ottimo volume.

Francesco, “Il cimitero dei pazzi” nasce casualmente, come succede spesso alle cose belle e a quelle importanti. E il riferimento al tuo libro non è affatto casuale. Puoi raccontare ai lettori la genesi del libro e che cosa ha fatto scattare in te la molla della curiosità?
Mi trovavo a Parigi perché andava in scena uno spettacolo sui diritti umani da me scritto e in una pausa, mentre leggevo Le Monde, sono rimasto colpito da un articolo riferito a Cadillac, piccolo paese dell’Aquitania, che raccontava di uno strano cimitero con quattromila anime sepolte, tutti malati di mente senza identità. Scoprii, leggendo, che il sindaco locale avrebbe voluto abbattere il cimitero per farne un parcheggio. E di come un piccolo gruppo di cittadini, capeggiati dal noto psichiatra Michel Bénézech, stava intraprendendo una battaglia per difendere questo luogo e la sua memoria. Cercai immediatamente di entrare in contatto con lo studioso, che mi accolse subito, con questo gruppo di cittadini. Da qui è cominciata un’avventura indimenticabile.

Quale è stato il primo impatto con Cadillac, l’ex castello-prigione, il manicomio, il cimitero…?
La cittadina è bellissima, piena di storia, un’antica bastide medievale che può turisticamente raccontare tanto. Il primo impatto che ho avuto è stato di grande suggestione e ho ricevuto un’accoglienza straordinaria. Il paese nei giorni in cui sono stato a Cadillac si è animato e tutti mi hanno messo nelle condizioni di svolgere le mie ricerche con scrupolo e attenzione. La visita al castello-prigione, al manicomio e al cimitero mi hanno permesso di elaborare tutto il mio progetto, che ho scritto in un batter d’occhio. Andare a Cadillac mi ha aperto mille orizzonti e ha definitivamente chiarito il progetto che avevo in mente.

A Cadillac hai conosciuto il professor Bénézech, il luminare della psichiatria transalpina che ha avuto il merito di denunciare l’esistenza di un cimitero dimenticato con almeno quattromila “pazzi” inumati al suo interno…
Il professor Bénézech è stato fondamentale per la stesura del libro e ho apprezzato la sua voglia di lottare per riuscire a identificare più persone possibili tra gli inumati del cimitero. Sta facendo un lavoro incredibile. Sono quasi 900 i defunti cui fino a oggi ha ridato un nome. Il lavoro è però lungo e molto complesso, ma la sua caparbietà e l’aiuto dell’associazione degli “Amici del cimitero dei dimenticati” gli permetterà di portare a termine la sua missione. Bénézech ha denunciato lo stato di abbandono e di incuria di un luogo che, oltre a raccogliere i resti di oltre quattromila dimenticati, racconta i movimenti delle popolazioni tra le due guerre mondiali.

Proviamo, magari attraverso qualche profilo, a raccontare chi erano questi “pazzi” e perché venivano, nel corso dei secoli, internati a Cadillac.
Ho raccolto molte testimonianze e ne ho riportate alcune nel libro. Ho scoperto che nel cimitero ci sono sepolti anche molti italiani, come ad esempio Osvaldo, un veneto che fuggì con la famiglia dall’Italia che stava diventando fascista. Le miserie della guerra hanno portato il povero Osvaldo alla follia. Oggi è sepolto nel cimitero, ma nessuno conosce l’esatta collocazione del suo tumulo, come del resto per quasi tutte le persone sepolte. Ma ho raccolto anche molte storie di internati abbandonati dalle loro famiglie per la vergogna di avere un figlio magari un po’ bizzarro e bisognoso di cure. Dimenticare l’infelice parente in manicomio voleva dire per la famiglia sentirsi sollevata dal peso dell’assistenza e, col tempo, cancellare per sempre anche il ricordo dell’infelice.

Poi in Francia sono arrivati i nazisti, c’è stata l’occupazione, la nascita dello Stato fantoccio di Vichy con a capo il vecchio, arrendevole e simpatizzante maresciallo Pétain. E Cadillac, come altre città francesi in cui esistevano strutture manicomiali, ha conosciuto il cosiddetto “sterminio dolce”…
I dati che ho riscontrato mi hanno lasciato senza fiato. Nella sola Cadillac morirono oltre mille persone dal 1941 al 1945 e non si trovano più i registri del 1939 e del ’1940, mentre nello spetto periodo in tutta la Francia perirono oltre 45.000 internati nei manicomi. La domanda che mi sono posto è: la morte di un così alto numero di malati psichiatrici non può essere paragonata alla politica di sterminio messa in atto dai nazisti ai danni dei minorati psichiatrici, sebbene realizzata con più discrezione?

La Francia come ha affrontato queste gravi responsabilità? Ha fatto ammenda e ammesso gli errori (e gli orrori), oppure ha fatto finta di nulla e ha insabbiato, un po’ all’italiana…?
Ho notato molta ritrosia in Francia a parlare dell’argomento e prevale la tesi della carestia causata dalla guerra, della mancanza degli approvvigionamenti alimentari e dell’occupazione nazista. Come ha sottolineato lo storico Angelo Lallo nelle conclusioni de “Il cimitero dei pazzi”, questo libro denuncia un buco nero storiografico che non può fermare la richiesta di approfondimento critico e di ricerca della verità. Bisogna capire se la psichiatria francese, come quella tedesca, sia stata connivente con il regime tedesco o se sia stato semplicemente un tragico caso che ha colpito la sfortunata popolazione dei manicomi sottoposta alle tragedie della guerra.

Secondo te, in conclusione, perché vale la pena investire il proprio tempo, la propria vita, nel raccontare episodi dimenticati e rimossi come quello del cimitero dei pazzi di Cadillac?
A Cadillac ho ascoltato la storia di una giovane, Marguerite, che si è tolta la vita a pochi giorni dalla sua uscita dal castello-prigione dove venivano recluse le ragazze per essere rieducate. Dedico il libro proprio a questa giovane sfortunata. La sua è una storia drammatica e bellissima allo stesso tempo, che mi ha molto colpito emotivamente. La visita al cimitero poi mi ha fatto mettere subito al lavoro per impegnarmi a dare dignità a persone dimenticate da tutti. Spero di aver dato il mio piccolo contributo, cosa alla quale tengo enormemente.

Che significato ha, allora, la testimonianza per l’umanità? È materiale stantio oppure una base di conoscenza per comprendere i nostri orrori del passato e impegnarci a non commetterne più?
Il mio libro non è un semplice esercizio letterario. Le testimonianze raccolte, le storie ascoltate da chi ha vissuto direttamente quei fatti, sono un tesoro prezioso che va divulgato. Le piccole storie possono diventare le grandi storie e io cerco di fornire strumenti di indagine. Poi per fortuna ci sono anche editori, come la Infinito edizioni, che ti lasciano la libertà di scrivere e approfondire. E di questi tempi sono casi molto rari.

In conclusione, quel parcheggio a Cadillac serviva e servirebbe veramente…?
Il piccolo villaggio di Cadillac non ha problemi di traffico o parcheggio. Il sindaco non può più fare nessun parcheggio perché c’è un iter che sta rendendo le mura del cimitero monumento nazionale. È quindi è intoccabile. Per una volta hanno vinto i cittadini, lottando con tutti i mezzi che la democrazia riconosce. Ma questa lotta, aggiungo, è stata intrapresa per la grande pietà verso quelle povere persone sepolte, che avrebbero subito l’ennesima beffa dalla sorte.

giovedì 18 novembre 2010

"Bosnia Express", ascolta l'intervista dal sito di Radio 24

Sul sito di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore, è disponibile l'intervista su BOSNIA EXPRESS che ho rilasciato al bravissimo Gigi Donelli lo scorso 23 novembre 2010 per la trasmissione 30 minuti in cronaca.

Per ascolare l'intervista, fai clik qui.

venerdì 12 novembre 2010

Bosnia, insediata la nuova presidenza tripartita

12/10/2010. Lo scorso 10 novembre
12/10/2010. Si è insediata lo scorso 10 novembre a Sarajevo la nuova presidenza tripartita della Bosnia-Erzegovina, come uscita dalle elezioni del 3 ottobre.
La nuova presidenza è costituita dal presidente eletto serbo-bosniaco Nebojsa Radmanovic, da quello croato-cattolico Zeljko Komsic, entrambi riconfermati per il secondo mandato consecutivo, e dal neoeletto presidente musulmano-bosniaco Bakir Izetbegovic, che ha preso il posto del collega uscente, Haris Silajdzic.
Figlio del defunto presidente bosniaco Alija Izetbegovic, Bakir è considerato più moderato del suo predecessore Silajdzic. Izetbegovic, secondo alcuni in politica più per sostenere il suo impero commerciale che non per rappresentare la sua parte politica di riferimento, ha sconfitto nelle elezioni dello scorso 3 ottobre anche un altro rivale musulmano-bosniaco, il potente magnate dell’editoria, del settore immobiliare e del turismo Fahrudin Radoncic, da molti considerato una sorta di Berlusconi nascente della politica nazionalista bosniaca.

Sulla Bosnia, sul presente complicato e sulle prospettive future, vi consiglio BOSNIA EXPRESS, vicino alla seconda edizione dopo neppure un mese dall’uscita.
Le prossime date del tour di presentazione del libro, già presentato a Roma (2 volte), Ancona, San Benedetto del Tronto, Firenze, Milano, Cisliano (MI), Sedriano (MI), Saronno (VA), Albano Laziale (RM):

Novembre 2010:
- venerdì 19 novembre, GIULIANOVA, Circolo Virtuoso Il nome della rosa, via Gramsci 46/a, ore 21,00, modera Simone Gambacorta;
- venerdì 26 novembre, CASTELLARANO (RE), Parco dei Popoli, ore 21,00. Modera Francesco Zarzana;
- 27 novembre, MODENA, presso la Sala dell'Oratorio all'interno del Palazzo dei musei in Modena, ore 11,00. Modera Francesco Zarzana; al pomeriggio, nello stesso luogo, l’autore interviene nel convegno pubblico in occasione dell’Emrdays, a partire dalle ore 17,30, con Giulio Cristoffanini (co-fondatore di Emr), Federica Franchini (infermiera), dott. Bonini di Porta aperta (Caritas), un responsabile del CTP di Modena e un rappresentante di Medici senza frontiere. Modera la giornalista Mariapia Cavani.
Dicembre 2010:
- domenica 12 dicembre, PALERMO, dettagli da definire, a cura del Centro di Documentazione per i Diritti Umani “Peter Benenson” di Amnesty International;
- venerdì 17 dicembre, ROMA, Biblioteca di Villa Leopardi, via Makallé (entrata nel Parco ma accesso per lavori solo da via Nomentana e via Asmara), nell’ambito della festa bosniaca di fine anno organizzata da Infinito edizioni con la comunità bosniaca di Roma, con musica, cibo tipico, presentazioni, dibattiti, eventi. Appuntamento dalle ore 19,30;
- sabato 18 dicembre, TARQUINA (VT), Libreria La Vita Nova, via Giosuè Carducci 8, ore 21,00. Modera Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. Organizza Amnesty International.
Gennaio 2011:
- venerdì 7 gennaio, TARANTO, in definizione. Organizza Amnesty International, modera Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia;
- sabato 8 gennaio, MASSAFRA (TA), Teatro comunale, in definizione. Organizza Amnesty International, modera Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia;
- mercoledì 12 gennaio, ROMA, Libreria L’Argonauta, Via Reggio Emilia, 89, ore 19,00;
- venerdì 21 gennaio, VITTORIO VENETO, Centro Culturale Parco Fenderl, Ingresso: Via San Gottardo 91 ore 21,00. Organizza Mondo In Cammino Veneto con il con il sostegno della Consulta Dell’associazionismo Culturale Vittoriose. Modera Valentina Barbieri.

Altre date in preparazione.

lunedì 8 novembre 2010

Bosnia Express, la lista con le nuove presentazioni

Cari Amici,
ecco la lista delle nuove presentazioni di BOSNIA EXPRESS:

Novembre 2010:
- giovedì 11 novembre, ALBANO LAZIALE (ROMA), Libreria Caracuzzo, Corso Matteotti 201, ore 18,00;
- venerdì 19 novembre, GIULIANOVA, Circolo Virtuoso Il nome della rosa, via Gramsci 46/a, ore 21,00, modera Simone Gambacorta;
- venerdì 26 novembre, CASTELLARANO (RE), Parco dei Popoli, ore 21,00;
- 27 novembre, MODENA, presso la Sala dell'Oratorio all'interno del Palazzo dei musei in Modena, ore 11,00; al pomeriggio, nello stesso luogo, l’autore interviene nel convegno pubblico in occasione dell’Emrdays, a partire dalle ore 17,30, con Giulio Cristoffanini (co-fondatore di Emr), Federica Franchini (infermiera), dott. Bonini di Porta aperta (Caritas), un responsabile del CTP di Modena e un rappresentante di Medici senza frontiere. Modera la giornalista Mariapia Cavani.

Dicembre 2010:
- sabato 11 o domenica 12 dicembre, PALERMO, dettagli da definire, a cura del Centro di Documentazione per i Diritti Umani “Peter Benenson” di Amnesty International;
- venerdì 17 dicembre, ROMA, Biblioteca di Villa Leopardi, via Makallé (entrata nel Parco ma accesso per lavori solo da via Nomentana e via Asmara), nell’ambito della festa bosniaca di fine anno organizzata da Infinito edizioni con la comunità bosniaca di Roma, con musica, cibo tipico, presentazioni, dibattiti, eventi. Appuntamento dalle ore 19,30;
- sabato 18 dicembre, TARQUINA (VT), Libreria La Vita Nova, via Giosuè Carducci 8, ore 21,00, Modera Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. organizza Amnesty International.

Gennaio 2011:
- venerdì 7 gennaio, TARANTO, in definizione;
- sabato 8 gennaio, MASSAFRA (TA), Teatro comunale, in definizione;
- mercoledì 12 o giovedì 13 gennaio, ROMA, Libreria L’Argonauta, Via Reggio Emilia, 89, in definizione;
- venerdì 21 gennaio, Vittorio Veneto, in definizione.

Dal 30 settembre 2010 a oggi abbiamo già presentato il libro a: ROMA (2 volte), Ancona, San Benedetto del Tronto, Firenze, Milano, Cisliano (MI), Sedriano (MI), Saronno (VA).

Grazie a tutti voi!

Bosnia Express, dopo (il successo di) Saronno ci vediamo ad Albano Laziale

Cari Amici,
dopo l'ottima serata di Saronno, alla Libreria Pagina 18 di Carla e Giulio - così ricca di pubblico (in tanti siete rimasti in piedi, mi dispiace ma, al contempo, sono contentissimo...), domande, riflessioni - vi aspetto con BOSNIA EXPRESS giovedì 11 novembre ad Albano Laziale (RM), alle 18,00 (ma tanto cominciamo con 15-20 minuti di ritardo, tranquilli...), presso la Libreria Caracuzzo, Corso Matteotti 201.
Con me ci saranno Ada Scalchi, consigliera comunale, ex sindaca, attivista per i diritti umani e presidente dell'Assoziazoine 8 Marzo; Francesco De Filippo, scrittore di successo, ottimo giornalista, fine oratore; Massimo Lo Cicero, attivista di Amnesty International.
Spero che, grazie alla presenza di questi due cari amici, la serata possa risultare interessante e utile per meglio capire e conoscere la Bosnia e, con essa, una parte assai rilevante di noi stessi.
Vi aspetto numerosi giovedì!

venerdì 5 novembre 2010

Bosnia Express, da Cisliano a Saronno via Sedriano

Bellissima serata ieri a Cisliano (MI): biblioteca comunale gremita in ogni ordine di posti e più di due ore di dibattito con le decine di persone presenti. Il libraio Mario, del Segnalibro di Magenta, ha finito i libri (ne aveva portati uno scatolone!), e non è poco!
Oggi replichiamo a Sedriano (biblioteca comunale, via Rogerio da Sedriano), alle 21,00, e domani chiusura di questo bel mini-tour lombardo a Saronno, dagli amici della libreria Pagina 18.
Intanto, mentre prosegue il lavoro per organizzare il mini-tour veneto di gennaio (con forse un'appendice emiliana), è di ieri l'invito da parte di Amnesty International di presentare a Palermo, l'11 o il 12 dicembre prossimo. Vi tengo aggiornati sugli sviluppi, ma è certo che si faccia. Dunque la Bosnia arriva anche in Sicilia.
Che aggiungere? Ah, mi dicono che in Bosnia qualcuno (italiano) mugugna per il libro, che invece molti bosniaci hanno accolto bene. Non sarà un caso...
A stasera (a Sedriano), dunque; e poi arrivederci a Saronno sabato 6 novembre.
E per gli amici laziali, appuntamento confermato l'11 novembre ad Albano Laziale (RM), libreria Caracuzzo. Poi, sempre in novembre, puntata in Abruzzo e doppia puntata in Emilia Romagna. Senza risparmio di energie. Perché è bellissimo e giusto così.
Ultima cosa: per organizzare presentazioni di "Bosnia Express", visto l'interesse crescente e la difficoltà a volte a rintracciarmi direttamente, scrivere pure all'indirizzo direzione.editoriale@infinitoedizioni.it o a info@infinitoedizioni.it.
Pian pianino, ci organizziamo e parliamo di Bosnia ovunque.
A presto!

giovedì 4 novembre 2010

Bosnia Express, il mini tour lombardo

Splendido esordio ieri sera per il mini tour lombardo di BOSNIA EXPRESS alla Librerie del Mondo Offeso di Milano, gremita di persone molto partecipi. La prima presentazione milanese è giunta dopo le due tappe di Roma e quelle di Ancona, San Benedetto del Tronto, Firenze.
A cominciare da questa sera, ecco le altre date fissate del tour (con importanti novità in arrivo a breve per gennaio 2011):

Novembre:
- giovedì 4 novembre, CISLIANO(MI), Frazione Bestazzo, ore 21,00;
- venerdì 5 novembre, SEDRIANO(MI), via Rogerio da Sedriano, ore 21,00;
- sabato 6 novembre SARONNO (VA), Libreria Pagina 18, Via G. Verdi 18, ore 17,30;
- giovedì 11 novembre, ALBANO LAZIALE (ROMA), Libreria Caracuzzo, Corso Matteotti 201, ore 18,00;
- venerdì 19 novembre, GIULIANOVA, Circolo Virtuoso Il nome della rosa, via Gramsci 46/a, ore 21,00, modera Simone Gambacorta;
- venerdì 26 novembre, CASTELLARANO (RE), ore 21,00;
- 27 novembre, MODENA, presso la Sala dell'Oratorio all'interno del Palazzo dei musei in Modena, ore 11,00; al pomeriggio, nello stesso luogo, l’autore interviene nel convegno pubblico in occasione dell’Emrdays, a partire dalle ore 17,30, con Giulio Cristoffanini (co-fondatore di Emr), Federica Franchini (infermiera), dott. Bonini di Porta aperta (Caritas), un responsabile del CTP di Modena e un rappresentante di Medici senza frontiere. Modera la giornalista Mariapia Cavani.

Dicembre:
- venerdì 17 dicembre, ROMA, Biblioteca di Villa Leopardi, via Makallé (entrata nel Parco ma accesso per lavori solo da via Nomentana e via Asmara), nell’ambito della festa bosniaca di fine anno organizzata da Infinito edizioni con la comunità bosniaca di Roma, con musica, cibo tipico, presentazioni, dibattiti, eventi. Appuntamento dalle ore 19,30;
- sabato 18 dicembre, TARQUINIA (VT), ore 21,00.

Perdonate l'approssimazione di alcune date ma sto aggiornando il blog in una biblioteca (bellissima ma un tantino rumorosa) di Abbiategrasso.
Vi segnalo quindi che a breve pubblicherà sul blog le informazioni mancanti (tutte le date sono fissate e definitive) più quelle di gennaio 2011, che prevedo sicuramente:
- 7 e 8 gennaio, due date tra Taranto e provincia;
- 12 o 13 gennaio, una data a Roma, presso la libreria L'Argonauta;
- terza decade di gennaio: tre o più date in Veneto, da definire (sicura Vittorio Veneto il 21 gennaio, stiamo lavorando su Padova, Mestre, Vicenza, Verona). Vi aggiornerò al più presto.
Ciao a tutti e buona giornata!

Luca

martedì 12 ottobre 2010

Bosnia Express, le nuove presentazioni

Ciao, vi segnalo alcune nuove date e, intanto, vi aspetto venerdì 15 e sabato 16 ad Ancona e San Benedetto del Tronto.

Ottobre:
- venerdì 15 ottobre, ANCONA, Casa delle Culture, via Vallemiano 46, ore 18,00, con Amnesty International, modera Paolo Pignocchi;
- sabato 16 ottobre, SAN BENEDETTO DEL TRONTO, Hotel Calabresi, ore 17,00 (con Paolo Pignocchi, Amnesty International), in occasione del convegno nazionale “Fare libri nel XXI secolo”, nell’ambito del quale Luca Leone prenderà poi la parola nella sessione di domenica mattina;
- giovedì 28 ottobre, FIRENZE, centro culturale "Ex Fila", Via Leto Casini,1 (tel.055 65289), ore 18,30, nell'ambito del progetto nazionale di promozione alla lettura "Babylon. I colori della lettura 2.0", in occasione di Ottobre Piovono Libri 2010. Organizza ARCI.

Novembre:
- mercoledì 3 novembre, MILANO, Libreria del Mondo Offeso - C.so Garibaldi 50, ore 19,00;
- giovedì 4 novembre, CISLIANO(MI), Frazione Bestazzo, ore 21,00;
- venerdì 5 novembre, SEDRIANO(MI), via Rogerio da Sedriano, ore 21,00;
- sabato 6 novembre SARONNO (VA), Libreria Pagina 18, Via G. Verdi 18, ore 17,30;
- giovedì 11 novembre, ALBANO LAZIALE (ROMA), Libreria Caracuzzo, Corso Matteotti 201, ore 18,00;
- venerdì 19 novembre, GIULIANOVA, Circolo Virtuoso Il nome della rosa, via Gramsci 46/a, ore 21,00, modera Simone Gambacorta;
- sabato 20 novembre, PESCARA, in via di definizione;
- venerdì 26 novembre, CASTELLARANO (RE), in via di definizione, ore 21,00;
- 27 novembre, MODENA, presso la Sala dell'Oratorio all'interno del Palazzo dei musei in Modena, ore 11,00; al pomeriggio, nello stesso luogo, l’autore interviene nel convegno pubblico in occasione dell’Emrdays, a partire dalle ore 17,30, con Giulio Cristoffanini (co-fondatore di Emr), Federica Franchini (infermiera), dott. Bonini di Porta aperta (Caritas), un responsabile del CTP di Modena e un rappresentante di Medici senza frontiere. Modera la giornalista Mariapia Cavani.

Dicembre:
- venerdì 17 dicembre, ROMA, Biblioteca di Villa Leopardi, via Makallé (entrata nel Parco ma accesso per lavori solo da via Nomentana e via Asmara), nell’ambito della festa bosniaca di fine anno organizzata da Infinito edizioni con la comunità bosniaca di Roma, con musica, cibo tipico, presentazioni, dibattiti, eventi. Appuntamento dalle ore 19,30.

venerdì 8 ottobre 2010

Visti Ue, ok dell’Europarlamento all’abolizione per la Bosnia e l’Albania

Con 538 voti a favore, 47 contrari e 41 astensioni il Parlamento europeo ha approvato ieri l’abolizione dei visti d’ingresso nell’area dei Ventisette per i cittadini di Bosnia Erzegovina e Albania. Questo non vuol dire che bosniaci e albanesi da oggi potranno recarsi nei Paesi della Ue senza richiedere il visto poiché la parola passa ora a ciascuno dei 27 Stati membri, che dovranno ratificare la risoluzione del Parlamento, dando la relativa attuazione.
In attesa di conoscere i risultati definitivi del voto bosniaco dello scorso 3 ottobre, il primo ministro bosniaco Nikola Spiric ha accolto favorevolmente la decisione del parlamento Ue, definendola “il primo beneficio concreto del processo di integrazione europea per i cittadini bosniaci, che donerà un impulso all'idea di Europa nel Paese”.
Bosnia e Albania erano gli unici due Paesi dei cosiddetti Balcani occidentali i cui cittadini erano costretti a dover fare ricorso al visto per viaggiare nella Ue. In realtà, in Bosnia, il problema riguardava soprattutto se non esclusivamente i bosniaci musulmani, rinchiusi praticamente nella gabbia del loro Paese mentre i serbo-bosniaci e i croato-bosniaci erano già liberi di muoversi nella Ue senza visto, essendo tutti o quasi dotati di doppio passaporto (croato per i croato-bosniaci, serbo per i serbo-bosniaci). Ora questa palese ingiustizia sembra sulla buona strada per essere sanata.
Sull'argomento vi segnalo BOSNIA EXPRESS, il mio nuovo libro.

martedì 5 ottobre 2010

Bosnia Express, le nuove presentazioni



Ecco la lista aggiornata delle presentazioni di BOSNIA EXPRESS, dopo la "prima" a Roma del 30 settembre scorso. Vi aspetto!

Ottobre:
- venerdì 15 ottobre, ANCONA, Casa delle Culture, via Vallemiano 46, ore 18,00, con Amnesty International, modera Paolo Pignocchi;
- sabato 16 ottobre, SAN BENEDETTO DEL TRONTO, Hotel Calabresi, orario pomeridiano in via di definizione, nell’ambito del convegno nazionale “Fare libri nel XXI secolo”, nell’ambito del quale Luca Leone prenderà poi la parola nella sessione di domenica mattina;
- giovedì 28 ottobre, FIRENZE, centro culturale "Ex Fila", Via Leto Casini,1 (tel.055 65289), ore 18,30, nell'ambito del progetto nazionale di promozione alla lettura "Babylon. I colori della lettura 2.0", in occasione di Ottobre Piovono Libri 2010. Organizza ARCI.

Novembre:
- mercoledì 3 novembre, MILANO, Libreria del Mondo Offeso - C.so Garibaldi 50, ore 19,00;
- giovedì 4 novembre, CISLIANO(MI), Frazione Bestazzo, ore 21,00;
- venerdì 5 novembre, SEDRIANO(MI), via Rogerio da Sedriano, ore 21,00;
- sabato 6 novembre SARONNO (VA), Libreria Pagina 18, Via G. Verdi 18, ore 17,30;
- venerdì 19 novembre, GIULIANOVA, Circolo Virtuoso Il nome della rosa, via Gramsci 46/a, ore 21,00, modera Simone Gambacorta;
- sabato 20 novembre, PESCARA, in via di definizione;
- venerdì 26 novembre, CASTELLARANO (RE), in via di definizione, ore 21,00;
- 27 novembre, MODENA, presso la Sala dell'Oratorio all'interno del Palazzo dei musei in Modena, ore 11,00; al pomeriggio, nello stesso luogo, l’autore interviene nel convegno pubblico in occasione dell’Emrdays, a partire dalle ore 17,30, con Giulio Cristoffanini (co-fondatore di Emr), Federica Franchini (infermiera),d ott. Bonini di Porta aperta (Caritas), un responsabile del CTP di Modena e un rappresentante di Medici senza frontiere.Modera la giornalista Mariapia Cavani.

Dicembre:
- mercoledì 15 dicembre, ROMA, Teatro Le Salette, vicolo del campanile 14 (Borgo Pio), ore 20,30

giovedì 30 settembre 2010

La Bosnia Erzegovina domenica 3 ottobre al voto



Domenica 3 ottobre i cittadini bosniaci vanno al voto per eleggere i membri della presidenza dello Stato bosniaco, i deputati della Camera dei Rappresentanti del Parlamento bosniaco, il presidente e il vice presidente della Republika Srpska, i deputati dei parlamenti della Republika Srpska e della Federazione di Bosnia Erzegovina, ovvero la cosiddetta Entità a maggioranza croato-musulmana, e i rappresentanti dei dieci consigli cantonali della Federazione stessa (la Republika Srpska non è infatti suddivisa in unità amministrative inferiori).
Lo Stato-Frankestein creato dai chirurghi folli di Dayton nel 1995, insomma, è chiamato a rifarsi il look, ma probabilmente solo quello, visto che difficilmente il Parlamento e la presidenza che verranno sapranno e vorranno dare la tanto attesa svolta positiva che il Paese aspetta da tre lustri. Destino della Bosnia anche nel quadriennio a venire, così, è di continuare a sperperare tra il 60 e il 70 per cento del bilancio pubblico per far funzionare una macchina istituzionale che prevede la presenza contemporanea – per governare e amministrare una popolazione di poco più di quattro milioni di esseri umani che vivono su una superficie pari alla somma di quelle di Piemonte e Sicilia – di due Entità e un distretto autonomo, con 13 Costituzioni, 14 governi con i rispettivi primi ministri, oltre un centinaio di ministri (tra Stato, Entità, cantoni e distretto), diverse magistrature e persino diversi regimi in materia di passaporto, poiché mentre da subito la liberalizzazione dei visti tra Ue, Serbia e Croazia ha permesso a serbo-bosniaci e croato-bosniaci – tutti dotati di doppio passaporto – di viaggiare liberamente, invece meno di due milioni di musulmani-bosniaci sono stati rinchiusi in una gabbia di acciaio burocratico quasi fossero fiere prigioniere di uno zoo vecchio e scrostato. Un magma totale.
A rimarcare la situazione di oggettiva difficoltà del Paese – la cui economia è ormai controllata da agenzie internazionali e governi esteri sia occidentali che orientali – ci sono le cifre di una campagna elettorale in cui si sono confrontati ben 39 partiti, 11 coalizioni e 13 candidati indipendenti alla presidenza. I candidati complessivi per le poltrone disponibili a vario livello istituzionale sono 8.149, il 37 per cento dei quali donne. E tutti costoro non saranno votati solo dai bosniaci che vivono in patria ma anche, sulla carta, da circa 1,2 milioni di aventi diritto che la guerra ha sparpagliato in quasi cento Paesi di tutto il mondo.
Come finirà? Come sempre è difficile fare previsioni. È probabile che ancora una volta il partito di maggioranza relativa risulti quello dell’astensionismo, sintomo di un Paese che non nutre più alcuna fiducia nei politici e che non vede prospettive diverse dalla corruzione, dalla povertà, dal dimenticatoio in cui la Bosnia è stata precipitata. Tra coloro che andranno alle urne è probabile che i partiti maggiormente votati saranno ancora una volta quello nazionalista musulmano Sda (Partito dell’azione democratica, Stranka Demokratske Akcije), quello serbo Sds (Partito democratico serbo, Srpska Demokratska Stranka) e quello croato Hdz (Unione democratica croata di Bosnia Erzegovina, Hrvatska demokratska zajednica Bosne i Hercegovine), con i primi due destinati ad avere ancora una volta un predominio numerico sul terzo, determinato dal numero più alto di appartenenti alla comunità musulmana e a quella ortodossa. Tra gli indipendenti, è molto atteso Nasa Stranka, il partito fondato dal premio Oscar per la regia Danis Tanović, da molti accusato di essere poco operativo, fumoso e intellettuale, nonostante abbia rappresentato una novità importante per gli stanchi e delusi bosniaci e alle amministrative del 2008 sia stato discretamente premiato.
C’è, tuttavia, una candidatura che potrebbe rappresentare una vera e propria rottura rispetto al passato. Una rottura non necessariamente salutare. È quella del miliardario musulmano Fahrudin Radončić, il potentissimo proprietario del quotidiano Avaz oltre che di una televisione e di un impero nel settore immobiliare e alberghiero. Annoiato dalla sua attività e dal mero esercizio del suo sterminato potere per sostenere questo o quel candidato – musulmano – il signor Avaz è tentato dal cesarismo, evidentemente non fine a se stesso, e potrebbe “scendere in campo” per dare il colpo finale a un Paese che di tutto ha bisogno fuorché del suo novello Silvio Berlusconi. I pericoli legati a una esposizione politica personale di Radončić sono enormi poiché si tratta di un populista in grado di far arrivare attraverso il giornale più letto e potente dell’intera Bosnia messaggi facili e promesse appetitose non solo alla maggioranza bosniaca ma all’intero Paese, e in particolare al popolo degli astensionisti e ai giovani, che agognano l’idea di un progetto politico alternativo che possa traghettare fuori dalla palude la Bosnia, approdando nel placido (ma assai melmoso) laghetto dell’Unione europea. Riuscirà Radončić ad attrarre una tipologia di elettori non facile da trovare in Bosnia, ovvero i “trasversali”. La grande novità di questa trasversalità sarebbe rappresentata da un messaggio chiaro inviato ai partiti nazionalisti, che lavorano instancabilmente per dividere il Paese e colpi di slogan carichi d’odio. Il populismo non è però meno pericoloso del nazionalismo.
Nessun dubbio, invece, sulla facile rielezione del nazionalista serbo-bosniaco Miroslav Dodik, miliardario primo ministro della Republika Srpska, l’uomo che periodicamente sventola il fantasma di una secessione che nessuno vuole, nell’area balcanica, a cominciare da quella Belgrado cui Dodik guarda ma che, a sua volta, ha accantonato il progetto di Grande Serbia per cullare quello molto più ambizioso e propositivo di entrare nell’Unione europea. È evidente che i grandi investitori stranieri – come l’italiana Fiat – che vanno a produrre a bassissimi costi del personale chiedano e pretendano stabilità e politica filo-europeista a Belgrado. E in Serbia alla secessione della Republika Srpska dalla Bosnia Erzegovina e a una successiva unificazione tra Belgrado e Banja Luka ormai pensano “seriamente” solo gli ubriachi di rakija durante le grigliate in riva ai fiumi.

Le date (alcune ancora provvisorie) delle presentazioni di BOSNIA EXPRESS:

Settembre:
- giovedì 30settembre, ROMA, Piazza dell'Immacolata (quartiere San Lorenzo), nell'ambito dell'iniziativa San Lorenzo in piazza, ore 18,30. Intervengono con l'autore Francesco De Filippo (scrittore e giornalista), Riccardo Noury (portavoce Amnesty International), Enisa Bukvic (scrittrice, rappresentante della diaspora bosniaca in Italia).

Ottobre:
- mercoledì 6 ottobre ROMA, Amnesty International, sede nazionale, via G.B. De Rossi, ore 11,00, presentazione per attivisti e volontari alla presenza del nuovo segretario generale di Amnesty International; modera Riccardo Noury;
- venerdì 15 ottobre, ANCONA, Casa delle Culture, via Vallemiano 46, ore 18,00, con Amnesty International, modera Paolo Pignocchi;
- sabato 16 ottobre, SAN BENEDETTO DEL TRONTO, con Paolo Pignocchi (Amnesty International), in via di definizione.

Novembre:
- mercoledì 3 novembre, MILANO, Libreria del Mondo Offeso - C.so Garibaldi 50, ore 19,00;
- giovedì 4 novembre, CISLIANO(MI), Frazione Bestazzo, ore 21,00;
- venerdì 5 novembre, SEDRIANO(MI), via Rogerio da Sedriano, ore 21,00;
- sabato 6 novembre SARONNO (VA), Libreria Pagina 18, Via G. Verdi 18, ore 17,30;
- venerdì 19 novembre, GIULIANOVA, Circolo Virtuoso Il nome della rosa, via Gramsci 46/a, ore 21,00, modera Simone Gambacorta;
- sabato 20 novembre, PESCARA, in via di definizione;
- venerdì 26 novembre, CASTELLARANO (RE), con Francesco Zarzana, in via di definizione, ore 21,00;
- 27 novembre, MODENA, presentazione + incontro pubblico con Emergency, in via di definizione.

Dicembre:
- mercoledì 15 dicembre, ROMA, Teatro Le Salette, vicolo del campanile 14 (Borgo Pio), ore 20,30

martedì 28 settembre 2010

BOSNIA EXPRESS - Le prime date del tour di presentazione



Cari amici,
ecco una prima lista di presentazioni organizzate o in corso di organizzazione per poterci incontrare e parlare di Bosnia attraverso il mio nuovo lavoro BOSNIA EXPRESS. Correggerò le date in tempo reale, appena avrò aggiornamenti. Nel frattempo, se interessati, vi invito a prendere nota. Seguiranno altre date tra la fine del 2010 e, sopratuttto, la prima metà del 2011.
La presentazione di un libro è sempre un momento bellissimo d'incontro con il pubblico, durante il quale confrontarsi con le esperienze di persone dal vissuto più diverso. E' anche un rischio, perché molto spesso vengono a interagire persone che non hanno letto il tuo lavoro e che si basano, per giudicarlo (e giudicarti), sul poco che di quel lavoro è possibile raccontare dal vivo. Ciò nonostante, ogni appuntamento è una bellissima esperienza, un'esperienza di crescita umana oltre che professionale, per tutti coloro che intervengono. Questa, almeno, è sempre stata la mia sensazione nei dieci anni circa in cui ho avuto l'onore e la fortuna di poter presentare in pubblico - nelle situazioni più disparate - il mio lavoro.
Vi aspetto, insomma, a cominciare dalla "prima" del 30 settembre, a Roma, cui seguirà l'unica - per ora - data "privata", dedicata agli operatori e ai volontari di Amnesty International Italia.
Che aggiungere?
Grazie mille e spero di vedervi in presentazione.

Le date (molte ancora provvisorie) del tour:

Settembre:
- giovedì 30settembre, ROMA, Piazza dell'Immacolata (quartiere San Lorenzo), nell'ambito dell'iniziativa San Lorenzo in piazza, ore 18,30. Intervengono con l'autore Francesco De Filippo (scrittore e giornalista), Riccardo Noury (portavoce Amnesty International), Enisa Bukvic (scrittrice, rappresentante della diaspora bosniaca in Italia).

Ottobre:
- mercoledì 6 ottobre ROMA, Amnesty International, sede nazionale, via G.B. De Rossi, ore 11,00, presentazione per attivisti e volontari alla presenza del nuovo segretario generale di Amnesty International; modera Riccardo Noury;
- venerdì 15 ottobre, ANCONA, Casa delle Culture, via Vallemiano 46, ore 18,00, con Amnesty International, modera Paolo Pignocchi;
- sabato 16 ottobre, SAN BENEDETTO DEL TRONTO, con Paolo Pignocchi (Amnesty International), in via di definizione.

Novembre:
- mercoledì 3 novembre, MILANO, Libreria del Mondo Offeso - C.so Garibaldi 50, ore 19,00;
- giovedì 4 novembre, CISLIANO(MI), Frazione Bestazzo, ore 21,00;
- venerdì 5 novembre, SEDRIANO(MI), via Rogerio da Sedriano, ore 21,00;
- sabato 6 novembre SARONNO (VA), Libreria Pagina 18, Via G. Verdi 18, ore 17,30;
- venerdì 19 novembre, GIULIANOVA, Circolo Virtuoso Il nome della rosa, via Gramsci 46/a, ore 21,00, modera Simone Gambacorta;
- sabato 20 novembre, PESCARA, in via di definizione;
- venerdì 26 novembre, CASTELLARANO (RE), con Francesco Zarzana, in via di definizione, ore 21,00;
- 27 novembre, MODENA, presentazione + incontro pubblico con Emergency, in via di definizione.

Dicembre:
- mercoledì 15 dicembre, ROMA, Teatro Le Salette, vicolo del campanile 14 (Borgo Pio), ore 20,30

venerdì 24 settembre 2010

BOSNIA EXPRESS - da inizio ottobre in libreria


La casa editrice

Infinito edizioni

presenta il nuovo libro

BOSNIA EXPRESS
Politica, religione, nazionalismo, mafia e povertà in quel che resta della Porta d’Oriente

(pag. 160, € 12)

di LUCA LEONE

Prefazione di Sabina Langer
Introduzione di Riccardo Noury
Presentazione di Francesco De Filippo
Postfazione di Enisa Bukvic

Un viaggio che vi farà conoscere un Paese incredibile

Un dopoguerra interminabile, quello della Bosnia Erzegovina.
Oggi, tre lustri dopo, il Paese è in mano a politici corrotti, alle mafie che ripuliscono il denaro sporco nel settore immobiliare e nelle banche occidentali e arabe, a gruppi stranieri che giorno dopo giorno esigono il pagamento di un dazio infinito, il cui peso ha avuto origine nella guerra del 1991-1995.

Bosnia Express è il viaggio in un Paese deragliato, con un ritardo strutturale di quarant’anni, ridotto economicamente e culturalmente in ginocchio e squassato dai nazionalismi e dalle contrapposizioni di credo, ma ciò nonostante capace di destare molti appetiti. E di sorprendere.

“Luca Leone non ci consegna un libro, ci dà uno schiaffo. Lui che bosniaco non è ha il candore di indignarsi ancora davanti alle fosse comuni terziarie di Srebrenica, di arrabbiarsi per le scorie tossiche colate a picco dai francesi nel lago di Buško, di commuoversi davanti alla splendida natura bosniaca, anche se ancora da sminare e forse solo per questo non contaminata, appiattita sotto una coltre di malta, strappata per far largo a torri di hotel”. (Francesco De Filippo)

“L’espressione o lo stato d’animo di Luca Leone è quello del disinganno, della disillusione nei confronti di un Paese che ha girato le spalle a se stesso, in un post-conflitto nel quale denaro, successo e crimine hanno rapidamente preso il posto della giustizia, della verità e della solidarietà”. (Riccardo Noury)

"Vi consiglio di leggere questo libro, perché parla di un Paese speciale, la Bosnia Erzegovina, ed è scritto da una persona speciale". (Enisa Bukvić)


Con il patrocinio di Amnesty International, Arci, Ipsia di Milano, Adl-Zavidovici, Associazione per i popoli minacciati, Adottando, Fondazione Alexander Langer, Macondo3, Molisesorriso, Pl@netnoprofit.


LA "PRIMA" DEL LIBRO SI SVOLGERA' IL 30 SETTEMBRE A ROMA, Piazza dell’Immacolata, San Lorenzo, ore 18,30 (con Francesco De Filippo, Riccardo Noury, Enisa Bukvic). Vi aspetto!


L’autore
Luca Leone, giornalista e saggista, laureato in scienze politiche, è nato nel 1970 ad Albano Laziale (Roma). Ha scritto e scrive per diverse testate. Ha firmato, tra gli altri, i saggi Il fantasma in Europa. La Bosnia del dopo Dayton tra decadenza e ipotesi di sviluppo, Il Segno, 2004; Anatomia di un fallimento. Centri di permanenza temporanea e assistenza (a cura di), Sinnos, 2004; Srebrenica. I giorni della vergogna, Infinito edizioni, 2005 (tre edizioni); Uomini e belve. Storie dai Sud del mondo, Infinito edizioni, 2008.


Per informazioni, interviste e organizzare presentazioni:
Infinito edizioni: 06 93162414
320 3524918 (Maria Cecilia Castagna)
340/9131468 (Serena Rossi)
info@infinitoedizioni.it
www.infinitoedizioni.it

mercoledì 15 settembre 2010

Se “Mare di mezzo” siamo noi. Intervista a Gabriele Del Grande


IL MARE DI MEZZO di Gabriele Del Grande è la narrazione a opera di un autore ormai maturo di una vicenda vera, avvincente, di quelle che fanno trattenere il fiato dalla prima all’ultima pagina. Eppure Del Grande non scrive romanzi. Racconta fatti veri. Riporta fedelmente storie realmente vissute. Narra di vite che si accendono e si spengono sotto un cielo uguale per tutti, qualunque sia il colore della nostra pelle o comunque si chiami il dio che invochiamo.
“Il mare di mezzo” è una grande sfida editoriale ampiamente vinta, che ha acceso una luce nuova e inedita sul mondo delle migrazioni e su un’Italia che, volente o nolente – nonostante razzismo e xenofobia largamente elargiti da una classe politica impreparata e insufficiente – lentamente sta trasformandosi e sta diventando un Paese migliore, un Paese più ricco grazie all’incontro tra nuove culture, storie, visi. Di questa nuova sfida editoriale abbiamo parlato qui di seguito con Gabriele Del Grande.


Gabriele, qualche anno fa per gli addetti ai lavori il Mediterraneo era noto come “il Mare solido”, reso tale dal numero impressionante di ragazzi che, tentando la traversata, vi morivano. Ne hai parlato in MAMADOU VA A MORIRE, prima che partissero i pattugliamenti navali militari, che nascesse Frontex, che gli accordi Italia-Libia diventassero operativi a suon di soldi (dati dal contribuente italiano al colonnello Gheddafi). Ne IL MARE DI MEZZO vai molto oltre, cambi persino stile, e ti cimenti nel racconto di questo “Mare di Mezzo” ai tempi dei respingimenti. Che libro ne è scaturito e quale messaggio intendi lanciare attraverso il tuo lavoro?

Si tratta di due libri molto diversi. “Il mare di mezzo” è più maturo, ha alle spalle quattro anni di viaggi, di inchieste, di riflessioni, di incontri. Il materiale è molto più denso e le storie scelte con maggiore consapevolezza. E poi c'è questa attenzione nuova al linguaggio. L'idea è che quel mare solido di cui parli non fa più indignare nessuno perché quelle migliaia di morti non sono più uomini. Sono stati disumanizzati, prima di tutto attraverso il linguaggio. Il linguaggio della stampa, che ne ha rimosso le storie, le soggettività, e ha reso le persone oggetti di un discorso politico, capro espiatorio, massa amorfa. E allora la risposta a quel cinismo complice delle stragi del Mediterraneo è la scelta di raccontare, di riumanizzare le vittime dando loro un nome. Questa opera di restituzione dei nomi si accompagna a un'opera di censura di tutte le parole amorfe e burocratiche che ci hanno raccontato il Mediterraneo in questi anni: clandestini, profughi, rifugiati, immigrati, migranti, richiedenti asilo... L'intreccio di quelle storie fa la Storia, quella con la s maiuscola, quella di questi anni di razzismo e xenofobia istituzionalizzata che saranno in futuro studiati sui libri di testo come uno dei grandi mali dei primi anni duemila in Europa.


Il tuo lavoro ti ha fruttato premi, riconoscimenti, qualche nemico. Forse però il premio più grande è la riconoscenza delle persone di cui parli, di cui tramandi storie e drammi. Hai qualche storia, tra quelle raccontate nel libro, che tra le altre ti ha lasciato qualcosa in più dentro?
Questa è una domanda a cui non riesco mai a rispondere. Non riesco a scegliere tra le centinaia di persone che ho incontrato in questi anni. Ognuno porta con sé qualcosa di speciale. Il coraggio dei sindacalisti tunisini arrestati a Redeyef e poi giunti a Lampedusa. La fragile forza dei padri dei ragazzi di Annaba dispersi al largo della Sardegna. Il senso dell'avventura di quei due calciatori camerunesi espulsi dall'Algeria e tesserati da una squadra maliana per ripagarsi la traversata del deserto. Il senso di impotenza delle mogli di tanti uomini arrestati dopo una vita in Italia perché senza documenti e poi espulsi. La “complicità” con gli amici eritrei di Tripoli, impegnati come informatori del mio sito nonostante i guai che rischiano di passare con i servizi segreti eritrei e libici. L'ingenuità di certi contadini del Burkina Faso, mai stati nemmeno in capitale e partiti per l'Italia totalmente ignari dei pericoli che avrebbero incontrato. Le risate dei bimbi eritrei a Tripoli, che mi chiedo sempre se poi saranno mai arrivati in Italia e incrocio le dita per loro…


Per scrivere IL MARE DI MEZZO sei andato fino in Libia, Algeria, Tunisia. A Tunisi sei stato persino considerato visitatore non gradito e sei stato espulso, appena giunto in aeroporto. Come nasce questa vicenda e che cosa si prova?
Ero stato in Tunisia nell'ottobre 2008, a Redeyef, la città dei minatori in rivolta. C'erano stati morti in piazza, sindacalisti e giornalisti arrestati. La città era militarizzata, eppure con qualche buon contatto ero riuscito comunque a raggiungerla. Alla fine del lavoro venni intercettato e pedinato per giorni dalla polizia tunisina in borghese. Prima di tornare in Italia, per non correre rischi, decisi di distruggere tutto il materiale, non prima però di avere scannerizzato tutto per metterlo in salvo sulla rete. Un anno dopo, tornato a Tunisi, venni espulso, proprio per un articolo uscito su l'Unità sulle rivolte di Redeyef, evidentemente segnalato dall'ambasciata tunisina in Italia. Che effetto si prova? Diciamo che si capisce che cos'è la censura e quale sia il valore della libertà di stampa, che in Italia c'è ma nessuno usa...


In quale paese è più duro il trattamento dei migranti, tra Algeria, Libia e Tunisia?
Non lo so. Sono situazioni totalmente differenti. La particolarità della Libia è che dalla Libia, a differenza di Algeria e Tunisia, partono persone che non hanno la cittadinanza libica. La Libia è soltanto un corridoio di passaggio per l'Europa. Mentre da Algeria e Tunisia partono cittadini algerini e tunisini, che quindi riescono a muoversi molto più facilmente. La repressione poi in Libia si affianca alle durissime condizioni del regime carcerario, facilmente immaginabili in un Paese sotto regime da quarant’anni, dove abusi e torture sono parte integrante della cultura e della formazione delle forze di polizia, prima di tutto a danno dei detenuti libici, figurarsi dei detenuti stranieri. Poi, detto questo, non è che tutti i libici siano dei lupi mannari. Per una donna straniera violata in un carcere libico, c'è una studentessa africana iscritta all'università Fatah di Tripoli. Per un eritreo picchiato dal suo secondino ogni notte, c'è un sudanese con una boutique di sartoria nel cuore della Medina di Tripoli. Insomma la situazione al solito è molto complessa.


Tu hai visitato, tra i pochissimi, i lager in cui, con i soldi italiani, vengono detenuti in Libia, in condizioni spaventose, migliaia di migranti. Puoi descrivere quei luoghi e i carcerieri?
Nel libro c'è tutta una parte dedicata a questo. Le prime testimonianze le ho iniziate a raccogliere nella primavera del 2006, tra Roma e Bologna, intervistando gli eritrei che erano sbarcati a Lampedusa dalla Libia. Poi nel novembre 2008 riuscimmo per primi ad andare in Libia e a visitare i campi di Zlitan, Sebha e Misratah col collega tedesco Roman Herzog. Da allora esiste una rete di informatori in Libia che continua ad aggiornarmi su quanto accade nelle carceri oltremare dove sono detenuti in attesa di espulsione tutti gli emigrati fermati in mare dalle unità italiane (1.409 persone dall'inizio dei respingimenti nel maggio 2009) o arrestati durante le retate della polizia libica nei quartieri di Tripoli. Le condizioni fisiche di detenzione sono pessime: sporcizia, sovraffollamento, cibo scarso, acqua sporca, malattie. A questo si sommano gli abusi: umiliazioni continue, percosse, pestaggi, in alcuni casi torture, e per le donne è alto il rischio di subire violenze di tipo sessuale e in alcuni casi stupri. Il tutto avviene, come detto, in centri finanziati in parte dall'Italia e dall'Unione europea.


Secondo te, gli italiani hanno la consapevolezza degli abusi che, in nostro nome e con la nostra complicità, vengono inflitti a innocenti migranti in Paesi come la Libia o il lavaggio del cervello attraverso certi media sta dando i risultati sperati?
Molti italiani lo sanno. Penso ai 250.000 che nel 2009 hanno visitato il sito di Fortress Europe. Penso al milione di italiani che ha seguito la trasmissione “Respinti” di Riccardo Iacona, il 6 settembre 2009 su Rai 3, penso agli italiani che hanno seguito le 500 proiezioni del film documentario “Come un uomo sulla terra” e ai 18.000 che hanno firmato la petizione sulla Libia che poi abbiamo consegnato al Parlamento europeo. Ma restano una minoranza. La maggioranza degli italiani non sa niente. Si nutre di una narrazione completamente distorta del fenomeno, e qui torno alla prima risposta, ovvero alla necessità di costruire una diversa narrazione a partire dalle storie e dalla Storia. Non sanno niente o perché non si informano, oppure proprio perché si informano. I giornalisti infatti praticano da anni una pericolosissima forma di auto-censura sul tema. Un'auto-censura che è fatta di ignoranza, di senso comune, di pessima qualità del lavoro, di organizzazione del lavoro su ritmi talmente serrati che rendono impossibile l'approfondimento, di ossessione per il pollaio della politica da scranno. Se poi a tutto questo si aggiunge che in Italia il giornalismo di inchiesta se non è morto è moribondo... si capisce perché non esista una massa critica sul tema.


Perché l’Italia non si dota di una vera e umana politica in materia di migrazioni e, ancora di più, in materia di richiedenti asilo?
E perché l'Italia non si dota di una politica seria sulla droga? Sui diritti civili? Sulla laicità? La risposta è sempre la stessa. In termini elettorali non conviene essere pragmatici, ma ideologici. Non conviene risolvere i problemi ma alimentarli. Perché la paura e la retorica identitaria generano consenso. La ricetta è molto antica, ma attenzione perché nelle sue forme più moderne è sempre condita con dell'umanitarismo. Ad esempio la condizione dei rifugiati politici in Italia è molto migliorata negli ultimi anni. I tempi di attesa sono tra i più bassi in Europa, c'è un obbligo di prima accoglienza recepito con le direttive europee sull'asilo, c'è un ottimo sistema di seconda accoglienza (salvo la scarsità dei posti disponibili...), e le percentuali di riconoscimento della protezione internazionale sono tra le più elevate in Europa. Tutto questo però è stato possibile murando la frontiera, ovvero investendo affinché i rifugiati non arrivassero più! Con i respingimenti in Libia, i respingimenti in Grecia, e presto anche in Turchia. Insomma una botta al cerchio e una alla botte. Più diritti per i rifugiati, come dice l'Europa, ma meno rifugiati possibile, come dice la Lega. Poi, per concludere, c'è un'altra questione. Che è un'eredità coloniale e un corollario del capitalismo. Voglio dire che se anche un domani ci si dotasse di una migliore politica sull'immigrazione, il problema alla base resterebbe un altro. Ovvero, come mai gli Stati ricchi del mondo (e non solo l'Europa) ritengono legittimo impedire la circolazione nei propri Paesi dei cittadini degli Stati poveri? E come mai ne autorizzano l'ingresso soltanto se li ritengono produttivi, ovvero impiegabili nel proprio mercato del lavoro?


Come è possibile che l’Italia firmi accordi con la Libia per il trattenimento dei migranti quanto Tripoli non ha neppure firmato la Convenzione di Ginevra sul diritto d’asilo?
In realtà questo è un mero formalismo. L'Egitto ha firmato la Convenzione di Ginevra, ma questo non gli impedisce di sparare lungo la frontiera e uccidere a colpi di fuoco decine di rifugiati eritrei e etiopi ogni anno. Idem il Marocco, le cui forze di polizia tra il 2004 e il 2005 uccisero 17 persone a Ceuta e Melilla. Inoltre la Libia ha firmato la Carta africana dei diritti dell'uomo che in teoria contempla un diritto di asilo anche più ampio di quello previsto dall'Onu. Il punto è il rispetto sostanziale, non teorico, di quelle norme. Detto questo, Ginevra o Unione africana, all'Italia degli Amato e dei Maroni non importa niente. Sui respingimenti in Libia prevale una ragion politica – fare cessare gli sbarchi e guadagnare consenso elettorale – a una ragione del diritto – ovvero rispettare la Costituzione italiana, la legge sull'immigrazione, la Carta europea dei diritti umani e la Convenzione di Ginevra, che tutte vietano i respingimenti di quel tipo.


D. L’Onu e l’Acnur che fanno? E, direi di più, hanno ancora un senso o sono solo degli stipendifici attenti a non pestare i piedi ai governi?
Le Nazioni Unite, e quindi l’Alto comissariato dei rifugiati delle Nazioni Unite, sono prima di tutto un'associazione di Stati. Non bisogna dimenticarselo. E in questi casi hanno dimostrato di non avere nessun potere effettivo. Voglio dire che al di là delle critiche dell'Alto Commissario Guterres contro la Libia e l'Italia, non si è poi mosso niente. Anzi l'unica conseguenza a un certo punto è stata che la Libia ha espulso i funzionari dell'Acnur. Ma, in fondo, che cosa si doveva muovere se pensate che fino a pochi anni fa la Libia presiedeva addirittura la Commissione per i diritti umani dell'Onu? La cosa è molto contraddittoria in termini politici, senza nulla togliere ai tanti funzionari dell’Onu che lavorano sul territorio e in alcuni casi fanno un ottimo lavoro, come ho avuto modo di vedere io stesso anche qui in Italia. Sugli stipendi stenderei un velo pietoso... Come esiste la casta dei politici, esiste anche la casta dei funzionari Onu...


In futuro i migranti continueranno ad arrivare?
Non la porrei così... Altrimenti sembra che ci sia stato un glorioso passato in cui non arrivavano, un presente in cui sono arrivati, e un futuro incerto. Le migrazioni ci sono sempre state...da che mondo è mondo... Ci siamo mai chiesti da dove venga la ricchezza linguistica e culinaria italiana? Siamo stati attraversati da popoli di tutto il mondo, da millenni... E così sarà finché l'uomo avrà due gambe su cui camminare. La novità moderna è l'idea di poter gestire gli spostamenti delle persone attraverso una capillare selezione frontaliera in funzione di un massimo profitto economico. Per quanto riguarda l'Italia, poi, questo stesso governo tra la sanatoria del 2009 e i decreti flussi stagionali del 2009 e 2010 ha chiesto, in due anni, l'ingresso di 450.000 lavoratori stranieri! Per cui altroché se la gente continua ad arrivare! Sono i governi che continuano a richiedere manodopera straniera. In realtà la vera incognita sarà la crisi, inevitabilmente, nel senso che se la crisi continuerà a colpire, è facilmente ipotizzabile che diminuirà l'emigrazione verso il nostro Paese... La gente viaggia in cerca di opportunità...


E quale prevedi sarà la nostra risposta?
La nostra risposta? Ti dirò, se nel breve termine sono molto pessimista, nel lungo termine prevale l'ottimismo. L'Italia di domani è già nata. È l'Italia dei bimbi delle elementari e delle medie, che sono cresciuti con la diversità, imparando a leggerla. Imparando che un italiano può essere bianco e nero, ma che a definirlo è altro dalla pelle. E che un italiano può avere i genitori di un altro Paese, e può avere un legame speciale con quel Paese. Tutto questo a lungo andare diverrà normale, anche perché i sacrifici dei padri faranno sì che i figli studino, che facciano lavori meno umili, che si riscattino e si facciano rispettare più di quanto hanno fatto i padri, che questo Paese non l'hanno mai sentito loro, essendo arrivati qui come emigrati. Il punto però, al di là della convivenza con la diversità, è che piega prenderà il razzismo. Perché, vedi, ormai l'etnico va di moda. Il ristorante indiano o il low cost a Marrakesh è una roba all'ultimo grido. Ma mentre l'esotico diventa chic, allo stesso tempo cresce il razzismo, con una connotazione particolare, che sempre più colpisce i poveri. Il problema non sono gli imprenditori kirghizi, ma l'algerino senza casa che dorme al parco. E che risposta ci si è abituati a dare al problema? L'espulsione. L'espulsione della povertà. L'espulsione del disagio. L'espulsione degli emarginati. A me questa cultura spaventa. Perché sai dove comincia ma non capisci mai dove andrà a finire...