Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio

Višegrad. L'odio, la morte, l'oblio
Il nuovo libro di Luca Leone, nelle librerie e negli store online. Compralo su www.infinitoedizioni.it

mercoledì 15 novembre 2017

Giovedì e venerdì di incontri in Sicilia

Giovedì 16 e venerdi 17 due incontri in Sicilia organizzati da Amnesty International per VISEGRAD. L'ODIO, LA MORTE, L'OBLIO. A seguire, altri incontri fino all'inizio di dicembre tra Veneto, Emilia e Lazio.
NOVEMBRE
Giovedì 16 novembre, PALERMO, Real Fonderia Oretea, ore 17,00; dialogo con Giuseppe Provenza, Coordinamento Europa di Amnesty International, moderato da Maria Vittoria Cerami, responsabile del Gruppo 233 di Amnesty International; organizza il Gruppo 233 di Amnesty International.
Venerdì 17 novembre, MARSALA, Complesso monumentale San Pietro, ore 16,30; organizza Amnesty International.
Giovedì 23 novembre, MONTEBELLUNA, Biblioteca comunale, in definizione; organizza il Gruppo di Montebelluna di Amnesty International. “Alla vigilia del 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, lo scrittore e giornalista Luca Leone e Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, ricordano le guerre dei Balcani negli anni Novanta e la pressoché totale assenza di giustizia, riparazione e assistenza psico-fisica per le decine di migliaia di ragazze e donne che furono vittime di stupri in quel conflitto al centro dell'Europa”.
Venerdì 24 novembre, CASTELFRANCO VENETO, scuola, ore 9,00.
Venerdì 24 novembre, VENEZIA, Metri cubi, San Polo 2003, ore 19,00.
DICEMBRE
Venerdì 1 dicembre, REGGIO EMILIA, Centro congressi Simonazzi c/o Cisl Reggio Emilia, via Turri 55, ore 18,00; organizzano Iscos Emilia Romagna e Cisl Emilia Romagna.

Martedì 5 dicembre, ROMA, Libreria L’orto dei libri, via dei Lincei 31, ore 19,00.
Come sempre, vi aspetto numerosi.

mercoledì 8 novembre 2017

La Bosnia, il fantasma di Churkin e il negazionismo serbo su Srebrenica

Lo scorso 5 novembre un’associazione di “patrioti” serbo-bosniaci, in collaborazione con l’ambasciata russa in Bosnia Erzegovina e il comune di Sarajevo Est, ha inaugurato una grossa targa nera in memoria dell’ex rappresentante diplomatico russo presso le Nazioni Unite Vitaly Churkin, l’uomo che nel 2015 s’è opposto all’approvazione da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu di una risoluzione che, vent’anni dopo, riconosceva il genocidio di Srebrenica. Risoluzione che il rappresentante dei “patrioti” serbo-bosniaci ha definito “vergognosa e perfida”, sorvolando sui 10.701 morti del genocidio e su tutto il resto.
Sarajevo Est è così riuscita laddove finora hanno fallito gli ultranazionalisti serbo-bosniaci di Srebrenica negli ultimi due anni. Tace l’Alto rappresentante della comunità internazionale in Bosnia, ma si tratta dell’ennesima pugnalata alle spalle della pace e della stabilità nel Paese balcanico, che tira in ballo inevitabilmente anche la pace e la stabilità in tutto il continente. Una volta di più – ma su questo ormai non possono più esserci dubbi – con il pieno sostegno di Mosca, in questo inquietante secondo tempo della guerra fredda.

lunedì 6 novembre 2017

Buon tredicesimo compleanno Infinito edizioni!

Infinito edizioni festeggia (con il nuovo sito Web) il tredicesimo compleanno con un’offerta imperdibile: solo fino a domenica 12 novembre le spese di spedizione, per un ordine fino a 2 kg, saranno di € 0.99 invece che € 3.99 e in più, per ogni acquisto, un prezioso libro del nostro catalogo in omaggio.

Non perdete l'opportunità di festeggiare con noi!!

martedì 31 ottobre 2017

Bosnia, emorragia umana senza sosta

Dalla Bosnia Erzegovina in mano alle oligarchie politiche e criminali sono andate via 151.000 persone negli ultimi quattro anni. Lo riferisce l’agenzia Fena citando una ricerca compiuta dall’Unione per il ritorno sostenibile e le integrazioni in collaborazione con un centinaio di organizzazioni non governative locali. Per una popolazione censita in occasione del discusso referendum del 2013 in circa 3,5 milioni di persone, si tratta di un’emorragia spaventosa, l’ennesima negli ultimi venticinque anni. Va ricordato che oltre un milione di cittadini bosniaco-erzegovesi vive già all’estero e costituisce la cosiddetta diaspora. La povertà, la criminalità, la mancanza di lavoro, la radicalizzazione dei nazionalismi, la totale mancanza di risposte della politica ai bisogni delle persone, i continui scandali, l’assoluta mancanza di prospettive sono le ragioni principali per le quali le persone lasciano il Paese, stante anche l’incapacità dell’Unione europea di assumere decisioni che contrastino con la polarizzazione politica all’interno di pochi gruppi oligarchici impuniti e sostenuti internazionalmente. Non sono solo i giovani ad andare via, ma spesso sono le madri di famiglia, che all’estero cercano di trovare un reddito per permettere alle loro famiglie di sopravvivere in patria. Intere zone del Paese sono oggetto ormai di un diffuso spopolamento, come nella Bosnia orientale e in quella settentrionale, ma non è ben chiaro se si tratti di un preciso disegno politico o di semplice cecità di chi governa. Quel che è chiaro è invece che appezzamenti sempre più ampi di terreno sono oggetto dell’interesse di gruppi arabi ed europei, che acquistano a prezzi irrisori, certo non casualmente.

martedì 24 ottobre 2017

Poche ore per il nuovo sito www.infinitoedizioni.it

Cari Amici,
dalle 18,00 circa del 23 ottobre 2017 potreste riscontrare problemi sia nel navigare sul nostro sito www.infinitoedizioni.it sia nel comunicare con noi via posta elettronica.
I problemi di cui sopra sono dovuti al fatto che, come preannunciato circa un mese fa, tra la fine del 24 ottobre e il 26 ottobre circa prenderà corpo la seconda delle tre grandi novità del 2017. Se la prima novità era il passaggio con la società Emme Promozione per quanto riguarda la promozione editoriale dei nostri libri, la seconda è legata al nuovo sito Web, che metteremo appunto online nei prossimi giorni. E di cui qui potete vedere una piccolissima anteprima in questa immagine. Poiché il caricamento del nuovo sito – dietro cui ci sono mesi di lavoro a fari spenti – coincide anche con il cambiamento di hosting, che coinvolge inevitabilmente anche le caselle di posta elettronica, ecco spiegato il perché delle 48 ore di “buio” internettiano che ci prepariamo a vivere.
Fino al 26 ottobre, in ogni caso, sarà disponibile per le emergenze la casella e-mail infinitoedizioni@gmail.com
Speriamo che il nuovo sito vi piaccia.
La navigazione è molto più agile, è pensato per girare sui dispositivi mobili, è molto più dinamico del vecchio e molto più divertente sia da navigare che da sviluppare. È possibile che nei primi giorni di vita del sito possano riscontrarsi dei problemi, ma con il vostro aiuto andrà in breve tutto a posto. Tra i problemi riscontrabili, c’è senz’altro il mancato caricamento di una settantina di e-book, al quale avremo modo di porre rimedio man mano nelle prime settimane di vita del nuovo sito. In ogni caso tutti gli e-book continuano a essere disponibili sulle decine di store online presso i quali sono normalmente in vendita e molto presto saranno disponibili anche le versioni e-book degli ultimissimi libri, rispetto alle quali siamo rimasti indietro.
Arrivederci a fine 2017 con l’ultima grande novità di quest’anno di grandi cambiamenti. E speriamo che il nuovo sito Web piaccia a voi tanto quanto piace a noi.
Grazie per la pazienza e per la collaborazione gentilissima che ci darete.


Infinito edizioni

Caporetto 1917: fu resa o battaglia?


Ricorre il prossimo 24 ottobre il centenario della dodicesima battaglia dell’Isonzo, meglio conosciuta come battaglia o disfatta di Caporetto. Abbiamo chiesto allo storico Valerio Curcio, che ha curato l’introduzione al romanzo storico di Daniele Zanon Nina nella Grande Guerra, un commento sui fatti di quel giorno.

A cent’anni di distanza siamo ancora qua a discutere su cosa rappresentò veramente per il Regio Esercito Italiano quel che accadde dalla notte sul 24 ottobre 1917. L’episodio è noto in tanti modi, tutti coniugati al negativo, ancor oggi sinonimi di infausti presagi; rotta, disfatta, resa, disastro, catastrofe. In pochi hanno sentito parlare di battaglia di Caporetto. Probabilmente la sfumatura negativa si deve al revisionismo storico durante il ventennio fascista o al famoso bollettino di Cadorna nel quale si additavano i soldati italiani di viltà e tradimento, quali unici responsabili dei fatti accaduti.
In occasione del Centenario la discussione si è riaperta; oggi abbiamo a disposizione una gran mole di documenti che, nella maggior parte dei casi, si discosta in modo anche deciso dalla storiografia ufficiale, quest’ultima viziata dal revisionismo imposto durante il ventennio fascista.

lunedì 23 ottobre 2017

“Nina nella Grande Guerra” cento anni dopo Caporetto

Nina nella Grande Guerra” è un romanzo storico, in equilibrio fra storia e finzione. Quale peso hanno avuto nella narrazione i due termini, cioè l’invenzione narrativa e il rigore storico?
Nina nella Grande Guerra è romanzo storico in senso ampio. La narrazione si sviluppa attorno a fatti successi realmente, ma questi fatti vengono messi in relazione attraverso il vissuto di personaggi che sono frutto di fantasia. Storie minori e personaggi inventati servono a portare all’attenzione del lettore la verità di fatti storiograficamente importanti.
Quali sono allora questi fatti veri su cui si costruisce il plot del romanzo?
I fatti sono sostanzialmente tre.
Il primo: due giorni prima della rotta di Caporetto arrivano al comando italiano di Cividale due disertori romeni. Questi consegnano in mani italiane il piano di attacco austriaco così come si sarebbe verificato il 24 ottobre.
Il secondo: il comando di Cividale, in conseguenza a questa informazione, decide di mandare in località Foni, poco distante da Caporetto, uno dei due reggimenti che compongono la brigata Napoli, così da arginare lo sfondamento del giorno dopo. Sono cinquemila uomini. Troppo pochi, comunque. Non avrebbero avuto alcuna possibilità di fare la differenza. Ma il giorno dopo la brigata Napoli non sarà al posto designato. Tutti quei soldati se ne staranno nascosti nelle alture circostanti. Questo è ciò che succede.
Il terzo fatto è davvero piccolo e insignificante ma mi conquistò più di tutti appena ne venni a conoscenza, tanto da farne il vero cuore del romanzo. Nei giorni successivi lo sfondamento di Caporetto, dopo la sostituzione di Cadorna col generale Diaz, viene dato l’ordine di scavare una trincea bassa, 30 chilometri sotto la linea del Piave. La trincea, che seguiva la linea Treviso-Vicenza, sarebbe servita ad arginare un eventuale sfondamento dell’esercito nemico anche sulla linea del Piave. Durante lo scavo della trincea, a Galliera Veneta, viene tirato fuori un morto. Un morto sepolto. E la cosa è assolutamente incredibile.
Un morto non era cosa poi così incredibile nello scenario di quei giorni.
Un morto in guerra no di certo. Ma quel morto, fra l’altro sepolto da non molto, è saltato fuori da uno scavo fatto in mezzo a un campo, dove per caso passava la linea della trincea, in mezzo a un campo confiscato dall’esercito. Quel morto era stato sepolto lontano dal cimitero, ovviamente da qualcuno che non voleva si sapesse. Chi era quel morto? Chi l’aveva sepolto?
Appunto, chi era?
Nessuno l’ha mai saputo. E non venne fatta neppure nessuna indagine dai carabinieri di Galliera Veneta di quel tempo.

venerdì 20 ottobre 2017

22 ottobre 1992, a Višegrad va in scena il massacro di Sjeverin

Višegrad, Valle della Drina, Bosnia orientale: qui dal 19 maggio 1992 comandano i cugini Milan e Sredoje Lukić, sanguinari paramilitari serbo-bosniaci che, con le loro Aquile bianche, un gruppo di assassini ancora oggi in larga parte impuniti, impongono alla cittadina e ai villaggi nei dintorni un regime del terrore e dell’orrore.
I due cugini si rendono protagonisti di una serie di episodi tremendi e con operazioni di rastrellamento, deportazioni e omicidi di massa di decine di civili all’interno di case private compiono una completa pulizia etnica ai danni dei musulmani-bosniaci – che costituivano il 63 per cento della popolazione locale. Circa tremila persone vengono uccise e fatte scomparire.
Il 22 ottobre 1992 sedici musulmani-bosniaci, quindici uomini e una donna, in viaggio per motivi di lavoro, sono rapiti sull’autobus di linea serbo che viaggiava da Sjeverin a Priboj, in Serbia. L’autobus viene fermato dal gruppo paramilitare serbo-bosniaco delle Aquile bianche, al comando di Milan Lukić, a circa due chilometri dalla cittadina serbo-bosniaca di Rudo. Dopo aver controllato i documenti di tutti i passeg­geri, i paramilitari ordinano ai “non-serbi” di scendere dal mezzo. I bo­sniaci saranno caricati su un camion davanti al bar Amfora, brutalmente torturati nell’hotel Vilina Vlas, portati sulla riva della Drina, uccisi e i corpi gettati nel fiume. L’unico musulmano sull’autobus a salvarsi è Ad­mir Đikić, 13 anni, che ha la prontezza di riflessi di nascondersi dietro Ilija e Desa Kitić, una coppia di serbo-bosniaci che gli salvano la vita dichiarandolo loro figlio. La strage dei passeggeri di Sjeverin è il primo caso in cui i para­militari serbo-bosniaci assassinano non dei musulmani-bosniaci cittadini della Bosnia Erzegovina, ma dei musulmani-bosniaci cittadini serbi. Per i fatti della cosiddetta strage di Sjeverin a oggi sono stati condannati solo quattro responsabili, ovvero Milan Lukić, che ha avuto l’ergastolo per la somma dei suoi crimini, Dragutin Dragićević e Oliver Krsmanović, cui sono stati comminati vent’anni di carcere, e Đorđe Šević, che ha avuto quindici anni.
Questa e tante altre vicende sono narrate in Višegrad. L’odio, la morte, l’oblio (Infinito edizioni, 2017), reportage scritto sul campo dal giornalista Luca Leone.