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sabato 26 dicembre 2009

Se Natale è ogni giorno dell’anno…


Natale che viene, tempo di auguri. Ci sono stati altri Natali che ricordiamo, perché il tempo passa. Ce ne saranno altri. Succede da oltre duemila anni. Intanto in questo libro, E viene Natale, l’autore – Agostino Mantovani, classe 1937, bresciano, per anni direttore dell’Unione Agricoltori di Brescia e della Federlombarda Agricoltori, presidente dell’Ente Regionale Sviluppo Agricolo Lombardia (Ersal) e della Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario (Focsiv), oltre che direttore del settimanale L’Agricoltore bresciano, del periodico nazionale Volontari e Terzo Mondo ed Europarlamentare dal 1991 al 1994 – traccia quarantuno modi inusuali e ricchi di poesia per formulare auguri diversi dal solito, ricordando che il Natale non è e non può essere la celebrazione del consumismo, ma altro. Ben altro.

D: Agostino Mantovani, da quale stimolo interiore nasce “E viene Natale” e chi si proponeva di raggiungere scrivendo questo libro?
R: Una “nascita” in sé è sempre un fatto meraviglioso. Figurarsi se nasce il figlio di Dio. Scrivere è un modo di comunicare e nel libro la comunicazione viaggia almeno in due direzioni: verso Dio, sotto forma di umile e personale preghiera, e verso il prossimo, per ricordare l’importanza del Natale.

D: Che cosa ha reso possibile la “commercializzazione” della festa del Natale e che cosa possiamo tutti noi fare affinché si torni a una dimensione più interiore e meno consumistica di questa regina delle ricorrenze cristiane?
R: Il commercio del Natale è una delle tante storture provocate dall’uomo nella sua instancabile corsa alla ricerca dell’utile materialmente inteso, senza pensare che agendo solo in questo modo vengono meno gli aspetti positivi del fare e crescono a dismisura gli aspetti negativi, perché prospera l’egoismo che è solitudine, che è aggressività e che quindi è il contrario dello stare bene, in pace, di dentro e di fuori. Ciò che ognuno di noi potrebbe (dovrebbe) fare è proprio tornare a una dimensione autenticamente interiore del Natale, che resta una festa e come tale va vissuta, ma non può, non deve essere intesa solo in chiave consumistica. L’autentica festa deve abbracciare soprattutto chi, per svariate ragioni, sta male. L’autentica festa va vissuta in chiave di solidarietà e condivisione.

D: Nonostante tutto questo, quale magia sa ancora conservare il Natale e quale messaggio porta al mondo?
R: Il messaggio del Natale è una somma di valori fondamentali per il cristiano, ma questi valori valgono per tutti gli uomini di buona volontà, a prescindere dalla loro nazionalità, stato sociale, colore della pelle, religione di appartenenza.

D: C’è in particolare un Natale che ricorda con affetto o nostalgia e uno che invece rammenta, al contrario, a causa degli eventi verificatisi nel mondo, con dolore?
R: I Natali che ricordo con più nostalgia sono quelli di quando ero bambino, di quando c’erano ancora i miei genitori che provvedevano nei giorni della Vigilia ad allestire il Presepio e io li aiutavo. Adesso, che sono anziano, sono io che nei giorni della Vigilia mi cimento a costruire un Presepio, ogni volta possibilmente diverso da quello dell’anno prima. Tento, con questo piccolo gesto, di trasmettere a chi viene dopo di me ciò che ho ricevuto. I fatti brutti ci sono sempre, insieme alle cose belle. Quest’anno, ad esempio, tra le cose tristi c’è stato il terremoto in Abruzzo, i nostro soldati morti in Afghanistan, l’alluvione di Messina, quella di Ischia. Poi ci sono le “solite” tragedie, quelle che pressappoco si ripetono ogni anno. I morti sulle strade, quelli per droga, quelli sul lavoro, la violenza sulle donne, l’inquinamento, la mortificazione del paesaggio, della natura e tanto altro ancora.

D: Quale messaggio dovrebbe giungere attraverso il Natale ai potenti del mondo?
R: Il messaggio del Natale ai potenti del mondo è il seguente: a loro è data la responsabilità di curare le piaghe dell’umanità. Basti pensare che un miliardo di persone soffre la fame e il problema è in aumento (duecento milioni in più solo nell’ultimo anno, secondo recenti dati della Fao). Ancora, nei Paesi ricchi (Stati, Uniti, Europa, Giappone, ecc.) un miliardo di persone consuma l’80% di tutte le risorse del pianeta, con la conseguenza che gli altri cinque miliardi abbondanti di persone devono accontentarsi del 20% di tutte le risorse. È un’ingiustizia talmente grande alla quale solo i potenti del mondo possono con le loro scelte porre rimedio.

D: Infine, un verso o un pensiero tratto dal libro per salutare i lettori e augurare loro buone feste di fine anno.R: Buon Natale ai miti, ai poveri, agli ubbidienti, soprattutto se lo sono nel nome di Dio, per lodarlo e ascoltare il suo comando. Il mondo va avanti per merito loro. Natale per loro è ogni giorno dell’anno.